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La Banca per il Mezzogiorno: vera opportunità per lo sviluppo o ennesimo spreco di risorse?

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di Redazione

In cosa consisterà la Banca del Sud proposta dal governo? A quali esigenze risponde e quali sono i principali punti critici del progetto? In queste settimane, in attesa di vedere cosa deciderà il Parlamento, numerosi studiosi e commentatori hanno provato ad analizzare i pro ed i contro del nuovo istituto bancario.

Banca del MezzogiornoLo scorso 15 ottobre, il Consiglio dei Ministri ha approvato l’istituzione del Comitato promotore della “Banca del Mezzogiorno S.p.a.” in attuazione a quanto previsto dall’art. 6-ter del decreto legge 25 giugno 2008 n. 112 convertito in legge con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008 n. 133.

La filosofia del progetto, caro al Ministro dell’Economia, si basa su tre direttrici fondamentali: 1) incrementare la capacità di offerta del sistema bancario e finanziario del Mezzogiorno, 2) sostenere le iniziative imprenditoriali più meritevoli, 2) canalizzare il risparmio verso iniziative economiche che creino occupazione nelle Regioni meridionali.

L’idea di una Banca per il Mezzogiorno non è nuova; Giulio Tremonti l’aveva già proposta nel 2004, ma solo nel 2005 l’aveva formalizzata in una proposta di legge presentata alla Camera dei deputati di cui era il primo firmatario e successivamente nel 2006, rientrato nell’esecutivo come vicepresidente del Consiglio e ministro dell’Economia del terzo governo Berlusconi, inserì la sua proposta in alcuni commi della finanziaria. Con il cambio di governo, in seguito alle elezioni del 2006, il progetto venne accantonato ed è stato ripreso, dallo stesso Tremonti, con la legge 133 dell’agosto 2008.

La convinzione della necessità di una banca del Sud si basa sul contesto di difficoltà strutturali in cui versa il Mezzogiorno: una dipendenza dal credito, dovuta alla bassa patrimonializzazione, da parte delle imprese meridionali maggiore rispetto ad altre aree del Paese; il maggior costo del credito del Mezzogiorno; una maggior “distanza funzionale” dai centri decisionali delle banche; ecc.

Sulla base delle informazioni ad oggi disponibili, la Banca del Mezzogiorno opererà per almeno cinque anni come istituzione finanziaria di secondo livello; non avrà quindi, per il momento, propri sportelli bancari con un proprio simbolo, ma si appoggerà agli sportelli delle banche di credito cooperativo che vorranno partecipare all’operazione e a quelli delle Poste Italiane.

La Banca emetterà obbligazioni e titoli indirizzati a finanziare piccole e medie imprese che investono nel Mezzogiorno ovvero specifiche opere infrastrutturali da realizzare nel Sud, fornirà consulenza e supporto alle piccole e medie imprese per ottenere fondi statali ed europei e stimolerà la nascita di nuove banche autoctone nella forma del credito cooperativo. Ed applicherà una fiscalità di vantaggio ai propri prodotti finanziari, garantendo un rendimento maggiore in ragione delle minori tasse da pagare e senza alcun rischio, dal momento che questi titoli godranno della garanzia dello Stato. I risparmiatori che acquisteranno i titoli della nuova banca (per una somma pari o inferiore a centomila euro) potranno usufruire di una tassazione ridotta al 5 per cento sugli interessi maturati anziché del 12,5 per cento dei normali titoli del Tesoro o del 27 per cento dei conti correnti bancari.

E notizia di qualche giorno fa la dichiarazione di inammissibilità dell’emendamento di istituzione della Banca del Mezzogiorno nella finanziaria in discussione al Senato. La discussione è quindi rimandata alla Camera dei Deputati, quando si potranno approfondire i dettagli di un progetto che resta, per molti aspetti, ancora poco chiaro e che sta alimentando un interessante dibattito tra gli studiosi, di cui riportiamo di seguito alcuni contributi.

A quali esigenze reali risponde la Banca del Mezzogiorno? Se l’obiettivo era quello di accrescere le opportunità di credito delle piccole imprese, non sarebbe stato più efficace favorire l’apertura alla concorrenza, invece di creare un nuovo istituto di credito? A questi quesiti provano a rispondere Tito Boeri e Fausto Panunzi, nell’articolo “Qualche volta ritornano: i banchieri di stato”, pubblicato su laVoce.info il 16.10.2009.

Emilio Barucci e Concetta Brescia Morra, in un articolo “E se la Banca del Mezzogiorno fosse la Fannie Mae & Freddy Mac italiana?”, pubblicato su nelMerito.com il 6.11.2009, spiegano come alla base del progetto di Tremonti vi sia il tentativo di condizionare l’agire del mercato e del privato via incentivi e provvedimenti amministrativi, aprendo la strada a due rischi principali: lo spiazzamento degli intermediari privati ed il rischio che vengano finanziate attività economiche qualità scarse, con conseguenti problemi per la finanza pubblica.

Anche Luigi Guiso e Nicola Persico nel loro articolo “La bolla annunciata della Banca del Mezzogiorno”, pubblicato su laVoce.info il 27.11.2009, paventano il rischio dello scoppio di una bolla creditizia che, se capace di produrre effetti anche positivi nel breve periodo per le imprese del Sud, si rivelerebbe nel lungo-medio periodo un danno ai cittadini, che saranno i veri garanti dei prestiti alle imprese del Sud. Una storia non molto diversa da quella di Fannie Mae e Freddie Mac sul mercato dei mutui negli Stati Uniti.

Una delle ragioni fondamentali a sostegno del progetto della banca del Sud, che attraverso di essa dovrebbe essere neutralizzato, è rappresentato dal divario tra le regioni del Centro-Nord e del Sud in merito al costo e alla disponibilità del credito bancario. Alberto Zazzaro, in “Il credito nel Sud: tra dipendenza esterna e banca pubblica”, pubblicato su nelMerito.com il 12.11.2009, illustra un rischio di incoerenza tra obiettivi ed azioni/strumenti adottati.

Un’altra voce critica nei confronti del progetto del governo è quella espressa da Salvatore Sacco, che nel quarto articolo che vi proponiamo - “Progetti inutili: la Banca per il Mezzogiorno”, pubblicato su laVoce.info il 16.11.2009 – espone dubbi sia sulle modalità di realizzazione che sull’utilità del nuovo ente, avanzando – come ipotesi alternativa – azioni che favoriscano l’incremento degli incentivi per le imprese, una ulteriore agevolazione per i mutui ed una razionalizzazione del sistema dei confidi meridionali.

by Redazione InSardegna.eu last modified 2009-12-07 12:06

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