Le tariffe di Abbanoa: quanto risparmio, quanta equità?
Il prezzo dell'acqua deve ricoprire i costi di produzione. Per ottemperare a questo requisito, e per ridurre i consumi idrici, Abbanoa ha introdotto una struttura tariffaria che penalizza fortemente i consumi elevati, lasciando una tariffa pressocchè invariata rispetto al passato per i consumi necessari. Tali tariffe sono realmente in grado di raggiungere gli obiettivi prefissati, che cercano di coniugare rispermio ed equità sociale?
La concezione che l'acqua debba essere ceduta gratuitamente o ad un prezzo molto basso è rimasta ben radicata fino ai nostri giorni. Fino a pochi decenni fa, l'acqua è stata considerata un bene meritorio reso accessibile a tutti i cittadini da parte dei gestori che erano perlopiù pubbliche amministrazioni o enti pubblici.
Questa politica, basata principalmente sulla gestione dell'offerta, è stata prevalente, fino a quando la crescente scarsità ed il crescente deficit finanziario delle Pubbliche Amministrazioni hanno reso sempre più difficile e costoso soddisfare le esigenze della domanda. Domanda che è cresciuta nel corso degli anni incentivata, in alcuni casi, anche dal prezzo eccessivamente basso stabilito dai gestori. Questa situazione ha portato al passaggio da una politica dell'offerta, divenuta ora troppo costosa, ad una politica della domanda, finalizzata al controllo dei consumi.
Alcuni giorni fa, durante il primo degli appuntamenti collaterali al G8 promossi dalla Regione Sardegna, Riccardo Petrella ricordava che lo strumento individuato nei numerosi consessi internazionali, per il controllo dei consumi idrici, è l'introduzione di strumenti e metodi che si basano sui principi del mercato. Tale apertura ha significato in molti casi la privatizzazione del settore idrico, determinando l'insorgere di problemi di affordability e di equità tra i ceti meno abbienti della popolazione.
Anche laddove non si è giunti alla privatizzazione totale oppure laddove la gestione è essenzialmente rimasta in mano pubblica, è invalso l'uso del prezzo come strumento di riduzione e controllo dei consumi. L'acqua è divenuta ora un bene economico e per essa è necessario venga pagato un prezzo che non è più una tariffa sociale ma un prezzo basato sul reale costo di produzione dell’acqua. Tale prezzo, ovviamente più elevato di quello sociale, dovrebbe essere in grado di indurre i consumatori a ridurre i consumi. L'aumento del prezzo, inoltre, si è accompagnato quasi ovunque ad una riforma tariffaria che ha visto l’adozione di strutture a scaglioni crescenti, in cui a consumi superiori corrispondono prezzi marginali più elevati.
Tariffe e soglie di consumo
Numerosi studi in letteratura mostrano come, se costruite nella maniera più appropriata, tali strutture tariffarie siano realmente in grado di disincentivare consumi eccessivi, ma se costruite in maniera poco accorta rischiano di pesare su quella parte di popolazione che tende strutturalmente ad avere consumi superiori, quali le famiglie numerose che, in alcuni casi, sono caratterizzate anche da livelli di reddito inferiore.
Qual è, allora, la possibile soluzione? Non esiste una soluzione condivisa ma da più parti si ritiene opportuno far pagare un prezzo ridotto per i quantitativi idrici necessari al soddisfacimento dei bisogni primari e prezzi via via più elevati per le quote che eccedono questa soglia. Ma, qual è questa soglia? Non c’è, neppure in questo caso, uniformità di pareri. La Regione Emilia Romagna ha adottato una serie di politiche e strumenti (tariffari e non) finalizzati ad ottenere un consumo medio per una famiglia di dimensioni medie (3.3 persone) pari a 145 metri cubi annui.
Tali dinamiche sono state le medesime che hanno guidato la riforma tariffaria adottata da Abbanoa. Il gestore unico del Servizio Idrico Integrato, seguendo le indicazioni della Legge 36/1994, deve garantire il raggiungimento dei criteri di efficienza, efficacia ed economicità. Quest'ultimo criterio richiede che il prezzo dell'acqua sia tale da ricoprire i costi di produzione e sia totalmente ripagato attraverso il sistema tariffario.
La scelta fatta da Abbanoa per ottemperare a questo requisito, e contemporaneamente ridurre i consumi idrici, è stata quella di introdurre una struttura tariffaria che penalizza fortemente i consumi elevati, lasciando una tariffa pressocchè invariata rispetto al passato per i consumi necessari, quantificati in 140 metri cubi annui. Accanto a tale tariffa, applicata ai consumatori domestici residenti, il gestore unico ha introdotto una tariffa per le famiglie a basso reddito (che agevola l'acquisto della quantità d'acqua necessaria al soddisfacimento dei bisogni necessari) ed una tariffa per le famiglie numerose (che rispetto alla tariffa standard presenta scaglioni di dimensione superiore) per permettere alle classi meno abbienti di poter soddisfare i fabbisogni minimi. Ha inoltre introdotto una tariffa per gli usi domestici non residenti (con prezzi marginali e la quota fissa più elevati rispetto al domestico residenti). I grafici sottostanti chiariscono le differenze appena descritte.

Tariffe e controllo dei consumi
Tali tariffe sono realmente in grado di raggiungere gli obiettivi prefissati? Difficile, in assenza di dati recenti, fare affermazioni al riguardo. Per poter valutare sia l'effetto sul livello dei consumi che le eventuali ripercussioni sul benessere delle famiglie occorrerebbe avere a disposizione i dati sui consumi effettivi delle famiglie sarde per gli anni 2006 e 2007, sebbene una risposta più attendibile la si potrà avere solo quando l'intero sistema sarà andato a regime e si sarà consolidato. Attualmente, Abbanoa adotta una tariffazione semestrale basata sui consumi previsti con il solo conguaglio annuale basato sui consumi registrati. A tale proposito, le esperienze fatte in altre nazioni, mostrano come sia necessaria una frequenza elevata della bollettazione per rendere effettiva la politica tariffaria. E' stato dimostrato che gli utenti che ricevono le bollette con frequenza ridotta (ogni tre mesi, come prevede anche la Legge 36/1994) conoscono meglio sia la struttura tariffaria che il consumo effettivo, avendo maggiore consapevolezza dei propri comportamenti.
La riforma ha toccato anche le tariffe applicate al settore industriale e commerciale con una tariffazione a scaglioni crescenti, con quota fissa e prezzi marginali molto elevati rispetto al settore domestico.
Benchè sia il settore maggiormente idroesigente, il settore agricolo non è stato ancora oggetto di tali riforme. Ancora oggi, nella maggior parte dei Paesi Europei, gli agricoltori non pagano l'acqua in base ai metri cubi consumati, sebbene vi siano dei timidi passi in questa direzione: anche i nostri Consorzi di Bonifica stanno progressivamente adottando i contatori per il monitoraggio dei consumi, ma per il momento i dati di consumo, quando raccolti, non sono stati utilizzati per il pagamento dell'acqua.