Alla ricerca della ricerca perduta
Il magnete per attirare le imprese più sane e dinamiche sono i giovani ricercatori altamente qualificati e motivati. Per formarli c'è il programma Master and Back, ma far tornare in Sardegna i migliori non è facile. Questo importante problema è affrontato nel progetto di legge sulla ricerca scientifica che verrà discusso in Consiglio Regionale nei prossimi mesi.
Come eravamo nel 1972! Fino a qualche decennio fa lo Stato e le istituzioni in genere ignoravano la ricerca scientifica, ma questo non suscitava né proteste né meraviglia. L’università non riceveva dal Ministero dei finanziamenti da assegnare specificamente alla ricerca. Ogni anno l’università erogava il cosiddetto 60% (io non ho mai capito % di che) per i ricercatori più meritevoli. Erano somme tanto esigue che non suscitavano competizioni meritocratiche. Il CNR era delegato dal Ministero dell’Università a distribuire soldi per i cosiddetti progetti finalizzati. Non si è mai capito chi fossero i commissari, con quali criteri si giudicassero i fortunati beneficiari, se i risultati di tali ricerche abbiano fatto progredire la scienza italiana o l’abbiano rallentata. Nel campo biomedico, il settore che conosco meglio, i migliori laboratori ricevevano finanziamenti dall’industria farmaceutica (che a sua volta li riceveva dallo Stato) con lo scopo implicito di nobilitare qualche farmaco. La ditta farmaceutica Fidia era la più generosa nel finanziare le ricerche sui fattori di crescita dei neuroni, una ricerca tesa a dimostrare che il Cronassial (un ganglioside) faceva ricrescere i neuroni lesionati: un campo di impiego immenso, il cervello del vecchio o il cervello invecchiato. Per accreditare il valore dei risultati scientifici la Fidia finanziava, con soldi italiani, non solo le ricerche di qualificati laboratori italiani ma anche quelle di ricchi e famosi laboratori di altri paesi (Israele, Stati Uniti, Svezia, incluso un laboratorio del Karolinska il cui direttore era ed è membro del Nobel Committee). Nel 1995 la CUF (Commissione Unica del Farmaco del Ministero della Sanità di cui facevo parte) dichiarò che il Cronassial non solo era clinicamente inefficace, ma era potenzialmente neurotossico (Sindrome di Guillain-Barrè). Con il Cronassial finì anche la Fidia e finirono purtroppo anche quei finanziamenti che i ricercatori utilizzavano non solo per le ricerche sulla ricrescita dei neuroni ma anche per le loro ricerche di base. Lisbona e la ricercaPoi è venuta Lisbona. Nel Marzo 2000 il Consiglio Europeo straordinario dedicato ai temi economici e sociali ha riconosciuto il ruolo essenziale della ricerca scientifica nel progresso culturale, civile e materiale dei paesi europei. Pertanto ha deciso di rendere l’Europa più attraente per ricercatori e scienziati aumentando progressivamente, fino ad arrivare nel 2010 al 3% del PIL, la spesa per ricerca e sviluppo. L’Italia è lontana dagli obiettivi suddetti collocandosi in una posizione arretrata rispetto alla media dei paesi europei per quanto riguarda gli investimenti in risorse finanziarie e umane nel settore della ricerca e dell’innovazione. In Sardegna la spesa in ricerca e sviluppo è quasi totalmente sostenuta dalla pubblica amministrazione e dalle università ed è inferiore allo 0,7% del PIL mentre nel resto d’Italia è dell’1,16%. Inoltre, in Sardegna non esiste una significativa interazione tra il mondo della ricerca e il mondo delle imprese anche perché l’università, tranne eccezioni, ha scarsa esperienza nel favorire gli sviluppi applicativi dei risultati della ricerca, cioè nel tradurre le idee valide in brevetti. Soprattutto l’università non ha saputo formare una massa critica di ricercatori altamente qualificati sia per la scarsezza di fondi sia perché non sempre ha promosso i giovani ricercatori con criteri meritocratici. Il parco e i giovani ricercatoriSeppure tardivamente la Regione Sardegna ha compreso quali conseguenze produca la debolezza o mancanza di una ricerca scientifica sullo sviluppo della regione. Per cercare di contrastare questa condizione e recuperare velocemente il divario nei confronti del resto del mondo, o almeno dell’Italia, la Regione ha investito ingenti risorse nella creazione del Parco Scientifico e Tecnologico di Pula, a Piscinamanna, e di quello di Tramariglio, ad Alghero. L’idea alla base di tale strategia era quella di attirare in quei paradisi naturali imprese ad alta tecnologia. Per aumentarne l’attrattività sono stati aggiunti la presenza, purtroppo episodica, di Rubbia, un premio Nobel, e generosi finanziamenti per progetti di ricerca. Più recentemente la Regione Sardegna ha compreso che il magnete per attirare le imprese più sane e dinamiche sono i giovani ricercatori altamente qualificati e motivati. Questi giovani non necessariamente amano la pace di un paradiso, ma amano la competizione dell’inferno abitato da altri giovani, intelligenti, ambiziosi e motivati con i quali misurarsi e scambiarsi esperienze e competenze. Giovani così fatti di solito abitano nelle università di eccellenza: quelle sarde purtroppo non lo sono e distano molti chilometri da Tramariglio e Piscinamanna. Inoltre, come si è detto, in Sardegna di questi giovani non ne abbiamo a sufficienza. Il numero di ricercatori è tra i più bassi d’Italia, e questo è il più basso d’Europa. Occorre formarli, in fretta. Il programma Master and Back per la prima volta nella storia della nostra regione affronta questo problema sostenendo l’alta formazione presso centri accreditati al di fuori del territorio regionale, nella convinzione che un’esperienza dopo la laurea presso istituzioni scientifiche accreditate al di fuori del territorio regionale, rafforzi l’autonomia scientifica del ricercatore, contribuisca a tagliare il cordone ombelicale con l’istituzione di provenienza e con il proprio docente, insegni ad operare in un contesto nazionale ed internazionale, consenta un’apertura di idee ed una potenziata capacità di giudizio relativamente ai pregi e difetti del sistema della ricerca del proprio paese, tutte condizioni indispensabili per diventare un ricercatore eccellente. Un’esperienza di questo tipo favorisce inoltre la creazione di legami di collaborazione e amicizia con il mondo scientifico nazionale e internazionale, incoraggia la crescita di forme di collaborazione con gli atenei della Sardegna e qualificate istituzioni di ricerca internazionali e pone le basi per lo scambio tra docenti delle istituzioni coinvolte. Il progetto di legge sulla ricercaIl programma Master and Back tuttavia non sembra un mezzo efficace per risolvere il problema del rientro dei ricercatori. Ci vuole ben altro che una borsa di studio per convincere i ricercatori, specie quelli più bravi, che possono avere vantaggiose offerte di lavoro all’estero, a rientrare in Sardegna dopo l’alta formazione. In esso si prevede l’inserimento di ricercatori altamente qualificati nel sistema della ricerca e delle imprese oltre che con il cofinanziamento di progetti di ricerca e l’istituzione di borse per l’inserimento lavorativo, anche, limitatamente alle università e agli enti pubblici di ricerca, attraverso il finanziamento di contratti di lavoro pluriennali rinnovabili. Soprattutto, la proposta di legge regionale intende favorire il rientro delle intelligenze sostenendo la ricerca di base o fondamentale poiché essa gioca un ruolo essenziale nell’attrarre i giovani talenti, nella formazione delle nuove leve di ricercatori, nella qualità dell’insegnamento, universitario e post-universitario. Inoltre, una massa critica di validi ricercatori nel sistema della ricerca di base è la condizione necessaria per la nascita di qualificate scuole per l’alta formazione di ricercatori non solo per la Sardegna, ma anche per altri Paesi, soprattutto quelli del Mediterraneo. Infine la ricerca di base genera nuove conoscenze e tecnologie evitando che esse debbano essere importate dall’esterno. Nell’ambito ristretto di questo scritto ho solamente affrontato il tema della formazione dei ricercatori ma la strada per la realizzazione di una ricerca scientifica competitiva in Sardegna è lunga e difficile, inizia dalla scuola dell’obbligo: la Sardegna ha il più alto tasso di dispersione scolastica, il minor numero di diplomati e laureati del resto d’Italia. Una politica che voglia attuare in Sardegna l’economia della conoscenza deve evitare che troppi giovani, non necessariamente i peggiori, non possano nemmeno sognare di diventare ricercatori. Volete aggiungere un commento? Inviatelo a commenti@insardegna.eu, indicando il Vostro nome e cognome (obbligatorio) e specificando nel soggetto del vostro messaggio il titolo di questo articolo. |
Nel libro di Roberto Paracchini “Il Signore delle cefalosporine” è riportato che Giuseppe Brotzu suscitava rispetto quasi reverenziale da parte dei politici più potenti ai quali non chiese mai nulla per sé né, purtroppo, per il suo istituto o per l’università. Orgogliosamente coerente all’idea della “autonomia” della ricerca scientifica, egli devolvette in favore dell’Istituto di Igiene dell’Università di Cagliari l’equivalente di venti milioni di lire ricevuti dalla Glaxo per la scoperta delle cefalosporine.