Master&Back
Il programma Master&Back è considerato una delle politiche più innovative dell'Amministrazione Regionale, e questo dal suo lancio avvenuto nel 2005. Ma in questi mesi vive anche una fase di crisi di crescita e di risorse. Insardegna.eu si chiede perchè. Soprattutto perchè da un programma selettivo si è passati ad un "rubinetto" come altri che spende molte risorse diminuendo i filtri ed eliminando obiettivi. Il futuro non è roseo.
Nel 2005 la Giunta regionale approvava il programma strategico di alta formazione Master & Back finalizzato a consentire ai giovani laureati residenti in Sardegna, in possesso di un eccellente curriculum vitae (studi, esperienze professionali), di realizzare percorsi di alta formazione o tirocini presso organismi di formazione e di ricerca di riconosciuto prestigio internazionale, finalizzati anche al loro successivo inserimento nel mercato del lavoro regionale.
Siamo al primo anno di attuazione (2005- 2006) e la delibera di approvazione prevede la valutazione della qualità dell’accordo e/o del programma di collaborazione all’interno del quale si inseriscono il tirocinio o lo stage proposto. La valutazione viene effettuata dal Soggetto Attuatore, sulla base di un modello definito da una Commissione Tecnico-Scientifica.
Successivamente, una delibera del 2007, detta le linee di indirizzo per la gestione del programma 2007 – 2008, individuando aree disciplinari e settori prioritari che nei prossimi decenni saranno strategici per la crescita sociale ed economica regionale. Nell’occasione, sulla scorta dell’esperienza precedente, vengono individuati ambiti disciplinari di rilievo e le risorse sono contingentate sulla base di aree tematiche ritenute prioritarie per lo sviluppo.
La prima annualità è gestita in parte dall’Agenzia del Lavoro (alta formazione e back), in parte da Sardegna Ricerche (tirocini; la seconda annualità prevede la gestione in capo all’Agenzia del lavoro della sola alta formazione mentre back e tirocini passano a Sardegna Ricerche; con la terza annualità l’Agenzia del Lavoro acquisisce la competenza per tutto il programma ed il coordinamento è svolto di fatto dal consulente esterno, già da alcuni anni con un incarico in Agenzia.
Nel programma 2009 – 2010 spariscono le aree disciplinari ed i settori prioritari, si individuano esclusivamente requisiti formali dei candidati e degli organismi ospitanti, nell’avviso pubblico relativo ai percorsi di rientro è specificato che a pena di esclusione, non farà fede il timbro postale ma esclusivamente la data di ricezione da parte dell’Agenzia regionale per il lavoro; il finanziamento dei percorsi di rientro avverrà sulla base dell’ordine cronologico di ricezione delle domande congiunte di finanziamento.
Cambia la procedura, non più a sportello ma a bando, con maggiori difficoltà e limitazioni per i fruitori, che per poter beneficiare dello strumento devono possedere i requisiti alla data di pubblicazione del bando, cambia l’organizzazione del programma. A fronte di oltre 800 candidati, si sono iscritti alle vetrine circa 600 organismi ospitanti, oltre il 30% soggetti pubblici tra cui quasi 80 Comuni, il Consiglio Regionale, 12 aziende ospedaliere, Agenzie ed enti regionali.
Ci si chiede: che senso ha la partecipazione di soggetti pubblici in concorrenza con i privati nell’approvvigionamento di risorse umane? Ha senso che l’Amministrazione regionale finanzi spese di gestione di enti pubblici che già hanno i contributi dallo Stato o dalla Regione stessa per far fronte al fabbisogno di esercizio? La politica di sviluppo delle risorse umane degli enti pubblici non è già prevista con altri strumenti e programmi? E se non lo fosse,non sarebbe il caso di prevedere un percorso parallelo al M&B anziché sottrarre risorse che sono state considerate strategiche per lo sviluppo delle imprese e quindi dell’economia? Considerato che le pubbliche amministrazioni, checché se ne dica, sono sovraffollate di dipendenti male utilizzati, non sarebbe meglio formare il personale con ruoli di coordinamento piuttosto che rischiare di assegnare risorse umane qualificate a chi non è in grado di gestire efficientemente neppure quelle di cui che già dispone? Che futuro occupazionale potranno avere i più o meno giovani laureati che programmano un back presso un ente pubblico, considerato che non è possibile prevedere l’assunzione al termine del percorso? Sarà un’altra occasione per mettere in campo altre discutibili stabilizzazioni, alle quali ormai nessun’Amministrazione regionale riesce a sottrarsi?
Per quanto riguarda il settore privato le inefficienze non sono da meno. È stata fatta una verifica sugli organismi ospitanti concludendo che un numero rilevante di quelli che si leggono nelle vetrine sono soggetti che non hanno di fatto mai operato o sull’orlo della liquidazione. Non sarebbe stato meglio prevedere una semplice verifica fare su Infocamere per verificare lo stato di salute di tali organismi?
Dopo le file chilometriche davanti all’Agenzia, la decisione finale dell’Assessore del lavoro: verranno finanziate tutte le domande con lo stanziamento di ulteriori risorse fino ad oltre venti milioni di euro. Anche i Master & Back diventano contributi a pioggia.
E questo dopo che decine di aventi diritto sono costretti a bivaccare per tre giorni e due notti davanti all’Agenzia perché non c’è stato lo sforzo di valutare altre alternative. Ci sarebbe stato un sistema per evitarlo? Sicuramente l’invio delle domande per posta, ma anche qualche approfondimento riguardo all’assetto occupazionale della nostra Regione: composizione del mercato, carenze di specializzazione in alcuni settori, esigenza di rilanciarne altri e così via.
Così come è possibile individuare criteri obiettivi per la valutazione di un bando di gara, se ne sarebbero potuti trovare per i percorsi di rientro, soprattutto quando responsabile è un organismo che ha come mission compiti di assistenza tecnica e di monitoraggio delle politiche del lavoro a supporto dell’esercizio delle funzioni della Regione e delle province, collaborando al raggiungimento dell’integrazione tra i servizi per il lavoro e le politiche attive del lavoro, nel rispetto delle attribuzioni spettanti alle province e alla Commissione regionale per i servizi e le politiche del lavoro.
Dubbi e possibili evoluzioni
Spesso mi chiedo quale sia la ragione che possa giustificare questi due passaggi. Mi dicevo: non sarebbe più semplice e meno oneroso per tutti (Amministrazione, organismi e candidati) saltare la fase della vetrina e richiedere direttamente la domanda congiunta o addirittura la proposta di contratto? Dato il nome, ho pensato però che la vetrina servisse appunto per mettersi in mostra, per vedere chi offre cosa. Semplicemente (e giustamente) un luogo per agevolare l'incontro domanda-offerta. È probabile infatti che non tutti i candidati conoscano aziende potenzialmente interessate (e viceversa).
Bene mi son detto. Ma se è veramente questa la ragione, perché mai dare la possibilità di presentare la domanda congiunta il giorno dopo la pubblicazione delle vetrine? Un’azienda che, tramite propri canali, non ha ancora trovato un candidato avrà pur bisogno di tempo per consultare le vetrine, contattare possibili candidati, selezionarli, preparare e presentare la domanda congiunta. Perché allora non prevedere qualche settimana tra la pubblicazione delle vetrine e il primo giorno di presentazione delle domande? Delle due l’una: o non era chiaro l’obiettivo, o non era chiaro il modo di perseguirlo.
Detto in altro modo, le tempistiche previste ammettono implicitamente l’inutilità delle vetrine. E sembra che in molti l’abbiano capito, dato che il primo giorno utile sono state presentate quasi la metà delle 800 domande previste. Se poi si considera che, come si temeva, le risorse non sarebbero state sufficienti per soddisfare tutte le domande, non c'è da stupirsi se centinaia di persone, domanda congiunta alla mano, abbiano preferito passare una notte alla ghiaccio.
Infine, mi pongo spesso un’altra domanda. Riconosciuta la bontà del programma M&B e degli obiettivi che persegue, non sarebbe opportuno estendere l’ambito di applicazione o trovare sinergie con altri programmi per incentivare, non solo il ritorno di professionalità qualificate, ma anche la nascita di nuove imprese da parte di queste professionalità?
In altre parole, oltre a qualificare ed aumentare la competitività delle imprese esistenti, si potrebbero immaginare misure di incentivazione all’imprenditorialità utili alla creazione di nuove opportunità di occupazione, anche per chi, in tempo di crisi (reale o presunta) delle grandi industrie, un lavoro oramai non lo ha più.