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Dell'imprevidenza e dell'interesse collettivo

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di Eugenia Tognotti *

L'estenuante trattativa sullo "scalone" ha rivelato qualcosa di inquietante: l’incapacità di pre-vedere, di guardare al di là dei pensionati e prossimi pensionandi, per evitare che la riforma scarichi i costi delle pensioni precoci sulla collettività e soprattutto sulle generazioni future. E sì che – da alcuni decenni almeno - i demografi incalzano con dati, tendenze e scenari: il nostro paese è uno dei più “vecchi” al mondo.


Anche se per ora la vicenda dello "scalone" si è conclusa, c'è ben poco da gioire nell'aver assistito a una contrattazione selvaggia sulle pensioni e l'età pensionabile che ha visto schierati, l'un contro l'altro armati, una moltitudine di soggetti che si muovono in ordine sparso, accanitamente impegnati a promuovere o difendere interessi dichiaratamente di parte.

L’estenuante trattativa, infatti, non è solo l’allarmante dimostrazione della incapacità di rappresentare e di decidere in nome dell'interesse generale: si direbbe che la società intera, per dirla con Eugenio Scalfari, si sia trasformata “in un sistema di caste che si guardano reciprocamente in cagnesco. Nessuna di loro è portatrice d'una visione del bene comune; nessuna del resto tenta di camuffarsi. Si direbbe che ciascuna sia orgogliosa di mostrare la propria natura castale e la propria capacità di tutelare i suoi interessi”.

Ma lo scontro ha rivelato qualcosa di ancora più inquietante: l’incapacità di pre-vedere, di guardare al di là dei pensionati e prossimi pensionandi , per evitare che la riforma scarichi i costi delle pensioni precoci sulla collettività e soprattutto sulle generazioni future. E sì che – da alcuni decenni almeno - i demografi - storici e non - incalzano con dati , tendenze e scenari : il nostro paese è uno dei più “vecchi” al mondo. Rispetto al Medioevo è più che triplicata la speranza di vita alla nascita ed è pressoché raddoppiata in un secolo: non arrivava, infatti, a 50 anni, alla fine dell’Ottocento, quando pure – all’acme della rivoluzione batteriologica- era già cominciata la caduta della mortalità per malattie infettive. Sfiora oggi i 78 anni per gli uomini e supera gli 83 per le donne, nel 2050 sarà rispettivamente di 86.6 e 88.8. A 65 anni anni, la speranza di vita dovrebbe raggiungere un livello pari a 25,1 anni per le donne e 20 anni per gli uomini.

Tendenze del processo di invecchiamento in Italia (2002-2050)

Imprevidenza 01


Si tratta di un fenomeno condiviso da tutti i paesi industrializzati. Ma nel nostro Paese l'invecchiamento della popolazione è più accentuato rispetto a quello osservato, ad esempio, negli altri paesi europei La classe di età degli over 60 supera già quella sotto i 15 anni. Se l’anno dell’Unità d’Italia questa rappresentava il 34.2 per cento, ora si attesta su un risicato 14.4. I demografi stimano che a metà del XXI secolo, - il secolo della longevità - la classe degli anziani passerà dal 19,2% della popolazione totale al 34,4%; la classe della popolazione attiva si ridurrà di circa 10 punti, passando dal 66,6 al 54,2% .

Imprevidenza 02

Non occorre essere degli esperti , naturalmente, per comprendere quali scelte in materia previdenziali impongano questi rapporti e, in particolare, l’evoluzione del rapporto tra ultrassessantenni e popolazione in età da lavoro. Non per niente, e da tempo, altri paesi europei, dalla Spagna all’Olanda, dalla Svezia alla Germania si sono preparati- con l’innalzamento dell’età pensionabile, in linea con l’aumento della durata della vita – ad evitare il collasso della situazione previdenziale. L’Italia è l’unico paese al mondo dove si discute di ridurre, invece di innalzare l’età pensionabile, e dove non appare ingiusto – almeno a consistenti settori del sindacato e del governo – andare in pensione a 57 anni, sapendo che i giovani di un domani neppure tanto lontano dovranno lavorare fin quasi ai settanta, sia pure assai più in buona salute – grazie ai progressi della medicina e delle condizioni materiali di vita- dei loro coetanei dei secoli passati . Alla faccia dell’equità intergenerazionale e dell’esigenza di armonizzare i diritti dell’oggi e quelli del futuro. Non occorrerebbe neppure scomodare il grande filosofo Jans Jonas e il principio dell’etica della responsabilità, da estendere nello spazio e nel tempo. Mai nel passato si è data la possibilità di scelte che hanno un impatto così straordinariamente forte sulla natura e sull’ambiente , non solo nel presente, ma anche nel futuro. Cosa che rimanda alla necessità di pre-vedere le conseguenze lontane delle nostre azioni.. Le future generazioni non sono, non possono essere più soltanto i depositari della nostra memoria, ma sono entrate in conflitto con noi. Sono portatrici di interessi e ci impongono di modificare la percezione della moralità e del nostro agire in campi come il degrado ambientale, l'inquinamento, il patrimonio genetico, e appunto i cambiamenti demografici.

Ma c’è anche un altro dato che va segnalato: l’assenza di una riflessione culturale sui risvolti della vertiginosa crescita della speranza di vita nel nostro paese e della struttura per età della popolazione. Siamo un paese di anziani e di vecchi. E basterebbe , per rendersene conto, confrontare le età delle élites di ieri e di oggi: nel 1901, per dire, il grande statista Giovanni Giolitti aveva 58 anni, ( dieci anni in meno di Berlusconi e Prodi); il leader socialista riformista Filippo Turati 43, la più famosa giornalista del tempo, Matilde Serao, la “signora del Mattino” 44, lo scienziato Camillo Golgi - che nel 1906 sarebbe stato insignito del premio Nobel per la Medicina - 57. L’allungamento degli anni di vita è forse il fenomeno sociale più rilevante di questo secolo, ma, in Italia, non è certo al centro del dibattito culturale: e, anzi, uno dei paradossi del nostro tempo è la cancellazione dei vecchi e dell’esperienza della vecchiaia, e una feroce guerra contro l’invecchiamento, nella quale è impegnata anche l’industria, non meno che la medicina e la chirurgia estetica. Un’impasse culturale ricca di implicazioni.

Che dire? C’è da sperare che la discussione in atto che riguarda, per ora i conti pubblici, la spesa pensionistica o quella sanitaria, si allarghi fino a comprendere i significati sociali e culturali della vecchiaia e dell’invecchiare e il modo con cui la nostra società si prepara ( o non si prepara) a far fronte all’impatto dei problemi economici, sociali e culturali legati al processo di invecchiamento della popolazione, e al ruolo , ai progetti di vita e di residenza di un numero sempre più elevato di “anziani” e “vecchi”. Non per niente, nel mondo anglosassone, lo studio e il dibattito su questi temi sta diventando quasi una moda: sociologi, filosofi, bioeticisti, demografi, economisti, gerontologi, artisti, giornalisti, opinionisti stanno producendo una valanga di saggi e libri, recensiti e commentati con grande risalto dai magazines e dai grandi quotidiani .


* Docente di Storia della Medicina e Scienze umane presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Sassari



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by Eugenia Tognotti last modified 2007-07-27 14:43

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