Corse e cavalli
Alcune riflessioni dalla scuola primaria: gli esiti delle prove INVALSI, le differenze di apprendimento, il programma " Race to the Top " , la corsa verso l'eccellenza promossa da Obama.
Insegno nella scuola primaria romana dal 1991. Mi è capitato una volta sola che la mia classe partecipasse direttamente alla raccolta dei dati per la valutazione nazionale del sistema di istruzione. Guardiamo la prova di lingua italiana per l'anno scolastico 2005 - 2006. Lettura e comprensione, testo narrativo di Roberto Piumini, dal titolo " Brigante".
Di là dal fiume, sulla sponda destra, c'era un cavallo.
- Guarda! - disse il nonno.
Era un cavallo bianco e sembrava molto grande. Pascolava l'erba della sponda, muovendo lentamente la coda di qua e di là. ( … )
Le domande che seguono si riferiscono al testo che hai appena letto. Cerca di rispondere a tutte le domande e di fare del tuo meglio.
A1. Dove stanno Mattia e il nonno?
A. Su una barca in riva al fiume.
B. Su una barca in mezzo al fiume.
C. Sulla sponda destra del fiume.
D. Sulla sponda sinistra del fiume.
A2 Che cosa significa il verbo pascolare nella frase " pascolava l'erba sulla sponda" ?
A. Portare al pascolo.
B. Annusare.
C. Mangiare.
D. Muoversi sull'erba.
( … )
Già dalle prime righe lo scrittore presenta una sua sacrosanta libertà: uso transitivo di pascolare, soggetto cavallo, erba complemento oggetto; si noti che il vocabolario spiega che si pascolano gli animali; gli animali, per mangiarsi l'erba pascolano e stop. Si noti il testo INVALSI, che esordisce con il verbo stare nell'accezione - oramai diffusa - di essere: " dove stanno Mattia e il nonno? " pane quotidiano per i bambini romani, ma non certo per altri.
La domanda A 2, poi, cita " sulla sponda " ; il testo di Piumini dice " della sponda". Ora: che cosa stiamo accertando, in un bambino di nove anni? Siamo sicuri che questo fosse una proposta nel complesso adatta, per capire se Annunziata, Walter, o Ramòn o Samira sappiano localizzare nonno e nipote, se possiedano un lessico appropriato sul fare del cavallo? ( Una curiosità: la prova per la classe quinta proposta nell'anno scolastico 2008 - 2009 si intitolava " Il cavallo selvaggio ". Autore? Roberto Piumini.)
La competenza linguistica è cosa complessa e articolata, e si realizza nel tempo attraverso un molteplicità di occasioni e funzioni; ricordiamo che nella vita prevale la produzione orale, non quella scritta. Quel che vorrei dire è che non sono contraria alla raccolta di dati, ma ho perplessità sui quesiti.
L'insuccesso o il successo scolastico dipendono da numerose variabili, non è univoca l'eventuale strategia di miglioramento. Ci sono i bambini, di mezzo. Nella pratica di tutti i giorni, incoraggiamo le piccole decisioni sui compiti con cui una persona dai sei anni in poi si costruisce la personalità di studente: ascoltare e intervenire; realizzare una pagina sul quaderno con frasi e calcoli leggibili, con illustrazioni efficaci; cancellare e rifare; alzare la mano per commentare, raccontare, chiedere spiegazioni. Sono tutte conquiste talvolta faticose, che richiedono una atmosfera di apprendistato cooperativo che li faccia sentire sereni e curiosi attraverso giochi, attività manuali, psicomotorie, espressive. Di frequente alunni e alunne capaci hanno tempi di esecuzione ampi; ce ne vuole, perché prendano sicurezza e gusto. In questo senso la competizione è contrastata dal fatto che oggigiorno i bambini si scoraggiano facilmente, hanno fretta e poca pazienza. Se non riescono subito, anche se perdono in un gioco a squadre, sono pianti e litigi. Per non parlare dei bambini che di guai seri ne hanno a casa, nel corpo, nell'anima.
Guardando al modello di " corsa " proposto da Obama, prima ancora di vedere come promuovere l'eccellenza nei bambini, ci vorrebbero chiarezza e coraggio anche nel definire l'eccellenza degli insegnanti, che sono coloro a cui vengono date le maggiori responsabilità. E di responsabilità, sia detto, gli insegnanti ( e i loro dirigenti ). ne hanno. A scuola, però, appena si sente parlare di differenziazioni riguardo al " ruolo docente", scattano alcuni meccanismi obbligati. C’è chi grida all’ingiustizia, perché dobbiamo essere tutti uguali, sempre; c’è chi ha tanti anni di servizio, e si sente in cima alla classifica, sempre. Si accetta il fatto che ci siano degli aiuti e delle differenze di stipendio se si hanno familiari da supportare, e questo è più o meno quanto.
Forse, potremmo cominciare a partire da alcuni aspetti reali. Sì, ci sono un sacco di attività che non svolgiamo con gli alunni. Prendono tempo e energie. Aspetti progettuali, burocratici e organizzativi; per far fronte, ogni scuola individua un nucleo di insegnanti ridicolmente compensati che operano in commissioni e hanno l'incarico di funzioni strumentali. Ma non basta, perciò una parte del lavoro è condiviso in maniera sommersa e disomogenea da volontari. Dunque sono tante le mansioni extra cattedra, non equamente ripartite.
Ci vuole cura per i bambini, ma anche per i maestri. Cura vuol dire anche denaro, attenzione per chi vuole diventare insegnante, vuol dire alternative per chi insegna con stanchezza, per ripiego. Il percorso di apprendimento efficace deve essere stabile e continuato, e molte cattedre non lo sono; ci vuole capacità da parte degli insegnanti di adattare continuamente dei contenuti definiti a bambini e bambine con caratteristiche di apprendimento e intelligenza diverse tra loro. Non solo chi è in difficoltà ha bisogno di un laboratorio interdisciplinare umano e fantasioso che completi e rafforzi. La preparazione degli insegnanti, allora, se non continuamente rimodellata e rigenerata, porta a frustrazione a chi non si scolla dall'antica lezione; aumenta disorientamento e inefficacia in chi pensa di fare scuola gestendo un imparaticcio; logora chi vuole agire, perché la scuola è un mondo rituale e stanco, infarcito di convenzioni che immobilizzano e livellano verso il basso.
Potrebbe essere utile portare alla luce le diverse mansioni richieste dal lavoro scolastico Tanto per rimanere in tema americano, a me piacerebbe una scuola in cui ciascuno, rese esplicite le necessità di istituto, all'interno di un bilancio specifico, periodicamente scelga e dichiari " che cosa è disposto a fare" e sia adeguatamente retribuito ben oltre, se va oltre la didattica della classe. Per la scuola primaria, resta a mio parere importante che ogni insegnante di classe operi in modo competente con le discipline e alimenti il contatto con le famiglie degli alunni. Ma per il resto, di cui c'è moltissimo bisogno, ci si potrebbe organizzare perché ogni insegnante si assuma la responsabilità e il diritto di scegliere unicamente soltanto l'ambito fondante del lavoro in classe, oppure dica che cosa può e vuole dare in più in termini di tempo e impegno, riconoscendo a se stesso e agli altri esigenze economiche, culturali e professionali che non sono, non possono essere identiche, e regalate. C'è tanto da fare, che già si fa: progettare e riprogettare i currricoli di istituto, promuovere e seguire attività culturali e sociali, sperimentare sull'insegnamento ai bambini di altri paesi del mondo, gestire la scuola oltre l’orario come luogo di incontro, fare da turor ai tirocinanti; ma anche riorganizzare gli spazi scolastici e i materiali didattici, organizzare i rapporti con le altre scuole, con il territorio, coadiuvare la segreteria nella redazione di tanti documenti. Ce lo facessero fare meglio. Dateceli, quei cavalli, per viaggiare e vedere altri sistemi scolastici, per conoscere e, udite udite, per continuare a studiare e fare ricerca. Allora sì, che ci vedreste correre.