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Mobilità: Cara Ministra, si legga le norme

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di Rosa Maggio*

Davvero la mobilità dei docenti -- che danneggia la qualità dell'istruzione -- è una scelta dei docenti? Norme alla mano, Rosa Maggio la pensa molto diversamente.


Non possono che suscitare grande stupore le dichiarazioni della Ministra a proposito dei trasferimenti annuali dei docenti:

E’ demenziale - afferma il ministro - non è nell’interesse delle famiglie e non è produttivo. E’ indispensabile uno snellimento delle regole di funzionamento del sistema, dal contenimento della mobilità dei docenti alla semplificazione delle procedure di nomina e assegnazione del personale”.

mobilità1Sono più di 180 mila, come dice Tutto Scuola, di cui 70 mila per scelta ed il resto di precari che per natura vengono nominati ogni anno in sedi diverse.

Ragioniamo quindi su questi 70 mila.

Sembra che ci si dimentichi di quali siano i meccanismi complicati che portano alla determinazione reale degli organici.

Ogni anno i Dirigenti scolastici, dopo la scadenza della data delle iscrizioni, si arrampicano sugli specchi per cercare di mantenere  stabile “l’organico ” e cioè il corpo docente esistente nella scuola.

Anzi, un tempo, cercavano di aumentarlo e cioè di aumentare il numero di docenti all’aumento del numero di studenti.

Un braccio di forza con i superiori ministeriali per salvare o aumentare l’”organico di diritto”. Così si chiama il corpo docente determinato in astratto entro il mese di marzo di ogni anno.

Poi a giugno e nelle superiori da luglio a settembre a causa degli esami di recupero, si determina il cosiddetto “organico di fatto” e cioè il reale contingente di docenti necessario per quella scuola, sulla base dei numeri effettivi e cioè delle nuove iscrizioni confermate, degli alunni promossi e di quelli respinti. Se il numero dei promossi è superiore a quello in astratto previsto in organico di diritto, si potrebbero avere più classi superiori(ad es.più terze o quarte e meno seconde). Se molti degli iscritti di terza media saranno respinti ci saranno meno prime nelle superiori e così via dicendo.

Che succede quindi se nella previsione dell’organico di fatto, il numero dei docenti determinato in astratto è inferiore a quello in organico di diritto?

Il Dirigente scolastico dovrà dichiarare “soprannumerario”il docente in questione e quest’ultimo sarà “OBBLIGATO“ a fare domanda di trasferimento.

mobilità2Se invece questa circostanza si verifica a giugno il docente è trasferito d’Ufficio, non risulterà fra i trasferimenti a domanda ed avrà diritto a rientrare in quella scuola se, l’anno dopo, il posto risulterà ancora in organico.

Quindi fra questi 70 mila quest’anno la maggior parte sono docenti cosiddetti perdenti cattedra perché a causa dei provvedimenti Gelmini (maestro unico, riduzione del tempo scuola, cattedre a 18 ore, aumento degli alunni per classe),  i posti di lavoro sono stati ridotti nell’ordine di circa 87mila cattedre.

Di conseguenza è falso attribuire alla volontà dei docenti il balletto degli stessi da una sede all’altra o da una cattedra all’altra.

I docenti non hanno la sindrome del “trasferimento”.

Anche quelli di ruolo, che come è noto in Italia si attestano su una età media di 50 anni, desiderano mantenere stabile la loro sede di servizio e chi conosce l’ambiente sa perfettamente che per ciascuno è fondamentale la cosìddetta“continuità didattica”, quella che un precario sogna per una vita, quella che gli ultimi nella graduatoria di istituto perdono ad ogni perdita di classi.

Eh sì, perché vi è una graduatoria di istituto per le singole classi di concorso (e cioè per disciplina insegnata) che fa si che ad ogni perdita di classe  perda il posto un insegnante di lettere, di matematica di scienze ecc. e venga trasferito in altra sede ove vi sia la cattedra.

La “continuità didattica” è quella condizione che consente a ciascun docente di vedere i frutti del suo lavoro e di avere quella gratificazione, unica e insostituibile, che è il vedere i risultati di un lavoro faticoso portato avanti per l’intero ciclo.

Questa gratificazione, visto che non ce ne sono altre, né quella economica né quella sociale, è l’unica per la quale valga la pena di fare questo lavoro, è quella per cui gli alunni ti rincontrano dopo anni e si ricordano di te e ti dicono che hanno fatto questa o quella scelta grazie a ciò che tu hai insegnato loro.

Questa è l’essenza del nostro lavoro e per ciò stesso non mercanteggiabile, anche se questo a volte può costarti fatica e denaro e chilometri di strada da casa a tue spese).

Trovo francamente ingiusto, irriguardoso e poco serio non rappresentare all’opinione pubblica la verità dei fatti, continuando a disconfermare una categoria che, per quanti difetti possa avere, rappresenta quella forza motrice di un paese per la quale tutti dovremo batterci.

 


* Insegnante di discipline giuridiche ed economiche

by Rosa Maggio last modified 2009-10-05 11:48

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