La nuova banca. Ambizione e pazienza per rilanciare il Sud
Gran parte di ciò che vale la pena di dire sul Mezzogiorno è in questo breve articolo di Guido Tabellini pubblicato sul Sole 24 Ore il 17 novembre. Buona lettura a tutti, soprattutto a chi ha la responsabilità di decidere come spendere i soldi pubblici, per finanziare quali politiche, con quale orizzonte temporale.
Il ministro Giulio Tremonti ha più volte osservato che alla base della bassa crescita dell'Italia sta anche il problema del Mezzogiorno. È vero. Al Sud risiede un terzo della popolazione italiana, ma il prodotto per abitante è meno del 60% rispetto al Centro-Nord, e le esportazioni sono un decimo del totale italiano. Se una parte così rilevante delle risorse rimane sottoutilizzata, tutto il paese ne risente.
Evitare illusioni e interventi estemporanei
Ma i problemi del Mezzogiorno sono così gravi e diffusi che è illusorio aspettarsi risultati da provvedimenti estemporanei come la Banca del Sud. È vero che il costo del credito è più alto al Sud, ma ciò è facilmente spiegabile con la maggiore diffusione della criminalità, il peggior funzionamento della giustizia, le prospettive economiche più incerte. A meno di non chiedere che il credito sia allocato con criteri politici, anziché economici, non si capisce cosa possa fare in più una Banca del Sud rispetto ad altri istituti che operano sul mercato. E abbiamo già sperimentato quanti danni fa la politica se si mette a prestare i risparmi altrui. Speriamo che anche la Camera, come già ha fatto il Senato, abbandoni questa cattiva idea.
Cosa fare per risolvere davvero i problemi del Mezzogiorno? È stato tentato quasi tutto: dagli investimenti pubblici, ai patti territoriali, a vari incentivi a capitale e lavoro, alla nuova programmazione regionale, ma niente ha funzionato. Nonostante decenni di politiche speciali a favore delle regioni meridionali, la convergenza con il resto d'Italia si è fermata a metà anni 70.
Questi fallimenti hanno una ragione: sono stati utilizzati strumenti economici per affrontare problemi che invece riguardano la società, il funzionamento delle istituzioni e di tutti i servizi pubblici essenziali, le amministrazioni locali, il comportamento politico dei cittadini.
Politiche più ambiziose e pazienti: c'è una profonda trasformazione della società da sostenere
Se la diagnosi è corretta, allora le politiche per il Mezzogiorno dovrebbero diventare molto più ambiziose ma anche molto più pazienti che in passato. Ambiziose, nel senso di porsi l'obiettivo di trasformare la società, inclusi i valori e gli atteggiamenti dei cittadini nei confronti della collettività. Pazienti, perché i tempi richiesti saranno lunghi.
Un'impostazione di questo genere richiede strumenti diversi dalle politiche regionali. Occorre migliorare i servizi pubblici offerti direttamente dallo stato sul territorio, in due campi in particolare: istruzione e giustizia. L'istruzione è fondamentale per incoraggiare la mobilità sociale, combattere l'illegalità e il lavoro sommerso, diffondere valori civici. Il buon funzionamento dello stato di diritto è cruciale per alimentare rispetto e fiducia nei confronti della collettività. In entrambe le aree, le regioni meridionali sono svantaggiate.
Come evidenziato da una recente ed esaustiva ricerca della Banca d'Italia, i test scolastici rivelano che, a tutti i livelli d'istruzione, l'apprendimento è più basso nel meridione, di circa il 10% rispetto alla media italiana, e cresce con il livello d'istruzione; l'influenza delle condizioni familiari è più forte; il tasso di abbandono della scuola è molto più elevato; la quota di quindicenni sotto un livello minimo di conoscenze varia tra il 14% e il 22% nel Sud, contro circa il 5% al Nord.
Lo stesso vale per la giustizia. Per concludere il primo grado di un procedimento civile nei tribunali meridionali, ad esempio, bisogna aspettare in media un anno in più che non al Centro-Nord. A questo proposito, il disegno di legge appena presentato, che accorcia la durata dei procedimenti penali, renderebbe inapplicabile la giustizia penale proprio al Sud, dove i processi durano più a lungo.
Insomma, se davvero lo stato vuole aiutare lo sviluppo del Mezzogiorno, pensi innanzitutto a far funzionare bene i servizi di cui è direttamente responsabile, magari lanciando un'apposita campagna: più istruzione e più giustizia nelle regioni meridionali. E se proprio non riesce a farlo, quantomeno non introduca nuove norme che avrebbero effetti devastanti.
* Da: Il Sole 24 Ore, 17 novembre 2009
Agire con uno sguardo verso futuro
Il problema del ritardo del Sud è strettamente connesso a questa cattiva gestione che pare non avere colori politici.
La nostra classe dirigente ha bisogno di capire che per ottenere risultati importanti si deve accettare di non ottenerne alcuno o quasi per almeno i dieci anni precedenti.
Certo, non si tratta di politiche elettorali, che premiano in termini di popolarità e sondaggi, ma è quanto di più necessario.
Finchè non si effettuerà una svolta in questo senso, i problemi dell'Italia rimarranno irrisolti: arriverà un provvedimentino che farà felici un pò di persone per qualche mese, per poi tornare al punto di partenza.
Ecco il più grande problema dell'Italia.