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Welby e Nuvoli, diritti del malato e testamento biologico

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di Giuseppe Maria Saba *

Un articolo sul tema del diritto del malato alla interruzione delle cure e del testamento biologico, per non farsi confondere dal rumore prodotto dal consueto circo mediatico, con il “caso” Nuvoli sbattuto nella prima pagina del caravan serraglio televisivo.


Le vicende Welby e Nuvoli forniscono importanti spunti di riflessione sul tema del testamento biologico e sul problema dell’accanimento terapeutico e del diritto del malato a che vengano interrotte le cure che lo mantengono artificialmente in vita.

Si tratta di un tema di grande impatto emotivo, con risvolti etici rilevanti, ma, soprattutto, di sempre maggiore rilievo per il singolo cittadino, in un’epoca in cui la medicina e le tecniche di rianimazione hanno fatto passi da gigante e l’età media dei cittadini si è notevolmente accresciuta.

Il caso Welby

Nel caso Welby la Commissione nominata dal Ministro della Sanità e quella disciplinare dell’Ordine dei medici di Cremona ed infine i PM del tribunale, praticamente deliberando, come si deduce dalle conclusioni, su principi costituzionali ben noti, hanno assolto il dott. Mario Riccio, medico anestesista, in quanto “nessun addebito deve muoversi a chi, in presenza di una impossibilità fisica del paziente, abbia materialmente operato il distacco dal ventilatore automatico, in quanto l’azione è stata eseguita per dare effettività al diritto del paziente. Un diritto all’autodeterminazione che trova la sua fonte nella Costituzione ed in disposizioni internazionali recepite dall’ordinamento italiano e ribadite in fonti di grado secondario dal Codice di Deontologia Medica”.

E’ questo il passo più importante del provvedimento con il quale i magistrati di Roma hanno chiesto l’archiviazione del procedimento per la morte di Piergiorgio Welby.

Il GIP ha però rigettato la richiesta di archiviazione per Mario Riccio, decidendo di non dare seguito alla richiesta avanzata il 6 marzo scorso dal sostituto procuratore Gustavo de Marinis, controfirmata dal Procuratore Capo della Repubblica di Roma Giovanni Ferrara. Il GIP ha ritenuto che la morte di Welby sia stata causata da una "sorta di eutanasia passiva" e che "il diritto alla vita sia di rango superiore" rispetto al diritto al rifiuto delle cure (su questo tema si veda la recente intervista di Ignazio Marino, chirurgo e Presidente della Commissione Sanità del Senato sul Corriere della Sera del 9 giugno 2007). La Procura di Roma ha pertanto proceduto all’iscrizione del nominativo del medico nel registro delle notizie di reato con l’ipotesi di "omicidio del consenziente".

Da Welby a Nuvoli

Per Giovanni Nuvoli invece il percorso della strada aperta da Welby è stato inizialmente bloccato da accuse e sentenze pubblicamente annunciate di “assassinio” e dai molti dubbi relativi alla volontà dell’interessato, impossibilitato a parlare, di non voler continuare a vivere e di voler essere staccato dal respiratore automatico. A questo punto si è ricorsi all’adozione del sintetizzatore vocale, non dopo una lunga battaglia per lasciare il Centro di Rianimazione. Dopo un primo trasferimento in un reparto adiacente alla Rianimazione ed aver atteso che la propria abitazione venisse attrezzata per accoglierlo (con respiratore automatico, letto di rianimazione con materasso antidecubito, aspiratore per secrezioni, etc.. e personale specializzato), finalmente anche Nuvoli, come Welby, ha potuto fare rientro a casa. Il tutto dopo aver superato anche l’ultimo ostacolo costituito dai medici della Rianimazione, tutti contrari, con in testa il Primario (così riportavano i media isolani), ad “assassinare” Nuvoli.

Il tutto inserito nel consueto circo mediatico, con il solito Vespa ed il suo “Porta a porta”; con il “caso” Nuvoli sbattuto nella prima pagina di questo caravan serraglio televisivo; con un medico ligure che si offriva volontariamente per effettuare il distacco, troupe televisive varie, giornalisti, visite di Senatori della Repubblica capeggiati dal Dott. Piergiorgio Massidda.

Finalmente a casa, con il sintetizzatore in funzione, Nuvoli ha chiarito le sue volontà: "Non ho mai cambiato idea e voglio morire senza soffrire, addormentato. Abbiamo già trovato il medico". Il tutto, si spera, in silenzio, lontano dai clamori delle telecamere e dei giornali.

Il testamento biologico

Il 7 marzo i più diffusi giornali italiani, con notevole rilievo, riferiscono che la Fondazione Umberto Veronesi ha ricevuto oltre 1.000 testamenti biologici e che indubbiamente il caso Welby ha giovato alla Società civile che si sta sempre più organizzando per opporsi autonomamente all’accanimento terapeutico, anticamera alla Legge necessaria per regolare la “dolce morte”.

I tempi sono ormai maturi ed i cittadini italiani, come quelli tedeschi (3 milioni di testamenti biologici senza che esista una legge), i francesi, i danesi e gli olandesi (che, insieme agli svizzeri, hanno già regolarizzato l’eutanasia) si muovono singolarmente e sempre più numerosi.

Un esempio viene dall’Ordine dei Medici della Provincia di Torino, il quale ha reso pubblico un sondaggio effettuato tra gli infermieri, dal quale si scopre che tre infermieri su quattro dicono sì all'eutanasia, il 74 per cento degli interpellati (il campione era costituito da infermieri fra i 30 e i 40 anni che lavora in terapie intensive, lungo-degenze e chirurgie); e il 44 per cento si è trovato più volte di fronte a pazienti che hanno chiesto espressamente e ripetutamente di morire perché venisse posto fine alle loro atroci e senza speranza sofferenze. L'83 per cento di questo 74 per cento è favorevole alla "dolce morte" passiva, il 46 per cento anche a quella attiva.

Il 76 per cento degli infermieri interpellati invoca il testamento biologico; e l'8 per cento si dice disposto a praticare l'eutanasia anche illegalmente, senza richiesta esplicita del paziente. 37 infermieri su 100 si dicono disposti ad aiutare il loro paziente a mettere fine a un calvario, anche ricorrendo al suicidio assistito.

Purtroppo la Legge sul testamento biologico tarda ad arrivare, anche se il Presidente della Commissione Sanità del Senato, il cardiochirurgo Ignazio Marino, si era spinto ad azzardare una previsione: entro il mese di maggio potrebbe arrivare in aula al Senato un disegno di legge unico sul testamento biologico.

Nel frattempo è importante ricorrere ai modelli scaricabili, a meno che i Comitati a favore della Fondazione Umberto Veronesi non decidano di scendere in piazza e ritirare i moduli con la firma autenticata in presenza di un notaio.



* Professore Emerito di Anestesiologia e Rianimazione


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by Giuseppe Maria Saba last modified 2007-06-16 10:01

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