Uno, nessuno, centomila posti di lavoro*
In periodo elettorale occorre stare in guardia contro la propensione dei candidati a citare cifre che non trovano corrispondenza nelle statistiche ufficiali e a indicare obiettivi irrealistici di politica economica. Un primo esempio: la radiografia della promessa di 100.000 posti di lavoro fatta dal candidato premier del centro destra in Sardegna, in apertura della campagna elettorale.
Con la campagna elettorale ritorna la pessima abitudine dei vari contendenti di citare cifre che spesso non trovano corrispondenza nelle rilevazioni statistiche ufficiali, nonchè di indicare obiettivi di politica economica senza spiegare come raggiungerli, obiettivi che infatti a un’attenta analisi si rivelano irrealistici.
In questa campagna elettorale così breve potrebbe essere ancora più forte la tentazione di puntare sull'impatto psicologico di traguardi quantitativi annunciati, per cui è importante analizzare le affermazioni dei due candidati premier al fine di capire la sostenibilità delle loro proposte.
Iniziamo l’analisi delle promesse (numeriche) fatte in campagna elettorale partendo dal candidato premier del centro destra Ugo Cappellacci che, nel suo discorso di apertura della campagna elettorale, ha affermato che i disoccupati in Sardegna sono 190.000 e che il suo obiettivo è di creare "100.000 nuovi posti di lavoro" in 10 anni.
Preliminarmente occorre dire che il lasso di tempo di 10 anni dà un sapore di slealtà alla promessa, sia in chiave politica che tecnica. Politicamente un candidato chiede il consenso per una legislatura, non per due, e dovrebbe limitarsi a dire cosa pensa di ottenere entro il suo eventuale mandato. In chiave tecnica poi indicare una cifra senza precisare un cronogramma dei risultati (almeno per quinquenni) vuol dire che un eventuale risultato zero al termine della prima legislatura potrebbe essere considerato positivo (specie in tempi di crisi) dal presidente, e non contraddittorio rispetto alle possibilità di recupero nel successivo quinquennio. Insomma, a ben vedere la promessa non è di quelle più impegnative ...e non sembra slegata dall'impatto psicologico di un semplice numero tondo.
Ma quanti sono i disoccupati in Sardegna?
Nel III trimestre 2008 l’Istat rilevava che in Sardegna il numero di disoccupati (persone comprese tra i 15 e i 74 anni che cercano attivamente lavoro) era pari a 74.955, e che il tasso di disoccupazione era del 10,8% (rapporto tra numero di disoccupati e forze lavoro). I dati che l’Istat diffonde con frequenza trimestrale sono quelli ufficiali, inviati a Eurostat e utilizzati per i confronti tra regioni e paesi: quelli su cui i governi – a livello sia nazionale che locale – basano le politiche economiche.
Dunque, utilizzando la definizione Eurostat di disoccupazione, la promessa elettorale del centrodestra implica -- tenendo per semplicità tutte le altre variabili costanti -- non solo l’azzeramento completo del tasso di disoccupazione regionale, ma anche la creazione di ulteriori 25.000 nuove opportunità di lavoro per chi è fuori dalle forze di lavoro (con il conseguente possibile incremento di queste ultime). Una roba mai vista neppure negli anni d'oro del boom economico in Lombardia o Piemonte
Il candidato premier del centro destra, peraltro, parla di 190.000 disoccupati in Sardegna, non di 75.000. Un numero così elevato si ottiene solo se ai 74.955 disoccupati veri e propri si sommano altre categorie di persone che non fanno parte delle forze lavoro: chi cerca lavoro non attivamente (52.949 unità), chi cerca lavoro ma non è disponibile a lavorare (12.060 unità), chi non cerca lavoro attivamente ma sarebbe disponibile a lavorare (56.876 unità).
E’ auspicabile che i numeri e i confronti da parte dei politici si basino sulle statistiche ufficiali: il rimescolamento delle carte e dei numeri è una brutta, pessima abitudine della politica nostrana (non solo di centrodestra), volta a confondere le idee agli elettori. Ci piacerebbe quindi che da una parte e dall’altra il termine disoccupati venisse utilizzato secondo l’unica definizione Istat-Eurostat.
Obiettivi ambiziosissimi o pubblicità ingannevole?
Supponiamo però che Berlusconi-Cappellacci abbiano voluto evidenziare l’importanza di riportare dentro il mercato del lavoro le persone scoraggiate e che attualmente non fanno parte delle forze di lavoro. Intento lodevolissimo che, dati i tassi di attività sardi (soprattutto femminile), dovrebbe far parte delle priorità dell’agenda economica di qualsiasi governo.
Ma cosa ci dicono le tendenze del mercato del lavoro del recente passato? Per sgombrare il campo da equivoci chiediamoci se durante l’ultima legislatura il problema della disoccupazione in Sardegna si è aggravato. Tra il 2004 e il 2008 i disoccupati (calcolati come media annuale secondo la definizione ufficiale Eurostat) in Sardegna sono diminuiti di circa dodicimila unità, mentre sono stati creati circa 27 mila posti di lavoro.
Per capire se in Sardegna si è fatto abbastanza, è necessario un confronto con le altre realtà regionali. I dati indicano che la performance della Sardegna (+4,5% il tasso di crescita degli occupati) è stata in linea con quella osservata per resto del Centro-nord e decisamente migliore del Mezzogiorno (+1,1%). Inoltre, sempre a differenza del Mezzogiorno, l’aumento dell’occupazione è stato accompagnato da un aumento (2,1%) delle forze di lavoro. Questo indica che rispetto alla realtà nazionale, la nostra regione non è andata peggio e ha persino avuto effetti di “scoraggiamento” delle forze di lavoro limitati.
L’obiettivo del centro destra sarebbe dunque quello di quadruplicare (o quasi) in dieci anni il risultato già positivo ottenuto nel passato quinquennio. Numeri veramente straordinari data l’attuale congiuntura internazionale negativa, che presentano un candidato Cappellacci molto più ambizioso dello stesso mentore Berlusconi. Il traguardo dello storico milione di posti di lavoro promessi dal premier infatti è stato diviso per 10, quando la forza lavoro della Sardegna rappresenta molto meno del 10% di quella nazionale (è infatti pari ad appena il 2,8%). Il centrodestra per ora non ha spiegato come pensa di ottenere un risultato così prodigioso, che pur "diluito" in un decennio resterebbe di valenza doppia rispetto alle promesse di Berlusconi.
Per gli analisti, la profonda crisi economica appena iniziata durerà almeno tre anni. E’ vero che negli ultimi anni in Italia si è assistito ad un aumento dell’occupazione anche con tassi di crescita dell’economia piuttosto bassi. Ma questo è stato il risultato dell’introduzione dei contratti di lavoro cosiddetti atipici (o flessibili) il cui effetto sull’occupazione è ormai esaurito. A meno di non voler creare ulteriore precariato.
Oppure, si dovrebbe spiegare quale precisa ricetta di politica economica (finianziata con quali risorse del bilancio regionale) sarebbe in grado di far crescere il PIL sardo nei prossimi cinque anni a più del 2% l’anno. Solo tale ritmo di crescita, infatti, potrebbe rendere credibili quelle cifre sull’occupazione. Tuttavia, ricordiamo che persino in fasi di congiuntura economica internazionale favorevole (e in assenza del piano paesaggistico) i tassi di crescita della Sardegna sono stati raramente al di sopra del 2%: dal 2004 la media è stata dello 0,6% all’anno.
Sarebbe dunque meglio, per non restare nell'area pura e semplice degli spot, se i candidati si mostrassero un po' più attenti e approfonditi nelle loro promesse elettorali, facendo corrispondere ai numeri (possibilmente ufficiali e coerenti) una chiara indicazione delle politiche che intendono attuare, gli impatti attesi e -- se non pretendiamo troppo -- una traccia di sostenibilità economica delle proposte avanzate. E magari premurandosi di farci sapere come intendono affrontare la crisi, piuttosto che pubblicizzare futuri e alquanto improbabili boom economici.
* Con scuse a Luigi Pirandello.
I 100.000 di Gordon Brown
CRISI/G.B.: GORDON BROWN, CREEREMO 100.000 NUOVI POSTI DI LAVORO
(ASCA-AFP) - Londra, 22 dic - Il Primo ministro britannico Gordon Brown si e' impegnato a creare almeno 100.000 nuovi posti di lavoro investendo 10 miliardi di sterline in nuove infrastrutture.
La cifra, che corrisponde a 11 miliardi di euro, servira' a realizzare nel corso dei prossimi due anni progetti nell'istruzione, i trasporti e altre infrastrutture.
''Soltanto per i lavori di riparazione e di costruzione di scuole saranno impegnate circa 100.000 persone'', afferma Brown in un'intervista con il Daily Mirror.
Il numero dei disoccupati in Gran Bretagna e' aumentato di 75.700 unita' a novembre, raggiungendo gli 1,07 milioni, l'aumento mensile piu' forte da 17 anni.
''Non posso promettere che la disoccupazione non crescera'. Ma posso dire che faremo di tutto per aiutare le persone colpite'', assicura il Primo ministro laburista.
Il capo del governo britannico giustifica poi il piano di salvataggio delle banche, che in caso contrario ''sarebbero semplicemente scomparse''. ''Non abbiamo dato del denaro solo per aiutare le banche. Abbiamo dato del denaro per aiutare gli abitanti di questo Paese''.
22-12-08