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La coscienza di un liberal

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Nel suo ultimo libro Paul Krugman premio Nobel, docente di Economics and International Affairs alla Princeton University e noto editorialista del New York Times affronta le cose che sono "andate storte" negli ultimi trent'anni negli USA e giunge alla conclusione che "l'America forte, egualitaria e progressista non c'è più, spazzata via dalle politiche conservatrici". Un'analisi che mette in guardia dagli attuali movimenti politici che governano attuando politiche contrarie agli interessi della maggioranza "con l'inganno, i diversivi e la munificenza nei confronti dei propri sostenitori". Spunti di riflessione anche per noi nella parte finale del suo libro, con molte, forse troppe, similitudini con i fatti di casa nostra, nazionali e regionali.

I liberal sono coloro i quali credono in istituzioni che limitino le disuguaglianza e l’ingiustizia. I progressisti sono coloro i quali partecipano, esplicitamente o implicitamente, a una coalizione politica che difende e cerca di potenziare quelle istituzioni. […] Il programma progressista è chiaro e realizzabile, ma dovrà fronteggiare una feroce opposizione. l’elemento centrale della moderna vita politica americana è il controllo esercitato dalla destra ultraconservatrice sul partito repubblicano, e la sua visione di come dovrebbe essere l’America è totalmente antitetica a quella del movimento progressista. Tale elemento fa sì che l’idea, tanto amata dai grandi commentatori di politica, che il progresso possa venire da un consenso bipartisan è semplicemente assurda. Riguardo alla riforma sanitaria, che è la massima priorità di politica interna per i progressisti, non c’è modo di raggiungere un compromesso, tra i Repubblicani decisi a strangolare il Medicare e Democratici che vogliono un’assistenza sanitaria garantita per tutti. […] Essere progressisti, dunque, significa essere di parte, almeno per il momento. L’unico modo per tradurre in pratica un programma progressista, se i Democratici riusciranno ad avere contestualmente il controllo della Presidenza e del Congresso con un buon margine di maggioranza, sarà sconfiggere l’opposizione dei Repubblicani. E per ottenere un predominio politico di questo tipo servirà una leadership che costringa gli oppositori del programma progressista a pagare un prezzo politico per il loro ostruzionismo, leader, come Franklin Delano Roosevelt, che non abbiano paura di attirarsi l’odio dei gruppi di interesse che cercano di impedirci di rendere migliore la nostra società.

Se il nuovo movimento progressista avrà successo, alla fine non ci sarà più necessità di essere di parte. […] Sul lungo periodo si può sperare in un ritorno a quel tipo di politica: due partiti ragionevoli, che accettano quanto c’è di meglio nel nostro paese ma si contendono il favore degli elettori in base a chi si dimostra più capace di garantire una vita decente a tutti gli americani, e che si mantengono vicendevolmente onesti.

Al momento essere attivamente liberal significa essere progressisti, ed essere progressisti significa essere di parte. Ma l’obiettivo finale non è il governo di un partito unico. E’ il ripristino di una democrazia realmente vitale e competitiva. Perché, in definitiva, la democrazia coincide con il pensiero liberal.

da Paul Krugman, La coscienza di un liberal, Editori Laterza - 2008

by redazione last modified 2008-10-17 13:18

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