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Salsa cubana 2009

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di Antonello Angius


La transizione ricca di elementi originali e di incognite di un paese particolare nel panorama sudamericano e mondiale

Hasta.jpgFra i charter che sfornano le solite porzioni di turismo universale impacchettato, versione tropicale,  a Cuba per chi vuole non è difficile immergersi anche solo per qualche giorno nella vita della gente normale, per cogliere almeno gli aspetti principali di quel singolare e precario assetto sociale ed economico che contraddistingue la transizione enigmatica verso il dopo Fidel.

Non è difficile anche grazie alla convivialità - affettuosa cordialità e disponibilità al dialogo - dei cubani: un tratto popolare diffuso di matrice egualitaria, che se ricambiato si estende ai visitatori, forse da noi comparabile solo al clima sociale e alla solidarietà descritti da libri e film riguardo l’italia del dopoguerra, con molta povertà, poca televisione e la vita all'aperto. A quegli scenari rimandano infatti molte vie de l’Habana Vieja e dei barrios più a sud, quelle che non si sono rifatte il trucco per essere battute dalle fiumane di turisti. Architetture neocoloniali con lunghi e suggestivi colonnati di ogni tipo, intonaci e porte cadenti, serrande spalancate in macellerie con banconi di legno senza frigo, barbieri con le sedie di 50 anni fa, bar ultraspartani ma a volte in stile, la gente che alle 5 di sera ritira i filoni di pane caldo per la cena con le tessere annonarie. Giochi per strada, rumori di vita e odori mentre il visitatore, comunque si vesta e si muova, viene inevitabilmente individuato e scrutato. Ma anche nei quartieri più recenti, residenziali e distesi come Miramar, lo stile di vita nelle case, con porte esterne e finestre spalancate, poco o niente traffico, voci cordiali per strada, si può cogliere semplicemente con una camminata.

Regime e servizi gratuiti

Il regime si sente: non si respira aria di dittatura perché tutti possono criticare il governo, e tutti lo fanno (da prospettive interne socialiste, o meglio da quelle di una aspirata socialdemocrazia). La libertà religiosa è garantita dalla costituzione, la polizia non è oppressiva e i suoi rapporti con la gente sono informali e amichevoli. Ma non si incontrano edicole, non c’è stampa pluralistica, per installare una parabola televisiva ci vuole il permesso statale e di fatto solo nei ristoranti e alberghi si può vedere, ad esempio, la CNN spagnola. Internet è lontano per i comuni cittadini: è presente nelle strutture pubbliche ma non c’è una rete diffusa e le poche connessioni sono spesso lente. I telegiornali hanno un tono spigliato ma sono privi di dialettiche e tesi che non siano d’ordinanza. I cubani votano liberamente un parlamento di circa 600 eletti (non retribuiti!) secondo procedure di democrazia e candidatura dal basso che partono dai quartieri, ma anche se formalmente il partito unico comunista non può intromettersi nelle elezioni, metà dei candidati sono scelti da “Commissioni di candidatura” indirettamente controllate dal partito. La classe dirigente non si è arricchita e non si distingue per grandi privilegi, ma gli stipendi medi del comune cittadino sono impresentabili: un operaio che arrotola i famosi Cohiba, l’élite mondiale dei sigari, ha un salario mensile equivalente a circa 10 euro ( 18 euro è il costo di un solo sigaro in Europa). Un ricercatore universitario guadagna circa 13 euro (380 pesos locali). Come si fa a vivere? E’ appunto l’interrogativo dei cubani, molti dei quali devono inventarsi dei negocios, con la comprensione delle autorità, anche se il quadro va completato con i servizi gratuiti offerti dallo Stato, a parte le tessere annonarie per il vitto (comunque insufficienti).

La sanità è di alto livello, talora modernissima, ed è totalmente gratuita (Michael Moore ha inserito nel suo film Pshyco un ospedale di L’Avana come esempio di efficienza ed equità sociale rispetto al sistema statunitense). L’istruzione è altrettanto gratuita e ricomprende vitto, alloggio, materiali di studio e vacanze degli studenti. Buono il livello delle facoltà tecniche universitarie, che attraggono studenti da altri paesi sudamericani.

La casa è anch’essa quasi gratuita, tra i pochi casi al mondo di un regime di proprietà privata totalmente controllato dallo Stato, che assegna le abitazioni (nessuno può averne più di una in città, più una eventuale per le vacanze). I criteri di assegnazione non sono del tutto trasparenti, si tiene conto della sede lavorativa ma in modo discrezionale. Il costo di acquisto per un bi-trivano assegnato dallo Stato va dai 4.000 ai 5.000 pesos locali:  fra i 132 e i 165 euro, per giunta pagabili in 20 o 30 anni (ovviamente senza interessi, e se l’assegnatario non paga per indigenza non è previsto alcun pignoramento). L’unica cosa che i privati possono fare è permutare la propria abitazione senza passaggi di denaro. Vi è poi un mercato degli affitti calmierato, oltre al nero. Gli stranieri possono acquistare casa tramite lo stato a prezzi pressochè occidentali. Comprensibilmente non esistono senzatetto, né peraltro mendicanti per strada.

Avanti turismo

La principale svolta economica a Cuba, avvenuta circa 15 anni fa, è stata l’apertura al turismo internazionale. Il modo con cui è stata condotta l’operazione appare saggio per alcuni versi, scellerato per altri, almeno dal punto di vista del cittadino. Gli investitori stranieri possono detenere fino al 49% della proprietà di alberghi e strutture, potendosi così coniugare la redditività e la conduzione manageriale dei privati (alberghi, resorts e servizi sono di livello internazionale) con l’aspirazione non solo statale, ma diffusa nei cubani, di non vedersi espropriato dal capitale straniero il proprio territorio. Ma con il turismo è stata introdotta una doppia moneta legale, anche qui unico caso al mondo: al peso cubano (CUP) è stato affiancato il peso convertibile (CUC), che vale 24 volte di più e si può ottenere solo attraverso monete estere. I locali frequentati sia da cubani che da turisti accettano entrambe le monete, con prezzi diversi per i turisti. Il problema è che tolti pochi generi alimentari e beni di consumo a bassissimo costo, quasi tutto oggi, compreso l’abbigliamento, viene venduto in pesos convertibili, che i cubani non possono permettersi. Salvo in parte coloro che offrono servizi turistici, il che ha creato delle disparità sociali intollerabili: un cameriere e un fattorino d’albergo con poche mancie possono guadagnare più di un bravo neurochirurgo. Probabilmente solo lo spirito patriottico e una cultura poco consumista e socialmente coesa consentono di tirare avanti, non si sa per quanto.

In realtà la scelta della doppia moneta è stata assunta, dopo studi e discussioni, come un male minore e temporaneo, per evitare che il peso locale venisse espropriato dal dollaro e nel contempo per unificare gli scambi delle nuove monete estere che affluivano. L’obiettivo è di tornare al solo peso locale, quando riacquisterà forza: un obiettivo che però appare lontano per la carenza di dinamiche di mercato interne, mentre intanto il doppio regime monetario sta mandando in corto circuito la società cubana.

Embargo e futuro

Un po’ tutti gli osservatori oggi sono d’accordo nel considerare l’embargo degli USA come un grave errore storico, che ha peraltro prodotto effetti opposti a quelli desiderati (l’abbattimento del regime castrista socialista rivoluzionario). La pensano così persino alcuni senatori repubblicani statunitensi: l’embargo ha si impoverito la popolazione, ma la rivoluzione cubana non è stata élitaria, ha rappresentato aspirazioni diffuse, e il senso di assedio ha così creato un clima di emergenza e di solidarietà che ha rafforzato il regime, rallentandone l’evoluzione politica ed economica. L’aggressione degli USA in effetti è stata brutale e continua, non solo con l’embargo ufficiale ma anche con molti strumenti sotterranei, ivi incluso il terrorismo, come emerge da documenti declassificati della CIA (ad es. nel 1976 venne fatto esplodere un aereo civile della Cubana de Aviacion, con 73 morti tra cui l'intera squadra giovanile di scherma cubana). Il fallimento della politica statunitense su Cuba è parte del più grande fallimento dell’intera politica USA verso i paesi sudamericani, sia sul versante strategico-politico con la tragedia delle dittature amiche, che su quello economico dei consiglieri neocon, che hanno portato allo sfacelo diverse economie sudamericane favorendo la nascita di nuovi regimi popolari socialisti o progressisti.

Oggi i cubani hanno due incubi per il futuro. Il primo è quello della proroga traballante e indefinita di un regime che potrebbe essere culturalmente e tecnicamente incapace di progettare una transizione morbida verso la socialdemocrazia, cioè verso un mix di alta protezione sociale e di mercato all’interno di istituzioni democratiche, similmente ad altri paesi sudamericani. Il secondo è quello del crollo tumultuoso del regime, con un ritorno “padronale” dei capitali americani e la perdita delle garanzie e dei servizi egualitari acquisiti, in un paese che non vuole omologarsi a modelli dominanti.

Una nuova prospettiva per Cuba potrebbe essere favorita dalle ottime relazioni esistenti con il rinnovato universo politico dell’America latina: i socialisti Hugo Chávez in Venezuela ed Evo Morales in Bolivia, il socialista o neo socialdemocratico Lula in Brasile, i progressisti Christina Kirchner in Argentina, Tabaré Vazquez in Uruguay e Michelle Bachelet in Cile. Un universo politico ed economico poco seguito in Europa e meno ancora in Italia, che sta tuttavia intessendo importanti rapporti interni di sviluppo e affrontando la crisi economica con forti misure di protezione sociale, in parallelo con l’espansione delle relazioni e degli scambi con i paesi e le economie più ricettive del resto del mondo.

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Istantanee a L’Avana


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Tricicli, coco-taxi e auto d’epoca. I trasporti pubblici a L’Avana sono diventati moderni, ma non facili da usare per il visitatore per la totale mancanza di informazioni. Nelle vie povere della città vecchia imperversano i tricicli a pedale, usati quasi solo dai cubani, nel centro città ci sono i coco-taxi (motorizzati a 2 tempi) che sembrano usciti da Topolinia. Dappertutto abbondano i taxi, anche perché il servizio è offerto da molti residenti (targa gialla): basta alzare la mano. Il prezzo si contratta prima e dipende anche dalla qualità dell’auto, che può essere un rottame o uno splendido modello d’epoca: le auto d’epoca funzionanti (più o meno) sono un’attrattiva locale e hanno discrete quotazioni in quanto investimento turistico. Nei taxi meglio sedersi a fianco del guidatore come i cubani. Se molte auto sono d’epoca, i semafori delle vie principali farebbero invidia a qualsiasi metropoli: la durata del verde, giallo e rosso è scandita da moderni display elettronici giganti.

a-cubauto1.jpgBalli. La salsa, il ballo originario di Cuba oggi diffuso in tutto il mondo, gioca un suo ruolo nel turismo. Sono sempre più frequenti le turiste nordeuropee che imparano il ballo nei propri paesi e poi, guidate dai consigli di forum e riviste femminili, trovano bravissimi partner di ballo a Cuba, magari non solo di ballo. Il ballo è dappertutto, c’è quello per i turisti (stile cabaret cubano) e quello del popolo nelle scuole di salsa e tango, oltre che nelle strade e piazze con le rumbe di origine africana.

A-tango_n_rid.jpgContatti 'ravvicinati'. La prostituzione organizzata a Cuba è scomparsa con la cacciata del colonialismo americano, insieme alla corruzione, ma è continuata in modo crescente nella sfera individuale a causa dei livelli di povertà. A Cuba, come in altri paesi di cultura afro-americana o nordeuropei, le pratiche sessuali libere non sono associate a un’idea di peccato, ma oggi il fenomeno della prostituzione è probabilmente inferiore a quello dei paesi occidentali, perché è stato eliminato dagli alberghi in modo sin troppo radicale (ma necessario quando il nome di un paese viene associato al turismo sessuale), attraverso filtri agli ingressi. Ciò non toglie che in alcune vie storiche, anche di pomeriggio, il visitatore possa essere oggetto di richiami e attenzioni con tecniche colorite che vanno dall’esplicito al discreto, in un paese che offre praticamente tutte le varietà di bellezza femminile e maschile.


La disputa. Nelle piazze al centro de L’Avana può capitare di essere attratti dalle urla animatissime di capannelli di persone. Non è successo niente di grave. Una o due persone al centro espongono delle tesi, gli altri ascoltano e poi si lanciano insieme in contraddittori assordanti e caotici. I capannelli si ingrossano e si riducono continuamente con i passanti. I temi, oggi, sono prevalentemente se non esclusivamente sportivi. E’ un rituale simile alla disputatio popolare diffusa in Europa in molte aree dal medioevo in poi, o a una odierna riunione condominiale italiana.a-RUmPopRid1.jpg

E ora leggiamo un messaggio del compañero Fidel. All’improvviso il conduttore, nella specie di TG1 cubano, si impettisce e comincia a leggere con voce stentorea un foglio dopo l’altro. Benchè gravemente malato, Fidel continua a scrivere i suoi messaggi al popolo. Chi pensa a sermoni di retorica comunista potrebbe restare deluso: un intero messaggio può essere dedicato alle migliori strategie possibili della nazionale cubana di baseball - che è lo sport nazionale, seguitissimo e onnipresente alla tv -  per la vittoria nel torneo mondiale. Anche se non manca una breve enfasi retorica sui giocatori dei paesi capitalistici che si comprano e vendono come merci, mentre quelli cubani competono solo per dei principi. Insomma, l’editoriale di un leader politico che fa leva sulla popolarità di uno sport nazionale: non una novità assoluta per l’Italia.

Aria di casa? Una curiosità: l’unica istituzione occidentale sopravvissuta assolutamente indenne a Cuba dopo la rivoluzione è la massoneria, che ha grandi e belle sedi alla luce del sole. Aria di casa? No: anche la massoneria a Cuba fa storia a se, perchè nasce con i patrioti dell'indipendenza del paese e a quel che si dice non ha mai interferito con la rivoluzione né tramato contro o con le strutture del potere. Oggi è in crescita e attira giovani e intellettuali.


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by Antonello Angius last modified 2009-04-07 14:21

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