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Istruzione: la riforma di Obama e la palude italiana

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di Antonello Angius

Cosa fare di fronte ai bassi rendimenti scolastici e alle disparità territoriali che emergono dalle rilevazioni? Le risposte di una strategia lucida, quella delineata con la nuova politica americana, di fronte ai tabù e agli interrogativi irrisolti nel nostro paese

 

school-ref.jpgUn campionato dove le squadre di serie A giocano insieme a quelle di serie B, in cui vincono sempre le prime e le seconde stanno prevalentemente al Sud. E’ questo il quadro della scuola elementare che emerge dallo studio dell’Invalsi presentato oggi (lunedi 8 febbraio 2010) a Milano. Secondo i dati Invalsi (l’istituto nazionale di valutazione del sistema scolastico), relativi alle conoscenze di italiano e matematica nella seconda e quinta elementare, molte scuole del Sud sono afflitte da “una sorta di segregazione sociale” (lo afferma il presidente dell’Invalsi, Piero Cipollone). Nel nord il rendimento scolastico fra istituti è molto più omogeneo rispetto al Sud, dove vi sono scuole di eccellenza accanto però a moltissime mediocri, nelle quali finiscono con l’essere relegati gli alunni dei ceti sociali più bassi. La cosa tragica è che il differenziale di conoscenze non diminuisce, ma peggiora nel passaggio dalla seconda alla quinta classe.

Se la scuola elementare italiana è, come si dice, un fiore all’occhiello del nostro sistema dell’istruzione, può essere un punto di partenza per discutere le strategie più complessive di riforma, rispondendo alla domanda: che cosa fare di fronte alle disparità di rendimento delle scuole? E’ interessante, al riguardo, esaminare la risposta che sta dando Obama con la riforma dell’istruzione appena avviata e posta al centro del suo recente discorso sull’Unione.

Correre...

Negli Usa è partito un programma di riforma dell’istruzione che si chiama “Race to the Top”, ossia corsa verso l’eccellenza, il quale premierà finanziariamente i territori con le migliori scuole. Ha detto Obama: “Questa competizione non sarà basata sulla politica, l’ideologia, o le preferenze di gruppi di interesse. Piuttosto su un semplice principio: uno stato è pronto a fare ciò che funziona? Useremo i migliori dati disponibili per stabilire se uno stato è capace di soddisfare alcuni traguardi di riferimento per la riforma. E gli stati che superano gli altri saranno premiati con un finanziamento. Non tutti gli stati vinceranno e non tutti i distretti scolastici saranno contenti dei risultati. Ma i figli dell’America, l’economia dell’America, e l’America stessa saranno migliori”.

Dietro quella che a noi appare come una patina un po’ fastidiosa di patriottismo (ma per gli americani non è così) Obama svela la “filosofia morale” della riforma, ovvero il meccanismo intimo che dovrebbe produrre gli effetti sociali ed economici attesi  (non per nulla l’economia moderna nasce da una filosofia morale, quella di Adam Smith). In tale filosofia vi è la risposta dell’America  progressista a un annoso dilemma delle politiche di sviluppo:  devo premiare i migliori, affinchè il meccanismo premiale stimoli il sistema, o devo finanziare i peggiori per aiutarli a mettersi al passo? In parte è un falso dilemma, perché si possono fare entrambe le cose, ma solo in parte: occorre comunque stabilire quale dei due titpi di intervento è il motore morale ed economico della riforma.

Nella scelta di Obama, peraltro radicata nella cultura americana, la competizione è il vero motore che porta i risultati finali. Ovvero non è possibile migliorare la scuola senza fare morti e feriti. Le scuole peggiori saranno aiutate, ma in quanto peggiori: prima devono essere evidenziate al margine del sistema, poi spinte a ribaltare la loro performance.

Il ministro dell’istruzione Duncan ha riassunto così il meccanismo degli  interventi: “Gli stati americani avranno due possibilità di successo. Hanno tempo sufficiente per imparare dai vincitori del primo bando del programma Race to the Top, cambiando le proprie norme dove necessario, costruendo partenariati con tutti gli attori chiave e predisponendo riforme coraggiose e creative”.

E’ utile però entrare nell’articolazione della riforma americana, perché la politica per la scuola di Obama prevede un ampio ventaglio di interventi. A centrotavola c’è il predetto programma  Race to the Top,  che avrà diversi bandi, il primo dei quali dovrebbe partire a giugno: ma  se tale programma è un tassello centrale in termini strategici, è invece quasi simbolico in termini finanziari rispetto agli altri, con i suoi 4,35 miliardi di dollari.  Una somma molto superiore, 350 miliardi, servirà infatti per finanziare il sistema di valutazione comune per gli stati che adottano standard internazionali di classificazione delle competenze.

Poi ben 640 miliardi di dollari sono destinati agli investimenti nell’innovazione dei distretti scolastici e dei loro partenariati con il no-profit, per avviare o potenziare programmi basati sulla ricerca che abbiano come obiettivo il miglioramento delle conoscenze degli studenti. Altri 300 miliardi di dollari sono riservati agli incentivi per gli insegnanti, che andranno a ricompensare in busta paga sia i migliori risultati scolastici ottenuti, sia l’insegnamento svolto presso categorie svantaggiate e soggetti difficili. Ancora, 315 miliardi di dollari vanno a un programma di “sistemi informativi longitudinali” che misura e traccia le competenze acquisite dagli studenti, dall’asilo fino all’università, in correlazione con i profili dei loro insegnanti e dei dirigenti scolastici. 

Alle scuole “peggiori”, esattamente quelle che rappresentano il 5%  più basso nella classifica dei risultati scolastici, sono destinati 3,5 miliardi di contributi, da utilizzare entro un quinquennio per modelli e programmi di turnaround, cioè di inversione dei risultati negativi.

L’intervento finanziariamente più rilevante (919 miliardi) è destinato alle dotazioni tecnologiche delle aule scolastiche, secondo una formula in parte distributiva, in parte competitiva: i fondi federali saranno distribuiti agli stati con criteri di equità, ma gli stati stessi dovranno cofinanziare gli interventi al 50% su una base competitiva, premiando le scuole migliori.

... e attendere

Questo è dunque l’approccio strategico di Obama alla riforma della scuola, dall’asilo all’università. Esiste un approccio, simile o diverso, ma parimenti riconoscibile in Italia?  Nell’attuale stagione del progressismo americano si punta a esasperare le differenze per poterle ridurre o eliminare con una politica a due tempi. Quale è la mentalità italiana prevalente - esplicita o sommersa - rispetto al dilemma fra premi e aiuti? Il dibattito, un dibattito rivolto al fare, è aperto anche in questo sito.

Alcuni indizi non sono incoraggianti: per quanto gli studi dell’Invalsi svolgano una funzione meritoria, in Italia è ancora difficile persino conoscere i dati sull’istruzione istituto per istituto. Il Ministero ha un sistema informativo alquanto oscuro e non aperto alle Regioni: la Regione Sarda ad es. ha stipulato ormai diversi anni fa un protocollo col Ministero  per la condivisione dei dati sulle scuole della regione, che è stato tuttavia bellamente disatteso dal Governo nazionale. Così, i rari studi sugli svantaggi territoriali scontano una forte difficoltà di reperimento dei dati: è il caso dell’indice di svantaggio (“deprivazione multipla” in termini tecnici) elaborato dal CRP della Regione Sarda in collaborazione con il DRES dell’università di Cagliari e l'Osservatorio Economico, che ha dovuto fare i conti con l’estrema carenza di dati locali.

Sembra quasi che la scuola italiana sia vittima di alcuni cruciali tabù: quello sulle classifiche di rendimento degli istituti, che è meglio non diffondere perché non farebbero giustizia degli svantaggi territoriali; quello sui premi agli insegnanti migliori, perché sarebbe uno strumento difficile da gestire e ingiusto verso chi opera nei contesti difficili; quello di una premialità territoriale, perché non farebbe altro che incrementare le differenze. 

Alla fin fine la domanda può diventare questa: Obama, rispetto a noi italiani, è un sempliciotto?

by Antonello Angius last modified 2010-02-21 00:34

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