Cattiva regolamentazione vs migliore regolamentazione
| La Regione Sardegna ha avviato un programma per la semplificazione amministrativa, ma per il momento la Valutazione di Impatto della Regolazione resta solo un’intenzione. Ne parliamo nel primo di una serie di articoli. La Regione Sardegna ha avviato un programma per la semplificazione amministrativa. Le sue basi fondamentali vanno rinvenute in una serie di atti compiuti nell’ultimo anno che vanno dal DDL concernente “Testo unico delle norme sul rapporto tra i cittadini e l’amministrazione della Regione Sardegna per la trasparenza e la semplificazione dei procedimenti amministrativi” all’adozione del manuale per la predisposizione dei testi normativi di iniziativa della Giunta regionale, passando per Legge Statutaria della Regione Autonoma della Sardegna. Contestualmente, l’Assessorato regionale dell’Industria ha dato il via ad un’intensa e meritevole attività legata alla fattiva implementazione degli Sportelli Unici per le Attività Produttive ed al varo di un Progetto per la Semplificazione che prevede:
Il tutto con l’obiettivo di ridurre il numero dei procedimenti, ridurre i termini degli iter procedurali, rendere effettiva l’Amministrazione digitale, razionalizzare ed ottimizzare la produzione normativa e regolamentare. La Sardegna sembra dunque aver finalmente mosso i primi passi verso una “Migliore Regolamentazione”. La Valutazione di Impatto della RegolazioneNonostante però i buoni propositi resta ancora estranea all’azione legislativa regionale, sia quella di fonte della Giunta che quella consiliare, l’applicazione del principale strumento rivolto a migliorare la qualità della produzione normativa: la Valutazione di Impatto della Regolazione (di seguito VIR). Ad oggi nessuna proposta di legge, nessun disegno di legge, nessun regolamento, nessuna proposta di politica, piano o programma viene sottoposto ad una procedura di analisi e consultazione formalizzata che si traduca in un rapporto autonomo capace di fornire un quadro esaustivo degli impatti sociali, economici e ambientali, diretti ed indiretti, della regolazione. Proprio l’assenza di una adeguata Valutazione d’Impatto è alla base delle polemiche sempre più ricorrenti su importanti provvedimenti normativi regionali, in quanto, in maniera trasparente e formalizzata, non vengono identificati e portati a conoscenza del pubblico i problemi che si intende risolvere, definiti chiaramente gli obiettivi, sviluppate le principali opzioni alternative, analizzati i loro impatti, comparate le diverse alternative, stabilite le modalità di valutazione e monitoraggio, identificati gli indicatori, sottoponendo le varie fasi del processo a consultazione con i principali portatori di interesse e raccogliendo i pareri di esperti. Proprio il coinvolgimento effettivo delle parti interessate è una parte essenziale del processo in quanto assicura che le politiche siano sostenibili e legittimate dal punto di vista dei portatori di interessi. Poter disporre di un Rapporto sull’Impatto che accompagni le singole proposte legislative consente di supportare adeguatamente il processo decisionale del legislatore, contribuendo ad accrescere la qualità delle proposte e la loro accettazione. Non si tratta però della qualità formale (il come si scrive un provvedimento), ma quella sostanziale, in quanto favorisce l’efficacia, l’efficienza e la coerenza della produzione normativa, consentendo di identificare le opzioni alternative ed i loro impatti positivi e negativi, con particolare riguardo agli effetti sociali ed economici, così da assicurare un ambiente favorevole e condiviso a promuovere la competitività, l’innovazione e la crescita. Una volta approvata la norma o varata la politica oggetto di VIR, si dovrebbe inoltre procedere ad accompagnare l'attuazione con un serio monitoraggio e valutazione ex post - indipendente dal soggetto attuatore - in grado di evidenziare l'efficacia e l'efficienza dell'intervento, i possibili fallimenti e le eventuali correzioni da apportare. La Commissione Europea e la Better RegulationSu questi principi si basa l’approccio varato per esempio dalla Commissione Europea nel 2003 quando ha introdotto un nuovo sistema per la Valutazione d’Impatto, nel quadro del programma per la “Better Regulation”. L’approccio comunitario si fonda su tre livelli:
E’ interessante notare come il programma per la “Better Regulation” è visto come parte integrante e sostanziale della rinnovata strategia di Lisbona e dunque come fattore in grado, di per se stesso, di incidere sulla competitività, la crescita e l’occupazione. Gran Bretagna, il Better Regulation ExecutiveAnalogamente si sono comportati anche molti Stati membri. Un caso esemplare è offerto dalla Gran Bretagna, la quale ha addirittura istituito il “Better Regulation Executive”, una task force alle dirette dipendenze del Primo Ministro, all’interno dell’Ufficio di Gabinetto, avente il compito di tagliare il “red tape” (termine con il quale si indica l’eccessiva regolamentazione o la rigida conformità a regole formali che crea ridondanze e burocrazia). Obiettivi: normare solo là dove è necessario; delegiferare e semplificare la legislazione esistente laddove è possibile. Il governo britannico ha presentato il “Legislative & Regulatory Reform Act”, approvato lo scorso novembre 2006, rivolto a rendere più veloce e più semplice intervenire sulla regolazione inutile o complicata. Ai primi giorni di maggio, in via sperimentale, è stato inoltre aperto il “Better Regulation Website”, attraverso il quale il Governo Inglese intende raccogliere segnalazioni e proposte per migliorare la regolamentazione e ridurre il “Red tape” direttamente dai portatori di interessi. L'ItaliaIn Italia, si segnala l’attività del Laboratorio Legislativo del Consiglio Regionale del Piemonte, la cui attività è coordinata da un Comitato di progettazione formato dai Direttori e da dirigenti di struttura, da essi individuati, del Consiglio regionale e della Giunta regionale. Dal 1991 la Regione Piemonte ha messo a punto un insieme coerente di tecniche legislative e telematiche finalizzato ad migliorare la qualità e la semplificazione normativa. In questo ambito si collocano il sistema di informatica giuridica “Arianna”, i manuali di legistica, le schede (o griglie) di analisi (tra le quali spicca la scheda finanziaria per l’analisi di quantificazione e valutazione degli effetti finanziari), l’Analisi di Impatto della regolamentazione. Esiste peraltro un progetto sui Consigli regionali, denominato CAPIRE (Controllo delle Assemblee sulle Politiche e gli Interveni REgionali), promosso da Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Toscana, e fatto proprio dalla Conferenza dei Presdidenti delle Assemblee delle Regioni e delle Province Autonome. A fine mese è previ sto un convegno sul progetto, al quale dovrebbe partecipare anche la Regione Sardegna, col Presidente della Commissione Consiliare competente. Operatività vs Buone IntenzioniLa differenza sostanziale tra l'approccio comunitario, inglese, svedese, francese, etc... e quello italiano sta, come sempre, nell'estremo pragmatismo ed operatività della classe politica e delle amministrazioni di questi Paesi che tendono a creare istituzioni o strutture realmente indipendenti e dedicate, in grado di dare metodo, autorevolezza e continuità alla valutazione ex ante ed ex post delle politiche. In Italia si preferisce organizzare convegni o, nella migliore delle ipotesi, creare "manuali di legistica" o regole che poi nessuno applica. In SardegnaIn Sardegna per il momento si guarda alla semplificazione amministrativa sotto l’aspetto procedurale (sicuramente importante), la qualità della produzione legislativa non è invece ancora oggetto di una procedura volta ad accompagnare il processo di sviluppo delle politiche. Volete aggiungere un commento? Inviatelo a commenti@insardegna.eu, indicando il vostro nome e cognome (obbligatorio) e specificando nel soggetto del vostro messaggio il titolo di questo articolo.
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