Occupazione e lavoro prima della grande crisi
Occupazione e lavoro prima della grande crisi: nel terzo trimestre 2008 l’Industria amplia i segnali di cedimento. Urgono interventi.
In occasione della precedente rilevazione trimestrale ISTAT sui dati dell’occupazione in Italia, ed in Sardegna, nel nostro articolo di commento, avevamo segnalato alcune tendenze da tenere sotto controllo. In particolare, questo riguardava l’aumento dell’occupazione in generale, il ruolo che su questo ha avuto l’aumento dell’occupazione femminile, e la preoccupante situazione dell’industria, che mostrava più di qualche segno di cedimento.
Premettendo, e ribadendo che
i dati trimestrali vanno trattati per quello che sono, cioè fortemente
congiunturali, ed in qualche modo volatili, l’ultima rilevazione ISTAT,, sul
III trimestre 2008 conferma alcune
tendenze e ci proietta verso scenari di crisi pesante. Scenari che è
presumibile si consolidino nelle prossime rilevazioni.
Esaminiamo i dati confrontandoli sul pari trimestre degli anni precedenti.
L’aumento rilevante, e per certi versi sorprendente dell’occupazione verificato nel secondo trimestre 2008 (+ 14.000 occupati) è confermato anche per il III trimestre ma in misura quasi impercettibile (+ 3.000 occupati).
Sempre in questo trimestre permane l’aumento del Tasso di attività (cioè dell’insieme dei cittadini che hanno o che cercano un lavoro sul totale dei cittadini in età di lavoro) che cresce dal 58,2% al 59,7%.
Tuttavia il sistema non riesce a dare adeguata risposta all’offerta di manodopera, al punto che il Tasso di Occupazione (che appariva in crescita) rimane inchiodato al 53,1% (+0,1% rispetto all’anno precedente) ed il Tasso di disoccupazione peggiora sensibilmente attestandosi al 10,8% (+ 2,1%). Va notato che il Tasso di disoccupazione, dopo tre anni di discesa risale sensibilmente per il terzo trimestre consecutivo.
Sono però le componenti interne di questi flussi che preoccupano in maniera rilevante.
All’interno di questo dato infatti, mentre si conferma la vitalità del lavoro femminile, che migliora in tutte le sue componenti, il lavoro maschile peggiora tutte le performances. Le donne aumentano di 18.000 unità ed il Tasso di occupazione femminile tocca il massimo valore di sempre (42,1%). I maschi di converso diminuiscono significativamente (-15.000 unità in assoluto) e riportano il peggior Tasso di occupazione da quattro anni a questa parte (64,2%).
Dal punto di vista settoriale il comparto che soffre di più è quello industriale con una perdita secca di 21.000 unità (-15%) quasi interamente ascrivibili al lavoro maschile.
Il rilevante aumento di
donne nel comparto dei Servizi riesce a malapena a frenare questa caduta. C’è
da pensare, tuttavia, che la forza dei Servizi (particolarmente rilevante nel
periodo estivo) perderà spinta nei mesi invernali, ed allora, la crisi del
manifatturiero probabilmente risulterà più visibile.
Come nei mesi precedenti si nota che le dinamiche generali della Sardegna tendono ad essere abbastanza simili a quelle nazionali ( anche li sono ormai tre trimestri che si registra un frenata). In Sardegna, però, il settore industriale, debole e traballante da molto tempo, ha mostrato la corda ancora prima della crisi che si manifesta ormai pesantemente anche in Italia nell’attuale trimestre.
Concludendo, i segnali negativi questo trimestre prevalgono, e bisogna consolidare la crescita del lavoro femminile ma soprattutto intervenire urgentemente con gli ammortizzatori sociali per rispondere alla crisi che è ormai alle porte. Non va dimenticato infatti che molti dei lavoratori maschi che stanno perdendo il lavoro sostengono famiglie monoreddito (dato il bassissimo tasso di occupazione femminile).
Se uniamo questi segnali alla crisi generale ormai già in atto fuori dall’Isola è chiaro che bisognerà usare tutti gli strumenti pubblici a disposizione per arginare le difficoltà che colpiranno la Sardegna, come il resto del mondo.