La disuguaglianza dei redditi in Europa, Italia e Sardegna
L'attuale fase di recessione può aumentare la sperequazione tra i redditi nei paesi industrializzati. Claudio Mura fotografa per noi la situazione, tra percezioni distorte spesso contraddette dai numeri reali. Seguiamo quindi i dati OCSE e ISTAT riguardanti l'Italia e la Sardegna, utili per capire anche quali politiche privilegiare in questo difficile momento.
Analisi e banche dati di istituti diversi (nazionali ed internazionali) sembrano certificare per l’Italia un livello di disuguaglianza dei redditi delle famiglie consistente, maggiore di altri paesi che - per struttura demografica ed economica – assomigliano al nostro.
L’attuale crisi internazionale, che sta producendo effetti evidenti anche a livello nazionale e locale, ha amplificato un fenomeno che numerose indagini (da ultimo il Rapporto 2008 del Censis) hanno messo in luce riguardo al disagio economico soggettivo di un numero sempre più ampio di persone che denunciano l’incapacità di sostenere alcune spese o di rispettare le scadenze dei pagamenti ricorrenti.
A fronte di ciò, due diverse percezioni diffuse in gran parte dell’opinione pubblica sembrano scontrarsi con l’evidenza delle statistiche. Secondo la prima, l’Italia sarebbe un Paese con un livello di disuguaglianza dei redditi trascurabile e una quota di persone povere non così allarmante, almeno in confronto al Paese considerato il campione dell’ingiustizia mondiale: gli Stati Uniti d’America. Una seconda opinione diffusa – in parte contraria alla precedente – vedrebbe tale disuguaglianza in forte e costante crescita nell’ultimo decennio, ed ancora oggi.
Vediamo cosa ci dicono le statistiche ufficiali.
Distribuzione del reddito e diseguaglianza a livello internazionale ed europeo
Un recente studio dell’OCSE (Growing Unequal?, 2008) evidenzia come dalla metà degli anni Ottanta ad oggi, nei 30 Paesi industrializzati dell’OCSE, la disuguaglianza di reddito si è accentuata. Sulla base dell’indice di Gini, che misura la disuguaglianza assumendo valori compresi fra zero (quando tutte le famiglie ricevono lo stesso reddito) e uno (quando il reddito totale è percepito da una sola famiglia), l'Italia ci colloca in sesta posizione (con un coefficiente intorno allo 0,35), superata solo da Messico, Turchia, Portogallo, Usa, e Polonia (Fig.1).
Il nostro Paese – sempre secondo l’OCSE – risulta essere inoltre quello in cui dagli anni ’80 si è osservato l’aumento maggiore del divario tra i redditi da lavoro autonomo e da capitale, che sono diventati il 33% più diseguali (a fronte di un valore medio del 12% tra i Paesi OCSE) anche grazie alla svalutazione della lira e da non adeguate politiche redistributive dello Stato attraverso politiche fiscali.
Fig. 1 – Indice di disuguaglianza (Gini) nei Paesi OCSE - 2005
Fonte: Oecd (2008), Growing Unequal? Income distribution and poverty in Oecd countries.
Il gap italiano rispetto alla distribuzione dei redditi familiari viene confermato anche dall’ultima “Indagine europea sui redditi e le condizioni di vita” (Eu-Silc) condotta a livello europeo, da cui emerge che nel 2005 l’Italia si colloca – sempre sulla base dell’indice di Gini (1) - in posizione intermedia a livello Europeo, con un livello di diseguaglianza dei redditi inferiore solo a Portogallo, Lituania, Grecia, Ungheria, Romania, Polonia, Estonia, Regno Unito, Islanda, Irlanda e Lettonia (Fig.2).
Analizzando il rapporto fra la quota di reddito totale percepito dal 20 per cento più ricco della popolazione e quella del 20 per cento più povero, si osserva un valore più basso in alcuni Paesi dell’Europa del nord e del centro Europa (Danimarca, Slovenia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Svezia, Finlandia e Austria), seguiti dai paesi dell’Europa Nord-Occidentale, dove tale rapporto è comunque inferiore al 4,2%. In Italia, come in alcuni altri paesi (Spagna, Romania, Regno Unito, Estonia, Ungheria, Italia e Polonia), tale rapporto è compreso fra 4,2 e 5,5 volte (Fig.3).
Fig. 2 - Indici di concentrazione del reddito in Europa
Anno 2005 (indice di Gini)
Fig.3 - Rapporto fra la quota di reddito percepita dal 20 per cento più ricco e quella del 20 per cento più povero in Europa - Anno 2005

Fonte: Eurostat, Indagine sul reddito e le condizioni di vita
In Italia e in Sardegna
A livello regionale, il reddito netto delle famiglie che vivono nel Mezzogiorno risulta essere pari a circa tre quarti di quello delle famiglie che vivono nell’Italia centro-settentrionale (2). Tutte le regioni meridionali fanno registrare un reddito familiare inferiore alla media nazionale, mentre tra le regioni centro-settentrionali solo la Liguria è in una situazione simile (a causa dell’alto indice di vecchiaia). Se nel calcolo del reddito si considerano anche i fitti imputati, le differenze territoriali diventano anche maggiori.
La distribuzione del reddito equivalente offre un’ulteriore informazione sul livello di disuguaglianza: il 20% delle famiglie con i redditi più bassi percepisce circa l’8% del reddito totale, dove come prevedibile, vi si concentra l’80% delle famiglie in cui non sono presenti percettori di reddito da lavoro o da pensione. Per contro, il 20% delle famiglie con i redditi più elevati percepisce una quota pari a circa cinque volte superiore.
Fig. 4- Indice di disuguaglianza dei redditi (Gini) - 2005
Fonte: ISTAT
Secondo l’indagine campionaria annuale “Reddito e condizioni di vita” realizzata dall’Istat, nel 2005, l’indice di Gini, calcolato escludendo dal reddito i fitti imputati, è risultato a livello nazionale pari a 0,321 (3).
Un livello di disuguaglianza maggiore si osserva per molte regioni meridionali e insulari: al primo posto si trova la Calabria con 0,348, seguita da Sicilia con 0,346 e Campania con 0,343. La Sardegna con un valore pari a 0,303 (e in diminuzione rispetto al passato (4)) si colloca al di sotto della media italiana, in posizione intermedia con altre regioni più ricche, come l’Emilia-Romagna e Lombardia (entrambe con un coefficiente pari a 0,304).
Il grafico seguente (Fig.5) mette a confronto il reddito netto familiare e l'indice di disuguaglianza (Gini) tra i redditi delle famiglie delle regioni italiane, dove l'incrocio degli assi cartesiani rappresenta la media nazionale.
Fig. 5- Redditi netti familiari e Indice di disuguaglianza - 2005
Fonte: nostra elaborazione su dati Istat
Cause e rimedi
La dinamica dell'indice di Gini calcolato dall'Istat ci dice che l’aumento più consistente del livello di disuguaglianza si è osservato nei primi anni '90, in occasione della recessione del 1993, mentre da allora – se pur con leggere fluttuazioni, statisticamente poco rilevanti – tale livello è rimasto sostanzialmente stabile. Nonostante ciò la percezione comune sembra descrivere uno scenario di segno opposto, spiegabile attraverso una serie di fenomeni di natura diversa.
Innanzitutto un fenomeno distributivo tra i diversi gruppi sociali in un contesto di stagnazione dei redditi delle famiglie (5), che ha penalizzato maggiormente i lavoratori dipendenti (soprattutto quelli del settore privato) che hanno visto calare, rispetto agli indipendenti, il proprio potere di acquisto. La serie storica delle indagini della Banca d’Italia ci dice che in termini reali, nel corso degli ultimi 11 anni (dal 1995 al 2006) i redditi disponibili delle famiglie dei dipendenti si sono ridotti in termini reali dello 0,5%, mentre i redditi degli indipendenti sono cresciuti del 26% circa (6). Dati che trovano riscontro anche nella sostanziale stagnazione della produttività del lavoro, che frena maggiormente la crescita dei redditi di operai ed impiegati.
Altre dinamiche in corso riguardano la moderazione salariale che insieme alla globalizzazione ha compresso la dinamica dei salari in tutti i paesi ricchi, e l’aumento della flessibilità del lavoro, che in moti casi, anche a causa di una riduzione dei salari di ingresso, ha creato “precarietà” nella vita di un numero crescente di persone.
Secondo le analisi dell’OCSE, la risposta dei Paesi alla crescita della disuguaglianza è stata soprattutto di carattere fiscale e sociale, attraverso un aumento della spesa a favore di una popolazione che tende ad invecchiare velocemente. Questa non può che essere una risposta "solo temporanea", non risolutiva del problema e nel lungo periodo poco sostenibile. Come anche non risolutive potranno essere misure sulla linea dei “bonus alle famiglie più disagiate” o della “social card”, che nonostante sembrino avere effetti positivi sulla riduzione della disuguaglianza (7), esse si limitano ad alleviare gli effetti del problema piuttosto che risolverne le cause.
Diversamente – come suggerito dall’OCSE - dovrebbero essere adottate misure capaci di bloccare e ridurre la disparità tra redditi da lavoro e da capitale, facendo si che “le persone siano in grado di lavorare e percepiscano stipendi sufficienti per il proprio sostentamento e per quello della famiglia”, incoraggiare “i disoccupati a riprendere l’attività lavorativa e a non dipendere dalle indennità di disoccupazione, di disabilità e di pensione anticipata, mantenendo le persone sul posto di lavoro e offrendo buone prospettive di carriera”(8).
Note
(1) L’indice di Gini è stato calcolato attribuendo a ogni individuo il reddito (familiare) equivalente della famiglia di appartenenza e considerando come unità statistiche gli individui.
(2) Il reddito netto familiare totale è pari alla somma dei redditi da lavoro dipendente e autonomo, di quelli da capitale reale e finanziario, delle pensioni e degli altri trasferimenti pubblici e privati ricevuti dalle famiglie, al netto del prelievo tributario e contributivo e di eventuali imposte patrimoniali.
(3) Se si considerano anche i fitti imputati, il livello di disuguaglianza diminuisce (0,304). In questo caso infatti gli affitti imputati vengono distribuiti fra i proprietari in modo meno diseguale rispetto agli altri redditi (da lavoro, da capitale, ecc.).
(4) L’indice di Gini per la Sardegna nel 2004 era pari a 0,323.
(5) Dal 2005 al 2006 i redditi di tutte le famiglie italiane sono cresciuti di circa l’8% in termini reali, meno dell’1% all’anno.
(6) Massimo Baldini (2008), Quali redditi sono rimasti al palo, LaVoce.info, http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000226.html
(7) Massimo Baldini e Simone Pellegrino (2008), Si fa presto a dire bonus, LaVoce.info, http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000804.html
(8) OECD (2008), Growing Unequal? Income distribution and poverty in Oecd countries.
* Ricercatore ERVET – Emilia-Romagna Valorizzazione Economica del Territorio