Chi sceglie il Rettore? La politica rispetti l'autonomia dell'Università
Circolano insistenti voci di interventi della politica regionale a favore di uno dei candidati alla posizione di Rettore dell’Università di Cagliari. Interventi di questo tipo rischiano di fare danni enormi all’intero sistema della ricerca: alla Sardegna serve un Rettore scelto senza impropri condizionamenti, in grado di elaborare e sostenere con autorevolezza il punto di vista autonomo di quella comunità nel dialogo con gli altri soggetti del sistema territoriale, politica e governo regionale inclusi.
Ci sono due notizie che riguardano le elezioni per il Rettore dell’Università di Cagliari. Una è ottima, l’altra pessima.
L’ottima notizia è che dopo il lungo regno di Pasquale Mistretta c’è finalmente competizione vera tra candidati alternativi: la possibilità di scegliere, insomma.
La pessima notizia è che – a quel che sembra – qualcuno vuole interferire con questa libertà di scelta.
Se prendete il telefono e parlate con qualche collega, la pessima notizia vi verrà riportata come un fatto certo, più o meno in questa forma: nei giorni precedenti il secondo turno per le elezioni rettorali, persone collegate all’attuale governo regionale avrebbero contattato numerosi elettori, soprattutto dell’area medico-scientifica, e avrebbero esercitato forti pressioni per orientare il voto a favore di uno dei candidati in campo.
Com’è ovvio, la politica – la pessima politica – ha una facile leva per esercitare ovunque, in qualunque angolo della società, “forti pressioni”: basta che usi l’ampia discrezionalità a sua disposizione per favorire interessi particolari. Farlo è semplice: è sufficiente adottare criteri ad hoc per la distribuzione delle enormi risorse pubbliche di cui ha il controllo: chi si comporta “bene” sarà premiato, chi non si allinea lo fa a suo rischio.
Non so quante pressioni politiche di questo tipo ci siano state e quanto “forti” siano state. So che queste voci dovrebbero allarmare chiunque sia anche minimamente interessato ai destini della nostra università.
In questi anni l’università di Cagliari ha sofferto di insufficiente autonomia dalla politica. Non è riuscita esprimere un punto di vista forte, chiaro, influente su cosa dobbiamo intendere per società della conoscenza, su quale ruolo deve avere l’università in quella società, su quali regole un sistema regionale della ricerca dovrebbe adottare per premiare sistematicamente la qualità e per sanzionare molto diffusi comportamenti opportunistici, che finora hanno consentito carriere spesso sganciate dal merito e basate invece su opache “appartenenze” accademiche o politiche.
Questa insufficienza di ruolo ha generato i danni che sono sotto gli occhi di tutti: ancora oggi l’università incide pochissimo nei processi di programmazione che controllano le modalità di spesa delle enormi risorse pubbliche – europee, nazionali, regionali – a disposizione per la ricerca scientifica in Sardegna.
La debolezza dell’università fa male a tutta la regione: l’intero sistema sardo della ricerca è in uno stato di evidente confusione: autoproclamati e costosissimi “centri di eccellenza” regionali incapaci di creare essenziali sinergie con il sistema universitario convivono con dipartimenti universitari sottofinanziati, ai quali nessuno offre premi per la qualità della loro ricerca (eppure premi di quel tipo sarebbero facilmente finanziabili con una parte anche piccola delle enormi risorse pubbliche oggi disponibili).
La Sardegna ha un estremo bisogno di una università capace di dire la sua su ricerca e conoscenza, di sviluppare un punto di vista alto e competente su questi temi, basato sull’enorme capitale intellettuale che ha al proprio interno.
In una parola, serve un Rettore forte, rispettato, capace di ottenere il massimo consenso della comunità scientifica che lo ha eletto liberamente, in grado di elaborare e sostenere con autorevolezza il punto di vista di quella comunità nel dialogo con gli altri soggetti del sistema territoriale, politica e governo regionale inclusi.
Un Rettore eletto con l’improprio appoggio della politica regionale sarebbe debole, perché avrebbe un debito che ne minerebbe indipendenza e autorevolezza. Oggi potrebbe ottenere qualche trattamento di riguardo; domani, in un diverso ciclo politico, rischierebbe di pagare con gli interessi favori così impropriamente ottenuti.
L’adozione della Legge regionale della ricerca e la novità di elezioni rettorali finalmente altamente competitive e incerte nell’esito rappresentano un netto miglioramento rispetto al passato, e offrono l’opportunità di un profondo cambiamento nella governance delle risorse per la ricerca in Sardegna. In quella migliorata governance, ognuno dovrà svolgere il proprio ruolo in piena autonomia, in un dialogo tra pari.
Iniziamo facendo la cosa giusta: Il Rettore scegliamocelo noi.
PS
Oltre a questo, Melis è di per sé un'ottima scelta. Come per la Regione nel 2004, la prima cosa da fare è lavorare sul bilancio per capire quante risorse ci sono per investire in una università migliore. Melis ha tutte le competenze e l'autorevolezza che servono per fare questo essenziale lavoro.
Poi speriamo che quelle risorse vengano usate per premiare chi lavora bene e che non vengano sprecate a favore di chi, nell'università, fa poco o nulla.