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Quando donne e competenze entrano (davvero) in politica

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di Adriana Di Liberto

La recente nomina della squadra economica scelta da Barak Obama, composta da persone di indubbie capacità e competenze, in cui compaiono ben due donne su quattro componenti, non può non far riflettere ancora una volta sia sull’assenza di donne nei posti di comando che, più in generale, sull’inadeguatezza dell’attuale classe dirigente italiana.


 

Fino a pochi mesi fa sembrava più facile che un cammello passasse attraverso la cruna di un ago piuttosto che venisse eletto un presidente di colore alla guida degli USA o una donna come economista a capo del Council of Economic Advisers (Cea). La nomina di Christina Romer, scelta dal neo eletto presidente degli Stati Uniti alla guida del Cea, il comitato dei consulenti economici dell'Esecutivo statunitense, è di fatto una di quelle vicende che danno il senso vero, concreto, dei passi da gigante che le donne hanno fatto negli ultimi anni nella società. O in alcune società. La Romer è un’economista insigne (clicca qui per vedere il suo CV ) che si è fatta strada con bravura e competenza in un ambiente, quello degli economisti, che nell’ambito accademico delle Scienze rimane nei fatti, in termini di presenza e carriera, il più sfavorevole per le donne*. Lavora insieme al marito nell’Università della California-Berkeley e ha pubblicato alcuni dei lavori più citati nell’accademia in ambito macroeconomico e della storia economica.

L’entusiasmo per le vicende d’oltreoceano non fa però che acuire il senso di imbarazzo per il contrasto evidente che esiste tra le vicende italiane e ciò che avviene negli altri paesi avanzati. In Italia le donne in politica, oltre ad essere poche, non brillano certo per competenza e capacità di incidere nei processi decisionali. Per dirla con le parole di Marianna Madia (centrosinistra, vedi il CV) alla trasmissione Ballarò (Rai tre), a cui fanno eco quelle del Ministro Carfagna (centrodestra, vedi il CV ) alle Invasioni Barbariche (LaSette), le donne cooptate dalla e nella maschia politica italiana in posti di totale irrilevanza, per la maggior parte non sanno fare altro che portare tutta la loro profonda e certificata “inesperienza”. Che fa il paio con quella dei loro colleghi maschi naturalmente. Ricordiamo che l’attuale Governo di fronte alla peggiore crisi economica mondiale dal secondo dopoguerra, non solo non ha alcun organo di consulenza formato da economisti a cui rivolgersi, come il Cea statunitense, ma non ha in campo economico, per scelta del ministro Tremonti, alcun economista in squadra. Come dire, per riparare il guasto all’impianto elettrico mi faccio consigliare dal miglior idraulico che tanto un po’ ne ha visto.

Il problema è che non possiamo permetterci in questo paese in declino una classe politica incompetente. E non possiamo certo permetterci che le poche donne nei posti di comando siano capaci di portare solo tutta la loro inesperienza. Le donne, come parte di una categoria discriminata, se chiamate a ricoprire posti di responsabilità hanno un onere aggiuntivo: quello di dover apportare enormi cambiamenti, legislativi, culturali e di modernizzazione in un paese innegabilmente vecchio ed ignorante. E devono essere capaci di contrastare le scelte di una classe politica che finora le ha nominate solo per farne dei graziosi orpelli.

*Si veda al proposito Ginther e Kahn (2004), "Women in economics: moving up or falling off the academic career ladder?" Journal of Economic Perspectives.

by Adriana Di Liberto last modified 2008-11-25 17:54

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