W le donne?
Ogni tanto si parla di donne, ma per questa volta lasciamo da parte le quote rosa. E' sufficiente un ipse dixit per capire come (troppo spesso) la politica affronti il tema delle pari opportunità. Questa volta cerchiamo di portare l’argomento sui fatti e sulle proposte, con concretezza (perché no?) femminile. Per esempio, in questi giorni si parla (tanto) di bilancio e di finanziaria regionale. Sapete quanto contano le pari opportunità in questi documenti? (non tocchiamo la parola equità, per non scoraggiare i lettori ma vi invitiamo a fare il nostro stesso esercizio)…
- Nell’ambito dei Beni e attività culturali, affermando che “La strategia 2000-2006 è centrata sul progetto di realizzazione di un'area di cooperazione regionale fondata sulle due linee strategiche "centralità dell’utente" e "sviluppo tecnologico dei servizi bibliotecari in rete", a garanzia del diritto per tutti alle pari opportunità di accesso all'informazione e alla conoscenza.”(2) - Nel paragrafo dedicato alla Coesione territoriale: politiche anti–spopolamento e sviluppo rurale, in cui potete leggere che “Le politiche contro lo spopolamento pertanto sono essenzialmente atte a creare un sistema di opportunità in contesti in cui, per diversi e complessi motivi, questo non è stato creato dalle istituzioni e dal mercato. Mercato che come è noto non è un ordine di forze naturali, ma un sistema di regole istituzionali per la pari opportunità e concorrenza.”(3)
- quando si parla di Salute e solidarietà, in cui (finalmente!) si legge che “Sarà costante la promozione delle pari opportunità di genere, che costituiscono uno dei fondamenti dello sviluppo sostenibile: sostenibilità significa infatti anche lotta alle discriminazioni e riconoscimento delle differenze come fattore di accrescimento delle potenzialità complessive del sistema economico e sociale.”(4) - Nel Programma per i prossimi tre anni: “La Regione oltre a proseguire nel suo impegno di rappresentanza dell’intera comunità sarda nelle sedi istituzionali, svolgerà le funzioni di promozione e attuazione di interventi che garantiscano una pari opportunità dei cittadini nell’accesso alla istruzione, alla cultura, al lavoro, alla creazione di impresa e al confronto con i meccanismi concorrenziali dei mercati.”(5) - Nelle Politiche del lavoro, tra i progetti speciali regionali si indica “la realizzazione di politiche di pari opportunità e azioni positive per l’imprenditoria femminile.”(6) Non sembra una prospettiva molto incoraggiante, vista dall’altra metà …. dell’elettorato.
L’efficacia delle politiche pubblicheEppure il tema delle pari opportunità, del mainstreaming di genere, dell’equità, sono un elemento acclarato, ogni qualvolta si parla di miglioramento dell’efficacia delle politiche pubbliche. In molti paesi, dopo l’introduzione di strumenti per la valutazione dell’impatto di genere di programmi ed interventi pubblici (7), si sta cercando di fare un passo ancora più forte, con l’implementazione del cd. Gender Sensitive Budget, vale a dire l’introduzione della prospettiva di genere nella formulazione del bilancio dello stato e degli enti locali. Il nostro paese è tra quelli che sperimenta questo sistema (vedi un estratto per la Finanziaria 2007) così come sono numerosi i Comuni che affiancano la realizzazione del Bilancio Sociale con il Bilancio di genere. Ma ancora non è abbastanza? No, per una ragione che ai più, o meglio alle più, non sfugge. Non è al livello nazionale, infatti, che si giocano le carte importanti per le donne, per l’equità e le pari opportunità. Le politiche di welfare, i servizi di conciliazione, i servizi di cura, la sanità, la formazione, il lavoro, sono tutti temi che riguardano, in primo luogo, politiche regionali… La Sardegna,
per molti aspetti, è da considerare modello di riferimento, soprattutto per il sistema
di governance implementato nell’ambito dei Fondi Comunitari, grazie alla
presenza della Autorità per le Politiche di Genere (8). Non è un caso che nei Progetti di gemellaggio tra Regioni, attivati dal Ministero per lo Sviluppo Economico (Progetto AGIRE) molte amministrazione regionali hanno chiesto conoscere meglio l’esperienza realizzata nell'integrazione del mainstreaming di genere nell'attuale programmazione e l’applicazione del Dual Approach (combinazione della strategia di mainstreaming con azioni mirate verso il genere sotto-rappresentato) nella Progettazione Integrata. Ancora, però, non si è aggredito pienamente il nodo
centrale, quello del momento decisionale. Troppo poco si discute dell’integrazione
della prospettiva di genere nella valutazione d’impatto delle
politiche.
La non neutralità dei BilanciIl bilancio non è espressione di mera contabilità, è un documento politico, espressione e riflesso delle priorità sociali ed economiche di un governo, e la declinazione, in termini economici, di queste priorità e degli impegni che si intendono assumere verso la comunità. Dal punto di vista di genere, delle pari opportunità e dell’equità, il bilancio non è neutrale, perchè le entrate e le spese hanno impatti diversi sulle donne e sugli uomini. Intervenire sull’occupazione senza, contemporaneamente, assicurare il sostegno alle esigenze di conciliazione significa escludere da questi interventi, per esempio, le persone (prevalentemente donne) con familiari a carico. Intervenire sull’occupazione senza considerare la drammatica situazione dei tassi di attività e di disoccupazione femminile (vedi qui) significa investire risorse su programmi fuori target. Intervenire sulla povertà senza considerare gli effetti di questa su donne, uomini, soggetti svantaggiati è considerato, nel mondo della cooperazione e sviluppo internazionale, una follia, eppure lo si continua a fare nei paesi sviluppati. (su questi temi vedi anche Finanziaria e Lavoro. Pochi soldi nuovi: non è un male di Filippo Spanu). Non si tratta di realizzare bilanci separati o di incrementare le risorse per programmi specificatamente rivolti alle donne ma di indirizzare al meglio le politiche di riduzione della discriminazione e della dis-equità, come richiede anche l’Unione Europea (vedi Una tabella di marcia per la parità tra donne e uomini 2006-2010). Per questo è così importante valutare, in particolare per gli articoli 34 e 35 della Legge Finanziaria 2007, l’effettiva distribuzione di entrate e spese fra uomini e donne, attraverso la programmazione e la valutazione delle modalità di lettura e risposta ai bisogni della popolazione di entrambi i generi, dando ai bilanci pubblici maggior equilibrio e chiarezza nell’identificazione dei destinatari. Studiare il bilancio, dal punto di vista del genere, oltre a promuovere un cambio di mentalità per la realizzazione di una società più giusta ed egualitaria, può produrre anche maggiore trasparenza. Faccio un esempio: una Amministrazione del nord Italia, che ha adottato il Bilancio di genere, aveva previsto un'azione di sostegno alla domiciliarietà attraverso un contributo per il pagamento dell'affitto per anziani. L'azione era stata programmata in modo neutro, in quanto si era pensato esclusivamente a promuovere un’iniziativa per andare incontro alle necessità degli anziani. A distanza di tempo, quando gli amministratori si sono chiesti: ma chi ha beneficiato di questo contributo, hanno potuto constatare che l'80% dei beneficiari era costituito da donne, perché sono loro che vivono maggiormente situazioni di povertà per aver dedicato parte della loro vita alla cura della famiglia, lavoro che non è mai stato retribuito.
L’esperienza ingleseUn esperienza utile potrebbe rivelarsi quella inglese. Dal 6 aprile in Gran Bretagna è entrato in vigore il Public Sector Duty on Gender Equality (noto come Gender Equality Duty ) che impone al governo e ad alcune autorità locali indicate nel provvedimento(9), alcuni specifici impegni e compiti disegnati per promuovere l’equità e le pari opportunità. Per questa ragione, perché come sempre c’è da imparare, OXFAM ha attivato in questi anni, in previsione dell’entrata in vigore del Gender Equality Duty, uno specifico programma A Change in Thinking: Gender Budgeting – Now’s the Time, in cui trasferisce tutta l’esperienza di anni di lavoro nei paesi in via di sviluppo, per diffondere questa opportunità. ___________________________________________________________________ (1) Pagina 71 del paragrafo dedicato alla Società dell’informazione. (2) Pagina 156 del paragrafo dedicato ai Beni e attività culturali. (3) Pagina 233 del paragrafo dedicato alla Coesione territoriale. (4) Pagina 11 della Premessa. (5) Pagina 19. (6) Pagina 100. (7) In Italia la valutazione di impatto strategico in riferimento alle pari opportunità – Modello VISPO – è stata introdotta in attuazione del principio di pari opportunità per uomini e donne e valutazione dell’impatto equitativo di genere nella programmazione operativa legata ai Fondi strutturali 2000-2006. (8) L’Autorità per le Politiche di Genere (APG) opera ai fini di una corretta ed efficace integrazione del principio di mainstreaming di genere in tutti gli interventi messi in atto dal POR Sardegna e assicura … la conformità degli interventi con la politica e la legislazione comunitaria in materia di Pari opportunità e mainstreaming di genere. L’APG è rappresentata dalla Referente per le Pari Opportunità presso l’Autorità di Gestione e si avvale del supporto del team della rete di animatrici Pari opportunità, costituito da una o più responsabili che operano negli Assessorati regionali e degli Enti strumentali della Regione, e della struttura tecnica (Task Force Pari Opportunità) prevista nell’ambito del PON ATAS del Dipartimento per le Pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri. L’APG interviene in tutte le fasi di attuazione del Programma e svolge un ruolo consultivo, propositivo e promozionale in materia di Pari opportunità nei confronti dell’Autorità di Gestione del POR Sardegna; inoltre, svolge un utile funzione di raccordo con i diversi soggetti istituzionali che a vario titolo intervengono nell’attuazione di politiche per le Pari opportunità (ad es. Consigliere di Parità, Comitati e Organismi istituzionali per le Pari opportunità presenti a livello nazionale, regionale, provinciale e comunale). (9) Le istituzioni coinvolte sono Inglesi, miste Inglesi/Gallesi, alcune Scozzesi. Non sono coinvolti gli enti locali operanti esclusivamente in Galles. Volete aggiungere un commento? Inviatelo a commenti@insardegna.eu, indicando il vostro nome e cognome (obbligatorio) e specificando nel soggetto del vostro messaggio il titolo di questo articolo. |
- quando affronta il tema dell’inclusione dei
soggetti esclusi (digital divide), indica tra gli obiettivi “la promozione di
specifici utilizzi “di genere” delle tecnologie, per favorire pari
opportunità di utilizzo tra donne e uomini.”(1)