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SPIN. Trucchi e teleimbrogli della politica

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Clementina Casula discute il volume di Giancarlo Bosetti "SPIN. Trucchi e teleimbrogli della politica", Marsilio, pagg. 219, 13,00 Euro.

Spin

Spin è termine inglese che indica l’effetto creato da un giocatore di cricket o di tennis nella traiettoria impressa alla palla giocata, ma che applicato alla politica democratica ha intenzioni e conseguenze molto meno sportive. La “politica con l’effetto” si serve di una comunicazione truccata ad hoc da esperti professionisti (spin-doctors) ed è veicolata principalmente attraverso il mezzo televisivo. Nel suo ultimo libro Giancarlo Bosetti, direttore della rivista di cultura politica Reset, “smaschera” i trucchi dello spin identificandone le principali tipologie utilizzate nella comunicazione politica contemporanea: dall’indexing, ovvero la selezione faziosa delle notizie che costituiranno il sommario degli eventi del giorno, al framing pro domo sua, ossia la scelta nel presentare i fatti di un’inquadratura ed uno stile narrativo favorevoli ad uno schieramento politico; dalla italianissima tecnica del pastone (che prevede la raccolta di dichiarazioni di pochi secondi di esponenti politici non per chiarirne la posizione nel dibattito ma per riconoscerne un ruolo nella spartizione del potere), alla tendenza a dedicare i resoconti politici alla competizione tra contendenti, quasi si trattasse di una gara di cavalli (horse race); dalla prevalenza di argomenti che fanno leva su difetti dell’interlocutore (ad hominem) piuttosto che sulle questioni in discussione (in re) alle foto-opportunità (photo-op), costruite e pianificate per far breccia nell’immaginario collettivo; dalla diffusione di calunnie contro un avversario politico attraverso l’invio di posta elettronica ad un bacino selezionato di potenziali elettori (narrow casting) ai “sondaggi con la spinta” (push poll), ovvero telefonate che si presentano come un sondaggio e in realtà diffondono indirettamente notizie false e tendenziose.

Si tratta di trucchi diversi che però ripropongono sempre lo stesso schema di una comunicazione per la quale, a prescindere dai temi affrontati, le notizie vengono falsate in modo da presentarle al pubblico in termini favorevoli ad una fazione e sconvenienti per quella avversa. La “comunicazione-con-spin” risponde alle regole televisive della concorrenza volta ad accapparrarsi l’audience con qualsiasi mezzo e ai legami di dipendenza dei mass media da un tipo di politica competitiva e faziosa. Il suo effetto è quello di distrarre l’opinione pubblica rispetto al contenuto dei temi più urgenti da discutere, intrattenendola con la produzione incalzante di notizie sempre più semplificate, polarizzate, drammatizzate. In tal modo l’opinione pubblica viene “sedata” e quindi inibita nella attuazione del suo fondamentale compito di garante della democrazia: coi riflessi rallentati e minori capacità di mobilitazione, l’opinione pubblica arriva a prediligere posizioni faziose, impermeabili alle obiezioni e perciò semplici e rassicuranti. Così lo spin, dice Bosetti, diventa nell’era contemporanea il nuovo “oppio dei popoli”, che agisce come la religione nelle società tradizionali e l’ideologia in età moderna: infatti allo stesso modo illude, occulta il brutto, mostra “il bello e il buono che c’è nelle più sciagurate circostanze”.

La novità del fenomeno-spin consisterebbe nell’ “emergere di un nuovo potere che intreccia antichi vizi della politica con nuovi mezzi offerti dalla recente evoluzione massmediatica, che aggiunge ad antiche, eterne tentazioni alla manipolazione degli elettori una nuova credulità di massa”. Due i principali fattori ambientali che hanno facilitato la propagazione del “virus-spin”. Da un lato le guerre, che promuovono la logica del “pensare-per-nemici” e alimentano il “conflitto tra civiltà”. Dall’altro lato l’ascesa della TV commerciale davanti al declino del servizio pubblico, che porta ad una concezione dell’ “informazione-come-intrattenimento” (infotainement) fatta di tempi ristretti, semplificazione, aggressività, allarmismo: così i notiziari televisivi, principale fonte di informazione politica per la cittadinanza, si trasformano in “tg-rap” in lotta per l’audience. Entrambi i fattori sono da ricollegare alle difficoltà vissute oggi dalle democrazie rappresentative in seguito alla crisi dello stato-nazione e del suo ruolo come garante dell’interesse pubblico. L’onda neoliberista si diffonde incontrastata grazie al contemporaneo sgretolarsi delle principali agenzie di socializzazione. Questo porta i cittadini a cercare fonti alternative di certezza e rassicurazione rifugiandosi nel noto, nella tradizione, nel senso comune ed escludendo tutto ciò che non ne fa parte, secondo la logica amico-nemico. Per lo stesso motivo offrono ai giornalisti televisivi un eccesso di delega rispetto alla selezione delle informazioni che, grazie all’utilizzo dello spin, sostengono i sentimenti di populismo o antipolitica.

Tuttavia, sebbene la critica di Bosetti dello spin e della videopolitica sia di tipo radicale, la sua “pars costruens” predilige invece una posizione di razionalismo, incrementalismo e sperimentalismo sociale, che si rifà alla lezione di pensatori liberali come Bobbio, Popper, Berlin da lui a lungo frequentati. Il fenomeno-spin non è una calamità naturale davanti alla quale non si può opporre alcun rimedio: in quanto processo sociale può essere riveduto e corretto. A questo fine Bosetti riporta nella parte conclusiva del libro diverse iniziative o proposte che spingono in direzione di un recupero da parte dei media del loro compito di “servizio pubblico” e da parte dell’opinione pubblica di un ruolo maggiormente attivo e critico ai fini di preservare l’ideale di “democrazia basata sulla discussione” (government by discussion) e che rivelano nell’autore una forse eccessiva illuministica fiducia nelle capacità di riscatto della razionalità umana.




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by Clementina Casula last modified 2007-06-18 15:39

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