Il XX Rapporto congiunturale API-Sarda
Nei cicli economici la Sardegna non appare più un'isola. Gli effetti delle crisi o delle espansioni si riflettono molto più velocemente sul mercato sardo di quanto succedeva un tempo. Ma il mercato richiede una competitività che le imprese ed il sistema infrastrutturale ancora non hanno. Questi alcuni degli spunti provenienti dal XX Rapporto API Sarda che ci invita ad uno sforzo: attrezziamoci con urgenza alle sfide della globalizzazione.
Il lavoro di ricerca che l’API Sarda presenta si basa sul contatto diretto e rigoroso con la fonte dei dati, le imprese, in quanto basato su un questionario strutturato, testato e costante negli anni. In questo senso i risultati che ne derivano, anche se basati su indagini qualitative, in quanto riferiti a campioni piuttosto estesi di PMI e soprattutto a un periodo di tempo piuttosto lungo che abbraccia gli ultimi 12 anni (1996-2007), rappresentano uno strumento di lettura che consente di evidenziare l’evoluzione di nodi strutturali endogeni ed esogeni al sistema produttivo regionale basato sulle PMI.
In generale, il Rapporto Congiunturale API Sarda 2007-2008 restituisce un quadro analogo a quanto evidenziato dai Rapporti Bankitalia e Crenos: il processo di crescita rilevato con riferimento al 2006 ha subito una brusca frenata e il trend medio può essere definito “da stagnazione”.
Al di là delle cause, questa sembra essere la fotografia, confermata ulteriormente anche dai dati ISTAT sulla produzione industriale nei primi mesi del 2008. I dati evidenziano il rallentamento del processo di crescita: il numero di imprese che hanno registrato fatturato, ricavi lordi e ordinativi in crescita è molto diminuito, mentre risulta aumentato assai sensibilmente il numero di PMI che hanno visto il diminuire gli stessi indicatori.
Tab.1 Andamento delle PMI. Fatturato: Serie storica dal 1996 al 2007 e previsione per il 2008

In media si è anche ridotto il numero di PMI che hanno incrementato la produzione, così come le scorte di beni destinati a trasformazione e di prodotti finiti.
I dati sul numero di occupati presenti in azienda e propensione all’export definiscono una situazione di attesa e di difesa: le PMI non investono in capitale umano e competitività, capacità di conquistare nuovi mercati. Si mantengono le posizioni dei mercati locale e regionale.
Tab.1 Andamento delle PMI. Numero Occupati: Serie storica dal 1996 al 2007 e previsione per il 2008

Gli stessi investimenti appaiono piuttosto ridotti sia per il numero delle imprese che li ha effettuati che per il loro valore medio, decisamente basso. In particolare, si è ridotto molto il numero di imprese che hanno investito in competitività (internazionalizzazione, formazione, marketing, certificazione, informatizzazione ecc.).
Gli aspetti più interessanti posti in evidenza dal Rapporto API Sarda sono innanzitutto la conferma di un processo di selezione del tessuto produttivo che sembra accelerare. Probabilmente il mercato, con le sue regole e nonostante la talvolta poca trasparenza, sta “facendo il suo lavoro”. Si tratta di una selezione che dura da oramai alcuni anni e che non è detto sia sempre virtuosa a causa delle inefficienze dei servizi pubblici e del sistema creditizio: in media, un terzo delle imprese tendono a svilupparsi ulteriormente, un terzo a mantenere le posizioni di mercato e l’ulteriore terzo tende a soccombere nel contesto competitivo allargato, in cui gli effetti delle spinte della globalizzazione sembrano essere sempre più marcati.
Tab.3 Mercati di Sbocco: Serie storica dal 1996 al 2007

Quest’ultima nota si ricollega al secondo aspetto di particolare interesse: gli effetti negativi della congiuntura negativa che sta caratterizzando il mondo occidentale e in particolare l’Italia si sono fatti immediatamente sentire nel sistema economico regionale. Come nel 2006, secondo i dati del Rapporto, si erano potuti apprezzare subito anche nell’Isola i segnali positivi di una espansione della domanda, anche nel 2007 in Sardegna si è avuta una reazione praticamente simultanea al rallentamento della crescita nazionale. A guardare i grafici degli indicatori del Rapporto API Sarda sovrapposti a quelli corrispondenti dell’andamento economico nazionale, risulta piuttosto evidente che, rispetto all’ultimo decennio, la novità sta nel fatto che non sembra esserci stata alcuna “barriera insulare” a differire ed attenuare gli effetti del ciclo economico negativo. La conclusione più logica, pertanto, potrebbe essere che in Sardegna la globalizzazione sia assai più compiuta ed efficace che in passato.
Ulteriore elemento di riflessione interessante riguarda le capacità di reazione delle imprese da un lato e della politica economica (secondo gli imprenditori) dall’altro alla situazione di tendenziale stagnazione.
Innanzitutto, va sottolineato che, contrariamente a quanto ci si potrebbe attendere in una fase congiunturale in cui occorrerebbe attrezzarsi per recuperare il terreno perduto rispetto alla concorrenza, gli investimenti tendono a contrarsi, anche e soprattutto quelli in competitività. Qui, come responsabilmente evidenziato dal Rapporto API Sarda, si manifesta la ancora scarsa cultura manageriale propria di un buon numero di imprese, che si traduce in una propensione ad innovare processi, prodotti e modelli di business da parte delle PMI troppo bassa. D’altronde, appare un segnale confortante il fatto che numerose PMI stanno provvedendo ad autocapitalizzarsi in misura rilevante: un segnale di crescita delle imprese nel segno di un maggior equilibrio patrimoniale e finanziario conquistato da parte delle PMI, anche per fronteggiare le richieste del sistema bancario conseguenti all’attuazione delle regole di Basilea 2.
Tab.4 Politica degli investimenti: Serie storica dal 1996 al 2007 e previsione per il 2008

Sul versante delle politiche economiche, invece, gli accenti più critici riguardano la eccessiva contrazione della spesa pubblica per investimenti, la quale, considerato il peso straordinario che ha sugli investimenti produttivi effettuati dalle PMI sarde, ha determinato in ultima analisi la sospensione delle decisioni di investimento. Ciò che viene evidenziato nel Rapporto è l’errore strategico che sarebbe stato compiuto dai policy makers regionali nel voler puntare tutto sulla Progettazione integrata, definito “uno strumento che gli imprenditori giudicano coerente ed efficace sulla carta, perché consente un salto di qualità delle politiche di sostegno e quindi maggiori risultati. Uno strumento, d’altra parte, farraginoso, contorto e contraddittorio per come è stato finora attuato”. Inoltre, nonostante si riconoscano i progressi su alcuni versanti, l’altro nodo strutturale che viene evidenziato sono le carenze infrastrutturali, in particolare legate ai sistemi e alle vie di comunicazione e trasporto, e alle inefficienze del sistema amministrativo pubblico, le quali inciderebbero pesantemente sulla capacità competitiva delle imprese che operano in Sardegna.