Ma ora serve una vera strategia per il lavoro
Da: La Nuova Sardegna, 24 maggio 2007 Di cosa parliamo quando parliamo di lavoro? Difficile non chiederselo mentre il Consiglio regionale approva l’articolo della Finanziaria che tratta di interventi finalizzati “all'occupazione stabile ed al superamento del precariato, alle politiche attive del lavoro e ad azioni di contrasto alla povertà”. Dei tre problemi citati dall’articolo, il Consiglio affronta il primo (precariato) con la consueta rapidità e pragmatismo. Il trucco è chiedere al settore pubblico di assumere, a tempo indeterminato, persone che per quel settore hanno lavorato con contratti a termine. Niente di sorprendente: si sa che le assunzioni nel settore pubblico sono un mezzo molto efficiente per ridistribuire risorse (e ottenere voti) a favore di ben delimitati gruppi, senza che ciò crei grandi proteste da parte dell’opinione pubblica. Il terzo problema, quello serissimo della povertà, ha un diverso destino. Tipicamente, si finanzia il “reddito di cittadinanza” con un po’ di soldi che risolvono poco o nulla nel merito: piccole risorse per pochissime persone, ma sufficienti ad assegnare una vittoria simbolica (e dunque, in politica, molto concreta) a partiti e a organizzazioni in cerca di visibilità. Rimane il secondo problema, quello delle politiche attive del lavoro. E’ il tema più urgente. La globalizzazione genera grandi benefici che però impongono il costo di adeguamenti continui della nostra struttura produttiva. Di fronte a questo fenomeno, è inutile e sbagliato difendere testardamente posti di lavoro che non sono più in grado di generare ricchezza. La risposta adeguata è trasferire la linea di difesa dai posti di lavoro ai lavoratori. Per questi ultimi, il rischio di attraversare periodi di disoccupazione è aumentato, e il settore pubblico ha il dovere di mettere rapidamente a loro disposizione un sistema efficace di protezione sociale. Da ciò che si apprende dai lavori del Consiglio regionale, la Finanziaria 2007 non ci fa fare grandi progressi. Non basta stanziare soldi: servono progetti, e sarebbe meglio presentarli prima. Disegnare un sistema efficace di protezione sociale per i disoccupati è notoriamente un compito difficile, nel quale molti hanno fallito. Finanziaria e Programma Regionale di Sviluppo dicono troppo poco su aspetti essenziali: quali servizi offrire, come garantirne la qualità, chi è autorizzato a offrirli a quali condizioni, chi ha la responsabilità del risultato, quali doveri imporre al lavoratore che riceve i benefici, chi valuta l’efficacia degli strumenti adottati e degli enti (pubblici o privati) coinvolti nel processo. Il metodo di finanziare interventi inadeguati con molti soldi è stato usato spesso nel passato e ha generato risultati imbarazzanti. Tra il 2001 e il 2005 la spesa pro-capite della Sardegna alla voce “Lavoro” è stata quattro maggiore di quella del Mezzogiorno, e quasi sette volte maggiore di quella nazionale. Nel periodo caratterizzato da questo enorme differenziale di spesa, i nostri dati del mercato del lavoro hanno mostrato movimenti simili a quelli registrati altrove: a occhio, abbiamo sprecato molto. Tuttavia, non è ancora troppo tardi. Se per “interventi a favore del lavoro” la giunta intende soprattutto la costruzione di un welfare moderno per i lavoratori a rischio di disoccupazione, quei soldi potranno essere ben spesi. Ha tre mesi di tempo per dire quale sistema vuole costruire. E’ un appuntamento da mettere in agenda, perché questo è davvero un tema che ci riguarda tutti. Volete aggiungere un commento? Inviatelo a commenti@insardegna.eu, indicando il Vostro nome e cognome (obbligatorio) e specificando nel soggetto del vostro messaggio il titolo di questo articolo. |