"Democrazia partecipativa": ci sono proposte concrete?
Anche la "democrazia partecipativa" diventa in questi giorni strumento di lotta politica nelle elezioni regionali. Si tratta solo uno slogan generico da usare strumentalmente quando fa comodo, o è qualcosa di più serio e interessante?
Il candidato del centro destra sta insistentemente ripetendo di voler lavorare per una “democrazia partecipativa”.
Cappellacci, ovviamente, sta colpendo un nervo scoperto dell’ex Presidente Soru, accusato in questi anni di non aver promosso una seria partecipazione dei diversi portatori di interesse alla definizione dei programmi e delle politiche messe in campo dalla sua Giunta.
Associazioni e sindacati hanno imputato all’ex Presidente di aver chiuso le porte ad ogni serio confronto, anche “svilendo” il ruolo delle stesse organizzazioni, ridotte a semplici comparse di una attività di realizzazione del programma che sembrava non riconoscere validità e diritto all’esistenza del contributo che poteva provenire dalle parti direttamente interessate.
A noi di inSardegna.eu il tema è sempre apparso di notevole importanza ed è per questo che intendiamo affrontarlo in questo nostro primo articolo.
Quanta "democrazia partecipativa" negli anni della Giunta Soru?
In realtà, non è vero che in questi anni la Giunta Soru e il Consiglio regionale non abbiano svolto attività che possano essere ricomprese nel concetto di “democrazia partecipativa”.
L’esempio della “progettazione integrata” varata dall’allora Assessore della Programmazione Francesco Pigliaru altro non era che un tentativo di introdurre nella pubblica amministrazione e nell’attività dell’organo esecutivo, ma anche degli enti locali, metodologie e un’organizzazione rivolta a favorire la partecipazione diretta dei portatori di interesse alla definizione di programmi e politiche, in questo caso specifico di sviluppo locale.
Il sistema della “progettazione integrata”, giusto o sbagliato che fosse, non era altro che il tentativo di fissare regole, comportamenti, strumenti e luoghi con i quali gestire questa “democrazia partecipativa” in maniera trasparente e in modo che tutti potessero contribuire in funzione delle proprie capacità e della propria effettiva rappresentatività e ruolo.
Nella “progettazione integrata” non ci si limitava a consultare le parti, ma le si coinvolgeva direttamente nella ideazione e realizzazione di un progetto di sviluppo, anche affiancando loro strumenti in grado di assistere le diverse parti, economiche, sociali e istituzionali nelle attività in cui venivano coinvolte.
Vi sono poi stati altri esempi, più attinenti alla semplice “consultazione”. Il Piano Paesaggistico Regionale ne è stato un esempio, con l’attivazione di un meccanismo che prevedeva l’invio di osservazioni su format prestabiliti, seminari e incontri sul territorio per raccogliere osservazioni e proposte.
Il processo di consultazione si concludeva però senza che alle parti coinvolte venisse reso esplicito e trasparente il processo di valutazione delle loro analisi che avrebbe poi portato alla per modifica, integrazione o correzione della proposta della Giunta.
Proprio questo scollamento tra fase di consultazione e assenza di informazioni sui risultati di questa, confermata da un processo poco trasparente di confronto con le Parti sia della Giunta che dello stesso Consiglio regionale, e ulteriormente rafforzata dal constatare la non accettazione delle proposte senza che venissero fornite chiare spiegazioni al riguardo, non ha fatto altro che confermare nelle Parti la sensazione di essere stati coinvolti in un processo partecipativo soltanto formale, e non sostanziale.
Gli esempi potrebbero continuare, ma ci limitiamo a quelli su indicati che sono ampiamente rappresentativi.
Quindi i tentativi ci sono stati, ma non sono diventati pratica positiva di governo facendo seguire alla sperimentazione una loro implementazione, diffusione, rafforzamento e formalizzazione anche attraverso atti regolamentari e legislativi in grado di rendere la “consultazione e il dialogo” un metodo di governo della cosa pubblica.
Proprio gli esiti, in parte non positivi, della “Progettazione Integrata” e il suo sostanziale abbandono testimoniano una sottovalutazione del processo di ascolto a favore di altre forme “meno impegnative”, ma apparentemente più paganti e, soprattutto, meno vincolanti, di raccordo tra Regione e Parti economiche, sociali ed istituzionali.
Ciò è avvenuto anche perché, da parte della Regione, si è ritenuto (sbagliando) che l’ampia partecipazione (propria della democrazia partecipativa) potesse in qualche modo trasformarsi in un ostacolo al corretto dispiegarsi del processo decisionale della Regione, il quale trae la propria primaria legittimità dai rappresentanti eletti (democrazia rappresentativa). Si tratta certamente di un errore grossolano in quanto la partecipazione delle parti non può certo sostituirsi a procedure e decisioni di organi democraticamente legittimati.
Un aiuto all'azione di governo per migliorare le politiche
La “democrazia partecipativa”, favorendo il coinvolgimento delle parti, permette alle stesse di formulare, non già un voto, ma proposte tecnicamente valide, praticabili e basate su schemi non verticistici attraverso i quali gli organi esecutivi e legislativi possono migliorare la qualità delle politiche.
Viceversa, proprio il rifiuto a vedere nella “democrazia partecipativa” così intesa un vantaggio per la stessa attività di governo ha fatto sì che le parti economiche, sociali e istituzionali abbiano progressivamente preso le distanze da una politica che non sembrava disponibile a riconoscere il contributo positivo che poteva venire dalle loro proposte.
Adesso va riconosciuto merito al candidato Presidente del centro destra di riproporre il tema, che assume rilevanza all’interno del dibattito elettorale in quanto si tratta di definire cosa abbia ad intendersi per “democrazia partecipativa” e soprattutto come essa si debba esplicitare per non essere semplice annuncio elettorale destinato a tradursi in solo ascolto o peggio in un ritorno alla “consorteria” consociativa a cui eravamo abituati in un non lontano passato.
Innanzitutto la “democrazia partecipativa” risponde ad un obiettivo preciso: migliorare la regolamentazione e la programmazione, consentendo al contempo una migliore valutazione del loro impatto.
Per raggiungere questo obiettivo la “democrazia partecipativa” si fonda su quattro cose sostanziali intimamente collegate:
- dialogo;
- consultazione;
- principi;
- requisiti e strumenti
Non è dunque un qualcosa di estemporaneo, lasciato a comportamenti o decisioni del singolo, ma è un sistema complesso di relazioni tra i diversi soggetti che partecipano alla predisposizione di una legge, di un programma, di una politica, di un atto di governo.
Relazioni che appunto attivano processi bidirezionali di dialogo e consultazione, regolati da principi condivisi e gestiti in maniera trasparente da adeguati strumenti che rispondono a ben precisi requisiti.
Solo così la “democrazia partecipativa” diventa metodo di governo.
Non vi è “democrazia partecipativa” dove non vi è metodo, dove non ci sono regole uniformi, dove non c’è condivisione o rispetto per le diversità di posizioni, dove non viene riconosciuto il vantaggio di un’apertura ai contributi esterni.
Deve soprattutto esistere una strategia che mobilizzi Giunta, Consiglio Regionale, Province, Enti Locali sulle modalità di partecipazione. Ciascuno di questi soggetti applica nei rispettivi ambiti i propri meccanismi e metodi di consultazione/partecipazione dei gruppi d’interesse. Ciò può anche aver generato numerosi esempi di ottime relazioni tra questi soggetti e i gruppi stessi, ma la realtà è che il processo di partecipazione dovrebbe essere strutturato in modo più coerente.
Regole ed esperienze di "democrazia partecipativa"
Vi sono molti esempi a tale proposito. Ci limitiamo a citare quelli varati dalla Commissione Europea nell’ambito del Piano d’Azione per una Better Regulation, stabiliti nel 2002 con la Comunicazione della Commissione COM (2002) 704 dal titolo “Verso una cultura di maggiore consultazione e dialogo. Principi generali e requisiti minimi per la consultazione delle parti interessate ad opera della Commissione” oppure la Legge sulla Partecipazione emanata dalla Regione Toscana nel dicembre 2007 (L.R. n.69 del 27 dicembre 2007).
In entrambi i casi si rinvengono alcune caratteristiche comuni che sono poi proprie di tutti i sistemi orientati a promuovere una “democrazia partecipativa”:
- la partecipazione forma parte delle attività delle istituzioni lungo l’intero processo legislativo o di programmazione, dalla fase di definizione di una politica fino all’adozione definitiva di un provvedimento e alla sua attuazione e valutazione;
- il coinvolgimento di tutte le espressioni di interessi presenti nella società, con particolare riferimento alle forme organizzate, è diretto ad assicurare la massima apertura e responsabilizzazione;
- la definizione di organi consultivi istituzionali delle Parti Economiche, Sociali organizzate, è funzionale anche ad una loro chiara identificazione e ad assicurare luoghi stabili dentro i quali si esplica il raccordo tra Parti e Istituzioni;
- la trasparenza dei processi sia nei confronti delle parti coinvolte che dell’opinione pubblica in generale, la quale richiede: chiara indicazione delle problematiche esaminate; dei meccanismi utilizzati per la consultazione; delle parti consultate e delle motivazioni del loro coinvolgimento; dei limiti di tempo e delle forme per partecipare; dei fattori che hanno portato ad una certa scelta nella definizione di una legge/programma/politica;
- la massima condivisione e pubblicizzazione di tutte le informazioni al fine di facilitare la valutazioni e le proposte da parte dei soggetti coinvolti o interessati;
- la trasparente diffusione dei risultati del processo partecipativo e in particolare delle consultazioni, funzionale a fornire una chiara comunicazione di come le valutazioni presentate siano state o meno integrate nelle proposte;
- la formalizzazione attraverso atti regolamentari o legislativi dell’intero processo e delle procedure per assicurare nel tempo la certezza della partecipazione e consultazione delle Parti;
In conclusione, non è sufficiente affermare genericamente di voler promuovere una “democrazia partecipativa”. Perché essa sia effettiva ed efficace ha bisogno di principi, regole e strumenti condivisi e istituzionalizzati.
Al di là delle dichiarazioni, quali sono le proposte concrete dei due candidati?
Partecipazione popolare e trasparenza politico-amministrativa?
Partecipazione popolare e trasparenza politico-amministrativa nell’urbanistica comunale.
La partecipazione popolare alle decisioni inerenti l’urbanistica comunale può avvenire principalmente in due modi:
• da una parte considerando, inizialmente, la progettazione di edifici, spazi e arredi in base al rapporto fra gli uomini, anziani, giovani e bambini, abili e disabili, e l’ambiente costruito;
• dall’altra predisponendo momenti di consultazione con la possibilità e/o contemplazione e/o partecipazione attiva da parte della cittadinanza o di associazioni che ne rappresentano le diverse categorie, attraverso vari strumenti quali: questionari, somministrazioni di test per saggiare l’opinione di una percentuale della popolazione comunale e altre soluzioni che verranno in seguito illustrate.
Ovviamente per avere più partecipazione popolare e il consenso della cittadinanza il percorso da seguire dev’essere segnato dall’onestà, sia nelle forme che nelle idee, proprio esplicabile attraverso maggiore trasparenza politica e amministrativa.
Corrispondenza fra l’uomo e l’ambiente costruito.
In base alla corrispondenza fra l’uomo e l’ambiente costruito è nostra premura pensare anche alle categorie più deboli come anziani, portatori di handicap e bambini, al fine di evitare qualsiasi forma di barriere architettoniche, anche quelle “nascoste”, permettendo ampia accessibilità a chiunque e intendendo con accessibilità varie caratteristiche strutturali come:
• la possibilità di raggiungere un luogo;
• l’accesso al luogo stesso;
• l’uso degli spazi interni ed esterni;
• l’uso dei componenti di arredo, dei serramenti, delle apparecchiature e dei terminali di impianti;
• il comfort ambientale;
• il benessere psicologico;
• la sicurezza.
Seguendo in parte la normativa tecnica italiana, per favorire la maggiore accessibilità, sono stati individuati dei criteri guida da perseguire nelle progettazioni di spazi all’aperto, spazi al chiuso e elementi di arredo e attrezzature. Alcuni di questi criteri sono:
1. la conoscenza dell’utenza;
2. la considerazione della possibile utenza;
3. evitare le soluzioni speciali o discriminanti;
4. interpretare criticamente la normativa;
5. rendere evidente la sicurezza;
6. ricercare il benessere;
7. facilitare l’accessibilità, la comprensione e l’orientamento dello spazio (pensate alle carrozzelle o l’accessibilità di un non vedente in un edificio, in quest’ultimo caso una porta rientrante rispetto al piano del muro facilita il suo riconoscimento e il suo accesso);
8. considerare la fruibilità dei percorsi pedonali e degli attraversamenti non solo lungo il percorso pedonale ma anche fra questo e la carreggiata o fra questo e l’accesso a edifici o strutture;
9. la protezione dal traffico automobilistico;
10. il superamento agevolato delle lunghe distanze;
11. la dotazione di arredi urbani esterni come piani di sosta e di seduta, cabine telefoniche non discriminanti, punti di ristoro, erogatori di biglietti per mezzi pubblici, servizi igienici non discriminanti, fontanelle per bere, ecc.;
12. pluralità di soluzioni per i percorsi verticali;
13. segnaletica esauriente e non discriminante;
14. gestione di controllo delle strutture urbane.
Momento della consultazione popolare.
Dopo aver ipotizzato un’urbanistica non discriminante dove la costruzione delle opere venga attuata prendendo in considerazione tutta la possibile utenza, bisogna valorizzare un momento importante nel processo delle decisioni politiche e amministrative riguardanti la progettazione urbanistica, ma in realtà applicabile a qualsiasi forma di progettazione o decisione istituzionale: il momento della concertazione e della consultazione popolare.
Vi sono vari mezzi per attuare una consultazione con la cittadinanza conoscendo e dando la possibilità concreta di attuazione dell’opinione pubblica, ovviamente questi hanno un costo, come del resto la produzione di pubblicità che serve per rendere trasparente l’iter dell’amministrazione, ma è ormai assodato che queste forme di concertazione popolare fanno risparmiare molti soldi in periodi di lunga durata e in genere nelle fasi successive all’esecutività progettuale, questo attraverso forme di consenso tra tutte le parti direttamente e indirettamente interessate alla realizzazione di un’opera, e perché in genere queste stesse realizzazioni, proprio perché accettate da tutti, vengono “rivisitate” dopo molti anni.
Prima d’indicare i mezzi attraverso cui può avvenire la partecipazione popolare è opportuno indicare il limite temporale entro cui ciò è possibile o è auspicabile. Infatti è preferibile far partecipare i cittadini e trovare un punto d’incontro prima della formulazione d’un progetto esecutivo o d’un progetto di massima, bisogna quindi attuare la concertazione in uno stadio precedente, cioè quello in cui si propongono diverse ipotesi progettuali. Non è pensabile che il momento di consultazione con i cittadini avvenga dopo la formulazione d’un progetto esecutivo, questo anche e sopratutto per l’interesse di tutti, perché fare scelte fra più progetti o apportare delle correzioni è meno costoso, soprattutto in termini monetari, nelle fasi iniziali di qualsiasi intervento urbano che dopo l’esecutività dei progetti (pensate al costo di un progetto!). Quindi partecipazione popolare attraverso mezzi e momenti opportuni. Con ciò non si dice che non si possa o non si debba correggere un progetto in uno stadio avanzato, ma solamente che tale ipotesi ripetuta più volte non fa altro che aumentare la spesa pubblica a carico del cittadino e a discapito di numerosi interventi che poi rimangono senza risorse economiche, ricordando che la partecipazione popolare e la trasparenza politico-amministrativa sono due degli assi portanti per il miglioramento dell’efficienza e dell’efficacia della gestione pubblica.
Dopo aver segnato un limite temporale per il momento di concertazione, occorre poter individuare chi coinvolgere in questa partecipazione. Sarebbe utopistico pensare di coinvolgere per ogni decisione progettuale tutta la cittadinanza, soprattutto impossibile per costi e tempi. A riguardo allora è utile individuare chi potrebbe essere interessato o coinvolto per ogni intervento urbanistico, dal normale cittadino agli enti come consorzi, camere di commercio, aziende sanitarie, ecc., fino ai gruppi organizzati come le associazioni di categoria, quelle culturali e di volontariato, quelle ambientali, le associazioni di consumatori, ecc. Inoltre, per avere la più ampia partecipazione, perseguendo anche la trasparenza, si possono invitare tutti coloro che lo vogliono a partecipare ad apposite sedi di informazione in cui vengono presentate ufficialmente, al pubblico, le varie ipotesi progettuali che ruotano intorno ad un intervento urbano. Un’altra possibile ipotesi di partecipazione, per altro già realizzata negli Stati Uniti e nel nord Europa, è l’estrazione casuale di un campione di persone che vengono invitate a discutere e formulare soluzioni attraverso la partecipazione a gruppi di lavoro ristretti.
Tra i mezzi, oltre ai gruppi precedentemente citati, c’è la promozione di incontri con i rappresentanti degli enti, dei gruppi organizzati e di tutti quelli che sono coinvolti in un progetto urbanistico, sempre attraverso forme di partecipazione in gruppi ristretti per promuovere il dialogo fra le parti e rendere la massima trasparenza. Altro strumento per la partecipazione popolare è la somministrazione periodica di test e questionari, opportunamente pubblicizzati, a tutti i cittadini, attraverso appositi punti d’incontro, stand e gazebo per le vie della città e/o le sedi circoscrizionali, oltre la possibile compilazione dei test da parte del personale di vari enti pubblici o di gruppi sociali organizzati, con l’ausilio degli stessi enti e dei gruppi, e, andando incontro anche alle esigenze dei più piccoli, con la diffusione di questi test a tutte le scolaresche di ogni ordine e grado. Infine un ultimo strumento di concertazione potrebbe essere la consultazione di comitati di quartiere o, rivalutandone il ruolo, le sedi circoscrizionali, che difatti dovrebbero essere il primo punto d’incontro nell’istituzione comunale tra il cittadino e l’istituzione stessa, come luogo di ascolto e luogo propositivo per una crescita urbana che vada incontro a tutti.
Trasparenza amministrativa.
Come scritto, la partecipazione popolare non può esistere se non con la trasparenza amministrativa, anche perché attraverso la divulgazione di questa si cerca d’arrivare pure a coloro che non hanno effettivamente partecipato ad alcuna delle fasi progettuali di un’opera, o perché non hanno potuto o perché non hanno voluto. L’intento è comunque di mettere tutte le informazioni a disposizione del pubblico, fornendo tutti i dati riguardanti un intervento urbano, dalla formulazione di una idea alle ipotesi progettuali e al progetto esecutivo, dal bando pubblico alla consegna dei lavori e dall’inizio di questi fino al completamento attraverso le sue varie fasi.
A tal fine viene proposta la pubblicazione di tutti i documenti, tradotti in un linguaggio semplice e non tecnico, sia attraverso la televisione locale e la stampa regionale e locale, sia attraverso appositi siti internet e organizzazioni di convegni pubblici.
Altro mezzo sono le rappresentazioni visive dei progetti, tipo gigantografia, esposti nelle vie e nelle piazze più affollate della città per favorire la comprensione e la conoscenza, anche a chi non è pratico di architettura o ingegneria (non basta la rappresentazione visiva dei progetti in un luogo non di passaggio per tutti, ma come ci hanno insegnato i romani che esponevano il loro diritto, le XII tavole, nel luogo più affollato e di passaggio per tutti, il Foro, cioè la piazza principale in cui si praticavano i commerci più importanti, così dovremmo fare noi).
Come la consultazione popolare anche la trasparenza amministrativa ha un costo iniziale, ma è certo che questo costo viene ben ripagato, da una parte creando un legame solido fra i cittadini e la classe politica che governa, favorendo il miglioramento della gestione comunale supportata dal consenso popolare, senza la paura del cambiamento e allontanando quelle fastidiose situazioni di sospetto che non giovano a nessuno e impediscono il lavoro, dall’altra attraverso l’ammortizzazione dei costi nel tempo, evitando possibili interruzioni dei lavori per presunte o vere situazioni di illegalità, favorite ovviamente in tutti quei frangenti in cui le informazioni rimangono nascoste e le decisioni vengono prese fra pochi, dato che, invece, per tutti conoscenza è sinonimo di legalità.
Cristian Ribichesu
Progettazione integrata
"dal giungno del 2004 la giunta di centrosinistra ha programmato, impegnato e speso; e con la progettazione integrata, esempio di programmazione dal basso e di coinvolgimento delle istituzioni e delle rappresentanze delle categorie, ha colmato il ritardo colpevole del centrodestra".
Fa piacere che questa sia ora la versione ufficiale della giunta sulla PI. Sperando sia il riflesso di un pensiero davvero maturato e non di una esigenza momentanea.
Progettazione integrata
Scopriamo come la politica può essere più bella, coinvolgente e costruttiva.
Ma è un limite che si può superare.
I progetti politici e i provvedimenti adottati sono l’unica cosa che veramente conta nell’attività di governo. Sono il vero risultato del lavoro dei politici, di cui solamente si dovrebbe parlare e su cui si dovrebbero esprimere i giudizi.
Ma nella nostra democrazia questo non avviene, perché ancora acquisiamo informazioni prevalentemente attraverso i tradizionali mass media, che non sono adatti e non hanno spazio per riportare documenti complessi.
Quindi la politica si rappresenta con notizie, commenti e sintesi sui fatti ritenuti più importanti.
I cittadini hanno dunque enormi difficoltà a conoscere i testi dei progetti e i provvedimenti politici, non sono abituati a parlarne, a studiarli e a confrontarli. In maggioranza non conoscono i meccanismi della pubblica amministrazione e non riescono ad avere confidenza con le istituzioni.
Anche per questo esiste un diffuso sentimento di sfiducia e di sospetto nei confronti della politica, ritenuta molto più spesso “un male necessario” o non piuttosto un’arte piacevole e coinvolgente con cui si possono costruire la pace, il progresso ed il benessere del futuro.
Proprio su questo argomento avevo proposto un confronto fra un concorso d’arte e la nostra democrazia, in un precedente articolo su questo sito www.insardegna.eu/Members/gsalaris/la-democrazia-e-il-concorso-di-pittura , dove evidenzio quella che secondo me è la maggiore criticità della nostra democrazia rappresentativa, che si può probabilmente superare ampiamente con Internet.
Internet è uno straordinario strumento, con cui si possono pubblicare, sviluppare e condividere documenti complessi come, appunto i progetti politici. Ma è anche uno strumento che rompe e stravolge le regole del gioco nella sfide della politica e del mercato che finora si determinavano con i tradizionali mass media.
Per studiare e scoprire quali sono queste straordinarie potenzialità di Internet è stato ideato un gioco riservato agli studenti, chiamato Turismo e Politica, di cui vi anticipo la seguente brevissima descrizione:
TURISMO E POLITICA
Turismo e Politica è una sfida a cui partecipano ogni anno gli studenti di una classe 4a superiore per ogni provincia d’Italia. La posta in gioco che dovrà essere conquistata dai partecipanti è costituita da:
- un conto viaggi
- notorietà, autorevolezza
- potere d’informazione.
Ciascuna scolaresca avrà il compito di studiare un argomento di particolare interesse per una precisa area geografica e dovrà elaborare un progetto politico, utile allo sviluppo e al benessere di quella realtà sociale.
I ragazzi dovranno utilizzare vecchi e nuovi mezzi di comunicazione per coinvolgere i cittadini interessati, gli esperti e imprese, per acquisire informazioni e ottenere contributi di idee e conoscenze.
Ogni scolaresca esporrà su un proprio sito Internet, l’andamento e i risultati del proprio lavoro, analizzando la realtà, le diverse esigenze e le possibili opportunità.
Il lavoro si concluderà con l’esposizione delle diverse soluzioni prese in considerazione e un progetto definitivo, completo di simulazioni e analisi dei costi.
Questa sfida, affidata all’ingegno e alla creatività delle nuove generazioni, permetterà di scoprire con quali metodi e strumenti di comunicazione la ricerca di soluzioni utili al benessere sociale possa diventare un'attività piacevole, coinvolgente, costruttiva.
Ma soprattutto, i ragazzi sperimenteranno che le potenzialità e il “potere d’informazione” di ogni sito internet sono dati dal numero di visite e dalla fiducia che lo stesso sito riscuote fra i visitatori.
Più i contenuti di ogni sito verranno apprezzati dai cittadini e dalla collettività, più lo stesso sito potrà diventare un importante punto di riferimento sugli argomenti trattati; più vi verranno rappresentate le istanze e le esigenze dei cittadini, più sarà attratto l’interesse di esperti e aziende che offriranno risposte e soluzioni; più vi confluiranno conoscenze di valore, più i suoi autori acquisiranno notorietà, credibilità, autorevolezza.
Il sito di ciascuna scolaresca acquisirà quindi anche un valore commerciale e un “potere d’informazione”.
Quanto più ciascun sito sarà visitato, tanto più saranno quotati e venduti i suoi spazi pubblicitari. La vendita degli spazi pubblicitari servirà ad accumulare crediti in uno speciale conto viaggi, che i ragazzi di ogni classe potranno liberamente utilizzare per motivi di studio o altri impegni.
Ciascuna scolaresca potrà anche promuovere sul proprio sito altri contenuti culturali. Potrà lanciare nuove mode, proporre canzoni, poesie e prodotti della propria provincia.
Ben sapendo però che, nel caso in cui la fiducia e le aspettative dei propri visitatori-utenti venissero deluse, il sito perderebbe inevitabilmente e immediatamente la sua credibilità, il suo “potere d’informazione” e il suo valore commerciale.
Riflessioni sulle proposte concrete...
e vorrei fare un paio di considerazioni sull'operatività della "democrazia partecipativa".
1. Scoprire la scrittura. Qualche riga scritta, aiuta a capire di cosa si parla, qual'è il nostro pensiero e la discussione diventa meno urlata, "ambigua" e forse anche costruttiva. [leggi affermazioni e repentine smentite del capo del governo, oppure affermazione ma anche no dell'opposizione]. Internet ha mille spazi e modalità per pubblicare, e i gruppi si formano in base alla qualità dei contributi (vedi lavoce.info).
2. Meno aggettivi qualificativi e più quantità. Ogni periodo storico ha i suoi aggettivi, purtroppo spesso restano etichette "vuote" perché il dibattito si blocca su un livello estetico: è bella o brutta (es. la partecipazione)? è buono o cattivo? [discussioni astratte e di metodo]. Sarebbe stato bello poter conoscere e capire quante risorse (umane, economiche e tecniche) i nostri candidati sono disposti a investire per realizzare i propri obiettivi [diventare un pò più concreti] e in che modo le stesse hanno riflessi sulla nostra vita.
3. Meno "prime donne" e più segretari/controllori. Il lavoro di segreteria (vedi punto 1 e 2) é faticoso e forse non premia quanto le sparate pubbliche, ma per realizzare qualcosa di duraturo è necessario avere un progetto dimensionato per restare in piedi, che rispetta le generazioni future e che ha costi accettabili rispetto ai risultati prodotti: in una parola "SOSTENIBILE", dal punto di vista tecnico, sociale e ambientale. Solo la presenza di controllori che fanno le pulci alle proposte permette ai processi di soddisfare molteplici interessi (e non solo uno...)
CONCLUSIONE, per i naviganti, ovvero, appello ad un pò di pragmatismo:
1) scrivere (pareri opinioni giudizi) - altrimenti gli altri non potranno informarsi e conoscere.
2) quantificare (cercando di tradurre in ore, euro, persone le affermazioni/proposte) - altrimenti gli altri non potranno confrontare e scegliere.
E quando io sarò "gli altri" potrò capirvi :-)
Saludos a tottus,
Marino Sedda