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La Regione: investitore operante in economia di mercato?

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di Roberto Saba

Nuova Mineraria Silius, Ottana Energia, Legler costituiscono i primi esempi del come la Regione Sardegna stia interprentando il suo nuovo ruolo, indossando spesso e volentieri i panni di investitore, di player sul mercato, alcune volte in concorrenza con i privati, spesso per salvare imprese in difficoltà. Il tutto con risorse pubbliche e con il rischio di distorsioni e del perdurare di politiche assistenzialistiche.


Negli ultimi mesi gli interventi di salvataggio da parte della Regione Sardegna di varie attività (Nuova Mineraria Silius, Legler, Ottana Energia) sono state oggetto di una seria di decisioni da parte della Commissione Europea.

Sulla Nuova Mineraria Silius (di seguito NMS) siamo già intervenuti con un nostro precedente articolo.

Riteniamo però opportuno riprendere ed approfondire i contenuti della Decisione della Commissione del 21 febbraio 2006 alla luce della pubblicazione del Concorrenza 02dispositivo completo sulla GUCE L 185 del 17.07.2007.

Al contempo, ci è sembrato interessante mettere in relazione la decisione sulla Nuova Mineraria Silius con quella sull’ Aiuto di Stato NN 5/2007 al “salvataggio a favore del gruppo tessile Legler” e sull’ Aiuto di Stato C 11/2007 relativa alla “attuazione in modo abusivo dell’aiuto al salvataggio concesso a Ottana e compatibilità del medesimo a titolo di aiuto alla ristrutturazione”.

In un momento in cui la Regione Sardegna sembra infatti impegnata in una decisa e sempre più invasiva politica di neo interventismo pubblico nell’economia, vale la pena vedere quali sono i confini entro i quali la sua azione si dovrebbe esercitare in base alla normativa europea sulla concorrenza.

Gli esempi utilizzati riguardano tutti casi di aiuto alla ristrutturazione o al salvataggio di imprese, ma possono essere utili anche per inquadrare altre operazioni in corso di realizzazione che prevedono un ruolo attivo della Finanziaria regionale in qualità di investitore operante in economia di mercato spesso in concorrenza con operatori privati.

Aiuto alla Nuova Mineraria Silius

Come avemmo modo di evidenziare nel nostro precedente articolo, la Commissione il 21 febbraio 2007 ha stabilito che l’aiuto di 98,360 milioni di euro a favore della NMS è incompatibile con il mercato comune e che l’importo va recuperato dalla beneficiaria (obbligo al quale non ci si può sottrarre neanche dopo aver provveduto alla liquidazione della NMS Spa).

Il testo delle decisione pubblicata nella GUCE del 17 luglio scorso richiama un punto di particolare interesse.

L’Italia infatti aveva sostenuto che la “Ras si comporta come un investitore operante in economia di mercato”.

La Commissione confuta questa ipotesi sulla base dei risultati economici negli ultimi esercizi e l’andamento dei suoi indici finanziari (nei conti 2004 figurano perdite per 10,46 milioni di euro pari al 101% del capitale sottoscritto all’epoca), sulla cui base è evidente che NMS doveva essere considerata “un’impresa in difficoltà”.

In particolare, la Commissione rileva che:

  1. sembra improbabile che un investitore operante in economia di mercato impegnerebbe ancora altri fondi…in un progetto che sinora si è rivelato non redditizio”, prova ne siano i falliti tentativi di privatizzare la società;
  2. la RAS non si è curata di misurare i costi da sostenere in caso di liquidazione, rispetto ai costi necessari per far proseguire le attività”;
  3. dalla notifica risultava con chiarezza che, in ampia misura, la RAS aveva sovvenzionato l’NMS per motivi sociali

In un passaggio precedente, aveva inoltre chiarito che “quando un aiuto concesso da uno Stato o mediante risorse statali rafforza la posizione di un’impresa rispetto alle altre imprese concorrenti negli scambi intracomunitari, si deve ritenere che l’aiuto incida negativamente sulle concorrenti”.

Va peraltro evidenziato che è servito a ben poco il ritiro della notifica e la tardiva liquidazione della società da parte della RAS, in quanto nel caso di aiuti illegittimi non compatibili con il mercato comune si “deve ripristinare la concorrenza effettiva e che, a tale scopo è necessario che l’aiuto, inclusi gli interessi, sia recuperato senza indugio”.

Ciò pone una seria ipoteca sul futuro della società che andrà a gestire la Miniera di Silius, qualora questa dovesse essere a prevalente capitale pubblico regionale, sia diretto che indiretto (per esempio tramite la SFIRS).

Sembra assai difficile che la Commissione sia disponibile “ad abbassare la guardia” e accettare il “gioco delle tre carte” che sembrerebbe intenzione della Regione portare avanti.

E’ invece probabile che la Commissione tratti la nuova società in continuità con la NMS.

Attuazione in modo abusivo dell’aiuto al salvataggio e compatibilità dell’aiuto alla ristrutturazione a Ottana

Anche qui ci troviamo di fronte ad un intervento di salvataggio. La stessa Commissione rileva come trattasi di un’impresa in difficoltà, in quanto “non è in grado, con le proprie risorse o con le risorse che può ottenere dai proprietari/azionisti o dai creditori, di contenere perdite che, in assenza di un intervento esterno delle autorità pubbliche, la condurrebbero certamente al collasso economico, nel breve o medio periodo” (punto 9 Orientamenti per il salvataggio e ristrutturazione di imprese in difficoltà).

La Commissione dubita anche in questo caso che “il piano di ristrutturazione sia compatibile con gli orientamenti, ossia che il piano permetta di ripristinare la redditività a lungo termine dell’impresa, che l’aiuto di Stato sia limitato al minimo…., nonché della prevenzione di indebita distorsione della concorrenza indotta dall’aiuto”.

Rileva inoltre che “il piano non individua misure interne precise atte a riorientare l’attività d’impresa [….] e non sono state fornite proiezioni attendibili indicanti il ripristino della redditività”.

Tralasciando gli ulteriori rilievi da parte di Bruxelles, la conclusione è una decisione di avvio del procedimento formale di indagine sulla cui base la Commissione ingiunge all’Italia (Sardegna) di fornire informazioni precise e dettagliate per il ripristino della redditività a lungo termine; per l’aiuto limitato al minimo consentito dagli orientamenti; per ridurre al minimo gli effetti distorsivi delle concorrenza; per l’esistenza di un servizio di interesse economico generale.

Anche in questo caso le informazioni richieste tendono ad accertare che esistano le condizioni che rendano efficace l’aiuto e non si limitino ad mantenere artificiosamente in vita una società altrimenti destinata al fallimento.

Aiuto al salvataggio a favore del gruppo tessile Legler

La decisione della Commissione in questione non è ancora stata pubblicata in GUCE, ma si dispone della lettera indirizzata dalla Commissaria alla Concorrenza, Neelie Kroes, al Ministro D’Alema, che ne anticipa i contenuti.

Rinviando alla lettura della comunicazione per ogni approfondimento, va detto che ci troviamo di fronte ad una decisione su un aiuto di 13 milioni concesso sotto forma di prestito a favore della Legler da Banca Intesa Mediocredito, garantito dalla Stato con l’intervento del Fondo per il finanziamento degli interventi consentiti dagli orientamenti UE sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione delle imprese in difficoltà.

Sia il prestito che la garanzia sono stati erogati senza aspettare l’autorizzazione della Commissione.

Nel corso del procedimento di notifica a questo primo aiuto, il 4 aprile scorso è stato notificato, insieme ad un progetto di aiuto alla ristrutturazione di 39,2 milioni di euro, un piano di ristrutturazione.

Il progetto prevede la conversione della garanzia concessa per 6 mesi il 5 ottobre 2006 in una garanzia a medio termine (fino al 31 dicembre 2012) per uno strumento di importo immutato di 13 milioni di euro, una sovvenzione diretta di 13,2 milioni di euro ed una conversione di crediti della SFIRS in capitale sociale sempre per un importo di 13 milioni”.

La Commissione prende in considerazione il solo aiuto di 13 milioni di euro inizialmente notificato e decide di considerare l’aiuto compatibile con il mercato comune, nonostante “un gruppo di questo tipo non avrebbe potuto finanziarsi tramite un prestito bancario a tali condizioni sui mercati finanziari [e dunque] il gruppo Legler risulti favorito rispetto ad altre imprese”.

La Commissione ritiene infatti che:

  1. la misura dell’importo sia conforme a quanto disposto dagli orientamenti comunitari per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà;
  2. l’aiuto sia motivato da gravi difficoltà sociali;
  3. la misura non sembri avere gravi effetti di ricaduta negativa in altri Stati membri, in quanto provvisoria in attesa di un’eventuale ristrutturazione;
  4. le autorità italiane si sono impegnate a presentare un piano di ristrutturazione (presentato il 4 aprile), un piano di liquidazione o la prova che il prestito è stato integralmente rimborsato;
  5. l’importo sia il minimo necessario per mantenere l’impresa in attività nel periodo di sei mesi per il quale l’aiuto è autorizzato;
  6. sia soddisfatta la condizione di aiuto una tantum

Bruxelles però sottolinea che l’aiuto concesso nel quadro del piano di ristrutturazione [gli ulteriori 62,2 milioni] verrà valutato autonomamente. L'OK al primo aiuto non significa automaticamente “strada libera” anche per il secondo provvedimento.

Conclusioni

La Sardegna sta conoscendo una stagione di neo interventismo pubblico nell’economia, in alcuni casi dovuto all’obiettivo di provvedere al salvataggio di imprese in crisi, in altri dettato da politiche di sviluppo neodirigiste.

Se si volesse rinvenire una matrice comune questa forse andrebbe ricercata nella presunzione che la RAS si comporti come un investitore privato operante in economia di mercato, per sanare un mal funzionamento del mercato ovvero un suo fallimento.

Concorrenza slealeCome dimostrano gli esempi precedenti, così non è. Se volessimo infatti utilizzare lo stesso schema seguito dalla Commissione, l’assenza di investitori privati ovvero di investitori operanti in economia di mercato che non beneficino di aiuti pubblici è il segnale che trattasi di attività che non sono in grado di essere redditizie o di sopravvivere senza continui apporti finanziari da parte dei soci.

In questo caso non siamo di fronte ad un fallimento del mercato. E’ invece il mercato che funziona regolarmente con le sue leggi (che ci piacciano o no). I risultati economici di queste imprese e l’andamento dei loro indici finanziari stanno lì a dimostrarlo.

Come ha ben osservato la Commissione, la RAS in questo modo non opera come un qualsiasi altro investitore, non si interessa di misurare i costi per far proseguire un’attività, piuttosto agisce spinta da motivazioni di ordine sociale o politico, argomentazioni che “non hanno alcuna rilevanza per un investitore operante in economia di mercato”.

Nel fare questo, senza tener conto di quanto prescritto dagli orientamenti comunitari sulle imprese in difficoltà, senza piani industriali seri basati su chiare analisi delle prospettive di redditività e perseguibili misure di ristrutturazione, aggirando la normativa comunitaria sugli aiuti di stato e sulla concorrenza, si sostengono artificiosamente imprese destinate al fallimento, si sprecano risorse a sostegno di un’occupazione non economicamente produttiva, si creano imprese che beneficiano di risorse pubbliche in mercati concorrenziali determinando distorsioni e incidendo negativamente sulle imprese concorrenti, si rischia di creare carrozzoni perpetuando e rinverdendo la gestione pubblica in economia.




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by Roberto Saba last modified 2007-07-27 10:22

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