Ambiente e Ragione
Mi piacerebbe che la nostra Isola inaugurasse, anticipando quella nazionale, una stagione di politica di tutela ispirata ad un ambientalismo razionale.
Un ambientalismo maturo e responsabile in cui la comunicazione, sempre più insulsa, smetta di essere l’onda portante.
“Sardegna fatti bella” è una frasetta simpatica ma è stridente con la scelta di bruciare i rifiuti, spedendoli nell’aria, o dell'opposizione all’eolico a favore del carbone. I minatori, previa formazione, potrebbero accogliere con favore l’idea di gestire i parchi eolici piuttosto che scendere in miniera?
Un ambientalismo che si faccia carico dei problemi del lavoro, dell’energia, dei rifiuti e dei trasporti senza ipocrisie.
Quello, ad esempio, che in conseguenza della rinuncia Nazionale al nucleare, giusta o sbagliata che sia, non faccia comprare all’Enel le centrali nucleari all’estero. Oppure al contrario, che le faccia comprare, se la politica del paese fosse per il nucleare.
Sulla gestione della Tutela del Paesaggio
La gestione della politica Ambientale e Culturale legata al paesaggio naturale e a quello costruito dall’uomo è mortificata dalle procedure di valutazione degli interventi.
Ci comunicano che il recepimento del Codice dei Beni Culturali (DLgs 22.0.2004, n. 42). avviene in Sardegna prima che in altre Regioni. Il cosidetto Codice Urbani è stato purtroppo recepito in “quasi” tutte le sue parti. Negli Uffici Regionali di Tutela Paesaggistica la tempistica nelle risposte ai cittadini non viene rispettata. Il “Codice” nell’art 146 del capo IV definisce con estrema chiarezza i tempi con cui gli uffici si devono attenere nel rispondere ai cittadini. Entro quaranta giorni dall’istanza deve essere emessa la proposta di autorizzazione che viene inviata alla competente Soprintendenza, informandone gli interessati. La Soprintendenza ha poi sessanta giorni entro i quali rilascia l’autorizzazione definitiva.
Presso i nostri U.T.P. (Uffici Tutela del Paesaggio ) questi tempi si dilatano e quaranta giorni diventano un miraggio.
Gli uffici stessi si giustificano dicendo che questo dipende da organici insufficienti, i quali sono oggi quasi sempre formati per mobilità del personale Regionale proveniente dai più svariati uffici. Organici preposti a controllo di procedure evidentemente non sostanziali, visto che sul territorio nessuno è in grado di leggere la differenza di qualità del costruito nelle aree soggette al controllo rispetto ad altre.
Un esempio concreto
Vi sono paesi costieri, come Dorgali
ed Orosei, per esempio, divisi dalla SS
125 orientale sarda, limite del vincolo paesistico: ad Est della strada i
progetti degli edifici sono assoggettati al vincolo paesaggistico, e quindi al
controllo UTP, ad Ovest non lo sono. Un osservatore che entra in questi
paesi dovrebbe cogliere immediatamente la elevata qualità del costruito ad est
della strada rispetto al costruito ad ovest.
Non è cosi! Non vi è alcuna
differenza. Il risultato di questa procedura di controllo è infatti nullo.
Se si prendesse atto di questo fallimento si rafforzerebbero le Soprintendenze che hanno le competenze tecnico-culturali per assolvere degnamente al compito oppure, in alternativa, si potrebbero demandare totalmente le competenze ai Comuni. Si metterebbe fine ad una penosa vicenda sul controllo del territorio in cui la Regione ha ancora una volta interpretato male il proprio ruolo. I ritardi in queste procedure inutili, la cui inutilità è certificata dai risultati, a dispetto dei condivisibili principi ispiratori, causano una ulteriore condizione di debolezza e fragilità nel sistema economico sardo. Aggiungono incertezze poiché ogni investimento, anche il più modesto, deve essere programmato con tempi credibili.
La gestione della politica ambientale/urbanistica
Un altro elemento di riflessione sulla gestione della politica ambientale/urbanistica lo fornisce la concentrazione di interventi su Cagliari. Per la riqualificazione urbana di Cagliari la Regione, occupa un ruolo assai ingombrante rispetto al Comune, seleziona i progettisti migliori al mondo.
Orienta gli investimenti su esempi di eccellenza: il progetto del Campus Universitario a Paulo Mendes da Rocha, il Museo archeologico a Zaha Hadid, il recupero del quartiere di Sant’Elia a Rem Koolhaas, riqualificazione di aree minerarie a Herzog & De Meuron. Premi Pritzker per l’architettura, vincerebbero comunque i concorsi o le gare per lo sterminato curriculum. Grandi firme, indubbie capacità: ma è come far fare la ricerca scientifica solo a chi ha già vinto il premio Nobel. Spero solo che si trovino le forme di collaborazione, perché questi architetti facciano scuola. Che siano da esempio a chi nel territorio opera malamente, ed in continuo conflitto con gli uffici di controllo territoriale e normative criptate.
Infine mi chiedo: questi grandi progetti avranno un percorso burocratico privilegiato? Saranno anche loro lasciati nelle mani dei funzionari che la Regione ha destinato alla tutela paesaggistica? I loro progetti saranno valutati dalle medesime persone che quotidianamente si occupano di tutelare il paesaggio? Avranno i medesimi, assurdi quanto inaccettabili, tempi di approvazione? Oppure il suggestivo Betile sarà rapidamente valutato da Lega Ambiente? Il paio di stivali, afflosciati al rientro da una festa, da cui la Hadid ha tratto ispirazione, saranno dichiarati incompatibili con la “architettura consolidata nel luogo”?
Già, perché consolidare, conservare, è giudicato sinonimo di rispetto ambientale. E’ democratico?
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