Rifiuti: una scelta coraggiosa
La Sardegna deve sentire l’orgoglio di aver contribuito, grazie alla scelta del Presidente Soru, ad affrontare una drammatica emergenza: i rifiuti in Campania.
A fronte dei pochi “no” espliciti e dei molti “si … ma”, che ricordano la famosa ricerca dell’albero di Bertoldo, Soru ha teso la mano che gli veniva richiesta.
Nessuno naturalmente può sentirsi autorizzato a procrastinare, in Campania, scelte ormai ineludibili ma ci sono temi, come quello della sostenibilità ecologica delle azioni pubbliche e private, che andrebbero affrontati con un approccio di medio-lungo periodo e in una logica, come si dice, bipartisan. D’altra parte, malgrado quel che pensano i sostenitori di un bipolarismo muscolare, un bipolarismo maturo non si costruisce nella rissa di tutti contro tutti ma a partire da uno zoccolo di condivisione di valori e di scelte.
La questione dei rifiuti in Campania è uno di quei temi che si presta a due diverse, possibili reazioni.
La prima, la più facile, è quella dell’invettiva moralistica contro l’eterno sfasciume napoletano e meridionale. Ci si salva l’anima e poi, come se nulla fosse, si continua, come singoli, a gettare per terra le cartacce, o, come istituzioni, a non organizzare la raccolta differenziata nel proprio comune.
La seconda reazione è più complessa, prende la questione più da lontano, ma consente di fare i conti con esigenze più strutturali della nostra società nazionale.
Organizzare la raccolta differenziata dei rifiuti in una conurbazione tra le più densamente popolate del pianeta, individuare aree idonee alla loro raccolta, costruire un termovalorizzatore richiede tempi non brevi e, soprattutto, il convinto consenso di molti soggetti. Si tratta, appunto, di una scelta bipartisan.
Non si tratta di mettere in ombra le responsabilità di chi ha avuto funzioni di governo regionali e comunali. Certo, in questo caso, il ruolo di governo, e la consapevolezza dell’imminente disastro, avrebbero richiesto una denuncia più netta degli ostacoli frapposti ad una corretta politica, fino alla minaccia, tante volte strumentalmente utilizzata per ben più futili motivi, delle dimissioni per la mancanza di strumenti e/o di solidarietà adeguate per l’esercizio delle proprie funzioni e per l’assunzione di scelte indispensabili anche se impopolari.
Antonio Bassolino e Rosa Russo Jervolino, e, più complessivamente, le coalizioni di centrosinistra che si sono succedute al governo della Campania e di Napoli, si portano dietro una pesante responsabilità: governare vuol dire anche compiere scelte impopolari. Anche l’attuale Ministro dell’Ambiente ci ha messo di suo, opponendosi ideologicamente alle autorità locali e, di fatto, bloccando il piano Bertolaso.
Ma chi ha il diritto di lanciare la prima pietra?
Antonio Di Pietro che contrastò la scelta del termovalorizzatore?
Il centrodestra che ha gestito per un quinquennio il Ministero dell’Ambiente e che, senza neanche l’alibi di una, sia pur sbagliata, solidarietà politica, non ha denunciato i ritardi negli investimenti e il rischio di precipitare nella situazione attuale e anzi, alla ricerca di consenso elettorale, ha spesso guidato le rivolte populiste?
Le anime belle che capeggiarono le rivolte contro le localizzazioni degli impianti?
Sarebbe opportuno che ciascuno si facesse un’autocritica e poi, se è convinto di quel che oggi dice, agisse di conseguenza.
Bisogna dare atto a Soru del coraggio della sua scelta. La Sardegna ha dimostrato di avere un Governo che, nei momenti decisivi, si rivela capace di ... governare. Sarebbe utile che ne avessero piena consapevolezza tutte le forze politiche a partire da quelle della maggioranza.