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Connexus, complexus, electus: riflessione socio-matematica sull'evoluzione della formazione d'opinione

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di Marco Cogoni

La democrazia della rete riesce a generare opinioni consolidate, quindi, voto? In questo articolo un’ipotesi favorevole in questo senso. Ma forse, perché ciò possa condizionare le elezioni in Sardegna, passerà ancora del tempo.


handteam.jpgSono ormai ostaggio del gioco di parole. Non che sia volontario, nulla è volontario. Come dice Faulkner, l'uomo è la somma delle sue esperienze climatiche, l'uomo è la somma di tutto quello che vuoi. Il rimescolamento delle carte a volte permette di vivere nuovi punti di vista, di capire ciò  che vedono gli altri, di vivere vite non proprie.

Per poi tornare sul "proprio" binario ormai irrimediabilmente modificato dal corso degli eventi.

Un fatto colpisce se andiamo a vedere i risultati finali di queste sciagurate elezioni e li paragoniamo ai famosi sondaggi online, presentati da tantissimi siti nel periodo preelettorale. La maggior parte di queste rilevazioni, che di scientifico naturalmente avevano ben poco, certificava una prevalenza schiacciante per Soru e il centrosinistra. Da quando si è iniziato a utilizzare il mezzo costituito dal world wide web come termometro politico, ho sempre osservato una grossa tara verso la cosiddetta "sinistra" sia essa impersonata da Soru, da Prodi o da Veltroni. Le coalizioni di centro destra sono sistematicamente sottostimate in qualsiasi sondaggio online rispetto al responso della totalità degli elettori alle urne.

Sappiamo tutti che una preferenza verso il centro sinistra ha sempre caratterizzato gli ambienti di universitari, degli artisti e della cultura in generale. Insomma gli strati più informati e colti della società. Questo in ogni nazione avanzata.

Questo perché dopo la nascita della borghesia, che pian piano soppiantò le classi nobili, avvenne una biforcazione in coloro che seppellirono l'aristocrazia basata sull'emocromo: alcuni si dedicarono al commercio e alla produzione di merci, mentre gli altri si dedicarono ad attività più teoriche e senza troppe velleità economiche. Salvo qualche eccezione che tuttora riesce a cavalcare col piede in due staffe.

Questa biforcazione sostanzialmente esiste anche oggi e chi andava su internet dieci anni fa apparteneva senz'altro in misura maggiore alla seconda categoria. Oggi, questo sbilancio sinistroide della Rete mi pare non più così schiacciante e ogni classe sociale accede al mezzo di comunicazione elettronico ne più ne meno. Anzi, l'importanza commerciale della Rete fa si che ormai i siti ".COM" siano decisamente in maggioranza rispetto agli albori dominati dai vari .GOV .NET .EDU e .ORG.

Allora cosa spinge il popolo della Rete a propendere per un'idea "progressista", "di sinistra" quando tutto intorno il berlusconesimo impera più forte che mai?

Stare sulla Rete implica comunicare, e comunicare ci modifica, sempre, di continuo. Noi abitanti anfibi, con un piede sul marciapiede e uno su  facebook, sull'email, sui blog, probabilmente ci distinguiamo da chi guarda la TV o legge esclusivamente il quotidiano tradizionale, sia esso destrorso, centrista o sinistrorso, per il fatto che facciamo parte di una comunicazione BILATERALE. Possiamo approssimare la nostra rete di contatti con un intreccio in cui ogni connessione è rappresentata da frecce quasi sempre bidirezionali che permettono il fluire dell'informazione senza che ci sia un vero centro da cui devono per forza transitare le informazioni prima di arrivare sino a noi.

La velocità di evoluzione delle idee, o memi, acquisisce in una configurazione siffatta un'accelerazione enorme rispetto al vecchio schema centro->periferia. La rapidità con la quale, in questo schema, si raggiunge un consenso sui fatti che ci circondano è uno o due ordini di grandezza superiore a quella che avevamo osservato finora. Il concetto di opinione pubblica acquista in questa struttura un ruolo attivo, elaborativo, che poi produce un feedback importante, a volte fondamentale, in ciò che troveremo in TV o in edicola i giorni seguenti.

Mentre in passato c'era una classe intellettuale che si sobbarcava tutto il lavoro in modo decisamente oligarchico, oggi si assiste a un lavorio collettivo continuo di elaborazione della realtà: Opinione Pubblica 2.0.

Ora, non si sta affermando che in questo nuovo ordine comunicativo si raggiunga sempre una ottimizzazione da cui emerge con chiarezza "la giusta via", è  però indubbio che la velocità e la stabilità delle idee che si raggiungono è molto più alta che nel caso di gruppi di cittadini collegati nel vecchio modo unidirezionale, centro->periferia. 

La velocità è facilmente giustificabile dal maggiore flusso informativo totale che raggiunge tutti i nodi facenti parte della rete, mentre la stabilità delle idee che si formano potrebbe essere, a uno sguardo superficiale, inferiore al vecchio sistema meno connesso, in quanto la sovrabbondanza potrebbe causare anche una sbornia informativa da lasciare tutti più o meno frastornati e incapaci di prendere posizione. Invece questo fenomeno di sovraccarico avviene nelle prime fasi di elaborazione collettiva a livello del singolo, quando ognuno di noi riceve una marea di informazioni e si fa solo una vaga idea di ciò che sta accadendo e passa questa idea parzialmente elaborata a un suo vicino di rete che porta avanti il lavoro, a sua volta vi apporta il contributo suo e di qualche altro suo "amico" e così via. Un processo a passi successivi ma non lineare, pieno di loop e retroazioni positive e negative.

Questo processo quasi sempre, inaspettatamente, converge verso "la soluzione", "la verità".

Ci sono naturalmente anche casi in cui questo processo fallisce, ad esempio quando vengono immesse nel circuito troppe informazioni ambigue, oppure quando i dati reali sono troppo pochi. In questi casi non vi è troppa differenza tra il risultato del nuovo processo e del vecchio, solo frastornazione collettiva.

In genere però il giocattolo gira che è una meraviglia e sempre più spesso troviamo "persone comuni" che, intervistate su argomenti di straordinaria complessità, esprimono giudizi e opinioni che fanno improvvisamente sembrare naif e senza spessore i pensieri espressi dalla "classe dirigente", sia essa impersonata da politici o da imprenditori.

Individui che sembrano vivere al di fuori della vita reale e che probabilmente mantengono un sistema di connessioni di tipo tradizionale col mondo esterno e non reggono il passo.

Questo processo, che nei prossimi anni si farà sempre più imponente, è destinato a controbilanciare in maniera sempre più efficace i "poteri forti", sempre che non intervenga un meccanismo di filtraggio della Rete che impedisca il flusso di informazioni di così vitale importanza.

Forse, se la Rete degli elettori sardi fosse stata più connessa, magari al livello di quella americana, l'Obama di Sanluri avrebbe pure vinto. Sarà per questo che Soru ha messo ai primi posti l'obiettivo della diffusione della banda larga? In ogni caso non è stato abbastanza veloce.

by Marco Cogoni last modified 2009-03-03 09:29

Obama di Chicago e Obama di Sanluri

Posted by Aldo Vanini at 2009-03-25 12:39
Analisi molto acuta e condivisibile in buona parte.
Non credo però che sarebbe bastata la maggior connessione di Rete per far vincere l'Obama di Sanluri. A quello di Sanluri sarebbe stato necessario leggere e applicare quanto afferma nei suoi scritti l'Obama di Chicago, che ha sempre predicato e praticato la necessità di ascoltare tutti e di stabilire una prassi politica fondata sulla massima cooperazione, anche con l'avversario.Non si vince e si governa solo con le idee, ma con la capacità di metterle a punto e condividere con il maggior numero possibile di cittadini...

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