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Due o tre cose sul fotovoltaico

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di Massimo Fresi e Bruno Paba

Quando si parla di transazione del paradigma energetico a favore delle energie rinnovabili, imposta dalle problematiche attuali legate all’approvvigionamento dei combustibili fossili e ai rischi di cambiamenti climatici, l'accento viene posto sempre sul lato delle imprese e sulla crescita tecnologica. Ma chi ha finanziato questa transazione e chi dovrebbe godere ora dei benefici?


United Nations Framework Convention on Climate Change

Chi paga gli incentivi per le fonti rinnovabili?

Ogni volta che si sente parlare di incentivi per il fotovoltaico (ma anche per l’eolico e altro) dobbiamo ricordare che sono pagati direttamente dai cittadini. Nella bolletta, con la voce A3 della tariffa, si addebitano complessivamente ogni anno oltre 3 miliardi di Euro, proprio per incentivare le fonti rinnovabili. Avviene in Italia ma anche, con diverse modulazioni, in vari paesi del mondo.

Così le premialità sono pagate dai cittadini. Anche dalle aziende, certo: ma queste, che sono sottoposte alle stesse condizioni, possono poi rivalersi sui consumatori dei beni e dei servizi offerti.

Chi ha sfruttato le premialità?

Sino ad oggi queste premialità potevano essere sfruttate solo da chi realizzava grandi impianti di produzione da fonte eolica, fotovoltaica, dalle biomasse eccetera. Oppure dalle cosiddette fonti “assimilate”: una scandalosa anomalia italiana, soppressa solo con l’ultima Finanziaria. Questi impianti richiedevano grandi investimenti ed erano perciò realizzabili solo da aziende con grandi disponibilità finanziarie.

Si prospetta una rivoluzione alla portata di molti

Con le nuove norme del “Conto Energia”, datate 2005 ma estese e semplificate nel febbraio del 2007, possono essere realizzati piccoli impianti fotovoltaici, da un kW e oltre, ad opera di chiunque, con costi contenuti e con notevoli vantaggi economici. (http://www.grtn.it/ita/fotovoltaico/Fotovoltaico.asp).

Si è così realizzata una piccola rivoluzione: chiunque può ormai produrre energia elettrica e venderla all’ENEL. Si ripropone il mito di Prometeo che rubò il fuoco (ed il modo di produrlo) agli dei: come a dire, alle aziende elettriche che ne mantenevano il privilegio esclusivo. Ma, ovviamente, in questo processo, non tutto ancora fila liscio e si notano resistenze da parte di chi quel privilegio ha detenuto.

È comunque possibile oggi per aziende, enti locali e cittadini divenire produttori e consumatori dell’energia da essi stessi prodotta, giovandosi per di più di una premialità cospicua che proviene dalla fiscalità cui è soggetta l’energia elettrica. Accade così come se ci si riappropriasse di quanto pagato nel corso del tempo. E anche questa è una piccola rivoluzione: si ridistribuiscono soldi a chi ha sempre sostenuto i costi dell’incentivazione delle fonti rinnovabili. Un “risarcimento” che deve essere ampliato a quanti più cittadini possibile.

Come fare per diffonderla?

Occorre quindi promuovere l’affermazione della tecnologia fotovoltaica soprattutto tra i piccoli consumatori/produttori (famiglie, piccole e medie aziende) e a favore degli enti pubblici che possono così risparmiare le risorse della collettività. Giustamente la norma del febbraio 2007 favorisce particolarmente gli impianti al di sotto dei 20 kW con il sistema dello scambio sul posto: si conteggiano l’energia prodotta e quella consumata, si paga solo la differenza e in più si ottiene una premialità per la stessa energia prodotta. Chi invece vuol prudurre energia per scopi meramente commerciali è “penalizzato” con minore premialità, pur sempre consistente. Sempre per gli impianti sotto i 20 kW la Regione Sardegna ha introdotto un ulteriore incentivo in conto capitale per favorirne la diffusione.

Una possibile anomalia da evitare

Si sentono sempre più lamentele da chi vorrebbe realizzare grandi e grandissimi impianti allo scopo di lucrare sulla produzione fotovoltaica, magari invadendo estese aree agricole. La richiesta è di poter avere le stesse condizioni dei piccoli impianti familiari, con l’argomentazione che altrimenti non s’incentiverebbe a sufficienza la tecnologia.

È una singolare imprenditorialità quella che vorrebbe ottenere rilevanti profitti utilizzando norme che garantiscono un prezzo molto vantaggioso e fissato dalla legge per i suoi prodotti, avendo un cliente unico che ha l’obbligo, sempre fissato dalla legge, di procedere all’acquisto. Viene da chiedersi dov’è il rischio d’impresa, quali sono le virtù imprenditoriali, le condizioni d’instabilità del mercato o la concorrenza che dovrebbero contraddistinguere le iniziative industriali. Sarebbe richiesto, piuttosto, disporre di capitali da investire e nulla più.

Un dato finale: ogni impianto industriale di un MW finirebbe col sottrarre le risorse (che non sono infinite, a meno di ulteriori tassazioni) ad almeno 300 famiglie o a 50 piccole imprese e scuole.




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by MFresi - BPaba last modified 2007-10-04 19:49

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