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Il difficile equilibrio sul filo dell’alta formazione

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di Anna Pireddu

I dati sul programma Master & Back invitano a una riflessione sul ruolo dell’alta formazione, e delle politiche che la sostengono, e sul loro contributo allo sviluppo, sociale, economico e culturale di una regione.



Higher Education and RegionsDa dove partire? Sicuramente dal fatto che per una regione essere competitiva in un’economia della conoscenza sempre più globalizzata significa, come spesso è stato scritto su insardegna.eu, investire nell’innovazione e nella ricerca e accumulare nuove tecnologie, conoscenza e competenze.

In un certo senso significa anche sapersi mantenere in equilibrio in quello che può apparire un paradosso: la forza della globalizzazione produce da una parte non luoghi ma dall'altro rafforza i territori. Di fronte all'incertezza e alla variabilità delle relazioni economiche allargate, è la cultura e il patrimonio di conoscenze di un territorio il meccanismo per permettere alla sua economia di reggere sui mercati aperti.

L’importanza di questo tema è resa evidente anche dalle tante ricerche dedicate al rapporto sviluppo – alta formazione, e sono numerosi gli esempi di come, a livello internazionale si sia cercato di governarlo. Fra essi è da segnalare lo studio approfondito realizzato dall’OECD su “Higher Education and Regions: Globally Competitive, Locally Engaged” pubblicato nei giorni scorsi.

Alta formazione e competitività

Indubbiamente, quello dell’alta formazione è un settore ad alto tasso di competitività , dove la leva competitiva più importante risiede nell’eccellenza nel campo della ricerca (su questo tema rimandiamo agli articoli di Francesco Pigliaru e Marco Vannini).

Tralasciando per il momento il discorso relativo all’hardware di un sistema innovativo regionale (università, infrastrutture per l’innovazione delle imprese, parchi scientifici, laboratori, incubatori ect), Master&Back sviluppa quello che alcuni studiosi (Martin and Trudeau) hanno definito come il più efficace strumento di trasferimento di conoscenza, quello del “knowledge transfer on legs”, in cui si prevede lo sviluppo di capitale umano, attraverso un meccanismo che dovrebbe assicurare l’occupabilità a conclusione del percorso formativo, il sostegno alle imprese locali, attraverso l’immissione nel sistema di nuove competenze e l’attrazione di talenti che, diversamente, non sarebbero interessati a operare nel sistema locale.

Ma, come spesso abbiamo ricordato, lo sviluppo non si declina solo in termini economici ed è importante coniugarlo con temi di carattere più prettamente culturale e sociale, e questa sua declinazione ha una funzione centrale per la fidelizzazione dei talenti nei confronti del proprio territorio. Tra i pochi paesi che stanno investendo su questo è interessante ricordare l’esperienza del Messico, dove, pur in un contesto di forti criticità, gli studenti dei percorsi di alta formazione sono coinvolti in attività della PA, nei servizi sociali e nell’analisi dei sistemi in ritardo di sviluppo.

La ricerca OECD approfondisce, nel capitolo dedicato alle barriere che impediscono l’utilizzo dei talenti, il tema legato alle caratteristiche delle regioni, la storia e il loro livello di sviluppo, il loro inserimento nei sistemi economici, l’organizzazione del sistema economico.

Territorialità e nuovi saperi

Da questo punto di vista è abbastanza evidente che, in sistemi economici con molte PMI e bassissimi investimenti in ricerca e sviluppo, poche opportunità occupazionali per profili professionali di alto livello rappresentano un ostacolo di cui tener conto.

Perché questo funzioni è necessario agire nel mercato del lavoro: senza una relazione forte tra processo di creazione di capitale umano di eccellenza e mercato del lavoro, si corre il rischio di perdere capacità di attrazione nei confronti dai talenti che si vorrebbe inserire nel sistema.

Il testo dell’OECD è una utile fonte di informazioni sulle diverse esperienze finalizzate a rafforzare il legame tra offerta e domanda, con sistemi di market intelligence ed altri strumenti che coinvolgono imprese, comunità e istituzioni. Rispondono a questa necessità le esperienze di placement office diffuse in numerose strutture di alta formazione o la creazione di programmi di Problem Based Learning (in Danimarca), che garantiscono una elevata integrazione e cooperazione tra formazione di eccellenza e sistema delle imprese.

Il tema del rapporto tra alta formazione e mercato del lavoro è uno degli argomenti più interessanti trattati nel libro. Infatti, nelle regioni in ritardo di sviluppo, il mercato del lavoro è frequentemente frammentato, asfittico, e poco capace di assorbire profili professionali ad elevato potenziale. Va detto, inoltre, che questi profili si “muovono” su dimensioni e dinamiche poco locali, privilegiando l’appartenenza a community professionali, che garantiscono l’intercettazione delle migliori opportunità ed il mantenimento del contatto con la frontiera della conoscenza più aggiornata.

Non aiuta, se non opportunamente governata, la presenza di diversi livelli di governo delle politiche del lavoro che può agire rendendo ancora più elevate le barriere alla circolazione delle informazioni e alla mobilità delle risorse. In quasi tutte le esperienze citate nello studio, si fa riferimento ai diversi strumenti utilizzati per mobilitare il mercato del lavoro: database dei profili, ricerche, liste delle opportunità lavorative in essere. Ma, in presenza delle condizioni sopra riportate, pesa in maniera rilevante la loro frammentarietà.

Meritano una riflessione, su cui suggerirei l’avvio di un dibattito a più voci fra i diversi livelli di governo della nostra regione, attivi nella territorializzazione delle politiche del lavoro, l’analisi delle esperienze di alcune città, che affiancano la pianificazione urbana strategica a programmi specifici per l’attrazione di profili di talento nei settori di sviluppo previsti negli stessi piani, così come le esperienze di “integrazione” tra soggetti istituzionali e attori che intervengono nel mercato del lavoro.

Questo anche in previsione dei back, sempre più vicini, dei giovani che hanno partecipato al programma M&B.




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by Anna Pireddu last modified 2007-11-28 15:31

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