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I numeri che non vogliamo. I dati sulla violenza contro le donne

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di Manuela Murru

La violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani che raggiunge dimensioni raccapriccianti. La nostra regione si è dotata di una legge, la n.8 del 7 agosto 2007 per l’istituzione di centri antiviolenza e case di accoglienza per le donne vittime di violenza. Ma quanto è diffuso il fenomeno in Sardegna? E quanto si fa per garantire alle donne il diritto ad essere protette contro la violenza?


CAMPAIGN TO COMBAT VIOLENCE AGAINST WOMENLa violenza contro le donne è un gravissimo problema sociale che non è ancora sufficientemente riconosciuto e denunciato non solo a livello regionale, ma anche a livello nazionale e europeo.

Lo scorso agosto il Consiglio regionale ha approvata la legge n. 8 “Norme per l’istituzione di centri antiviolenza e case di accoglienza per le donne vittime di violenza”, con la quale stanzierà, a partire dal 2008 e fino al 2010, € 4.800.000 per finanziare attività e strutture per il sostegno e il soccorso alle donne (sole o con figli minori, indipendentemente dal loro status giuridico o di cittadinanza) che abbiano subito violenza sessuale, fisica, psicologica e/o economica, i maltrattamenti, le molestie e i ricatti a sfondo sessuale e non, in tutti gli ambiti sociali, a partire da quello familiare.

A tal fine finanzierà centri antiviolenza e case di accoglienza promossi da:

  • enti locali singoli o associati;
  • associazioni di volontariato e organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS), che abbiano come scopo primario la lotta e la prevenzione della violenza sulle donne e i minori e la solidarietà alle vittime e che dimostrino di avere almeno tre anni di esperienza e di disporre di personale adeguato;
  • di concerto, dai soggetti sopra riportati, d’intesa o in forma consorziata.


Quanto è esteso il fenomeno in Sardegna?

Nel febbraio 2007, l’ISTAT ha presentato i risultati di una nuova indagine [1] (a cui si rimanda per un esame più approfondito) dedicata al fenomeno delle violenze fisiche e sessuali contro le donne, dal titolo “La violenza e i maltrattamenti contro le donne dentro e fuori la famiglia – Anno 2006”.

L’indagine, riferita ad un campione di 25 mila donne tra i 16 e i 70 anni intervistate nel corso del 2006 e dislocate su tutto il territorio nazionale, distingue tre tipi di violenza contro le donne:

  • la violenza fisica, che comprende la minaccia di essere colpita fisicamente, l’essere spinta, afferrata o strattonata, l’essere colpita con un oggetto, schiaffeggiata, presa a calci, a pugni o a morsi, il tentativo di strangolamento, di soffocamento, ustione e la minaccia con armi.
  • La violenza sessuale, in cui vengono considerate le situazioni in cui la donna è costretta a fare o a subire contro la propria volontà atti sessuali di diverso tipo: stupro, tentato stupro, molestia fisica sessuale, rapporti sessuali con terzi, rapporti sessuali non desiderati subiti per paura delle conseguenze, attività sessuali degradanti e umilianti.
  • La violenza psicologica, che comprende le denigrazioni, il controllo dei comportamenti, le strategie di isolamento, le intimidazioni, le forti limitazioni economiche subite da parte del partner.

Da tale indagine è emerso che in Italia si stimano a 6 milioni 743 mila le donne che in età compresa tra i 16 e i 70 anni hanno subito nel corso della vita una violenza fisica o sessuale. Tale numero, se rapportato all’intera popolazione italiana appartenente alla stessa fascia di età (tra i 16 e i 70 anni), rileva che il 31,9% delle donne italiane è stata vittima di violenza fisica o sessuale. Inoltre, si stimano a 5 milioni le donne che hanno subito delle violenze sessuali ed a 3 milioni 961 mila quelle che hanno subito violenze fisiche, che rappresentano rispettivamente il 23,7% ed il 18,8% dell’intera popolazione femminile appartenente a tale fascia di età.

Considerando la situazione della Sardegna, come evidenziato nel grafico 1 (Grafico 1: Donne da 16 a 70 anni che hanno subito violenza fisica o sessuale da un uomo qualsiasi, regione di residenza della donna - ISTAT Anno 2006 (per 100 donne della stessa regione)), si stima che il 27,1% delle donne sarde appartenete alla fascia di età considerata, è stata vittima nel corso della vita di violenza fisica o sessuale. Inoltre, il 20,3% di donne sarde ha subito delle violenze sessuali, il 15,3% delle violenze fisiche ed il 4,4% ha subito stupri o tentati stupri.

In Sardegna le violenze domestiche, ovvero quelle ad opera del partner attuale o dell’ex partner, coinvolgono il 11,0% delle donne, mentre quelle “fuori le mura domestiche” ad opera di un altro uomo (sconosciuto, parente, conoscente, amico, collega etc.) il 20,9%.

Tabella 1 mm
















A differenza della violenza in famiglia, in cui la forma di violenza prevalente è quella fisica, nella violenza da parte del non partner la maggioranza dei casi è una violenza di tipo sessuale.

Se si considerano le violenze sessuali, le forme di violenza più diffuse ad opera del non partner in Sardegna sono per l’87,3% le molestie fisiche a scopo sessuale, per il 14,3% tentati stupri e per il 4,9% stupri, valori questi ultimi superiori anche alla media nazionale (rispettivamente pari all’11,2% e al 3,9%).

L’indagine promossa dall’ISTAT ha inoltre evidenziato che in Italia 1.400.000 donne hanno subito una violenza sessuale prima del compimento del 16° anno di età, valore che, se confrontato con il totale della popolazione appartenente alla fascia di età considerata, rappresenta il 6,6% del totale e nel caso della Sardegna, il quoziente sale al 7%.

Grafici 2_3 mm








Come evidenziato dai dati Istat, in Sardegna si registrano delle percentuali più alte elevate rispetto all’Italia di donne che hanno subito violenza sessuale prima dei 16 anni da parenti (zio, padre, nonno, fratello, patrigno, padre adottivo, altro parente) (26,3 % della Sardegna contro il 23,8% dell’Italia) e conoscenti/uomo che si conosce di vista (32,2% della Sardegna contro il 24,7% dell’Italia). Il 28,9% delle donne inoltre ha subito violenze sessuali da “altri”, quali amici di famiglia, amici, vicini di casa, compagni di scuola, docenti/insegnanti/bidelli, ed il 14,8% da sconosciuti.

Altro elemento allarmante che l’indagine ISTAT ha denunciato è che nella quasi totalità dei casi le violenze non vengono denunciate: il valore del sommerso è pari a circa il 94% nel caso di violenza fisica o sessuale, percentuale che si eleva a quasi il 98% per le violenze sessuali. Tale situazione non esclude neppure la Sardegna.


E’ sufficiente la legge 8/2007?

Si, vista la gravità dei numeri della nostra regione, è molto importante avere strumenti e strutture per il sostegno e il soccorso alle donne vittime di violenza.

No, perché molto poco si sta facendo per ridurre i numeri, per evitare che tante donne abbiamo bisogno di questi interventi.

Anche il Consiglio d’Europa nella sua raccomandazione Rec(2002)5 del Comitato dei Ministri “La protezione delle donne dalla violenza” ha fornito agli Stati membri delle indicazioni sulle misure di carattere generale da adottare riguardanti la violenza contro le donne, specificando che “è responsabilità ed interesse degli Stati, garantire alle donne il diritto di non subire alcuna violenza, di qualsiasi natura e chiunque ne sia l’autore. A tal fine gli Stati dovranno introdurre, sviluppare e/o migliorare, ove necessario, politiche nazionali di lotta contro la violenza.

Il Parlamento Europeo, da parte sua, nella risoluzione “Lotta contro la violenza a danno delle donne” del 2 febbraio 2006 (P6_TA(2006)0038), ha chiesto agli Stati membri di stabilire progetti di partenariato tra le autorità di polizia, le ONG, i centri di accoglienza delle vittime e tutte le altre autorità competenti, di intensificare la cooperazione, .... di sensibilizzare i funzionari a tutti i livelli su questioni riguardanti la violenza degli uomini contro le donne e …. di promuovere lo scambio delle migliori prassi tra gli Stati membri.

Inoltre, visto che, nella comunicazione della Commissione al Consiglio ed al Parlamento europeo che istituisce per il periodo 2007-2013 il programma quadro "Diritti fondamentali e giustizia" (COM(2005)0122), si sottolinea che la lotta contro la violenza nei confronti delle donne, dei bambini e dei giovani ha un ruolo molto importante nel tentativo di creare un'autentica area di libertà, sicurezza e giustizia, invita la Commissione stessa a istituire un programma denominato "Lotta contro la violenza", quale elemento distinto/parte separata del programma quadro "Diritti fondamentali e giustizia" per il periodo 2007-2013.


Cosa fare per ridurre il fenomeno della violenza. Un esempio di “buona prassi”

Seguendo le indicazioni fornite dal Parlamento Europeo, ovvero di promuovere uno scambio delle migliori prassi, a livello nazionale un esempio di “buona pratica” che la Regione Sardegna potrebbe seguire è quello della Regione Emilia-Romagna, che negli ultimi anni si contraddistinta anche a livello europeo per l’importante azione promossa nella lotta alla violenza sulle donne.

Nel gennaio del 2000 l’Emilia-Romagna, ha infatti firmato un protocollo di intesa con l’associazione dei comuni, l’unione delle province e le associazioni operanti nel territorio regionale sul tema delle violenza contro le donne.

Le parti, analizzando i risultati dell' indagine sulla violenza alle donne realizzata negli anni 1997-98 dalla Casa delle donne di Bologna in collaborazione con tutte le altre associazioni esistenti in regione, nonché i risultati della prima indagine ISTAT su violenze e molestie sessuali, hanno deciso di promuovere iniziative pubbliche e private per contrastare a tutti i livelli il fenomeno della violenza: a livello preventivo, conoscitivo, o di sostegno alle vittime di violenza.

Per tali ragioni, hanno dato avvio al “Progetto di contrasto alla violenza contro le donne in Emilia-Romagna”, in cui sono state incluse azioni, progetti o iniziative riconducibili alle cinque aree d’intervento individuate a livello internazionale come maggiormente significative e prioritarie, ovvero azioni di:

  • informazione e sensibilizzazione.
  • formazione
  • ricerca
  • lavoro con gli aggressori
  • supporto e protezione delle vittime

Nell’ambito del progetto la Regione Emilia Romagna ha promosso la realizzazione di:

  1. una campagna di informazione e di sensibilizzazione dal titolo "La violenza sulle donne. Un fenomeno invisibile". Con tale campagna si è provveduto a distribuire depliant e locandine, su cui è stato stampato un messaggio in 8 lingue diverse: italiano, inglese, francese, spagnolo, russo, arabo, rumeno e polacco. Tale materiale è stato distribuito a medici di base, pediatri, scuole, servizi all’infanzia, centri famiglie, ai Pronto soccorso e ad altri luoghi che accolgano donne in difficoltà. Inoltre sono state affisse delle locandine nei portapacchi dei treni interregionali e regionali, in accordo con le Ferrovie dello Stato, per raggiungere meglio le donne extracomunitarie e neocomunitarie che si spostano spesso in treno per motivi di lavoro.
  2. una serie di iniziative locali per far conoscere le dimensioni del fenomeno della violenza a livello locale, regionale e nazionale, nonché le attività di sostegno ed aiuto praticate alle donne che si rivolgono ai Centri antiviolenza.
  3. un corso di formazione rivolto ad operatori sanitari, sociali, forze dell’ordine ed operatori del terzo settore che operano con donne che abbiano subito violenza e che si rivolgono ai presidi territoriali. I corsi sono stati attivati dalle Asl dei distretti socio sanitari, e hanno permesso agli operatori di acquisire conoscenze e competenze adeguate per rilevare i segnali indiretti di una violenza, fare connessioni sulla relazione tra lo stato di salute psico-fisico della donna e la violenza subita, attivare raccordi interistituzionali e tra le diverse figure professionali che entrano a contatto con il problema, costruendo così una rete operativa.
  4. una ricerca per rilevare ed analizzare il dato regionale relativo alla violenza alle donne.

Interventi di questo tipo consentirebbero di completare l’azione della legge 8/2007, che senza una azione di sensibilizzazione e di prevenzione, non interviene sul diritto delle donne a non subire violenza.




Volete aggiungere un commento? Inviatelo a commenti@insardegna.eu, indicando il vostro nome e cognome (obbligatorio) e specificando nel soggetto del vostro messaggio il titolo di questo articolo.




Commenti

Dhebora Mirabelli, 21 settembre 2007

L'articolo in oggetto è molto interessante poiché evidenzia l'importanza dello studio e la raccolta di dati sulla violenza alle donne. La ricerca dell'ISTAT, citata nell'articolo, è stata realizzata in collaborazione con il Dipartimento per i diritti e le pari opportunità con la finalità di fornire un quadro dettagliato del fenomeno.

Il "2nd regional seminar on Data collection as a prerequisite for effective policies to combat violence against women, including domestic violence" tenutosi a Lisbona lo scorso 5 luglio, organizzato dal Consiglio d'Europa, mette in evidenza l'importanza di raccogliere dati forniti dalle organizzazioni e dalle istituzioni che si occupano dell'assistenza alle vittime per meglio programmare politiche di contrasto alla violenza.

Le tipologie di dati necessari, si specifica, sono quelli basati sulla popolazione e sui servizi offerti a livello regionale. La raccolta di questi dati diventa particolarmente complessa nei Paesi in cui le forze dell'ordine non dispongono di sistemi di monitoraggio del fenomeno.

Inoltre, si sottolinea l'importanza dello scambio di informazioni raccolte tra i diversi Paesi al fine di raggiungere standard minimi di qualità nel campo dell'assistenza alle vittime.

Alla luce di quanto suddetto, trovo che articoli su dati e numeri in tema di violenza alle donne, come questo, sono un'occasione per riflettere.



Commenti

Laura Zedda*, 7 ottobre 2007

L’articolo della dr. Manuela Murru sulla L. n.8/2007 della Regione Sardegna, che prevede l’istituzione di centri di accoglienza per le donne vittime di violenza evidenzia, sinteticamente ma efficacemente, che nella società civile italiana ben il 31,9% (quasi un terzo) della popolazione femminile tra i 16 ed i 70 anni ha subito violenze di tipo fisico o sessuale!

È “consolante” apprendere che detta percentuale in Sardegna è inferiore e supera di poco il 27%. È, tuttavia, veramente drammatico constatare che nella nostra regione le percentuali delle violenze subite dalle donne e dalle minori di 16 anni nell’ambito familiare e quelle subite ad opera di un parente o conoscente sono molto più elevate rispetto a quelle nazionali. In altri termini l’orco di cui sono vittime le bambine spesso si trova dentro casa o è un parente, un vicino o un insegnante ed in Sardegna questo triste fenomeno si verifica ancora più frequentemente che nelle altre regioni italiane. Si consideri inoltre che si tratta di dati sottostimati in quanto ancora oggi più del 94% delle violenze fisiche o sessuali subite dalle donne non viene denunciato, come amaramente riferisce la dr. Murru, sulla base dei dati Istat. Pertanto, concordemente all’Autrice speriamo che la nuova legge regionale sarda possa favorire interventi concreti per combattere e prevenire il verificarsi di numerose e continue violenze contro le donne, in particolare quelle che le vittime innocenti hanno finora subito dentro casa o a scuola, in silenzio senza sapere a chi chiedere aiuto.

Indubbiamente, perché lo strumento legislativo persegua efficacemente il suo scopo deve essere seguito da adeguate misure di controllo della sua applicazione e deve essere fatto conoscere a tutti gli operatori sociali ed a tutte le donne che si trovano nel terrritorio sardo. La nostra regione dovrebbe seguire l’esempio della Regione Emilia Romagna che, in linea con le raccomandazioni delle istituzioni dell’Unione europea, ha avviato una campagna di informazione e sensibilizzazione su questo triste e silente fenomeno, con la diffusione di depliants in 8 lingue in modo che tutte le donne di qualunque età, origine e nazionalità abbiano il coraggio di denunciare le violenze subite e trovino gli aiuti loro necessari. La dott. Manuela Murru deve assumersi il compito di continuare a diffondere le buone prassi e a tenerci informati sui concreti passi che saranno compiuti per l’esecuzione della Legge sarda n. 8 del 7 agosto 2007 contro le violenze sulle donne.


* docente di Diritto dell’Unione Europea nell’Università di Cagliari

by Manuela Murru last modified 2007-10-07 23:02

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