Idee per il governo del sistema di istruzione e formazione
Governare il sistema di istruzione significa investire sulle risorse culturali e sulle competenze professionali che in esso risiedono, sapendone valutare i risultati. Marco Pitzalis ritorna sulle priorità della conoscenza, dell'istruzione e della formazione, e disegna un quadro di interventi integrati. Solo così si potranno superare con successo le criticità verificate nelle politiche regionali per il settore.
Governare il sistema di istruzione significa oggi investire risorse in maniera da valorizzare le immense risorse culturali e le competenze professionali che in esso risiedono. Il primo imperativo è finirla con l’atteggiamento sprezzante verso gli insegnanti e gli studenti.
Nessuno spirito riformista può fondarsi sulla mortificazione del corpo che intende riformare. La forza del cambiamento non sta nei ministri e nelle loro idee geniali, non sta nelle stanze degli assessorati, sta soltanto nella generosità degli uomini e delle donne impegnati a costruire la scuola giorno per giorno.
Il vero obiettivo politico è quello di creare le condizioni materiali, istituzionali e psicologiche affinché ciascuno degli insegnanti e ciascuno degli studenti possa e sappia dare il meglio di sé. Per parafrasare Jacques Attali (1998) dobbiamo portare ciascuno dei nostri insegnanti e dei nostri ragazzi al proprio livello di eccellenza.
Dobbiamo offrire un’istruzione universale e di qualità. Questa è la nostra sfida per l’oggi e per il domani. Si tratta di un compito arduo che richiede di poter utilizzare una vasta gamma di strumenti: che dalla scuola tradizionale fino all’apprendistato consentano di trasmettere conoscenze e competenze e che permettano a queste di incarnarsi in un territorio come tessuto produttivo.
Un unico assessorato per istruzione e formazione
Occorre da questo punto di vista pensare ad un sistema unitario dell’istruzione e della formazione che sia capace di rispondere alle diverse domande che provengono dal territorio e di suscitare nuove domanda di formazione. L’istruzione e la formazione per essere produttive devono saper precedere le trasformazioni del territorio.
Occorre mettere in campo una panoplia di attori che si facciano carico della complessità e della diversità delle esigenze e che portino avanti un medesimo progetto all’interno di un sistema integrato. In questo sistema i diversi attori sono le scuole, gli enti di formazione, le imprese, le università.
Questo sistema deve comprendere, inoltre, tutti i livelli dell’educazione-istruzione, dalla prima infanzia fino all’istruzione tecnica superiore.
Questo significa che le competenze relative alla formazione professionale, oggi delegate all’Assessorato al lavoro, e quelle per le politiche educative relative alla famiglia e alla prima infanzia, delegate all’Assessorato alla Sanità dovrebbero tutte essere attribuite ad un unico Assessorato dell’istruzione e della formazione.
La separazione della prima infanzia dal resto del processo educativo non ha alcun fondamento scientifico. Anzi, le evidenze scientifiche mettono in luce che proprio i processi educativi nella prima infanzia sono determinanti per la costruzione di differenziali cognitivi che rimarranno stabili nel corso della vita (Hart & Risley, 1995; A. Lareau, 2003). Su questa fase dello sviluppo del bambino e di crescita della famiglia occorre saper investire con un’azione di qualità pedagogica e culturale elevatissima.
La nostra proposta è quindi quella di un unico sistema di istruzione e formazione, unitario e plurale.
Pluralità non significa abdicare all’idea di servizio pubblico. Sono le modalità in cui il servizio pubblico prende forma che devono essere plurali. Lo Stato e la Regione devono essere i garanti del principio di uguaglianza e di controllo della qualità. L’esempio brillante dei micronido, sperimentati in Emilia e importati anche a Cagliari con crescente successo, ci mostra che – per quanto gestiti da una cooperativa –si configurano – a tutti gli effetti – come servizio pubblico.
In Sardegna, la costruzione di un tale sistema integrato domanda innanzitutto che l’Assessorato si assuma una funzione di coordinamento e di valutazione (attraverso apposite agenzie) delle politiche messe in atto. Non deve più succedere che gli investimenti pubblici (quelli erogati alle scuole statali come quelli erogati agli enti privati) non siano seguiti da forme rigorose di valutazione esterna. Se si agisce per migliorare le competenze degli studenti occorre avere già pronti gli strumenti di misurazione per ponderare i progressi fatti. La sperimentazione messa in atto negli ultimi due anni sul recupero delle competenze ha mostrato un limite fondamentale: si è sovrapposta alla marea di progetti d’istituto e ai corsi di recupero istituiti da Fioroni. Per quanto, il concetto dei laboratori per il recupero delle competenze di base promossi dalla Regione sia stato sostanzialmente apprezzato da un numero cospicuo di docenti (ricerca in corso), emergono importanti difficoltà nella loro realizzazione. L’Associazione Nazionale dei Presidi stima – a seguito di un monitoraggio tra le scuole – che una parte consistente di quei fondi (dal 30 al 50%) non sono stati spesi.
Rimandiamo ad un prossimo articolo un’analisi più puntuale della situazione nelle scuole. Per il momento basta sottolineare che un’azione prevista per valorizzare l’autonomia scolastica ha finito per sottovalutare i processi del concreto funzionamento delle scuole.
Un passo indietro dei politici
La costruzione di un reale sistema di governance chiede un passo indietro degli attori politici. Questi non devono entrare nelle scelte pedagogiche. Devono limitarsi a creare le condizioni di miglioramento delle performance, devono elaborare le strategie di sviluppo e di integrazione del sistema attraverso un’allocazione mirata delle risorse volte a spingere gli attori ad adottare comportamenti e strategie consone agli obiettivi posti. Si tratta del modello odierno di governo (steering, pilotage) dei sistemi educativi nei paesi avanzati.
In sintesi, alcuni obiettivi di sistema che una politica riformista deve oggi porsi:
- Modificare la carta della formazione e dell’istruzione secondaria in Sardegna:
Garantire un’offerta formativa plurale nel territorio, cioè offrire una pluralità di percorsi agli studenti e rendere effettive le politiche di orientamento.
Garantire una maggiore elasticità dell’offerta formativa, favorendo l’adattamento ai cambiamenti sociali, economici ed epistemici.
Valorizzare la formazione tecnica e professionale costruendo gli strumenti di integrazione con il mondo dell’impresa e del territorio:
Riprendere l’idea dei Poli Tecnico-professionali (riforma Fioroni) concepiti come strutture di governance gestite da scuole, enti di formazione, imprese che perseguono – con una finalità di integrazione sistemica – obiettivi di orientamento, promozione, ricerca, valutazione.
Lanciare gli Istituti tecnici superiori che superando l’esperienza degli IFTS diventino il volano della valorizzazione culturale dell’istruzione tecnica e delle competenze professionali di docenti e di formatori.
Incentivare l’autonomia scolastica nel senso di spingere all’uso degli strumenti di legge già esistenti per trasformare la didattica e i contenuti curricolari:
Superamento del sistema delle classi e introduzione della didattica modulare;
Modifica dell’offerta formativa, sia per quanto concerne le materie che per quanto riguarda i contenuti, coerentemente con le vocazioni territoriali degli istituti scolastici e le strategie pedagogiche degli stessi;
Trasformazione dell’ultimo anno scolastico in anno di preparazione agli studi universitari attraverso la scelta di percorsi formativi più specialistici. (per esempio, uno studente del liceo scientifico che si orienta verso una facoltà umanistica avrà interesse ad approfondire le scienze umane e letterarie, uno studente di liceo classico che si orienta verso ingegneria potrebbe usufruire di un maggiore monte orario in matematica e fisica).
Favorire le passerelle tra un percorso formativo ad un altro prevedendo gli opportuni sostegni, in modo che tali passerelle possano essere non solo in uscita verso formazioni meno prestigiose ma che costituiscano un vero ri-orientamento scolastico e culturale.
Costruire un sistema di finanziamento delle scuole e di incentivi agli insegnanti legato alla valutazione esterna degli obiettivi formativi conseguiti (sulla base di incrementi di qualità dei livelli raggiunti dagli studenti, misurati attraverso test standardizzati).
Riconoscere una figura professionale di educatore laureato (a seguito di un accordo sui curricola e sui processi formativi con le università):
Una figura di educatore per la prima infanzia da impiegare nel quadro dei servizi alla prima infanzia attraverso la generalizzazione del micro-nido.
Una figura di assistente educatore, con funzioni di mediazione scolastica nelle scuole pubbliche di ogni ordine e grado.
Assegnare le responsabilità
In sintesi, valorizzare l’autonomia scolastica significa dare strumenti alle scuole per modificare il fare scuola quotidiano. Un obiettivo fondamentale è quello di rompere l’unitarietà della classe e fare della scuola una comunità educante con precise responsabilità sugli esiti dei ragazzi.
Il governo regionale deve avere l’ambizione di politiche scolastiche che producano un effetto di sistema modificando i processi di governance esterna della scuola e di governo interno.
Occorre però anche essere coscienti del peso delle pratiche e della cultura professionale correnti. Proprio perché abbiamo questa coscienza, riteniamo che in un sistema di governance l’allocazione delle risorse deve essere il modo principale di pilotaggio del sistema.
L’investimento deve produrre cambiamenti strutturali nel mondo della scuola che vadano nel senso del modifica dell’offerta formativa nel territorio e di un cambiamento di ordine culturale nella professione e negli istituti. Per fare questo occorre porre le basi della costruzione di un apprendimento organizzativo che quella cultura modifichi.
Il Governo della Regione in questi anni ha messo la cultura e la formazione delle giovani generazioni al centro del suo progetto. Occorre che questo progetto sia rilanciato facendo tesoro dell’esperienza di questi quattro anni e dando – fin da ora – un messaggio positivo a tutti quegli attori – nella scuola, nella formazione, nell’università – che sono chiamati a nuovi sforzi per migliorare la qualità del loro lavoro educativo e formativo.
In questo quadro, occorre, fin da ora, dare un segnale ai numerosi lavoratori della formazione oggi confinati in cassa integrazione. Si tratta di un’emergenza sociale e generazionale alla quale si deve rispondere immediatamente con un piano straordinario di riqualificazione professionale che preluda ad una riorganizzazione moderna ed efficiente del settore.
Bello l'articolo di Marco Pitzalis
Marco- ...Il primo imperativo è finirla con l’atteggiamento sprezzante verso gli insegnanti e gli studenti.
Luciano - Vero. La stesso Ministero convoca solo i dirigenti scolastici per comunicazioni, conferenze di servizio, ecc. Dimentica che in classe ci va il docente, il vero reponsabile, insieme agli studenti, del fallimento o del successo dell'apprendimento. La stessa amministrazione regionale della scuola non conosce i docenti, conosce solo i dirigenti; si tratta di un errore molto grave.
Marco - ...Occorre costruire un sistema integrato fra scuola e formazione professionale...
Luciano - Vero. E' quello che si vorrebbe fare, in piccolo e come primo passo, con il Progetto SIS (acronimo di scuola integrata della Sardegna). Si tratta di un nuovo progetto, finanziato complessivamente con 12 milioni di euro, che tenta di mettere insieme formazione professinale e scuola. Quest'ultima fornisce i saperi di base, secondo le indicazioni dei framework europei, gli enti di formazione professinale accompagnano il giovane nel contesto più pratico. Per saperne di più www.scuolasarda.it alla voce Progetto SIS.
Marco - ...Un passo indietro dei politici...
Luciano - Essenziale. Che i politici pretendano di dire qual è il metodo corretto di insegnare è molto pericoloso. Se l'avesse proposto la destra avremmo gridato allo scandalo e ci saremmo trincerati dietro il principio della libertà di insegnamento. Personalmente, anche se considero positivamente il metodo laboratoriale, non lo ritengo UNIVERSALE e sempre adeguato: vale in certi contesti ma non in tutti. Per esempio, mostra la corda negli ambiti scientifici più astratti, che rimandano al "controintuitivo", utilizzati per esempio come "esperimenti ideali" da Galileo e Einstein per descrivere una realtà che c'è ma che i nostri sensi non riescono a catturare.
I punti 1), 2) e 3) mi sembrano fondamentali, soprattutto perchè si mette l'accento su problematiche connesse alle scuole superiori, abbastanza trascurate in questi anni,almeno per la metodologia; forse perchè ci si è concentrati su un modello che va bene per le scuole elementari ma è del tutto inconsistente per le scuole secondarie di secondo grado.
Marco - Finanziamenti e valutazione...
Luciano - Occorre costruire un sistema di valutazione degli apprendimenti sul modello Ocse-Pisa, meno farraginoso di questo ma tale da assicurare una rilevazione continua, almeno 2 volte all'anno ( e non uno ogni 3 anni e solo per una una disciplina), per almeno 10 discipline e non solo per i quindicenni ma per tutti. Possibile ? SI, se si utilizza l'informatica.
E' necessario poi valutare le scuole. Il ministero, per mezzo dell'Invalsi, ha prodotto anche dei documenti interessanti. E' che non riescono a tradurli in pratica. E pensare che con 'informatica si potrebbe realizzare in un anno.
Marco - ... Una figura di assistente educatore...
Luciano - Buona idea. Nei convitti nazionali esiste già la figura dell'istitutore e funziona bene: studenti e famiglie sono contenti. Non occorre essere delle cime per capire che di mattina si seguono le lezioni, di sera semplicemente si studia. Se affianchiamo allo studente una figura che lo aiuta a fare i compiti, si può sperare nel successo dell'apprendimento. Se invece pretendiamo che i ragazzi di mattina ascoltino le lezioni dei docenti e di sera ne ascoltino altre (ballo sardo, teatro, ceramica e cose varie), anche se "battezziamo" l'esperienza come laboratorio, otteniamo un semplice fallimento dell'apprendimento. Questa idea dell'istitutore in tutte le scuole è però costosa. Sarebbe interessante pensare anche a servizi a distanza, graditi dalla generazione dei "nativi digitali", in grado di abbattere i costi. E' possibile.
Marco - ...L’investimento deve produrre cambiamenti strutturali nel mondo della scuola...
Luciano - Fondamentale. Un investimento regionale come la "banda larga in tutti i paesi della sardegna" è strutturale. Un investimento come Sardegnadigitallibray è strutturale. Rimarranno a beneficio dei sardi anche se Soru dovesse perdere le elezioni. Delibere regionali come la 47 e la 51, che attivano sostanzialmente dei corsi e creano un dannoso e provinciale duplicato fra scuola di mattina (Statale) e scuola di sera (della Regione), non sono strutturali perchè i benefici sono molto limitati e non rimane pressochè nulla.
Grazie Marco
Luciano Pes
Utile contributo per un miglioramento della scuola in Sardegna
ho già letto con molto interesse il suo intervento. Complimenti per non essersi fatto scoraggiare dai falliti tentativi di indicare la strada giusta del cambiamento in fatto di istruzione e formazione professionale. Se finora la politica regionale non ha inteso avvalersi dei dati di ricerca già disponibili, ma fare scelte a pera, come nel caso dei laboratori RAS, ciò non deve scoraggiare, occorre invece insistere.
Nel suo intervento ho trovato tracce di ciò che vado leggiucchiando sui sistemi di istruzione dei vari Paesi europei. Trovo il valore aggiunto degli studi e delle riflessioni che lei ha condotto in seguito alla sua esperienza francese.
In Sardegna manca purtroppo una classe dirigente in grado di puntare in alto, sarebbe un successo se anche solo il 20% delle indicazioni che lei
offre fosse preso in considerazione. Del resto se i nostri rappresentanti balbettano quando parlano di scuola ciò è perché non c'è una sufficiente sensibilità sociale verso la scuola di qualità. Mi è capitato di intervenire nei blog per criticare quei programmi elettorali che includono la richiesta di una scuola in ogni paese dell'isola. Tale richiesta, che parte dalla comprensibile preoccupazione di non accentuare il fenomeno dello spopolamento in atto nei nostri villaggi, prescinde dal fatto che i nostri bambini dei paesi con meno di 1000 abitanti, hanno così pochi coetanei che non è consigliabile tenerli isolati anche nelle ore di scuola nei loro piccoli centri. Si tratta
evidentemente di organizzare meglio gli spostamenti. Esempio estremo: se è vero che ad Armungia non nasce più nessuno, come si fa a chiedere una scuola ad Armungia? Queste alcune considerazioni generali.
Nel dettaglio condivido dell'intervento del prof. Pitzalis l'indicazione di un unico assessorato per istruzione e formazione, che guidi un sistema unitario e plurale, integrato, dell'istruzione e della formazione, in grado di precedere le trasformazioni del territorio; concordo pienamente con la necessità e urgenza di attivare valutazioni esterne sufficientemente frequenti, che servano da bussola per
tracciare la rotta del miglioramento dell'istruzione; concordo pienamente con la necessità che la politica e, aggiungo, il sindacalismo, escano dalle aule scolastiche, nel senso che le scelte didattiche e pedagogiche sono prerogativa esclusiva della funzione docente. La politica che invade campi non suoi non è buona politica. Altrettanto dicasi per il sindacalismo, che in passato pretendeva persino di gestire pubblici concorsi per il merito (concorsone del 1999/2000). Politici e sindacalisti: un passo indietro please.
Per quanto riguarda il punto 3a.concordo con la necessità di superare il concetto "classe" per sostituirlo con quello di gruppo omogeneo per competenze disciplinari.
Attendo con ansia i risultati della ricerca in corso che ha preannunciato. Dal mio angolo visuale di docente che ritiene di conoscere una frazione della realtà della scuola sassarese, le dico al volo che dagli apprezzamenti positivi per la distribuzione a pioggia della Mongiu per i laboratori RAS, espressi dai docenti, toglierei se possibile quelli di chi è interessato non alla qualità, ossia all'alunno, bensì al proprio egoistico tornaconto. Ho conosciuto casi di insegnanti poco meritevoli che non entrano in classe e con i Laboratori RAS e altri progetti si fanno il secondo stipendio.
Occorre ridurre gli impegni serali per salvare il tempo dello studio individuale pomeridiano, magari guidato da insegnanti assunti appositamente.
Grazie per il suo contributo anche da parte mia prof. Marco Pitzalis.
Cordialmente, Piero Atzori, docente, Sassari.
Superare le due culture
Aggiungerei solo un elemento di riflessione: per contribuire alla crescita culturale dei sardi a mio avviso andrebbe data continuità alle misure a sostegno delle iniziative di diffusione della cultura scientifica messe in atto da alcuni anni da privati in diverse zone della Sardegna. Ritengo fondamentale, in questa direzione, la creazione di luoghi dedicati alla fruizione e al confronto (Science Center) anche per contribuire realmente al superamento delle "due culture".
Investire nell'Istruzione
Cordialmente
C.R.