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Un sistema di autonomia responsabile per l’università

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di Raffaele Paci

Senza una riforma radicale dei meccanismi di funzionamento dell’università il nostro paese non riuscirà a uscire dal lungo declino nel quale è coinvolto. L'università deve rompere un circolo vizioso di inefficienza, risorse scarse, mancanza di competitività. Esiste una sola strada percorribile: costruire un sistema decentrato di autonomia responsabile.


Alla protesta (pienamente condivisibile) contro i tagli delle risorse all’università decisi dal governo si sta giustamente affiancando un serrato dibattito sulle linee di riforma del sistema universitario italiano. Vi è ormai una consapevolezza diffusa che senza una riforma radicale dei meccanismi di funzionamento dell’università il nostro paese rischia di rimanere irrimediabilmente escluso da quella società della conoscenza che rappresenta l’unica concreta prospettiva di sviluppo per le economie europee.

Il declino dell’Italia nel sistema della conoscenza

I dati sul declino dell’Italia nel campo della ricerca e dell’alta formazione sono allarmanti e sono stati più volte evidenziati (si vedano gli articoli di Di Liberto-Marrocu, Di Liberto su inSardegna.eu; Mula su Multiversitas.it): finanziamenti inferiori alla media europea, scarsa competitività internazionale, pochi laureati, molti abbandoni, anzianità del corpo docente. Insomma una situazione da allarme rosso che richiederebbe cure immediate quali l’aumento delle risorse disponibili e concrete opportunità di inserimento per i giovani ricercatori. Tuttavia molti commentatori, non a torto, avanzano il timore che le risorse e i nuovi concorsi possano essere utilizzati secondo le logiche perverse dei baroni e del nepotismo generando così ulteriore inefficienza. E quindi si inventano soluzione tampone, come quelle dell’estrazione dei commissari nei concorsi, che rischiano di creare distorsioni ancora maggiori (si vedano gli articoli di Vannini e di Santambrogio su Insardegna.eu).

L’università italiana non gode di buona fama. Riconosciamolo. Finiamo troppo spesso sui giornali per le pratiche di clientelismo piuttosto che per i successi nell’attività scientifica. Allo stesso tempo chi lavora attivamente dentro l’università sa bene che ci sono tante persone e gruppi di ricerca di alto livello che non sfigurano certo nei confronti internazionali. Insomma quello che ci manca non sono le intelligenze e le capacità. Ciò che è veramente carente in Italia è il disegno istituzionale, il modello organizzativo, i meccanismi di funzionamento.

Manca un serio disegno di incentivazione

Non esiste oggi in Italia un sistema credibile di valutazione e, soprattutto, di premialità nonostante se ne parli tanto da anni. Nella Tabella sottostante ho riportato i dati della ripartizione del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) per il sistema universitario nazionale che viene effettuata ogni anno dal governo. Vediamo che nel 2007 solo 41 milioni di euro sono stati suddivisi tra le Università sulla base dei criteri di valutazione dei risultati dei processi formativi e dell’attività di ricerca scientifica stabiliti dal Comitato Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario su un totale di 7 miliardi di euro destinati alle università e attribuiti in base alla consistenza storica del personale universitario strutturato. Nel 2008 questo fondo di premialità è stato portato a 160 milioni di euro raggiungendo così una incidenza del 2.2% sul totale delle risorse. I criteri di valutazione sono tali che la distribuzione della premialità tra gli atenei si discosta solo di poco da quella del FFO, rendendo così quasi inefficace l’incentivo quando che le risorse destinate alla premialità sono risibili. Vediamo, ad esempio, che l’ateneo di Cagliari nel 2008 pesa per 1.9% sull’FFO totale, mentre in termini di valutazione dei risultati pesa 1.68% evidenziando così una condizione poco virtuosa che ci fa “perdere” però solo 300 mila euro (differenza tra peso di FFO e peso di premialità). Pensiamo tuttavia a cosa avverrebbe se le assegnazioni sulla base di criteri di premialità fossero, ad esempio, il 30% del totale. In questo scenario le risorse che perderebbe un ateneo meno efficiente come il nostro ammonterebbero a circa 5 milioni di euro. Una cifra molto alta che metterebbe subito in crisi gli equilibri di bilancio rappresentando quindi un forte incentivo al miglioramento dei risultati.

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Finanziamento ordinario del sistema universitario nazionale (milioni di euro)





Totale Università





Univ. Cagliari

  Incidenza Cagliari su Tot.


2007

2008





2007

2008

2007

2008


Assegnazione secondo criteri di valutazione dei risultati
dei processi formativi e dell’attività di ricerca scientifica

41

160





0,7

2,7

1,68%

1,68%


Totale assegnazioni

7053

7288





137

139

1,94%

1,90%


Incidenza premialità su totale assegnazioni

0,6%

2,2%





0,5%

1,9%




 

 

 

 




 

 

 

 

 













Fonte: elaborazioni su dati MIUR. www.miur.it











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Verso un sistema decentrato di autonomia responsabile

Come uscire allora da questo circolo vizioso di inefficienza, risorse scarse, mancanza di competitività ? Cosa fare per cercare di dotare anche il nostro paese di una moderna università che si occupi con rigore ed efficienza della ricerca scientifica e dell’alta formazione ?

Esiste una sola strada percorribile. Costruire un sistema decentrato di autonomia responsabile. Non è necessario costruire complicati apparati di regole e divieti. Ciò che serve è un sistema semplice di incentivi che premi i singoli individui e i gruppi sulla base di una adeguata valutazione dei risultati raggiunti nella ricerca scientifica e nella didattica.

Questo sistema funziona solo se è decentrato. In altri termini non basta premiare le università virtuose se poi queste, al loro interno, non distribuiscono le risorse con analoghi criteri di premialità. Il singolo docente deve trovare convenienza ad operare scelte di qualità (nel reclutamento, nell’attività scientifica, in quella didattica e gestionale) perché consapevole che solo operando scelte virtuose potrà avere benefici diretti in termini di retribuzione, fondi di ricerca, accesso ad attrezzature, laboratori, biblioteche. Allo stesso tempo la struttura organizzativa decentrata, all’interno della quale il singolo docente è inserito, deve condividere la stessa responsabilità (in termini di finanziamenti, infrastrutture, nuovo personale) in modo tale che si formi un meccanismo di controllo e condivisione di responsabilità che stimoli la qualità e favorisca comportamenti virtuosi.

Un unico organismo responsabile

Questo meccanismo decentrato di autonomia responsabile richiede necessariamente che venga superata la dicotomia tra Facoltà (organismi di riferimento dell’attività didattica ma anche responsabili dei processi di reclutamento) e Dipartimenti (organismi di riferimento dell’attività di ricerca). Bisogna costruire un unico organismo (senza fare battaglie ideologiche sul nome) che deve essere responsabile delle attività didattiche e di ricerca, dell’uso delle risorse e del reclutamento del personale. Tale organismo deve essere oggetto del processo di valutazione nazionale e quindi ottenere gli incentivi a beneficio dell’insieme della struttura e dei singoli ricercatori. I meccanismi per attuare la valutazione comparativa a livello nazionale possono essere discussi nei dettagli e differenziati tra le aree scientifiche. Ma certamente questi meccanismi esistono per tutte le discipline ed infatti sono già applicati con successo in altre realtà basate su un sistema di università pubblica di elevata qualità (si veda ad esempio la Gran Bretagna ed il Research Assessment Exercise).

Una riforma condivisa

Un segnale di ottimismo giunge dalla quasi contemporanea pubblicazione delle Dieci proposte del governo ombra del Partito Democratico sul futuro dell’Università* e delle Linee guida del Governo per l’Università . Entrambi i documenti basano il processo di rinnovamento dell’università sui principi della responsabilità, dell’efficienza, della valutazione, della premialità e dell’apertura internazionale. Sui dettagli dei meccanismi di attuazione si può discutere, cercare soluzioni in comune ed anche distinguersi e dividersi. Ma l’importante è che vi sia una visione condivisa nel paese sugli indirizzi generali e sulla necessità di voltare pagina e costruire un progetto di riforma del sistema universitario che finalmente indirizzi anche l’Italia verso quel traguardo di società basata sulla conoscenza solennemente annunciato a Lisbona ormai otto anni fa. Questa è la sfida che ci aspetta nei prossimi mesi ed è importante che questo dibattito generale sul futuro dell’università italiana si leghi strettamente con quello locale che si è aperto in vista del rinnovo della carica di Rettore che attende i due Atenei della Sardegna.



*Si veda il file pdf allegato qui di seguito.

Attachments
Proposte del PD sull'università Proposte del PD sull'università
(PD-proposte-universita[1].pdf - 60.28 Kb)
by Raffaele Paci last modified 2008-11-13 16:23

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