Le spine del governatore
Siamo oltre la metà della legislatura regionale: è tempo di bilanci. Occorre analizzare le scelte compiute, verificarne l’impatto sulla società sarda, valutare i problemi sopravvenuti, anche a seguito di tali scelte.
Occorrerebbe una pacata discussione. Prevale, invece, un clima di scontro al quale, in negativo, contribuiscono anche i sostenitori acritici di Soru.
Vorrei non ci fossero equivoci. Ho sostenuto Soru anche quando alcuni degli attuali assessori si opponevano nei rispettivi partiti. Non sono pentito. Penso che sia difficile, e sbagliato, sostituire il Presidente al termine della legislatura. Penso, però, che, per dirla con Dario Fo, non aiuti né il Presidente né la coalizione sostenere che “ha ragione ancor prima che egli abbia deciso di avere ragione”.
Mi limiterò a tre esempi: bilancio, ambiente, politica istituzionale.
La politica di bilancio
La Regione ha corretto la politica di bilancio del centro destra (spesa cresciuta nel quinquennio ad un ritmo annuo superiore di oltre un punto a quello nazionale; debito passato da 500 milioni ad oltre 3 miliardi) operando sulla spesa (controllando meglio la spesa sanitaria ed eliminando sprechi in altri settori) e sull’entrata (ottenendo dal Governo risorse immediate pari a circa il 3% delle entrate totali e, dal 2010, nuove risorse superiori, al netto delle maggiori spese, al 25% delle entrate a bilancio del 2004).
Un simile risultato rischia di essere oscurato da una gestione pasticciata della autonomia impositiva e da errori nell’individuare le risorse per far fronte al debito ereditato dal centro destra. Il Governo ha rinviato le leggi alla Corte Costituzionale. Giova ignorare che la Corte ha subordinato l’autonomia tributaria alla legge nazionale di coordinamento? Giova ignorare che tale autonomia dovrà escludere doppia imposizione e discriminazioni tra cittadini sardi, italiani ed europei? Giova confondere, maldestramente, una archiviazione per “cessata materia del contendere” con una vittoria di merito? Pigliaru ha fornito indicazioni su come uscire dal contenzioso che sarebbe bene non ignorare.
La gestione dell'ambiente
In materia ambientale la scadenza dei vincoli, prossima al momento dell’insediamento della nuova Giunta, poteva determinare un’incontrollabile corsa a nuove edificazioni. L’aver prorogato ed esteso i vincoli e l’aver approvato il nuovo Piano paesistico ha evitato una catastrofe. Quanto ha giovato al turismo e, più in generale, all’immagine della Sardegna, il rilievo che tali scelte hanno avuto sulla stampa nazionale? Come è naturale che accada, quando si deve decidere rapidamente, non tutti i vincoli sono giustificati e non tutte le procedure sono di agevole gestione. Ne è derivato qualche ostacolo ad una ordinata attività economica nei settori delle costruzioni e dell’urbanistica. Perché non procedere alla rivisitazione immediata delle norme quadro ed alla correzione delle più evidenti anomalie?
Le scelte istituzionali
In materia istituzionale, dopo misure di moralizzazione (scioglimento di Enti, riduzione del numero dei Consiglieri d’Amministrazione e degli emolumenti) e di incremento delle risorse degli Enti Locali, ci si è posti il problema dello Statuto speciale (che richiede una decisione del Parlamento con maggioranze qualificate) anche in relazione al potere della Regione di definire, con legge statutaria, l’organizzazione interna e le norme elettorali. Logica avrebbe voluto che tale normativa fosse coordinata con una proposta organica di Statuto speciale che definisse il rapporto della Regione con lo Stato e con l’Unione europea.
Così non è stato.
Non si sono definite neanche le materie che il nuovo Statuto speciale dovrebbe contenere e la legge Statutaria (la cui discussione si è concentrata sul rapporto tra Presidente e Consiglio, ignorando i rapporti con gli Enti locali, con le forze sociali, con le professionalità esterne al circuito stretto della Regione istituzione) ha ripetuto, in materia, le norme del vigente Statuto. Un’occasione sprecata.
Una parte della maggioranza ha promosso il referendum abrogativo. Se avesse successo rientrerebbero in vigore le norme dello Statuto. In sostanza non cambierebbe nulla. Più utile sarebbe integrare la legge statutaria, per consentire un costruttivo rapporto tra istituzione e società regionale, e formulare una proposta per lo Statuto di autonomia speciale, inserendosi nella discussione nazionale sull’attuazione del Titolo V.
Costruire una classe dirigente
Un bilancio dovrebbe affrontare anche un problema tutto politico. Il successo di Soru fu determinato dalla speranza che la “sua” Regione producesse una classe dirigente (articolata e rinnovata), superando il professionismo autoreferenziale del centrosinistra ed il dilettantismo pasticcione del centrodestra. Se oggi si assiste nel centro sinistra al revival di personaggi che imperversano da trent’anni e nel centro destra all’immutato spazio di demagoghi che hanno già fallito vuol dire che qualcosa non ha funzionato. Non sarebbe utile che tutti, a cominciare da Soru, ripartissero dall’esigenza di costruire una classe dirigente plurale e competente invece di preparare le armi per uno scontro, tutto interno, intorno alla direzione del nascente Partito democratico?
* Versione più ampia di un articolo pubblicato da La Nuova Sardegna il 1 agosto 2007.