Continuità territoriale: più mercato, grazie
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Settimane cruciali per la continuità territoriale sarda. In attesa di sapere come verrà modificata dal confronto tra Regione e Commissione Europea, proviamo a fare il riassunto (critico) delle puntate precedenti.
La posizione della Commissione Europea (CE) è benissimo definita da un documento del 23 aprile 2007 (vedi l'allegato in fondo a questo articolo). A grandi linee, la CE dice che gli Oneri di Servizio Pubblico (OSP) possono essere utilizzati anche nel caso Sardegna a condizione che lo si faccia “nel rispetto dei principi di non discriminazione e di proporzionalità. Essi devono essere debitamente giustificati”, in quanto “sono definiti come un'eccezione al principio del regolamento, ai sensi del quale, ‘lo (gli) Stato(i) membro(i) interessato(i) permette (permettono) ai vettori aerei comunitari di esercitare diritti di traffico su rotte all'interno della Comunità’”. Come dire: la libertà di entrata, e dunque la libera concorrenza, è un valore per tutti, in generale. Qualche eccezione può essere considerata, ma si tratta appunto di eccezioni. Come si definiscono queste eccezioni? Così: uno Stato membro può imporre OSP ai “servizi aerei di linea effettuati verso un aeroporto che serve una regione periferica o in via di sviluppo o una rotta a bassa densità di traffico verso un qualsiasi aeroporto regionale, a condizione che tale rotta sia considerata essenziale per lo sviluppo economico della regione in cui si trova l'aeroporto stesso, nella misura necessaria a garantire che su tale rotta siano prestati adeguati servizi aerei di linea rispondenti a determinati criteri di continuità, regolarità, capacità e tariffazione cui i vettori aerei non si atterrebbero se tenessero conto unicamente del loro interesse commerciale”. OSP sì, dunque, ma senza esagerare. Ha esagerato la Regione Sardegna nel disegnare l’attuale modello di continuità territoriale? Limiti sproporzionati alla concorrenzaIl documento della CE lo pensa ed elenca una serie di punti dei quali chiede la modifica entro agosto. Per non eccedere in dettagli non utili in questa sede, conviene limitarsi a tre contestazioni particolarmente significative. Primo. Nel sistema attuale, chi accetta gli OSP rispondendo al bando entro la data stabilita ha poi la garanzia di non dover fronteggiare ulteriori concorrenti nei tre anni successivi, perché vige il divieto di nuove entrate per l’intero periodo. La CE contesta interamente questo impianto, perché lo ritiene “sproporzionato”. Pensa invece che ogni vettore debba essere libero di accettare gli OSP in qualunque momento ritenga di doverlo fare, e che debba impegnarsi per un solo anno, non per tre. Secondo. Oggi alcune rotte sono raggruppate. Alghero-Roma e Alghero-Milano da una parte, e Olbia-Roma e Olbia-Milano dall’altra. Perché? La storia è questa: siccome la Regione ritiene che ogni rotta da sola sarebbe poco attraente, meglio metterle insieme. Qualcuno ha verificato se davvero l’offerta di rotte singole è poco attraente per i vettori? Il rischio è che non si sia andati oltre il tentativo di intuire gli orientamenti delle principali compagnie, che, però, hanno tutto l’interesse a sostenere e suggerire soluzioni a vantaggio dei propri profitti, non della collettività. I benefici associabili al “raggruppamento” sono dunque molto dubbi. E i costi? La CE pensa che esistano e che siano importanti, perché ritiene che questa parte del regolamento sia “indebitamente restrittivo” per la libera entrata delle compagnie aeree. Per esempio, una compagnia con sede operativa a Milano ma non a Roma potrebbe considerare gli OSP troppo alti e rinunciare a offrire il servizio. Terzo. “La Commissione dubita della necessità di un'applicazione degli OSP a tutti i sistemi aeroportuali di Roma e Milano, che essa considera sproporzionata rispetto agli obiettivi perseguiti... Visto tuttavia l'impegno della Repubblica italiana di … non applicare gli OSP agli aeroporti di Bergamo, Malpensa e Ciampino, la Commissione non intende approfondire ulteriormente la sua analisi...”. Il che significa una cosa molto semplice: i dubbi espressi con forza dalla CE hanno finalmente aperto le porte delle rotte su Roma e Milano alle compagnie low-cost, con vantaggi indiscutibili per i residenti e per chi vuole venire in Sardegna per affari o per turismo. Filosofie a confrontoAl di là di questi importanti dettagli, rimane la necessità di capire se si tratta di schermaglie tecniche o di qualcosa di più. Il punto di vista della CE è chiaro e, per un economista, condivisibile. Dice, in sostanza: regolamentate solo dove è essenziale farlo, cioè quando i flussi sono troppo limitati per lasciar fare al libero mercato. Ma ogni volta che è possibile una soluzione di mercato, adottatela. E anche quando non fosse possibile oggi, lasciate il sistema della regolamentazione abbastanza flessibile da consentirvi di cogliere al più presto segnali positivi di accresciuta competitività nel mercato del trasporto aereo. Dunque, i vincoli temporali degli OSP vanno ridotti al minimo, i raggruppamenti delle rotte evitati, e quando in un’area ci sono più aeroporti, solo uno di questi deve essere “bloccato” dagli OSP. Tutto chiaro, e persino moderato. Per esempio, si potrebbe pensare alla completa liberalizzazione almeno di tratte come Cagliari-Roma, e a situazioni nelle quali applicare gli OSP solo a stagioni basse e medie, non a quelle alte. Qualcuno obietterà: ma in questo modo non ci sarebbero compagnie disposte ad accettare gli OSP. Sicuri? Dove sono le analisi o le esperienze che lo dimostrano? Quel che conta, comunque, è il punto di vista generale sul problema. Se si accetta quello della CE, conviene adottare le indicazioni fornite dal suo documento e marciare nella stessa direzione, magari accelerando. Ma la Regione lo accetta o no quel punto di vista? Qui le cose si fanno meno chiare. La Regione sembra oscillare tra un dirigismo che tradisce profonda sfiducia nel mercato, e qualche timido apprezzamento per il ruolo dei voli low-cost anche nelle tratte interne. Qualcuno ricorderà, per esempio, la prima proposta Soru-Broccia per la continuità territoriale: l’esatto contrario delle attuali raccomandazioni della CE, e dunque anche della sua filosofia sottostante. Qualcun altro avrà letto le recenti dichiarazioni del sempre attento Massimo Deiana, consulente della giunta. Dice Deiana: “Si possono accogliere alcune indicazioni sull’apertura del mercato, ma non in tempi rapidi, cercando di salvaguardare i diritti delle compagnie che hanno già accettato gli oneri di servizio. Per la liberalizzazione del traffico su Ciampino, Orio al Serio e Malpensa, Governo e Regione stanno dialogando per trovare meccanismi compensativi a favore delle compagnie che oggi garantiscono il servizio di continuità territoriale” (L'Altra Sardegna, 5 maggio 2007, p. 3). Ma davvero Meridiana e AirOne avrebbero bisogno di compensazioni? Su quali dati si calcolano compensazioni di questo tipo? Conoscerli e valutarli sarà interessante per tutti. Per riassumere: la CE chiede cose ragionevoli e in linea con ciò che di positivo sta capitando nei nostri cieli: meno protezionismo a favore di improbabili "compagnie di bandiera", molta più concorrenza, utenti meno rassegnati e più consapevoli dei propri diritti. La Regione sembra subire questa iniziativa senza condividerla, forse perché ancora affezionata alla vecchia e sbagliatissima idea che le cose funzionano bene solo quando sono sotto il proprio diretto controllo. La verità è che per decenni l’assenza di concorrenza nei cieli italiani ha creato danni enormi alla Sardegna. Conviene allontanarsi il più possibile, e in fretta, da quella disastrosa situazione. Volete aggiungere un commento? Inviatelo a commenti@insardegna.eu, indicando il vostro nome e cognome (obbligatorio) e specificando nel soggetto del vostro messaggio il titolo di questo articolo. Giulio Manunta, 5 luglio 2007: Caro Professor Pigliaru, |
Continuità territoriale, sono giorni decisivi per il confronto tra la Regione e la Commissione Europea. Facciamo il punto sulla vicenda, cercando di capire le contrapposte filosofie, al di là dei dettagli.