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Legge di organizzazione e spoils system. La politica invade il campo.

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di Benedetto Ballero

Il disegno di legge sull'organizzazione della Regione è momentaneamente bloccato dal referendum sulla legge statutaria. Benedetto Ballero, già relatore in Consiglio della vigente legge sul personale e l'organizzazione, spiega perchè le parti di questa riforma che riguardano la dirigenza e lo spoils system ledono l'equilibrio tra poteri (politico ed amministrativo), configurando una vera e propria invasione di campo della politica. Con probabili danni per l'imparzialità e l'efficienza della Pubblica Amministrazione.



Marionette La richiesta di referendum sulla legge statutaria ha interrotto l’iter di approvazione del disegno di legge (n. 260/2006), in materia di “ordinamento della struttura organizzativa e della dirigenza della Regione”, che oramai la prima commissione del Consiglio Regionale aveva già iniziato ad esaminare, e che verosimilmente avrebbe approvato in un testo assai vicino, come è prassi nella presente legislatura, a quello delineato dalla Giunta Regionale.

L’avvenuta interruzione, perciò, è grandemente positiva perché la proposta sotto esame, oltre a contenere anche altri gravi vizi di legittimità costituzionale, mirava in primo luogo ad annientare la scelta attuata con la L.R. 31/1998, sotto la direzione di chi scrive che allora presiedeva la prima commissione del Consiglio regionale, e con la quale si era provveduto a distinguere, in linea con la legislazione statale, tra politica ed amministrazione, e si era attribuita ai dirigenti la responsabilità dell’adozione di pressoché ogni atto. Ciò come è evidente, per dar vita ad una amministrazione indipendente dal sistema politico, garantendo in tal modo i principi costituzionali di imparzialità e di buon andamento.

Non solo la L.R. 31/98 prevedeva, ed ancor oggi ciò è previsto, che il potere di adozione degli atti, in generale, fosse attribuito ai direttori di servizio, con un decentramento perciò del potere di gestione in capo ad alcune centinaia di soggetti che sono quelli che oggi impegnano la Regione verso l’esterno. Ed in linea con i principi costituzionali, aveva disciplinato un rapporto in qualche misura fiduciario - perché si prevede la decadenza dell’incarico con la costituzione di una nuova Giunta Regionale – solo per i direttori generali, cui però non erano state attribuite competenze proprie in materia di adozione degli atti regionali.

La proposta di legge dell’attuale Giunta Regionale, invece, come già rilevato, mira a riportare ogni poteri decisorio in capo alla politica, e ciò fa con vari mezzi.

In primo luogo mantenendo ed anzi accentuando il rapporto fiduciario con i Direttori Generali, ma nel contempo attribuendo ad essi, contro l’orientamento anche recente della Corte Costituzionale, e solo ad essi, il potere di adozione di ogni atto di amministrazione, in luogo delle varie centinaia di direttori di servizio oggi competenti.

Non solo. Il numero dei direttori generali è drasticamente ridotto, presumibilmente a dieci, e la nomina può essere fatta anche per tutti e dieci scegliendo soggetti esterni alla dirigenza regionale, prevedendo per essi una forte discrezionalità nella definizione del trattamento economico complessivo.

Secondo la riforma i direttori di area, i direttori di servizio ed i dirigenti in staff, potrebbero in futuro adottare atti solo se delegati dal Direttore Generale, e pur ne confronti di tali dirigenti è prevista la possibilità di nomina dall’esterno dell’amministrazione regionale nella misura del 15% : molte diecine di altri soggetti esterni “fiduciari”, perciò : oggi possono essere esterni esclusivamente poche unità, e cioè, nel limite del il 20%, i Direttori Generali.

Non solo, per attuare una maggior sottomissione sul piano politico dei dirigenti nominati in staff o nominati quali direttori dei servizi, si prevede da un lato che la nomina venga effettuata dall’Assessore di competenza, e dall’altro che lo stesso Assessore, indipendentemente dalla scadenza dell’incarico, possa in qualunque tempo revocare la nomina, assegnando il dirigente ad altre funzioni.

Tutta l’Amministrazione regionale, perciò verrebbe resa dipendente dalla politica, verrebbe meno ogni distinzione tra funzioni politiche e funzioni di amministrazione, ed in Sardegna, inevitabilmente, non vi sarebbe più una Amministrazione veramente imparziale per i cittadini, con pubblici impiegati “al servizio esclusivo della Nazione”.

A conferma dell’assoluta mancanza di ogni considerazione per i principi costituzionali in materia di pubblica amministrazione possono poi essere ricordate anche diverse altre disposizioni del medesimo disegno di legge.

Si prevede che si possa dar vita a strutture organizzative temporanee, nominate per giunta con mero Decreto del Presidente, e si consente una mobilità di dirigenti verso società private, per periodi sino a 5 anni, senza alcun limite numerico, ma solo nei confronti di soggetti individuati dalla Giunta Regionale; non si prevede, altresì, alcun limite al ricorso ad esterni per la composizione degli uffici di diretta collaborazione del Presidente e degli Assessori.

Una annotazione conclusiva. Si dettano norme sulla avvocatura regionale ma si continua a non dotare l’amministrazione di un vero servizio legislativo per il supporto nell’iniziativa legislativa e non solo.





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by Benedetto Ballero last modified 2007-07-27 10:13

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