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Come ottenere un gettito dalle seconde case senza discriminare nessuno

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di Francesco Pigliaru

La sentenza della Consulta ha cancellato tasse discriminatorie e dunque ingiuste. Il problema però rimane: i non residenti che possiedono una seconda casa valorizzata da una risorsa naturale ben conservata, non contribuiscono a finanziare lo sforzo necessario per la "buona conservazione". La soluzione al problema esiste, non richiede nuove tasse, non discrimina nessuno. Finora è stata trascurata. Forse è il momento giusto per valutarla con attenzione.


taxHa detto il Presidente Soru, commentando la notizia della bocciatura delle "tasse turistiche" sarde da parte della Consulta : «Rimane il dispiacere nel constatare che la Regione non può utilizzare una propria autonoma capacità impositiva nei confronti delle seconde case nella fascia costiera … che hanno un impatto importante nel consumo del patrimonio ambientale, che, pur generando reddito in Sardegna, non contribuiscono alla fiscalità regionale».

Il problema esiste. E' legittimo sostenere che chi possiede una casa in luoghi di grande valore paesaggistico debba contribuire a finanziare il bilancio della Regione che quei luoghi ha il dovere di preservare, anche attraverso politiche costose. Da una azione pubblica locale di rigorosa tutela ambientale nascono sia benefici collettivi che molto concreti benefici privati, soprattutto a vantaggio dei proprietari delle seconde case (attraverso incrementi del valore della casa e degli affitti, per esempio). E' dunque ragionevole pensare che i benefici indotti da una scelta politica locale a favore dei privati non debbano rimanere interamente tali, e che debbano invece contribuire a finanziare l'azione pubblica che assicura la sostenibilità ambientale nel lungo periodo.

Oggi la situazione è insoddisfacente. Ipotizzate che una rigorosa politica di tutela ambientale faccia crescere il valore economico di due identiche seconde case, una di proprietà di un residente e l'altra di un non residente. Ambedue pagano le tasse su rendita catastale e affitti, che sono cresciuti anche a causa delle buone politiche locali. Chi di loro contribuisce al finanziamento di quelle politiche? Oggi, solo i residenti. Con le regole attuali in tema di compartecipazione regionale all'imposta nazionale sul reddito, non un euro delle tasse pagate dal non residente entra nelle casse regionali.

Qualche inevitabile spunto polemico...

Il problema dunque esiste. Non rappresenta però una giustificazione per fare qualunque cosa. Soru a suo tempo ha scelto una soluzione del tutto particolare. Molti – persone quasi sempre serie, competenti, indipendenti, disinteressate – hanno dichiarato da subito che quella strada era sbagliata, a forte rischio di incostituzionalità. Lo era perché mentre pretendeva di tassare “attività turistiche ad impatto ambientale” troppo vagamente (o "atecnicamente", come dice la Corte) definite, allo stesso tempo imponeva molto precisamente una ingiustificabile discriminazione tra residenti e non residenti. Ingiustificabile perché imponeva “trattamenti diseguali a fronte di situazioni soggettive equivalenti”: in effetti, una seconda casa per vacanze casa sfrutta l’ambiente indipendentemente dal certificato di residenza del proprietario.

Sul perché un centro-sinistra che aspira ad essere moderno e innovativo abbia accettato una impostazione basata su queste discutibili premesse, è un problema che sarà utile approfondire in qualche futura occasione. Di fatto, la Sardegna ha proposto al resto del Paese un modello di tassazione ambientale confuso nei suoi aspetti tecnici, ma preciso nella scelta politica sottostante. Il primo tentativo di utilizzare l'autonomia tributaria della Regione ha infatti l'imbarazzante caratteristica di limitare l'onere della nuova tassa a una categoria molto precisa di cittadini italiani: quelli che non votano per eleggere il governo locale che ha scelto di tassarli.

Questa scelta viola non solo il buon senso (se "chi inquina paga", paghino tutti quelli che inquinano), ma anche regole essenziali per un buon funzionamento delle istituzioni democratiche. Le tasse possono essere giuste, sagge, utilissime. Ma la loro equità, saggezza e utilità deve essere valutata in primo luogo da coloro che le pagano. E il principale strumento della valutazione è il parere che il cittadino può esprimere nel giorno in cui va a votare per confermare o meno il governo che ha adottato il provvedimento. Come si dice, no taxation without representation.

Certo, in ambito di turismo qualche limitata eccezione a questa regola può essere accettata. Le tasse di soggiorno esistenti in tutto il mondo lo dimostrano. Ma la caratteristica della tasse di soggiorno è di essere "ragionevoli". Primo, non tassano la proprietà ma, appunto, il soggiorno. Differenza non piccola, perché in questo caso la persona tassata ha maggiore libertà di esprimere il proprio giudizio sulla tassa. Certo, non può votare per l'elezione del governo locale, ma può farlo "con i piedi", andando altrove ("votare con i piedi" è un po' più complicato per proprietari di seconde case). Secondo, sono tasse ragionevoli anche nell'importo, che è sempre molto moderato. Terzo, sono tasse che hanno uno scopo ben definito e misurabile: servono finanziare costi aggiuntivi determinati dalle presenze turistiche nella gestione delle risorse e dei servizi locali.

Come mostra la sentenza della Corte, tutte queste tre caratteristiche di ragionevolezza sono state violate nel caso delle tasse sarde sul possesso delle seconde case dei non residenti, con la conseguenza che la discriminazione nei loro confronti risulta illegittima e incostituzionale.

... ma soprattutto una proposta a giunta, consiglieri e parlamentari sardi (e non solo)

La Regione dunque si è infilata in un vicolo cieco, con il risultato che un buon numero di seconde case, quelle di proprietà dei non residenti, continuano ad avvantaggiarsi della politiche pubbliche locali di tutela ambientale senza contribuire in alcun modo al loro finanziamento.

Dobbiamo rassegnarci a questo insoddisfacente stato delle cose?

No. Ci sono almeno due soluzioni legittime al problema. La prima è ovvia. Basta approvare in Consiglio regionale un brevissimo disegno di legge che preveda l'estensione della tassa ai residenti. La Corte non avrebbe nulla da obiettare. I Consiglieri invece sì, sospetto (e non solo quelli' dell'opposizione).

Al di là dell'oppotunità politico-elettorale della questione, sarebbe davvero questa la soluzione ottimale? Io penso di no. In Italia ci sono troppe tasse e c'è una spesa pubblica che tutti considerano eccessiva nella quantità e inadeguata nella qualità. Sarebbe saggio andare nella direzione opposta: meno tasse e meno (e migliore) spesa (in Sardegna la spesa del settore pubblico allargato ha una dimensione che raggiunge e supera l'80% del prodotto interno lordo: vogliamo davvero andare oltre?).

La seconda soluzione è molto più soddisfacente perché non richiede l'adozione di alcuna nuova tassa, ed è comunque in grado di portare nelle casse della Regione somme potenzialmente molto grandi.

Eccola. Se vuole, da domani Giunta e Consiglio regionali, le delegazioni sarde in Parlamento, potranno mettersi al lavoro per per aprire una vertenza stato-regioni finalizzata ad un unico, chiaro obiettivo: ottenere, per ogni regione, la compartecipazione al gettito Irpef pagato sulla rendita catastale (e sugli affitti) di ogni casa adibita ad uso turistico e localizzata in quella regione, anche di quelle i cui proprietari risiedono in altre regioni.

Una regola di questo tipo avrebbe un doppio vantaggio:

  • Porterebbe nelle casse della Sardegna un gettito importante, proveniente dalle normali imposte sul reddito pagate dai non residenti per le proprie seconde case -- un gettito che oggi sfugge interamente. Si tratta di circa 60.000 case: un gettito che già oggi sarebbe di alcune decine di milioni, e che crescerebbe ulteriormente nel tempo con la revisione dei valori catastali e una volta adottate, a livello nazionale, norme capaci di ridurre l'attuale enorme evasione fiscale sugli affitti.
  • Non ci sarebbe alcuna discutibile discriminazione nei confronti dei non residenti. Residenti e non residenti continuerebbero a pagare la stessa cifra che pagano già oggi per situazioni simili. L'unica differenza sarebbe che, diversamente dalla situazione attuale, ognuno, residente o non residente, contribuirebbe in modo simile al bilancio regionale.

Il giusto problema richiamato da Soru troverebbe qui una soluzione basata su presupposti non solo chiari ma anche condivisibili fuori dai confini regionali, e dunque capace di favorire alleanze con altre regioni italiane, soprattutto quelle che hanno “speso” molto capitale naturale a favore di seconde case per non residenti.

E’ una soluzione tecnicamente non semplice, che passa per un faticoso e difficile percorso di interlocuzione istituzionale. Ma il percorso è meno difficile di quanto può apparire a prima vista. Primo, perché esistono ben sperimentati modelli di accordi internazionali che consentono ai residenti del Paese A di pagare nel Paese B le tasse sui redditi delle case che possiedono in quest'ultimo Paese. Secondo, perché la vertenza sulle entrate della Regione prevede che dal 2010 la nostra compartecipazione IRE sia calcolata su tutti redditi prodotti in Sardegna.

Comunque sia, lungo questo percorso la Sardegna potrà assumere un ruolo di primo piano nel proporre una idea innovativa di federalismo fiscale, nella quale buone politiche locali di tutela ambientale vengono premiate automaticamente da migliori entrate a favore di chi quelle politiche ha adottato.






by Francesco Pigliaru last modified 2008-04-27 10:18

tasse turistiche

Posted by Gianni Deiana at 2008-04-25 06:57
Preg.mo Prof. Pigliaru,
ho letto con particolare attenzione la sua analisi che, di fatto, condivido appieno; mi chiedo solo una cosa, per quale motivo si è voluto andare nella direzione della sperequazione residente - non residente e non si è cercata una intesa istituzionale per la compartecipazione IRPEF di tutti i soggetti che "consumano" risorse naturali?
In realtà il problema della disparità di trattamento è evidente, nonostante la Consulta abbia anche affermato che sulla materia non si hanno precedenti applicativi. Adottare un procedimento come la compartecipazione al gettito, anche in virtù degli effetti generati dalla vertenza entrate (2010) mi pare corretto sia tecnicamente, sia eticamente ed anche politicamente - se vogliamo guardare anche tale aspetto - oltre ad essere finalmente perequativo in relazione al grado di consumo di risorse naturali e prescindendo da prospettive baronali;
Gianni Deiana

Tasse turistiche

Posted by Francesco Pigliaru at 2008-04-30 13:14
La sua è una domanda che mi fanno in molti. Succedeva anche in Consiglio, quando facevo l'assessore. Allora rispondevo che le tasse discriminatorie proposte nella finanziaria 2006 servivano "tatticamente" per favorire l'apertura di un tavolo di contrattazione con il governo. In questo tavolo avremmo proposto di ritirarle in cambio dell'accordo sulla compartecipazione all'Irpef pagato dai non residenti sulle loro case sarde.
Nel marzo 2006, mentre si discuteva in maggioranza su come cambiare il testo iniziale del dicembre 2005, mi sono reso conto in modo definitivo che quella idea era solo mia. Meglio, ho capito che Soru ne aveva una tutta diversa: quelle tasse gli sembravano proprio "la cosa giusta" e dovevano rimanere tali e quali, altro che strumento tattico.
Sul perché Soru la pensasse (la pensi) in quel modo, che dire? Ne abbiamo discusso un sacco di volte, con toni via via diversi. So che le riteneva giuste, ma in ore di discussione non ho mai davvero capito perché.

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