Ultime rilevazioni Istat sulle forze di lavoro: crescita effettiva o “illusione” statistica?
Da qualche giorno l’Istat ha pubblicato i dati più recenti sulla rilevazione delle forze lavoro. In Sardegna la notevole diminuzione del tasso di disoccupazione è stata accolta da una parte con grande entusiasmo e dall’altra con una certa delusione, tanto che alcuni hanno addirittura parlato di “illusione” statistica. In questo contributo Anna Maria Pinna e Emanuela Marrocu provano a commentare pacatamente i dati, cercando di capire quale andamento stanno seguendo i principali indicatori del mercato del lavoro in Sardegna in un'ottica di confronto con le altre regioni del paese.
Il 20 settembre scorso l’Istat ha diffuso i risultati della rilevazione sulle forze di lavoro con riferimento al secondo trimestre 2007. Per la Sardegna il confronto con il secondo trimestre 2006 appare immediatamente positivo grazie all’ulteriore riduzione del tasso di disoccupazione.
Tali risultati hanno suscitato qualche perplessità, da più parti, come riportato dalla stampa locale, si è addirittura parlato di “illusione” statistica, spostando l’enfasi dalla diminuzione della del tasso di disoccupazione a ciò che sarebbe l’aspetto più importante da osservare, capire cosa sia intervenuto nelle forze di lavoro. Sarebbero, infatti, in aumento nell’isola le persone che escono dal mercato del lavoro e quindi dalle forze di lavoro e che ricadono inevitabilmente nelle non forze di lavoro, si tratta sostanzialmente di un incremento del numero delle persone “scoraggiate” che rinunciano alla ricerca attiva di un posto di lavoro.
La valutazione dei processi che stanno alla base dell’andamento dei tassi e dell’eventuale riduzione delle forze lavoro richiede comunque una prospettiva comparata. E’ importante capire come si colloca la Sardegna rispetto alle altre regioni italiane, in particolare rispetto a quelle del Mezzogiorno, attraverso il confronto delle variazioni tendenziali, variazione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, in questo i dati del II trimestre 2007 vengano raffrontati a quelli del II trimestre 2006. Analizziamo il problema per punti.
1. Come è stato l’andamento dei principali indicatori rispetto alla media di tutte le regioni e a quella delle regioni meridionali?
Confrontando i dati del II trimestre 2007 con quelli del II trimestre 2006 emerge che in Italia la disoccupazione diminuisce ancora di quasi un punto percentuale (tabella 1). Ma diminuisce anche il tasso di attività di mezzo punto percentuale. Il tasso di occupazione rimane invece invariato al 58,9%. Anche le regioni del Mezzogiorno registrano simili andamenti nel tasso di disoccupazione che scende di 1,4 punti percentuali, a cui si accompagna una diminuzione nella stessa misura del tasso di attività, ma nel caso del meridione il tasso di occupazione si contrae di 0,5 punti percentuali. Al Nord tutti i tassi presentano variazioni in miglioramento. Evidentemente nei due aggregati territoriali del paese (Nord e Sud) sta avvenendo qualcosa di differente. In particolare nelle regioni del meridione la diminuzione della disoccupazione non pare imputabile ad un mercato del lavoro che aumenta le sue capacità occupazionali ma piuttosto ad un effetto scoraggiamento poco virtuoso.
La Sardegna in questo contesto evidenzia andamenti più vicini alla media di tutte le regioni italiane e in chiara controtendenza rispetto al resto del Mezzogiorno, con il tasso di occupazione che aumenta di 0,7 punti percentuali, il tasso di disoccupazione che si riduce significativamente dal 10,2% al 8,6% e con una flessione contenuta (-0,4%) del tasso di attività.
Prima di commentare gli andamenti delle diverse componenti delle forze lavoro è opportuno considerare la componente femminile del mercato del lavoro, che insieme a quella giovanile presenta da anni aspetti di grande criticità e preoccupazione.
Confrontando le differenze tra II trimestre 2006 e II trimestre 2007, in Sardegna si nota che nell’arco di un anno il tasso di attività femminile (tabella 2) è aumentato di mezzo punto percentuale, il miglior risultato tra tutte le ripartizioni geografiche considerate, nel Mezzogiorno diminuisce di ben 1,4 punti percentuali. In modo analogo il tasso di occupazione aumenta di quasi 2 punti mentre quello di disoccupazione diminuisce di oltre 3 punti percentuali (tre volte tanto la diminuzione del corrispondente dato italiano), anche in questi casi si tratta delle variazioni più marcate rispetto al resto del paese.
I dati del 2° trimestre 2007 per il tasso di attività e di occupazione registrano le prime variazioni positive nell’arco degli ultimi quattro anni (nel 2004 il tasso di attività era pari al 47,1%, mentre quello di occupazione al 38,7%). Sebbene questo dato sia incoraggiante, è certamente ancora troppo presto per poter dire che siamo in presenza di una definitiva inversione di tendenza e comunque si tratta di variazioni di entità troppo contenuta per far sì che i tassi di attività e occupazione crescano a ritmi tali da garantire gli obiettivi di una “decorosa” partecipazione femminile nei mercati del lavoro.
Dai dati riportati nelle due tabelle emerge un primo punto importante: i disoccupati sardi (maschi e femmine) stanno diminuendo: alcuni di questi stanno uscendo dalle forze lavoro, e certamente non è un bel risultato, ma altri hanno trovato lavoro, e questo è avvenuto da noi e in poche altre regioni del meridione. E questo discorso ci porta alla seconda domanda, più specifica.
2. Quali differenze si evidenziano negli andamenti di tutte le componenti delle forze di lavoro nello stesso contesto di riferimento?
In valore assoluto gli occupati sono cresciuti quasi ovunque (unica eccezione il Mezzogiorno nell’ultimo anno, come già evidenziato nell’analisi dei tassi). Il numero dei disoccupati scende, ancora una volta, più in Sardegna (-16,9%) che nel resto della media delle regioni italiane (-12,9%). In particolare dal II trimestre 2006 allo stesso del 2007 i disoccupati sardi sono diminuiti di quasi 12 mila unità. Più di 7 mila di questi hanno trovato lavoro. I rimanenti sono invece usciti dalla forza lavoro, che si è contratta anche nell’ultimo anno, ma comunque in misura minore (-0,67%) rispetto a quanto succedeva nel resto delle regioni del Meridione (-2.55%); si noti però che per l’intero paese la contrazione è stata di appena 0,39%.
Per capire a fondo e valutare l’effetto “scoraggiamento” è di sicuro interesse l’analisi del rapporto tra l’andamento nel tempo delle Forze lavoro e quello delle Non Forze lavoro, ma questo tipo di esame non può essere condotto senza tener conto delle sottostanti dinamiche demografiche (invecchiamento della popolazione, bassa natalità, flussi migratori), per questo motivo ci riserviamo di approfondire questo argomento in un prossimo contributo. E’ opportuno comunque sottolineare che mentre le Non Forze lavoro possono crescere anche per effetti che non provengono dal mercato del lavoro, il fatto che le Forze lavoro in Sardegna non stiano crescendo è senz’altro una chiara indicazione del preoccupante stato di salute – limitate opportunità di trovar lavoro, un buon lavoro – del nostro sistema produttivo. E questo ci porta all’ultima domanda.
3. Cosa possiamo dire sulla qualità dell’occupazione creata?
Poco o niente, per il momento. A livello regionale, i dati disponibili trimestralmente ci consentono di capire quante nuove persone lavorano e dove. Ma non consentono una fondata argomentazione sulla tipologia dell’occupazione creata, sulla quale qualche discorso può essere fatto solo a livello di macroregioni. In Italia gli occupati dipendenti a termine sono aumentati del 4,1% con un’incidenza sul totale dei lavoratori dipendenti del 13,4%, notevoli differenze persistono tra maschi e femmine, i primi vedono diminuire il numero dei contratti a termine di quasi l’1%, mentre per le donne si segnala un aumento di ben il 9,1%. Nel Mezzogiorno nell’ultimo anno questa tipologia di contratto è diminuita dell’1,5%, ma la sua incidenza resta ancora molto alta, è pari al 18%.
Dobbiamo aspettare la fine dell’anno per capire se l’incremento di occupati in Sardegna è caratterizzato da tipologie contrattuali che non consentono di definire la crescita dell’occupazione in unità omogenee. Se dovessimo riscontrare crescita dell’occupazione con contratto tempo parziale o a termine o dovessimo verificare un effettivo numero di ore lavorate inferiore allo standard del contratto a tempo indeterminato dovremo tornare a ragionare sui discorsi della qualità. Magari con l’ausilio delle Unità di Lavoro Annue (ULA) che tengono conto dell’esistenza del sommerso, consentono correzioni per tipologia contrattuale e permettono quindi di avanzare delle valutazioni sull’efficacia delle politiche del lavoro. Cercare di capire, quindi, se l’aumento dell’occupazione è dovuto direttamente a queste ultime – e in che misura può essere attribuito a quelle regionali invece che a quelle nazionali - o piuttosto è un effetto della generale fase espansiva dell’economia e, infine, come la percezione positiva sull’andamento dell’economia può condizionare le aspettative di chi cerca lavoro o di chi medita di abbandonare una ricerca rivelatasi infruttuosa.
Glossario
Forze di lavoro: comprendono le persone occupate e quelle disoccupate.
Occupati: comprendono le persone di 15 anni e più che nella settimana di riferimento:
- hanno svolto almeno un’ora di lavoro in una qualsiasi attività che preveda un corrispettivo monetario o in natura;
- hanno svolto almeno un’ora di lavoro non retribuito nella ditta di un familiare nella quale collaborano abitualmente;
- sono assenti dal lavoro (ad esempio, per ferie o malattia). I dipendenti assenti dal lavoro sono considerati occupati se l’assenza non supera tre mesi, oppure se durante l’assenza continuano a percepire almeno il 50% della retribuzione. Gli indipendenti assenti dal lavoro, ad eccezione dei coadiuvanti familiari, sono considerati occupati se, durante il periodo di assenza, mantengono l’attività. I coadiuvanti familiari sono considerati occupati se l’assenza non supera tre mesi.
Persone in cerca di occupazione: comprendono le persone non occupate tra 15 e 74 anni che:
- hanno effettuato almeno un’azione attiva di ricerca di lavoro nei trenta giorni che precedono l’intervista e sono disponibili a lavorare (o ad avviare un’attività autonoma) entro le due settimane successive all’intervista;
- oppure, inizieranno un lavoro entro tre mesi dalla data dell’intervista e sono disponibili a lavorare (o ad avviare un’attività autonoma) entro le due settimane successive all’intervista, qualora fosse possibile anticipare l’inizio del lavoro.
Inattivi: comprendono le persone che non fanno parte delle forze di lavoro, ovvero quelle non classificate come occupate o in cerca di occupazione.
Tasso di attività: rapporto tra le persone appartenenti alle forze di lavoro e la corrispondente popolazione di riferimento. La somma del tasso di attività e del tasso di inattività è pari al 100 per cento.
Tasso di occupazione: rapporto tra gli occupati e la corrispondente popolazione di riferimento.
Tasso di disoccupazione: rapporto tra le persone in cerca di occupazione e le corrispondenti forze di lavoro.
Tasso di disoccupazione di lunga durata: rapporto tra le persone in cerca di occupazione da dodici mesi e oltre e le forze di lavoro.
Tasso di inattività: rapporto tra le persone non appartenenti alle forze di lavoro e la corrispondente popolazione di riferimento. La somma del tasso di inattività e del tasso di attività è pari al 100 per cento.
Dato destagionalizzato: dato depurato dalla stagionalità.
Variazione congiunturale: variazione rispetto al trimestre precedente.
Variazione tendenziale: variazione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Settimana di riferimento: settimana a cui fanno riferimento le informazioni raccolte, in generale quella precedente l’intervista.
Fonte: ISTAT, Note informative sull'Indagine Continua delle Forze di Lavoro
[Le vignette sono tratte da Kataweb]