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Responsabilità sociale, perché noi no?

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di Manuela Murru

Ritorniamo sul tema politiche pubbliche per le Pari opportunità, questa volta entrando nel mondo delle imprese. La domanda da cui parte Manuela Murru, della Task Force del Dipartimento Pari Opportunità è questa: In che modo le politiche di pari opportunità possono diventare una realtà per le imprese sarde e favorire l’integrazione dei soggetti svantaggiati? La responsabilità sociale è uno strumento utile per le nostre imprese?


Nel luglio 2001, la Commissione ha presentato il Libro verdePromuovere un quadro europeo per la responsabilità sociale delle imprese”. In tale documento la CE ha definito la responsabilità sociale delle imprese (RSI) come “l'integrazione su base volontaria dei problemi sociali ed ambientali delle imprese nelle loro attività commerciali e nelle loro relazioni con le altre parti”.

Alla base di tale definizione vi è la consapevolezza da parte dell’Unione Europea che sia le imprese che la società sanno che un comportamento responsabile è la premessa di un successo commerciale durevole. Inoltre, incalza la CE nella COM (2005)24 nel sottolineare che l’Europa ha bisogno non solo di imprese, ma di imprese socialmente responsabili che assumano la loro parte di responsabilità nella situazione attuale, e ha riconosciuto che la RSI può “fornire un contributo essenziale allo sviluppo sostenibile rafforzando al tempo stesso il potenziale innovativo e la competitività dell’Europa”.

La responsabilità sociale delle imprese viene quindi considerata come uno strumento in grado di contribuire al raggiungimento dell'obiettivo strategico fissato dal Consiglio europeo di Lisbona, ovvero “diventare l'economia della conoscenza più competitiva e più dinamica del mondo, capace di una crescita economica sostenibile accompagnata da un miglioramento quantitativo e qualitativo dell'occupazione e da una maggiore coesione sociale nel 2010".

Infine, nella comunicazione (COM (2006) 136) la Commissione Europea ha ritenuto che la RSI rappresenti un aspetto del modello sociale europeo e costituisca un mezzo per difendere la solidarietà, la coesione e la parità delle opportunità nel contesto di una crescente concorrenza a livello mondiale.

La responsabilità sociale delle imprese è uno strumento importante per il perseguimento di uno sviluppo fondato sulla non discriminazione, la valorizzazione delle persone e delle “diversità”, la protezione e la tutela dei diritti acquisiti e rappresenta uno strumento in grado di far diventare le pari opportunità una realtà nelle imprese e favorire così l’integrazione dei gruppi svantaggiati.


Quando le imprese hanno un comportamento socialmente responsabile?

Le imprese hanno un comportamento socialmente responsabile quando decidono di andare oltre le disposizioni minime di legge per rispondere alle esigenze della società.

Riprendendo la definizione di RSI data dalla CE nel citato Libro Verde, proveremo a soffermarci sulle problematiche di tipo “sociale”, lasciando ad altri la possibilità di soffermarsi su quelle “ecologiche”.

In un’impresa (grande o piccola che sia) i problemi sociali riguardano in particolare la gestione delle risorse umane, la salute e la sicurezza nel lavoro. Un’impresa ha un comportamento socialmente responsabile quando, oltre a svolgere le sue principali funzioni, ovvero generare profitto tramite la produzione di beni e servizi, genera al tempo stesso un “profitto” per i suoi dipendenti e ricchezza per la società, in particolare attraverso la creazione di posti di lavoro.

Tali azioni, infatti sono essenziali per raggiungere gli obiettivi di una strategia della lotta per l’occupazione, vale a dire ridurre i livelli di disoccupazione, aumentare i tassi d’occupazione e lottare contro l’esclusione sociale.

In tale contesto, le misure “sociali” che un’impresa potrebbe adottare possono essere:

  • azioni volte a migliorare l’istruzione e la formazione lungo tutto l’arco della vita per il proprio personale, al fine di attrarre lavoratori qualificati;
  • azioni volte a responsabilizzare il personale;
  • iniziative che mirini ad un migliore equilibrio tra lavoro, famiglia e tempo libero, attraverso ad esempio la flessibilità degli orari di lavoro, l’uso dei congedi parentali, la realizzazione di strutture di custodia dei figli dei dipendenti;
  • iniziative volte a valorizzare la diversità delle risorse umane (diversity management);
  • l’applicazione del principio di uguaglianza per le retribuzioni e le prospettive di carriera delle donne;
  • la partecipazione ai benefici e le formule di azionariato;
  • la presa in considerazione della capacità d’inserimento professionale e della sicurezza sul posto di lavoro;
  • l’assunzione di persone provenienti da minoranze etniche, anziani, donne, disoccupati di lunga durata e persone sfavorite sul mercato del lavoro.

 

Lo strumento del bilancio sociale

Lo strumento più indicato per dare maggiore visibilità, informazione e garantire la massima trasparenza sulle scelte che un'impresa possa aver deciso di intraprendere in tal senso, è il “bilancio sociale”.

Il bilancio sociale ha proprio la funzione di descrivere il più analiticamente possibile le ragioni per cui si sostengono o si sono sostenuti determinati costi, ovvero si definisce come "l'utilizzo di un modello di rendicontazione sulle quantità e sulle qualità di relazione tra l'impresa ed i gruppi di riferimento rappresentativi dell'intera collettività, mirante a delineare un quadro omogeneo, puntuale, completo e trasparente della complessa interdipendenza tra i fattori economici e quelli socio-politici connaturati e conseguenti alle scelte fatte".

Bilancio sociale NTT DoCoMo Group 2006In particolare, il bilancio sociale oltre che consentire la massima diffusione sul ruolo svolto dall’impresa nella società civile, rappresenta anche uno strumento di rilevazione della performance dell’impresa, in quanto consente di misurare le ricadute, in termini di utilità ed efficienza, delle azioni sociali intraprese dall’impresa.

Attribuendo il carattere fondamentalmente “volontario” della RSI da parte delle imprese, la Commissione ha comunque garantito il massimo sostegno alla costituzione di un’alleanza europea in materia di RSI, alleanza aperta alle imprese europee di tutte le dimensioni, per promuovere l’idea della RSI nelle imprese europee.


 

Le esperienze in Italia

Alcune regioni italiani, seguendo proprio il suggerimento della CE hanno approvato delle leggi in materia, quali: la Regione Umbria con la L.R. n. 20 del 12 novembre 2002, la Regione Marche con la L.R. n. 11 del 23 febbraio 2005, la Regione Toscana con la L.R. n.17 dell’8 maggio 2006 e la Regione Lombardia con la L.R. n. 43 del 23 gennaio 2007.

Con l’approvazione di queste leggi, tali regioni hanno sottolineato il loro interesse a “promuovere l’attuazione e la diffusione delle pratiche e della cultura di responsabilità sociale nelle organizzazioni e nei cittadini” e che, nel pieno rispetto della normativa comunitaria in materia di aiuti di stato a favore delle PMI, intendono promuovere “le imprese che adottano volontariamente gli standard … relativi all’introduzione e allo sviluppo di modelli di rendicontazione e sistemi di gestione aziendali certificabili, … nonché la certificazione di prodotto o di servizio che assicurino la trasparenza e la credibilità delle pratiche in materia di responsabilità sociale”.

Alcune di queste leggi prevedono l’istituzione di un albo regionale per le piccole e medie imprese (ma non solo, perché sono comprese anche le imprese agricole, le ONLUS e le pubbliche amministrazioni) che promuovono ed adottano prassi socialmente responsabili.

L’iscrizione a tale albo costituisce titolo di priorità:

a) per la concessione di incentivi finanziari, contributi e agevolazioni previsti dalla normativa regionale;

b) per il rilascio delle autorizzazioni amministrative previste dalla normativa regionale, anche in attuazione del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, fermi restando i requisiti e le specifiche priorità ivi previste;

c) per la selezione di soggetti da invitare alle gare di appalto per lavori pubblici o forniture di beni e servizi, fermi restando i requisiti richiesti dalla vigente normativa in materia;

d) nell’aggiudicazione dell’appalto a parità di condizioni dell’offerta.

In particolare, la Toscana è la regione leader nella promozione della responsabilità sociale delle imprese (con il 37% delle imprese nazionali certificate). Fabrica Ethica è il programma regionale di promozione della RSI e le società che si certificano hanno avuto vantaggi come l'abbattimento dell'Irap dello 0,50%, un miglior punteggio nei bandi per la richiesta di contributi e una maggiore visibilità per le loro attività.

Per quanto riguarda le motivazioni che hanno spinto alcune regioni ad approvare una legge con riferimento specifico alla responsabilità sociale vi è senza ombra di dubbio la promozione di una crescita competitiva del sistema produttivo locale fondato sulla coesione sociale e territoriale, il consolidamento occupazionale attraverso la valorizzazione delle persone, la promozione delle pari opportunità e la lotta al lavoro nero e sommerso.

by Manuela Murru last modified 2008-03-05 19:04

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