Dopo l'amarezza
La prima esperienza di referendum propositivo d’Italia è fallita nel modo più clamoroso. Non si è raggiunto il quorum!
Chi siamo
Un gruppo di cittadini che ha promosso il referendum per la costruzione di un ospedale unico e nuovo.
I fatti
Aprile 2003: il Consiglio Regionale della Valle d’Aosta si dota dell’istituto del referendum propositivo. Una buona legge, ben articolata, che prevede vari livelli di consultazione popolare, tra cui il referendum propositivo. L’iter è il seguente:
Un gruppo di cittadini, grazie alla consulenza di esperti, scrive una legge;
la sottopone al giudizio di ammissibilità da parte di un gruppo di esperti costituzionalisti, nominati dal Consiglio Regionale;
ottenuta l’ammissibilità, si passa alla raccolta delle firme (circa 6000 pari al 5% degli aventi diritto al voto);
successivamente il Consiglio Regionale ha la possibilità di approvarla subito senza modificarne la sostanza;
oppure, qualora il Consiglio non approvi la legge o non ne accolga la sostanza, si procede alla consultazione popolare.
Questo iter complesso e necessario dura più di un anno.
Le leggi sottoposte a referendum saranno promulgate ed entreranno immediatamente in vigore solo se si esprimerà il 45% degli elettori e si avrà la maggioranza dei si.
Le proposte di legge erano 5, quattro in materia elettorale (soggetti promotori: DS, Verdi, PdC, Vallée d’Aoste Vive, Alleanza Nazionale, Renouveau Valdotaine) e uno sulla costruzione di un nuovo e unico ospedale regionale (soggetti promotori: comitati di cittadini, CGIL, CISL).
preferenza unica
dichiarazione preventiva delle alleanze di governo
elezione diretta della squadra di governo
quote rosa
ospedale unico e nuovo
Il Consiglio Regionale ha legiferato sulle materie oggetto del referendum, ma, a giudizio del gruppo di esperti, non accoglie la sostanza delle proposte di legge, per cui il 18 novembre 2007 i valdostani sono stati chiamati alle urne. Il quorum del 45% però non viene raggiunto.
I commenti
L’Union Valdotaine è il Partito-Stato che governa la Valle d’Aosta con una maggioranza assoluta e con l’appoggio esplicito di partitini-satellite e implicito (Forza Italia). La maggioranza politica in questa regione quindi, aritmeticamente parlando, è analoga a quella dell’Uzbekistan, presidente compreso.
L’UV ha clamorosamente e scandalosamente invitato i Valdostani a non andare al voto.
73 valdostani su 100 hanno ubbidito. Questa, sempre con l’aiuto dell’aritmetica, si chiama fine della politica.
Se il Partito avesse invitato i cittadini a recarsi al voto e a votare contro, la nostra esperienza sarebbe stata una autentica festa della politica (e dell’autonomia).
Viene consegnata alla Storia di questa piccola regione italiana (ma anche all’Italia delle regioni…) una grande contraddizione: il gigantesco partito di maggioranza assoluta ha avuto paura della consultazione popolare avviata da piccoli partiti, sindacati e comitati di cittadini.
Il tema è interessante dal punto di vista politico (o antropologico?), ma non è questa la sede per discuterne.
L’altro tema tragico è la sciagurata consuetudine dei politici italiani a suggerire al popolo di disertare le urne ai referendum, mentre continuano a strisciare ai nostri piedi durante le campagne per le elezioni regionali (in primavera in Valle d’Aosta).
Considerate che i nostri vicini svizzeri sono maestri di democrazia, essendo l’istituto del referendum propositivo consolidato da 150 anni, in quelle vallate.
Per i nostri politici, evidentemente, le nostre Alpi sono talmente alte che lo sguardo si rivolge, con una certa naturalezza, verso Roma e i suoi infallibili metodi.