Un decalogo per la partecipazione diretta dei cittadini in Sardegna
Il sistema istituzionale può trovare un nuovo equilibrio attraverso l'istituzionalizzazione della partecipazione diretta dei cittadini alle politiche pubbliche. Stefano Sotgiu propone un decalogo di principi per una nuova legge regionale e la regolamentazione degli enti locali
Un nuovo ruolo per le assemblee elettive? I have a dream. Sogno di vedere consigli regionali, provinciali e comunali impegnati direttamente nell’ascoltare e progettare le politiche insieme ai cittadini o nel valutare con essi i loro effetti. L’antefatto: ogni volta che per una politica (economica, sociale, urbanistica) si tenta la via partecipativa (troppo di rado, nel nostro Paese), i grandi assenti sono i consiglieri direttamente eletti dai cittadini. Al massimo ci vedi qualche assessore, che arriva ad aprire e chiudere i lavori con l’immancabile formula “dall’assemblea di oggi vediamo confermate la nostre scelte, etc...), o il Sindaco, nelle grandi occasioni.
Ma chi, più e meglio degli eletti, dei rappresentanti dei cittadini, deve cercare il rapporto diretto con essi? E in una fase di crisi d’identità delle assemblee elettive, non sarebbe opportuno che i consiglieri ritrovassero un ruolo tornando alla fonte del loro mandato? Sarebbe interessante vedere, dunque, commissioni consiliari regionali, provinciali e comunali che, prima di avallare le scelte delle Giunte, le obbligassero a farle passare - in alcuni casi importanti, almeno - per la partecipazione dei cittadini e della società civile. O, meglio ancora, che il processo fosse quello inverso. Che le scelte, cioè, si formassero prima in seno a processi partecipativi, per poi diventare materiale per le scelte di Giunte e Presidenti.
In questo i consigli troverebbero una enorme mole di lavoro da svolgere. Lavoro che dà qualità alla democrazia e sostanza alle scelte.
Altro lavoro? La valutazione partecipata delle politiche. I risultati delle azioni messe in campo devono essere esaminati e valutati. Chi meglio dei consigli e delle loro commissioni può farlo, magari coinvolgendo, sulla base di dati ed informazioni di provenienza indipendente, i portatori d’interesse? Chi meglio di loro può dettare eventuali correzioni di rotta alle Giunte?
Per fare questo gli strumenti ci sono, almeno nel campo della valutazione. Il controllo strategico fa già parte dell’armamentario normativo delle nostre istituzioni, ormai da circa dieci anni. Ma è stato lasciato lì, ad arrugginire. Bisogna solo tirarlo fuori, lucidarlo e farlo partire.
Meno, invece, esiste sotto il piano della istituzionalizzazione della partecipazione diretta dei cittadini alle politiche pubbliche.
Da qualche anno c’è una legge in Toscana, di cui va valutata l’efficacia, ed un progetto di legge in Emilia-Romagna. Poi c’è una miriade di comuni, piccoli, medi e grandi che adottano, anche attraverso regolamenti specifici, pratiche partecipative. Non sardi, s’intende. In Sardegna ancora manca la consapevolezza di quanto solide, fondate ed innovative siano le scelte che partono dai processi partecipativi. Spesso si ricorre ad essi per obblighi di carattere europeo, ma, esaurito l’adempimento, tutto si spegne. Altro fu l’esperienza della progettazione integrata nello scorso periodo di programmazione europea. Quello, fra luci ed ombre, fu un primo vero esperimento di formazione di scelte macro su base micro. Scelta naufragata, pare, per la difficoltà dell’allora Presidente Soru ad accettare, metabolizzare ed integrare le scelte dei territori nel disegno strategico del governo regionale. Forse, se ci fosse stata una legge regionale a tutela degli esiti dei processi partecipativi, non sarebbe stato così semplice sorvolare su di essi.
E allora? Allora, forse, non è troppo tardi per proporre una sterzata, che darebbe di nuovo una missione ai rappresentanti dei cittadini nei consigli. La sterzata potrebbe arrivare dalla incorporazione in una legge regionale o negli statuti e poi nei regolamenti degli enti locali di alcuni principi per la realizzazione di processi di partecipazione dei cittadini. A partire dal fatto (pare pleonastico affermarlo, ma non inutile) che la partecipazione è un diritto (e anche un dovere) dei cittadini. Questi principi sono contenuti nel decalogo che propongo.
DECALOGO PER LA PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI ALLE POLITICHE PUBBLICHE IN SARDEGNA
- La partecipazione alla formulazione delle politiche pubbliche è un diritto-dovere dei cittadini.
- La partecipazione dei cittadini migliora le politiche pubbliche e ne potenzia gli impatti. Il governo regionale e quelli locali s’impegnano, pertanto, a porre in essere processi partecipativi che coinvolgano i cittadini, le imprese, il terzo settore per ogni decisione di rilievo che li riguardi, in particolare in campo ambientale, economico, urbanistico, sociale, sanitario, dei servizi pubblici.
- I processi partecipativi sono la dimensione più compiuta di cittadinanza attiva. Possono essere proposti da gruppi di cittadini organizzati la cui dimensione sia commisurata alla dimensione delle problematiche in campo o agli impatti della decisione pubblica e da soggetti privati associativi. I cittadini chiamati a far parte di processi partecipativi hanno il dovere civico di prendere parte ad essi e possono essere incentivati per la loro partecipazione attiva. In caso di mancata partecipazione da parte dei cittadini, i governi regionale e locali possono comunque assumere una decisione dando per acquisito parere positivo. La decisione deve essere resa pubblica.
- Gli organismi rappresentativi dei cittadini, (il Consiglio regionale e quelli comunali, i Sindaci, il Presidente della Giunta regionale) e le Giunte, assumono il dovere di promuovere e prendere parte attiva ai processi decisionali che coinvolgano i cittadini, anche attraverso loro rappresentanti.
- Il governo regionale e quelli locali s’impegnano a porre in essere tutte le misure necessarie a favorire la massima partecipazione alle scelte da parte dei cittadini. Ciò sia nel caso di decisioni specifiche, dando informazioni chiare, dettagliate e la massima visibilità agli incontri pubblici, sia in generale attraverso campagne promozionali e di educazione alla partecipazione.
- Il governo regionale e quelli locali s’impegnano a rispondere per iscritto ed in maniera chiara, rapida e motivata alle istanze dei cittadini emerse nel corso di processi partecipativi, in particolare nel caso di loro mancato accoglimento.
- Il governo regionale istituisce un’apposita Autorità indipendente per la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali con i seguenti compiti: selezione, valutazione ex ante, autorizzazione e cofinanziamento di percorsi partecipativi, certificazione ex post della bontà dei processi partecipativi promossi da Regione, Enti locali, gruppi di cittadini organizzati, soggetti privati associativi, su loro richiesta. Per il cofinanziamento dei percorsi e la loro certificazione, l’Autorità attinge ad uno specifico budget, che viene speso attraverso procedure di evidenza pubblica.
- I processi partecipativi, i laboratori, il trattamento delle informazioni, la definizione dei risultati devono essere realizzati secondo metodi riconosciuti come buone pratiche internazionali dall’Autorità indipendente e gestiti da personale specializzato e certificato dall’Autorità stessa.
- Il governo regionale s’impegna a far approvare una legge organica sulla partecipazione dei cittadini alle politiche pubbliche che rispetti i principi di questo documento. Ciò attraverso un processo partecipativo specifico, che utilizzi le migliori pratiche e coinvolga ampiamente i cittadini e la società sarda. I governi locali s’impegnano a far approvare regolamenti che, nel rispetto della legge regionale, disciplinino le forme di partecipazione dei cittadini. I governi locali procedono ad approvare i regolamenti anche in assenza di legge regionale trascorso il termine dei sei mesi.
- I governi coinvolti nei processi partecipativi, devono porre in essere le migliori forme di coordinamento per la realizzazione degli interventi e farle diventare prassi organizzative consolidate. Gli stessi governi pongono in essere procedure di valutazione ex ante, in itinere ed ex post delle politiche e di rendicontazione sociale delle azioni realizzate. Nella valutazione delle politiche deve essere previsto il coinvolgimento dei cittadini.
P.S.: Attenzione, l’attivismo di Presidenti, Sindaci, Giunte e la svalutazione di ruolo delle assemblee elettive si allarga alle burocrazie. C’è una leggenda metropolitana in giro: quella di Sindaci che ormai scelgono l’arredo urbano come quello di casa. “Questo mi piace, questo no, non s’intona con i palazzi intorno...”
Considerazioni ...
La sensazione che ho avuto nel leggere quest'articolo è di una bellissima impalcatura, ma debole dal punto di vista pratico.
Va bene chiedere quei metodi, ma visti i tempi lunghi e lenti della burocrazia, meglio sarebbe iniziare con esperimenti dal basso.
Esempio. Esiste la possibilità per chi ha una mail su google di creare e condividere documenti, lavorandoci a più mani in tempi e luoghi diversi a costo zero.
Per me, solo se si creano contenuti e ci si abitua a essere maggiormente "attivi", forse, si possono conquistare spazi (altrimenti ricordiamoci che anche la strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni).
In questo articolo "http://deghedimandas.wordpress.com/2010/01/04/primarie-si-primarie-no" ho voluto proporre un modello organizzativo e di partecipazione, che permettesse a tutti di proporre, ma che sia anche "concludente", con cadenze fisse, pubblicando lo stato dei lavori.
Ribadisco, non è una critica, ma è meglio iniziare a lavorare insieme, creando "competenze democratiche", con gli strumenti a disposizione, piuttosto che aspettare una tutela da altri che magari preferiscono gestire deleghe in bianco.
Saludos a totus, Marino Sedda
Se volete scrivermi marino punto sedda chiocciola gmail punto com