PSR e multifunzionalità, tra ritardi e polemiche pretestuose
Il confronto in atto sulla selezione dei nuovi GAL è accompagnato da argomentazioni molto generiche, a volte imprecise che rischiano di creare malintesi e lasciare ampie zone grigie in quella che dovrebbe essere la posizione ufficiale della nuova Giunta per quanto riguarda gli indirizzi e le politiche per lo sviluppo rurale in Sardegna, non aiutando a riportare il confronto su posizioni di merito e non meramente ideologiche.
Le politiche per lo sviluppo rurale in Sardegna
rappresentano una parte importante della cosiddetta Politica Regionale Unitaria
per il periodo di programmazione 2007-2013, sia per l’importanza del settore
agricolo all’interno del nostro sistema economico, sia per la dotazione
finanziaria, che consiste in oltre 1.200milioni di euro di risorse pubbliche
(comunitarie, nazionali e regionali), pari ad oltre il 10% delle risorse
programmate con il Documento Unitario di Programmazione (DUP).
La quota maggiore, pari al 56% (701,6 milioni di euro), va
all’Asse 2, che si pone l’obiettivo di migliorare l'ambiente e lo spazio
rurale; il 28% delle risorse del PSR (circa 351,8 milioni di euro) sono
destinate a finanziarie le misure dell’Asse 1, volte al miglioramento della
competitività del settore agricolo e forestale; il restante 15% è invece a
disposizione delle misure dell’Asse 3.
L’Asse 3 si propone di “promuovere la qualità della vita
nelle zone rurali e incentivare la diversificazione delle attività economiche”,
attraverso il sostegno ai processi di diversificazione economica basati sulla
valorizzazione sostenibile del patrimonio ambientale e culturale, la creazione
di servizi di base per le comunità delle aree più svantaggiate, la cui carenza
è causa di perdita di attrattività e declino sociale.
Come è ormai noto, il nuovo regolamento comunitario sul
Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), il regolamento n.1698/2005,
tra le varie novità, ha previsto l’inserimento dell’approccio Leader nel mainstream comunitario, superando la
logica di laboratorio e di iniziativa sperimentale, come lo è stata nelle
esperienze Leader I, II e Plus, e facendolo diventare metodo suggerito dalla
Commissione europea per attuare almeno una parte della politica comunitaria.
La decisione della Regione Sardegna, all’interno del proprio
Piano regionale di sviluppo rurale, è stata quella di attuare attraverso
l’approccio Leader, e quindi attraverso i Gruppi di azione locale (GAL), le
misure dell’Asse 3 - con parziale esclusione per alcune Azioni delle Misure
311, 323 e 341, gestite direttamente dalla Regione – “indirizzando il sostegno
prioritariamente verso le aree rurali più svantaggiate dell’interno dell’isola,
allo scopo di rivitalizzare il tessuto produttivo e mantenere vitali e
dinamiche le comunità locali”.
Il sito InSardegna.eu
ha già affrontato, in un recente contributo di Benedetto Meloni, il tema della
selezione dei nuovi Gruppi di azione locale nell’ambito del Piano di Sviluppo
Rurale della Sardegna e le polemiche scatenatesi in seguito ad alcune scelte
contenute nel bando regionale, la cui scadenza è stata posticipata al 15 maggio
2009. Si tratta un asse che, se pur minoritario della programmazione regionale,
avrà a disposizione il 14% delle risorse totali del PSR, una percentuale ben al
di sopra della soglia del 5% fissata dal Regolamento 1968. Una dotazione che
crea molte aspettative, ma anche – come abbiamo visto – non pochi conflitti. Benedetto Meloni
ha documentato la reazione e la
contestazione in corso delle Associazioni di categoria degli agricoltori sardi
di fronte all’evoluzione del confronto all’interno dei partenariati delle 13
aree GAL che hanno superato la prima fase della selezione.
Il neo Assessore regionale dell'Agricoltura e Riforma
Agro-Pastorale, Andrea Prato, appena insediatosi ha lasciato intendere di voler
recepire il punto di vista di queste associazioni di categoria attraverso una
immediata modifica del bando regionale, anche al costo di allungare
ulteriormente i tempi di costituzione dei GAL, e di conseguenza, di
implementazione di una parte della programmazione regionale. Bisogna osservare,
infatti, che l’attuazione delle misure del nuovo PSR, come più in generale di
tutta la programmazione operativa della Politica Regionale Unitaria, è in grave
ritardo. Lo ha fatto utilizzando argomenti che – almeno per come sono
stati riportati dalla stampa – appaiono molto generici, in alcune parti
imprecisi, che per questo rischiano di creare malintesi e lasciare ampie zone
grigie in quella che dovrebbe essere la posizione ufficiale della nuova Giunta
per quanto riguarda gli indirizzi e le politiche per lo sviluppo rurale in
Sardegna, non aiutando a riportare il confronto su posizioni di merito e non
meramente ideologiche.
Di seguito mi propongo, partendo da alcune affermazioni
tratte dalla rassegna stampa locale, di sviluppare alcune brevi riflessioni.
Multifunzionalità e strategie dei GAL
Sia La Nuova (1)
che l’Unione Sarda (2), parlando del
ruolo che i GAL dovranno avere nel sostenere ed implementare la
multifunzionalità in agricoltura, lasciano intendere che ci sarebbe stato un
cambiamento di strategia da parte della nuova Giunta, come se l’obiettivo della
multifunzionalità fosse assente o comunque non centrale nel Piano di sviluppo
rurale predisposto dalla precedente Giunta ed approvato dalla Commissione
europea. Il secondo messaggio che si percepisce riguarda la (nuova) “visione
agricolocentrica” (cfr. L’Unione Sarda) proposta dall’Assessore, visione che
sembrerebbe dover riguardare anche l’azione dei Gruppi di azione locale. A
questo proposito l’Unione Sarda del 9 aprile ribadisce che: “L'assessore Prato
resta sulle sue posizioni: vuole dare una nuova mission politica ai Gal,
diversa da quella indicata dalla Giunta Soru. In particolare, sostiene che gli
investimenti vanno canalizzati verso il settore primario (l'agricoltura),
valorizzando il lavoro delle aziende multifunzionali ma che conservano il loro
ruolo fondamentale: produrre derrate alimentari.” (3) Terza considerazione, riguarda il rischio che i fondi assegnati
all’asse Leader «se non guidati, [..] si perdano in rivoli inutili. O, peggio,
vengano persi perché non spesi» (4). La promozione della
multifunzionalità è insita nelle caratteristiche dell’Asse 3 fin dalla sua
ideazione da parte della Commissione europea, di conseguenza anche nel PSR
vigente.
La programmazione dello sviluppo rurale, finanziata con i
fondi comunitari, infatti, è stata da sempre (e ancora di più in questa programmazione)
più rigidamente imbrigliata dai paletti e gli indirizzi dei regolamenti
comunitari e i margini di manovra e di adattamento alle esigenze territoriali dei
singoli PSR sono, nel caso del FEASR, più limitati rispetto agli altri fondi ed
ogni eventuale disallineamento deve essere giustificato e negoziato con la
Commissione europea. La mission
strategica del terzo asse verso la promozione della multifunzionalità e della
diversificazione del reddito agricolo, è stata definita dalla Commissione innanzitutto
attraverso gli Orientamenti strategici comunitari per lo sviluppo rurale e in
modo più puntuale nel regolamento 1698 (art.52), con l’indicazione degli
obiettivi generali e delle misure attivabili.
Il PSR della Regione Sardegna, come quelli di tutte le altre
regioni italiane, ha fatto proprie queste indicazioni, dovendo garantire la
coerenza del proprio impianto programmatico con le linee guida comunitarie.
Per ogni Asse ed ogni misura il PSR ha definito obiettivi generali e specifici e ha stimato, con l’ausilio del Valutatore indipendente, dei valori obiettivo, stime per quanto riguarda le realizzazioni, i risultati e gli impatti che il Piano avrà, una volta implementato nella sua totalità. Tali valori obiettivo sono strettamente correlati all’equilibrio finanziario proposto. E’ chiaro che eventuali modifiche avranno delle ripercussioni sul raggiungimento di tali obiettivi.
Nell’ambito degli Assi 3 e 4 (Leader), il 43,1% circa delle
risorse saranno rivolte all’obiettivo “Miglioramento dell'attrattività dei
territori rurali per le imprese e la popolazione”, il 45,2% al “Mantenimento
e/o creazione di opportunità occupazionali e di reddito in aree rurali”, ed
infine, l’11,7% al terzo obiettivo prioritario del “Rafforzamento della
capacità progettuale e gestione locale”. Nell’ambito di questa strategia, la multifunzionalità potrà
rappresentare il punto di raccordo tra agricoltura sostenibile, salubrità alimentare,
equilibrio territoriale, conservazione del paesaggio e dell’ambiente.
Multifunzionalità che viene finanziata innanzitutto
attraverso una delle misure caratterizzanti l’Asse 3: la misura 311 che
finanzia interventi volti alla diversificazione verso attività non agricole,
cercando di intercettare il potenziale turistico delle zone rurali. La misura
311 è tra quelle che verrà attuata, oltre che con l’approccio Leader, con un
bando riservato a regia regionale: si tratta dell’Azione 1
– Agriturismo, che avrà a disposizione 10milioni di euro.
La tensione verso la multifunzionalità – è bene ricordarlo –
non può esaurirsi solo nella diversificazione del reddito dell’agricoltore
attraverso il sostegno di attività ristorative e ricettive, ma è da ricondurre
anche (e forse, in modo particolare), alla funzione territoriale (di presidio e
gestione del territorio), alla funzione ambientale ed a quella sociale. Infatti, anche le misure dell’Asse 2 (come ad esempio gli
accordi agroambientali) rivestono una funzione centrale per gli aspetti
multifunzionali-ambientale dell’azienda agricola.
Il terzo asse non si limita a cofinanziare la creazione di
beni privati, ma prevede altre misure più dirette alla creazione di beni
collettivi pubblici per le comunità delle aree rurali, in modo particolare
quelle con i maggiori problemi di sviluppo, che senza risorse pubbliche non
potrebbero mai essere creati in modo autonomo dal mercato.
Tipologie di azioni differenti, dirette ad un ventaglio di
beneficiari molto diversi tra loro. Se si analizzano, infatti, più nel
dettaglio le misure dell’Asse 3, quindi quelle che saranno per la gran parte in
carico ai futuri GAL, si osserva che le tipologie di interventi finanziati sono
molto vari e non riguardano quasi mai direttamente l’attività agricola (per la
quale esistono due Assi dedicati, l’Asse 1 e 2, di cui il primo interamente
dedicato) ma l’economia complessiva delle aree rurali.
I beneficiari delle misure dell’Asse 3 non sono solo i
componenti della famiglia agricola (come nel caso della Misura 311 - Diversificazione verso attività non agricole), ma
anche imprese non agricole (nel caso della Misura
312 - Sostegno alla creazione e allo sviluppo di microimprese), o Enti
pubblici o Associazioni di Enti pubblici (come nel caso delle Misure 313, 321,
322 e 323).
Quindi: fa bene l’Assessore a porre l’enfasi sulla multifunzionalità, ma è bene chiarire che è l’Unione europea a chiedercelo, e che proprio una delle prime azioni in favore di questo processo sta nelle mani dell’Assessorato di Andrea Prato, a cui spetta l’onore e l’onere di garantire che i 10milioni in favore degli agriturismi vengano investiti nel rispetto della normativa regionale e degli standard di legge.
Se, invece, sostenere che “gli investimenti vanno canalizzati
verso il settore primario” significa voler ampliare il plafond delle
misure/azioni che i GAL dovranno/potranno attuare, allora la modifica ad un
bando non sarà sufficiente, ma bisognerà riprendere in mano il Piano e riavviare
un nuovo negoziato con Bruxelles, la cui fattibilità (tecnica e politica)
appare altamente improbabile.
Capacità strategica ed organizzativa dei GAL
Le consistenti risorse assegnate dal PSR giustificano le
grandi aspettative che – nel programmatore regionale, come nei territori – si
sono ingenerate. I contrasti e le polemiche di questi giorni rendono ancora più
delicata la fase del processo di costituzione dei GAL e della costruzione dei
Psl. Il successo della strategia complessiva in favore della
rivitalizzazione dell’economia delle aree rurali, così come definita nel PSR,
passa attraverso: 1) la “qualità”
dell’azione programmatica e 2) la qualità
organizzativa dei GAL.
Sulla prima questione è emblematica la riflessione proposta
dal Valutatore indipendente nella valutazione ex-ante del PSR:
“La possibilità dei PSL di incidere effettivamente sugli obiettivi di “Miglioramento dell’attrattività dei territori rurali” e “Mantenimento e/o creazione di opportunità occupazionali” è strettamente collegata alla capacità dei Gal di fare scelte coerenti con gli obiettivi del PSR e con i reali fabbisogni dei territori assicurando, pur nel rispetto delle specificità dei singoli contesti, la ripartizione equilibrata delle risorse tra i due obiettivi prioritari. La fase di animazione prevista e le procedure di selezione dei Gal dovranno sostanziare tale assunto programmatico ed evitare la polarizzazione delle risorse disponibili solo su alcune azioni e su territori strutturalmente “più forti” come avvenuto in LEADER +” (5).
Anche se criticato, importante appare il ruolo di assistenza tecnica e di accompagnamento ai partenariati affidato in questa fase all’agenzia Laore (e nello specifico al Dipartimento per la multifunzionalità dell’impresa agricola, per lo sviluppo rurale e per la filiera agroalimentare), anche per sopperire alla:
- scarsa integrazione degli interventi ed alla scarsa coerenza esterna delle strategie locali;
- scarsa mobilitazione delle risorse nelle aree più marginali e partecipazione degli operatori locali, (definendo di conseguenza un ridotto valore aggiunto alla strategia locale), osservate nella valutazione intermedia del programma Leader +.
La qualità organizzativa dipenderà molto dalle decisioni (le più delicate) che verranno prese in merito alla forma giuridica e alla struttura tecnica, e dal superamento di alcuni limiti riscontrati nella scorsa programmazione (ad esempio, il ritardo della cooperazione in Leader +, con un basso livello degli impegni; i prolungamenti dei tempi del bando e dei tempi di selezione dei progetti, anche molto superiori a quanto definito nelle procedure attuative).
E’ chiaro che la permanenza di un conflitto interno ai partenariati locali, per lo “scontento” anche di una sola parte degli attori coinvolti (in questo caso le associazioni di categoria degli agricoltori), potrebbe compromettere quella che nelle esperienze passate si è rivelata la forza e l’efficacia del Leader. Di più, l’obiettivo della sostenibilità nel medio-lungo periodo di questa esperienza non potrà essere raggiunto senza una totale condivisione (anche politica) del processo e delle scelte.
Le indicazioni date dal bando regionale (6) in favore della scelta di una “personalità giuridica di diritto privato scegliendo una forma giuridica come, per esempio, il consorzio, la fondazione di partecipazione, la società consortile a responsabilità limitata o altra forma giuridica ritenuta idonea a soddisfare le proprie esigenze”, sono del tutto in linea con quanto previsto dai bandi adottati nelle altre regioni italiane e con l’esperienza maturato nel corso delle precedenti edizioni del programma Leader.
Il principio “una testa un voto”, che - come argomentato da
Benedetto Meloni – sarebbe capace di garantire meglio di tutti una partecipazione
reale e democratica degli attori locali ai processi decisionali (che ha
rappresentato un punto di debolezza della passata programmazione leader) - appare
coerente sia con la natura degli interventi che con la varietà dei beneficiari
delle misure che dovranno essere gestite dai GAL. Esso non esclude, anzi
richiama, la necessità di una figura leader all’interno del partenariato.
E’ chiaro che affinchè tutti i soci siano realmente sullo
stesso piano per rappresentanza e potere decisionale (indipendentemente
dall’entità delle singole quote associative possedute), è necessaria la
valorizzazione delle esperienze associative, e non la loro mortificazione come
percepita finora da una parte di esse. Sarà poi fondamentale che la
composizione societaria venga organizzata in modo tale da evitare possibili
conflitti di interesse qualora fossero presenti nella compagine sociale delle
rappresentanze di interessi particolari (come ad esempio delle singole imprese,
possibili beneficiarie di contributi
pubblici gestiti dal GAL stesso).
I rischi di un ritardo nella spesa e nell’implementazione del PSR
Per quanto riguarda i fondi per lo sviluppo rurale, a
livello nazionale alla fine del 2008 risultavano spesi solamente 1,2 miliardi
di euro sui 16,7 miliardi complessivamente disponibili, una cifra pari al 7,54%
del totale di fondi assegnati all’Italia. Tra le regioni italiane, ritardi
maggiori si osservano nel Mezzogiorno, dove la maggior parte delle spese
sostenute al 31 dicembre 2008 si riferisce ai cosiddetti trascinamenti degli
impegni poliennali assunti nel precedente periodo di programmazione 2000-2006,
la cui chiusura è stata prorogata a giugno 2009. Se per il 2009 non sembra che
nessuna regione sia a rischio di disimpegno
automatico (7), non si può dire lo stesso per quanto riguarda le risorse
del 2010.
La Sardegna fa segnare una capacità di spesa leggermente più alta, pari all’8,4%, ma lontana
dalle regioni più virtuose (Marche con il 21,2%, la Provincia autonoma di
Bolzano con il 20,8%, il Friuli V.G. con il 19,7, ecc.) (8).
L’avanzamento della
spesa tra i vari assi strategici varia da caso a caso: per quanto riguarda
la Sardegna, la quota maggioritaria delle spese effettivamente sostenute ha
riguardato l’Asse 2 (il 99,5%), la parte restante l’Asse 1 ed una
minima parte l’assistenza tecnica (8). Per quanto riguarda l’Asse 3, il confronto con alcune altre
regioni dell'obiettivo Competitività (ad es. Lombardia, Piemonte, Umbria) evidenzia come gli altri hanno già effettivamente speso (anche se
poco) parte della dotazione dell'asse 3 ma per la parte non affidata ai
GAL. Infatti l'asse 4, alla data della rilevazione, non risulta partito in nessuna regione.
PAC e le nuove sfide
Una considerazione finale, ed un auspicio affinché tutti gli attori coinvolti in questo processo colgano l’opportunità, anche “politica”, per un accordo immediato e non penalizzante del quadro programmatico definito nei mesi scorsi.
Da qui alla fine di giugno, la Regione sarà impegnata ad
integrare le strategie del PSR con nuove misure/azioni, in seguito alle
decisioni prese a livello europeo sulla “valutazione dello stato di salute”
della politica agricola comune (PAC). Tra le varie decisioni prese per
ammodernare, semplificare e snellire ulteriormente la PAC, gli Stati europei
hanno individuato quattro nuove importanti sfide per l’agricoltura europea: dai
cambiamenti climatici a una migliore gestione delle risorse idriche, dalla
protezione della biodiversità alla produzione di energia verde, per la quale i
vari PSR avranno a disposizione risorse aggiuntive (non ancora ripartite a
livello regionale).
I prossimi mesi saranno dunque intensi ed impegneranno attivamente la macchina regionale. Sarà bene non creare ed alimentare dei diversivi, col rischio di disperdere risorse (politiche e tecniche) inutilmente.
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A. Palmas, «L’agricoltura si può rilanciare con i 200 milioni dei Gal», La Nuova Sardegna del 31.03.2009 - http://www.rassegnanuoro.it/rassegna_leggi.asp?ID=46290
E.Dessì, «L'agricoltura motore dello sviluppo», L’Unione Sardegna del 31.03.2009 - http://www.rassegnanuoro.it/rassegna_leggi.asp?ID=46324
E. Dessì, Sviluppo rurale, si tratta sui nuovi Gal, L’Unione Sarda del 9.04.2009 - http://www.provincia.nuoro.it/
E. Dessì, «L'agricoltura motore dello sviluppo», L’Unione Sardegna del 31.03.2009 - http://www.rassegnanuoro.it/rassegna_leggi.asp?ID=46324
Agriconsulting S.p.A., Rapporto di valutazione ex-ante del PSR 2007-2013, novembre 2007, p.164.
Regione Autonoma Sardegna, Bando per la selezione dei Gruppi di Azione Locale (GAL) e dei Piani di Sviluppo Locale (PSL)
http://www.sardegnaagricoltura.it/index.php?xsl=474&tdoc=&s=14&v=9&c=3501&id=12891&va=&b=Il disimpegno automatico, altrimenti conosciuto come “regola n+2” è regolata dall'art. 29 del Reg. (CE) 1290/05, secondo il quale la CE procede al disimpegno automatico della parte di un impegno di bilancio FEASR relativo a un programma (es. PSR) che non sia stata utilizzata per il pagamento in acconto (prefinanziamento) o per pagamenti intermedi entro il 31 dicembre del secondo anno successivo all'anno dell'impegno di bilancio. Secondo questa regola, ad esempio, per il della Regione Sardegna, la data del disimpegno automatico dell'assegnazione FEASR 2007 è il 31 dicembre 2009, quella del disimpegno automatico dell'assegnazione FEASR 2008 è̀ il 31 dicembre 2010 e così via sino all'assegnazione FEASR 2013 la cui spesa deve essere effettivamente sostenuta entro il 31 dicembre 2015.
Rete Rurale Nazionale, Report sull'avanzamento del bilancio comunitario e della spesa pubblica, secondo report, marzo 2009