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Un passo falso evitabile

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di Giorgio Macciotta

Il "dubbio di costituzionalità" è diventato una certezza... in altre parole, quando l'uso (o il non uso) disinvolto delle regole offusca i risultati postivi del risanamento finanziario operato dalla giunta regionale.


La vicenda dei conti 2006 della Regione sarda, impugnati dalla Corte dei conti in sede di parifica del rendiconto, per carenza di copertura è andata come era prevedibile: la Corte Costituzionale ha dichiarato “l'illegittimità costituzionale dell'articolo 2, comma 7, della legge 28 dicembre 2006, n. 21 (Autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l'anno 2007 e disposizioni per la chiusura dell'esercizio 2006)”.auto

Dal punto di vista formale una sconfitta che poteva essere facilmente evitata se invece di insistere, testardamente, su un artifizio contabile (per di più incomprensibile per la gran parte dei cittadini) si fosse limpidamente esposta la situazione del bilancio regionale dopo i primi due esercizi di governo del centrosinistra.

Vale la pena riepilogare i fatti.

  1. La finanza regionale devastata da cinque anni di governo del centrodestra (il debito era cresciuto dai 500 milioni di € del 1999 ai 3 miliardi del 2004 e la voce più rilevante di spesa, quella per la sanità, era cresciuta del 42,6% contro una media nazionale del 38,8 ed una meridionale del 41,6%) era stata riportata su un percorso virtuoso. Il disavanzo era stato radicalmente ridotto e si cominciava ad intaccare il debito.
  2. Nel bilancio 2006 era stata inserita una previsione di maggiori entrate in corrispondenza della vertenza aperta con il Governo centrale per una più corretta stima del gettito IRPEF attribuibile ai contribuenti sardi e per una modifica della compartecipazione IVA.
  3. La vertenza si era conclusa proprio in quei giorni con un risultato straordinario dal punto di vista quantitativo: con l’articolo 1, comma 834, della finanziaria nazionale per il 2007 le ragioni della Sardegna erano riconosciute e lo Stato assegnava immediatamente risorse aggiuntive e, a partire dal 2010, si prevedeva un nuovo regime di compartecipazioni con entrate nette superiori del 30% a quelle in essere al 2006.
  4. Il riconoscimento delle maggiori entrate a regime comportava la rinuncia al riconoscimento di arretrati (salvo un valore simbolico) con conseguenti problemi di quadratura dei conti per l’esercizio 2006.
  5. Al momento della approvazione della finanziaria statale per il 2007 la regione aveva concluso la gestione del suo bilancio per il 2006 facendo registrare un saldo contabile formalmente in disavanzo in termini di accertamenti (per il mancato riconoscimento degli arretrati da parte dello Stato) ma sostanzialmente in equilibrio per la gestione oculata dei pagamenti.
  6. Le regole contabili avrebbero richiesto alla Giunta di far quadrare i conti facendosi autorizzare alla contrazione di un mutuo, la cui concreta utilizzazione non sarebbe stata necessaria. Si sarebbe trattato dunque di una mera operazione contabile senza alcun costo concreto per la Regione. Così prevedono le specifiche norme di contabilità delle Amministrazioni pubbliche.
  7. La Giunta ha preferito ricorrere ad una diversa soluzione: preso atto che non esistevano immediate esigenze di pagamento (per il persistere ancora in quel bilancio di previsione di un forte divario tra autorizzazioni di competenza e previsioni di pagamenti) ha indicato come risorse per far quadrare i conti quelle che sarebbero arrivate al bilancio della Regione a partire dal 2010. Un artifizio contabile, non previsto dalle norme di contabilità e censurato dalla Corte costituzionale.

  8. Nessun disastro contabile e nessuna bancarotta, dunque, ma la conferma che un modo “atecnico” di legiferare consente persino a coloro che sono i responsabili del disastro finanziario della Regione tra il 1999 ed il 2004 di presentarsi come i paladini della correttezza contabile. C’è, dunque, l’esigenza di riprendere un cammino virtuoso volto a restituire significatività al bilancio, riducendo gli scarti tra competenza e cassa, e a garantire la effettività delle coperture senza lasciare nessun alibi a quelle forme di finanza creativa cui il centrodestra ci ha abituato nel corso di questi anni a livello centrale e regionale.

In quella circostanza, e in quelle analoghe, immediatamente successive, non erano mancati suggerimenti per una diversa, e più corretta, soluzione. Si era in particolare sottolineato il rischio che, al di fuori di una griglia di regole certe e condivise, misure di finanza creativa potessero esporre la Regione ad un vero e proprio dissesto. Le entrate future che la Giunta Soru intendeva utilizzare erano certe ed esigibili; esse derivavano da una stima prudente dell’evoluzione del gettito. Ma non si può sfuggire al problema, che la Corte dei Conti ha posto al centro del suo ricorso: “fino a quale anno futuro il legislatore potrebbe spingersi per attingere risorse da impegnare?”

La Corte Costituzionale ha risolto il problema e sarebbe utile che la sentenza venisse letta per quel che è. Da un lato l’ennesima censura per un uso disinvolto delle regole che si potrebbe (si dovrebbe!) evitare facendo squadra. Dall’altro lato sarebbe utile non far discendere dalla sentenza effetti di catastrofi finanziarie che, nessuno meglio degli attuali critici dovrebbe saperlo, sono state evitate, malgrado la devastante eredità di governo del centrodestra.

by Giorgio Macciotta last modified 2008-06-22 09:57

Richiesta spiegazioni su copertura spesa

Posted by Alberto Mario at 2008-06-19 20:05
Dalla lettura del dispositivo della sentenza si desume che la Corte pur ritenendo inammissibili le questioni proposte dalla Corte dei Conti in ordine all'articolo 2, comma 1, lettere a) e c) della legge della Regione Sardegna n.2 del 2007, con le quali si dispone un'ulteriore iscrizione in bilancio di anticipazioni per 500 milioni di euro a gravare su esercizi futuri, in quanto non di competenza del bilancio 2006, in ogni caso rileva come anche queste ultime "siano ispirate al medesimo principio" del provvedimento dichiarato inammissibile.
Se ho capito bene ciò significherebbe che anche nel 2007 e nel 2008 si stanno mettendo altri 1.000 mln di euro che non esistono. In totale staremmo parlando di 2.500 milioni di euro.
Forse non ci saranno problemi finanziari come si precisa nell'interessante nota di Giorgio Macciotta, ma sarei interessato a capire come si possano togliere 2.500 milioni senza che si generino problemi di copertura delle spese. Sempre che queste ci siano. Ovviamente il problema non esiste se si è detto che si spendevano 2.500 milioni e poi non si è speso; o meglio, sorge un altro problema: perchè non si è speso?

Sempre a proposito di spese

Posted by Alberto Mario at 2008-06-20 06:42
Riprendo il mio commento di ieri in quanto nel frattempo ho preso visione del documento illustrato dalla Giunta con il quale si dimostra, dati alla mano, che la manovra 2006 non risentirà della mancata iscrizione dei 1.500 milioni di euro bocciati dalla Consulta. Nonostante infatti il venire meno di questa "entrata" il bilancio chiude con un avanzo di esercizio di 328 milioni di euro. A rimanere elevato, seppure in diminuzione, il disavanzo di amministrazione che, come ben rileva Giorgio Macciotta, è stato ereditato dalle precedenti gestioni.
Mi resta solo un dubbio: nelle schede risulterebbe che il 2007 post sentenza ha chiuso con lo stesso avanzo del 2007 pre sentenza con il risultato di amministrazione in calo di circa 500 milioni di euro.
Domanda: non è che qualcuno si è dimenticato di scorporare i 500 milioni di anticipazioni sul 2010 iscritte nel bilancio 2007?

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