Della pulizia delle spiagge, ovvero …
Il documento elaborato dalla Presidenza della Regione per il tramite della Direzione Generale degli Enti Locali e Finanze in materia di "pulizia delle spiagge" nasconde un approccio ancora una volta burocratico rispetto al problema del delicato equilibrio delle coste sabbiose. E fosse proprio l'indolenza amministrativa la prima causa di erosione delle spiagge?
Di seguito si sosterranno delle opinioni totalmente indipendenti e fortemente critiche sul documento regionale elaborato

dalla Presidenza della Regione per il tramite della Direzione Generale degli Enti Locali e Finanze in data 19 Novembre 2007 in risposta all’interrogazione dei consiglieri Porcu e Corda (Progetto Sardegna).
Da esso si ricava con triste chiarezza il metodo fin qui seguito dall’Assessorato nella materia, ovvero un approccio sostanzialmente burocratico al problema della Pulizia delle spiagge con elusione pressoché totale delle problematiche tecniche coinvolte (oltre che di una parte delle domande degli Consiglieri Interroganti), di cui invano sino ad oggi si è disquisito nei consessi universitari e non , e a dispetto delle attenzioni sin qui avute da molti di noi anche con specifici elaborati scritti. Faccio notare che:
- di tale scarsa connotazione tecnica lo scrivente, approfittando di un tema ritenuto “molto interessante” dai funzionari partecipanti (intendo funzionari regionali del Servizio del GG. CC., della Tutela del Paesaggio, dell’Urbanistica e del Demanio e Patrimonio di SS) ha riferito in tutti i seminari ITACA tenuti nelle lezioni organizzate dall’Università di Sassari (Paesaggio Costiero) durante la scorsa estate (Giugno e Luglio 2007);
- in essi è emersa, anche da dichiarazioni e lamentele degli stessi funzionari presenti, la totale carenza, sempre tecnica, del personale operante presso i Servizi Territoriali Demanio e Patrimonio, almeno per quel che concerne la specifica fattispecie.
Una premessa
La nota in risposta ai consiglieri Porcu e Corda che qui viene analizzata fa riferimento ad un documento ufficiale della RAS (Determina Interdirettoriale 587 del 26/03/2007 “Autorizzazione pulizia spiagge stagione balneare 2007), in parte ispiratosi ad una Circolare del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (Direzione Generale per la Protezione della Natura, del 17 Marzo 2006-DPN/VD 2006/08123) avente ad oggetto la Gestione della Posidonia spiaggiata.
Si analizzeranno di seguito, punto per punto, gli elementi di criticità, di superficialità e di contraddizione di ordine scientifico-tecnica contenuti nella Determina di riferimento e nella risposta dell’Ufficio di Gabinetto della Presidenza (prot. 51936/ I.6.4 del 19 Novembre 2007) all’interrogazione 872/A.
Preliminarmente va sottolineato che il riferimento di parte del documento alla nota del Ministero dell’Ambiente[i] e della Tutela del Territorio e del Mare (Direzione Generale per la Protezione della Natura, del 17 Marzo 2006-DPN/VD 2006/08123) non appare affatto elemento a sostegno della determina e del collegato parere dell’Assessorato EE.LL.FF.UU.. Semmai proprio la sua totale decontestualizzazione rispetto al repertorio costiero sardo ed alle implicazioni conseguenti, costituisce palese ed erronea sottovalutazione della specificità geomorfologica, sedimentologica, morfodinamica nonché meteo-marina del contesto demaniale marittimo della Sardegna. E’ infatti opinione di chi scrive che qualunque intervento a carico delle spiagge non possa e non debba prescindere dalla loro conoscenza, prima di tutto perché tutte (leggasi tutte) le spiagge sono differenti tra loro e le spiagge sarde rispondono ad una casistica ben lungi dall’essere confrontabile con la gran parte delle falcate della Penisola.
PUNTO 1
Nei siti costieri dove il fenomeno erosivo è particolarmente accentuato la posidonia spiaggiata deve essere stoccata a terra all’asciutto o trasportata in zone appartate della stessa spiaggia dove si è accumulata, oppure su spiagge poco accessibili o non frequentate da bagnanti nonché su spiagge particolarmente esposte all’erosione.
A. La Regione Sardegna non dispone di un catasto ufficiale di siti costieri dove il fenomeno erosivo sia stato riconosciuto o sia riconoscibile come particolarmente accentuato (e ciò malgrado: [1] si disquisisca da tempo sull’argomento; [2] si stiano esponendo da più parti cifre fra le più disparate non suffragate da elementi scientifici probatori)[ii]. Questa dicitura e con essa questa semplificazione, poiché non hanno la possibilità di essere sostenute da elementi probatori di carattere tecnico e scientifico per le ragioni che si esporranno, costituiscono palesemente cagione di qualunque facile ed ambigua strumentalizzazione, in quanto si prestano a qualunque forma di valutazione sommaria soggettiva e legata ad interesse particulare. Si rammenta infatti che in termini sedimentologici oltremodo elementari si deve parlare di erosione (marina) quanto meno in due modi:
- erosione a carattere stagionale o pluristagionale reversibile in ogni caso effimera o per così dire di tipo “elastico”, sia in senso spaziale che temporale, con deficit temporaneo di bilancio sedimentario reversibile, cioè legato a condizioni meteo marine di tipo occasionale o a regime (pluri) stagionale;
- erosione a carattere strutturale ovvero irreversibile con deficit di lungo termine di bilancio sedimentario legato a perdite definitive progressive o improvvise.
B. La R.A.S. non dispone inoltre di un catasto delle spiagge particolarmente esposte all’erosione e pertanto anche questa scelta non può che essere colpevolmente e superficialmente lasciata alla soggettiva valutazione degli apparati locali.
C. Non è affatto chiaro infine quale sia il significato tecnico (né geomorfologico, né socio-economico) dell’espressione “Zone appartate della stessa spiaggia” né quello di “Spiagge poco accessibili”, né come sia possibile stoccare i sedimenti, quindi accedere in una spiaggia se “poco accessibile”. Cosa questa che lascia ipotizzare insidie gravi per i successivamente richiamati “equilibri geomorfologici”.
PUNTO 2
Tale spostamento può anche essere stagionale, con rimozione della posidonia in estate e suo riposizionamento in inverno sull’arenile di provenienza.
Ci si chiede:
- l’Assessorato competente cosa intende per Estate e (quindi) per Inverno?
ovvero
- quali e quante interpretazioni si possono dare dei due concetti?
In particolare la domanda è la seguente:
Poiché sono proprio i Servizi (Territoriali e Centrale) Demanio e Patrimonio. a stabilire i termini di stagione estiva balneare, a quale dei seguenti periodi estivi occorrerà riferirsi?
- Dal 21/6 al 23/9 (estate astronomica)?
- Dal 1/6 all’1/9 (estate meteorologica)?
- Dal 1/5 al 30/9 (estate amministrativa-stagione balneare; ex Disciplina delle attività esercitabili sul Demanio Marittimo)?
Sebbene possa apparire capziosa, la questione non è di poco conto se si pensa che, relativamente alla questione Posidonie:
- prelevare la Banquette dalle superfici delle spiagge significa esporre queste ultime all’ondazione;
- la statistica della intensità delle mareggiate sulle coste sarde (dato questo che non sembra affatto interessare l’Assessorato competente)[iii] suggerisce che sarebbe bene attendere, quanto meno, l’instaurarsi di condizioni anticicloniche stabili sul Mediterraneo (orientativamente giugno) prima di passare a qualunque forma di alterazione del profilo di spiaggia (senza contare che si potrebbe ulteriormente distinguere in aree diversificate sul piano geografico, se si facesse attenzione ai dati meteo-anemonlogici e meteo-ondametrici e ad una eventuale casistica delle deposizioni, inesistente come documento di cartografia ufficiale);
- quindi, se proprio lo si vuole fare, l’intervento deve essere il più tardivo possibile in relazione alla possibilità di mareggiate intense anche tardo primaverili.
Punto 3
Nelle spiagge ove si verifichino oggettive condizioni di incompatibilità fra gli accumuli di biomassa e l’alta densità antropica, sono consentiti la rimozione permanente ed il trasferimento in discarica della posidonia spiaggiata.
Ci si chiede:
- quali sono o sono stati fino ad oggi i termini di questa oggettivazione?. Ovvero quale soggetto ed in base a quali parametri/caratteri, può stabilire che si siano verificate oggettive condizioni di incompatibilità fra biomasse sedimentate e densità antropica?
- come è possibile che Ministero ed Assessorato ignorino simultaneamente un’altra significativa eventualità, ovvero la possibilità di dimostrare che l’accumulo di fogliame di Posidonia, ancorché incompatibile con la densità antropica, possa essere o sia sempre, localmente, condizione non di sola compatibilità ma di necessità con la fruizione di lungo periodo (ovvero col bene economico)?
- In tal caso, quale soluzione dovrebbe prevalere?
Tali disattenzioni/indeterminazioni sono palesi e spalancano la strada, ancora una volta, a qualunque forma di strumentalizzazione tesa alla rimozione incondizionata e indiscriminata delle Banquettes. Si può immaginare con tutta facilità, quale e quanto sarà il carattere di incompatibilità fra accumuli di biomassa e densità antropica, che verrà spregiudicatamente e sistematicamente rivendicato da chi detiene e sostiene soltanto interessi economici di breve periodo.
PUNTO 4
Usare particolare cautela nella rimozione di rifiuti, alghe e posidonia per evitare qualsiasi asporto di sabbia
Va da sé che la rimozione meccanica, che com’è noto, costituisce la regola e non l’eccezione, inficia qualunque possibilità che si possa ragionevolmente mettere in atto una rimozione che eviti “qualsiasi asporto di sabbia”. Sappiamo infatti che sempre ed inevitabilmente l’asportazione della Banquette comporta la sottrazione di ingenti volumi di sabbia[iv].
PUNTO 5
Effettuare la pulizia a mano, con apposito rastrello, ovvero, eccezionalmente, quando ciò non fosse possibile per la loro ingente quantità, con mezzi meccanici leggeri non cingolati, dotati di sistemi di asportazione per profondità non superiore a 10 cm, in modo da non alterare in alcun modo l’assetto naturale geomarfologico dei luoghi e l’aspetto paesistico ambientale della zona
Premesso che, a parere di chi scrive, l’apparato regionale competente (al momento è Assessorato EE. LL. FF. UU. – Servizi Centrali e Territoriali Demanio e Patrimonio), dovrebbe sentirsi in obbligo di specificare le modalità d’uso e le condizioni da adottare caso per caso ovvero spiaggia per spiaggia (dato il valore della sabbia in quanto bene vincolato e della spiaggia sarda in quanto bene esclusivo e niente affatto paragonabile, per ragioni naturali, specificamente geologiche, al resto d’Italia) e che per ambire a ciò dovrebbero essere caratterizzate al più presto e poi monitorate tutte le spiagge soggette a sedimentazione di Posidonia[v], si ritiene che una simile formula (e in particolare la prescrizione “in modo da non alterare in alcun modo l’assetto naturale geomorfologico dei luoghi e l’aspetto paesistico ambientale della zona”) costituisca quanto di più “ponzio pilatesco” e superficiale si potesse ipotizzare per un simile oggetto.
Per meglio dire:
- è del tutto evidente che la condizione di eccezionalità della biomassa evocata dal legislatore costituisce di fatto la normalità (con davvero rarissime ed encomiabili eccezioni come, ad esempio, nel comune di Palau e forse qualcun altro), poiché (A) non si precisa cosa significhi “ingente quantità” e dal momento che (B) con tale aleatorietà tecnica, tutte le quantità di biomassa sedimentata su di una spiaggia potranno definirsi arbitrariamente e sistematicamente ingenti (vogliamo scommettere?);
- al momento esistono sufficienti ragioni scientifiche d’ordine sedimentologico e altrettante tecniche, a sostegno del fatto che il deposito naturale di fogliame di Posidonia (che non so perchè ci si ostina a chiamare spiaggiamento), prima ancora di costituire, come spesso viene correttamente ma parzialmente sostenuto, una difesa naturale della battigia, riflette soprattutto uno stato di avanzamento spontaneo della linea di battigia, legato ad una variazione long-shore della portata solida. Questa ultima, nei casi in questione, è costituita anche da volumi di origine organica che, ad ogni modo, debbono essere considerati sedimenti e non rifiuti (si riveda, a tale proposito, l’ambigua e scorretta formulazione della determina al PUNTO 4), in quanto rifiuti lo sarebbero solo se rimossi (questo è uno dei paradossi più emblematici della questione delle Banquettes di Posidonia oceanica[vi]). Tale stato può essere temporaneo, ed in tal caso saranno l’azione idrodinamica e quella del vento a rimuovere il fogliame per via naturale, oppure strutturale, ovvero tende a irrobustirsi, progradando ed accrescendosi, nel medio lungo termine. Quest’ultima condizione fa si che la spiaggia possa consolidarsi in assenza di azioni perturbatrici esterne e svilupparsi verso mare, ovvero avanzare (“Progradare” appunto).
La rimozione della Banquette è dunque per definizione essa stessa un’alterazione dell’assetto naturale geomorfologico (e a maggior ragione di quello sedimentologico).
Va da sé che quanto segnalato conferma la notevole e paradossale approssimazione nell’approccio tecnico messo fin qui in campo su tale argomento.
Inoltre, sussiste un ulteriore elemento di criticità nel fatto che i soggetti che realizzano materialmente gli interventi di pulizia quasi sempre sono, oltretutto, quelli deputati per contratto alla rimozione dei rifiuti (in caso di appalti comunali) o, in sub ordine (caso della Costa Smeralda, ad esempio) i Concessionari balneari delegati/autorizzati dai Comuni (Determinazioni varie, vari servizi Territoriali: Disciplina delle Attività Esercitabili sul Demanio Marittimo). Essi, a loro volta, tuttavia, non si avvalgono di personale specializzato o specificamente istruito all’intervento su spiaggia, ma semplicemente di operatori abilitati alla conduzione di mezzi meccanici (Terne) e quindi, al più, avvezzi ai lavori di movimentazione di terre.
Quel che lascia stupefatti, è che tutte (letteralmente tutte) le operazioni non sono e non sono mai state assoggettate né ad una progettualità specifica né, tanto meno, al monitoraggio, sia ex ante che ex post, da parte di alcun organo di controllo (si noti che esso spetterebbe al C.F.V.A.) né quindi ad un’indispensabile archiviazione di dati tecnico-scientifici specifici (in misura tale che fare il punto del fenomeno è risultato tanto difficile quanto non completo anche per un istituto di ricerca)[vii]. La Regione di tale pratica quindi non dispone di un benché minimo archivio tecnico ma soprattutto non conosce la condizione “zero” di partenza per una disciplina che sia disciplina.
Essa infatti ignora:
- quali Comuni siano interessati alle deposizioni,
- quali Comuni pratichino la bonifica delle Banquettes,
- quante volte all’anno i suddetti Comuni la pratichino,
- quali e quanti Concessionari Balneari la pratichino,
- quanto materiale indistinto sia conferito in discarica,
- quanto materiale venga temporalmente stoccato nelle spiagge,
- quanto di questo materiale sia realmente rifiuto,
- quanto sedimento vegetale sia contenuto negli accumuli di bonifica
- quanto sabbia sia contenuta in volume negli accumuli di bonifica
- quanto sabbia sia contenuta in peso negli accumuli di bonifica
- quanto sia stato prelevato fino ad oggi sul totale dei Comuni coinvolti
- quanta sabbia sia stata conferita colpevolmente in discarica sino ad oggi
- quanto denaro pubblico sia stato sprecato per tale scopo fino ad oggi
- quanta risorsa insostituibile sia stata irreversibilmente sottratta sino ad oggi.
Le più recenti direttive per la Gestione della Posidonia spiaggiata, elaborate dalla Direzione Generale dell’Ambiente-Servizio Tutela della Natura, ci convincono di quanto essa sia ancora troppo distante dalla conoscenza del problema, delle sue conseguenze e delle conseguenze di un atteggiamento così privo di mordente.
Nella casistica da noi osservata non sono rari, inoltre, gli interventi, che per varie ragioni, sempre più spesso vengono messi in atto totalmente fuori dal controllo delle Autorità, quindi abusivi in parte o del tutto (spesso con la creazione artificiale ex novo di brevi tratti di arenile, di solito al servizio di strutture turistiche, villaggi, lottizzazioni o servizi diportistici, mediante rapidi riporti di sabbia con le stesse macchine), che si aggiungono a quelli superficialmente assentiti in passato.
Nella sostanziale certezza che anche quest’anno nulla o quasi sarà fatto, invito comunque tutti quelli che negli ultimi anni, per varie ragioni, hanno espresso almeno un giudizio sul problema dell’erosione del Poetto, ad una riflessione. E fosse proprio l’indolenza amministrativa la prima causa di erosione delle spiagge?
[i] Peraltro, è davvero curioso che alla nota del Ministero non facciano riferimento i Visto e i Considerato introduttivi.
[ii] Circa il 15 % delle coste sarde, pari a 262 Km è interessato da erosione (Rapp. Ambientale Autorità Ambientale-pag 13; Valutazione Ambientale Strategica del PO FESR 2007-2013-pag 40).
Spiagge in erosione = 165 Km, pari al 35, 9 % delle spiagge e al 1,9 del totale costiero (Studi Costieri-2006, n. 10, pag. 45-52)
[iii] La Regione Sardegna non dispone di una cartografia puntuale del rischio di mareggiata e non abbiamo notizia se esista un soggetto istituzionale, al di là di quello nazionale (APAT-R.O.N.) deputato al monitoraggio dei fenomeni ondametrici intensi, ma si ha ragione di ritenere che non esista affatto, quantunque la specificità del periplo costiero sardo, in ordine a tale, tema la renda più che importante.
[iv] G.Tilocca (2006): Difesa del suolo e fascia costiera: sull’erosione dei lidi indotta dalla rimozione degli spiaggiamenti di Posidonia oceanica. pp.14-Piattaforma ITACA-Paesaggio Costiero.
[v] Peraltro i Servizi competenti della R.A.S. possono dire di conoscere quale sia la casistica delle rimozioni e quali siano le spiagge nelle quali si sviluppano, al di là dell’effettuazione della pulizia e bonifica, le sedimentazioni di Posidonia oceanica?
[vi] G. Tilocca (2006): Id
[vii] G. De Falco, M. Baroli, S. Simeone, G. Piergallini (2006): La rimozione della Posidonia dalle spiagge: conseguenze sulla stabilità dei litorali. Fondazione IMC –Oristano; pp. 17;