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Fuoco e paglia

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di Giovanni Sistu

Il fuoco è indiscusso protagonista di questa estate e illumina le ombre dell'apparato antincendio.


La sequenza di eventi delle ultime settimane ha drammaticamente messo in evidenza la profonda vulnerabilità dell’intera area mfire alertediterranea rispetto al rischio incendi, in presenza dell’accentuazione di eventi climatici estremi ed in assenza di una omogenea diffusione dei migliori strumenti e delle più avanzate competenze tecniche. Quest’ultimo aspetto, correlato alla stretta interdipendenza fra le diverse regioni, ha evidenziato uno dei maggiori fattori di vulnerabilità del’attuale modello di intervento, in particolare nella nostra regione.

L’esistenza di un apparato antincendio fra i più collaudati ed efficienti non basta nel momento in cui il supporto aereo nazionale è impegnato nel resto dell’Italia meridionale e nell’isola si realizzano in contemporanea otto o dieci situazioni di rischio. L’intero sistema rischia di implodere e di vedere cancellati in poco tempo i buoni risultati degli ultimi anni.

Siamo tutti consapevoli del fatto che gli incendi in Sardegna hanno assunto negli anni una frequenza ed una dimensione preoccupante, contribuendo in maniera determinante ad impoverire le risorse ecologiche ed il suolo in maniera più rapida di quanto possano essere ricostituite.

Possiamo inoltre concordare sul fatto che gli incendi rappresentano nella nostra regione anche un grave problema sociale, in quanto si tratta quasi sempre di incendi dolosi o dovuti ad cattivo utilizzo del fuoco come strumento di tecnica agraria. Notevoli sono le tensioni fra amministrazioni ed attori sociali davanti alle distruzioni determinate dagli incendi che a volte assumono carattere di vere e proprie catastrofi ambientali.


Prevenzione e presidio del territorio

Le comunità locali spesso si sentono impotenti anche perché negli ultimi decenni alcuni fattori hanno contribuito alla progressiva esclusione e disinteresse dei soggetti locali dalla prevenzione e dal controllo del fenomeno:

  • l’attività agricola si è notevolmente ridimensionata con un conseguente abbandono delle aree rurali e delle aree marginali. Il territorio risulta così meno presidiato e lo stato di abbandono favorisce l’insorgere ed il propagarsi degli incendi;
  • l’accentramento delle attività di prevenzione e controllo degli incendi attraverso la creazione di un apparato regionale anti-incendio tanto sproporzionato quanto lontano dalle singole realtà locali;
  • lo sviluppo di una normativa regionale e di strumenti operativi (Il Piano regionale di previsione, prevenzione e lotta contro gli incendi boschivi) attenti prevalentemente a porre vincoli all’utilizzo dei territori incendiati, a imporre divieti, a favorire la repressione e a sviluppare un apparato antincendio centralizzato, molto dispendioso e complesso in termini organizzativi, per quanto tecnicamente all’avanguardia nell’ambito mediterraneo.

Le stesse comunità, che sono quelle maggiormente interessate alla tutela del proprio territorio, sono state progressivamente private di un ruolo preciso che invece potrebbe essere determinante nella prevenzione, nel controllo del territorio e nel primo intervento che spesso è l’unico capace di bloccare lo sviluppo degli incendi. Viceversa, il rischio attuale è che la mancata realizzazione dei catasti comunali aggiunga ulteriori elementi ad un contenzioso all’interno del quale gestione delle terre civiche, dei cantieri forestali, dei vincoli di salvaguardia, delle aree protette già segnano pesantemente la relazione centro-periferia.

Di non secondaria importanza è anche la politica attuata dalla Regione negli ultimi decenni per quanto riguarda la gestione delle aree forestali e delle aree marginali ricoperte spesso da macchia mediterranea. L’essersi in prevalenza interessati alle attività di mera sistemazione forestale e non aver promosso ed investito in maniera adeguata sullo sviluppo di attività economiche compatibili legate alle produzione del bosco e della macchia e al turismo naturalistico, certamente non ha favorito un processo motivazionale verso la tutela ambientale da parte degli attori sociali e delle amministrazioni locali. Generare nuovi interessi economici è forse la maniera migliore perché le popolazioni residenti si impegnino in maniera diretta nella prevenzione e nella difesa dagli incendi.

Bisogna anche sottolineare che organismi come il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale e l’Ente Foreste della Sardegna risultano oggi pesantemente impegnati ogni anno nella campagna antincendi sottraendo energie, professionalità e risorse economiche alla gestione e al potenziamento del patrimonio forestale. La stessa convivenza fra le due entità appare via via più complessa e possibile fautrice di ulteriori conflittualità.


Guerra agli incendi? Quali azioni per il "cessate il fuoco"?

Allora perché per il futuro non invertire queste tendenze e riportare il problema incendi nella dimensione del livello locale, coinvolgendo in maniera convinta e permanente le amministrazioni comunali, gli attori sociali che operano nel territorio (agricoltori, allevatori, cacciatori, ecc.) ed il mondo del volontariato.

Possiamo credere alla possibilità di:

  • potenziare il ruolo organizzativo centrale della Protezione Civile regionale;
  • favorire e sostenere economicamente l’azione dei Comuni, preferibilmente associati in distretti omogenei per caratteristiche geografiche ed ambientali, che possano operare sotto il coordinamento della Protezione Civile e del Corpo Forestale;
  • favorire attraverso le amministrazioni locali il coinvolgimento diretto degli operatori economici del mondo rurale, del mondo venatorio, dell’associazionismo e del volontariato;
  • promuovere azioni di informazione e sensibilizzazione con il coinvolgimento permanente delle Scuole, ma anche di azioni mirate e permanenti di formazione ed aggiornamento degli attori sociali locali sulle tematiche della protezione civile e della lotta agli incendi;
  • ridisegnare il ruolo del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, favorendo non solo le attività di repressione ma soprattutto quelle di prevenzione, di sensibilizzazione e di supporto agli operatori del mondo rurale;
  • ridimensionare il ruolo dell’Ente Foreste della Sardegna rispetto al suo impegno diretto nelle attività antincendio per favorire lo sviluppo di interventi di management forestale che migliorino la prevenzione, nonché progetti di fruizione turistica che facilitino il coinvolgimento e l’interesse economico di società e cooperative locali, che diverrebbero anch’esse soggetti direttamente motivati nel controllo del fenomeno incendi;
  • predisporre meccanismi di premialità per le comunità locali che dimostrano buone capacità nella tutela del territorio e nella difesa dagli incendi, privilegiando economicamente ogni anno i territori con le minori percentuali di aree incendiate;
  • promuovere un’azione integrata fra gli Assessorati regionali della Difesa dell’Ambiente e dell’Agricoltura per studiare forme di premialità per gli operatori agricoli che attuano azioni innovative per la prevenzione degli incendi nelle loro aziende. In proposito, perché non rafforzare il ruolo degli organismi tecnici regionali di assistenza agricola nel promuovere specifici programmi di informazione e sensibilizzazione;
  • potenziare la ricerca scientifica applicata alla prevenzione e controllo degli incendi in ambiti mediterranei ed al fenomeno della desertificazione, con il coinvolgimento delle università sarde e lo scambio con altri contesti mediterranei e mondiali.

Questa elencazione potrà apparire a qualcuno un inutile esercizio accademico; non lo è, ha fatto parte del programma elettorale dell’attuale coalizione di governo regionale e riprende, adattandolo alla nostra realtà, il modello attuato nel Parco dell’Aspromonte durante la direzione del Prof. Tonino Perna, in grado di abbattere del 90% l’estensione delle superfici bruciate. Il dramma di questi giorni dà conto dell’effetto del suo abbandono.



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by Giovanni Sistu last modified 2007-09-17 15:24

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