Finanziaria e Lavoro. Pochi soldi nuovi: non è un male
Dei 151 milioni previsti all'articolo 35 della Finanziaria solo 21 sono stanziamenti effettivi per il 2007, e su politiche già ampiamente finanziate in passato. Il grande dibattito sul lavoro non ha quindi "prodotto" molti soldi. E' un male? Noi pensiamo di no. Per migliorare le politiche del Lavoro non serviva un articolo della Finanziaria, ma obiettivi più mirati ed una spesa veloce.
Sarebbe più opportuno dire per il 2007/2008, perché il ritardo nell’approvazione e gli inevitabili tempi tecnici di attribuzione ai capitoli, e definizione dei programmi, fanno sì che la spesa vera (la più consistente) non possa essere avviata (nella migliore delle ipotesi) prima del mese di settembre. Soffermiamoci specificamente sul tema del Lavoro. E’ un tema che ha infiammato per lunghe settimane il dibattito pubblico; ma alla fine, forse per sfinimento degli interlocutori, è stato affrontato dalla Finanziaria Regionale senza innovazioni particolari e con un rinvio a future decisioni. L’articolo 35 ( che tratta l’argomento) prevede infatti che la Regione definisca ( con procedura di tipo partenariale) entro sessanta giorni, “… un programma d’interventi finalizzati all’occupazione stabile ed al superamento della precarietà del lavoro. La spesa per la realizzazione di predetto programma e valutata in 151.352.000 per l’anno 2007….”. Quanti soldi per il lavoroL’elenco di azioni che segue non è sconosciuto né agli addetti ai lavori e neanche all’opinione pubblica, perché si tratta sostanzialmente di interventi sui quali la Regione aveva già stanziato le risorse e definito i programmi d’intervento con delibere, decreti e, in certi casi già con i relativi bandi per gli affidamenti. Da una visione più attenta del Bilancio approvato, infatti, si può evincere che dei 151 milioni dichiarati quelli effettivamente stanziati in competenza 2007 sono 21, mentre per il resto si tratta di residui di stanziamento che, in alcuni casi, potranno difficilmente essere rimodulati. I 21 milioni inoltre riguardano interventi sui quali erano già in atto strategie e finanziamenti anche negli esercizi precedenti. Se esiste una costante, tra i vari interventi, essa si può rilevare nell’alta quantità di residui, indice di una costante difficoltà nella spesa. Il grande dibattito non ha generato quindi alcun rilevante finanziamento aggiuntivo, salvo quello di 5 milioni del comma 2 di cui poi si dirà. E’ questo un male? Ritengo di no. Le risorse residue sul Lavoro sono molto cospicue (si pensi anche ai 320 milioni di residui del Piano del Lavoro 1998), ed il problema vero non consiste nello stanziare altre disponibilità straordinarie. Il vero problema è quello di mirare meglio agli obiettivi ed accelerare la spesa. Due esempi. I contratti di inserimento nelle aree di crisiNell’aprile 2006 sono stati stanziati 25 milioni per i contratti di inserimento ( art. 43 L.R. 20/05). A che punto siamo? La Giunta Regionale ha distribuito con apposita delibera le risorse tra le province secondo un criterio demografico ed in mancanza di una strategia ben definita. Il risultato ad oggi è che le stesse risorse, non spese, ritornano in gioco tra i 151 milioni. Forse sarebbe utile che queste risorse vengano programmate e distribuite con un riferimento più specifico alle aree di crisi, che la loro attribuzione sia più legata ai progetti di sviluppo attualmente in atto e che le imprese dei settori emergenti siano attivamente coinvolte in questo processo. Questo è il modo moderno per attivare le riconversioni come risposte alle crisi. Questo è anche il modo di intervenire nei processi di stabilizzazione sui quali ancora oggi ci rilevano gravi difficoltà. Concentrazioni degli interventi nelle fasce deboliCome noto i dati sull’occupazione indicano una sofferenza permanente delle donne e dei giovani nell’accedere al lavoro. Su questo punto si dovrà mirare più attentamente concentrando le risorse (anche in sede di rimodulazione o di riprogrammazione) su tali obiettivi comprendendo meglio dove sono le strozzature ed intervenendo ad hoc. In questo discorso rientrano, ad esempio, anche una riforma mirata delle politiche di incentivazione, ed una maggiore attenzione alle politiche di conciliazione. Se il tavolo partenariale, correttamente attivato, discuterà di queste cose, potremo fare il passo in avanti tanto auspicato, ma per il quale non serviva certo un articolo della Legge Finanziaria. Aprire il dibattito sulla povertàUna piccola postilla merita lo stanziamento del comma due, 5 milioni per gli assegni di cittadinanza. Su questo punto si deve fare una riflessione a parte che non può essere qui esaurita. Si rileva solo che un approccio di questo genere, con una distribuzione sostanzialmente a pioggia di risorse, ben poco ha a che fare con le politiche del lavoro e dello sviluppo. Sarà opportuno che il dibattito sulla povertà si apra in maniera più seria ed articolata per trovare soluzioni meno di facciata per il futuro. Volete aggiungere un commento? Inviatelo a commenti@insardegna.eu, indicando il vostro nome e cognome (obbligatorio) e specificando nel soggetto del vostro messaggio il titolo di questo articolo. |