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I padri, eterni assenti

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di Mariella Marras

Serve una scuola che sappia parlare al cuore e alla mente della gente. Mariella Marras lancia il suo appello per una scuola che nella provincia di Nuoro sappia essere realmente alternativa alla solitudine o al branco.


scuolaLa scuola deve contribuire all'evoluzione delle comunità attraverso una costruttiva dialettica con la complessità del contesto, attraverso una interlocuzione formativa con l'identità antropologico culturale, attraverso un patto formativo con le famiglie e col territorio.

La questione non è nuova e di ciò erano ben consapevoli in Sardegna maestri come Albino Bernardini a Lula e Maria Giacobbe ad Orgosolo, che della scuola elementare fecero il vero presidio contro l'analfabetismo. Si credeva allora nella possibilità di realizzare la democrazia, attraverso la scuola, anche favorendo l'ascesa di classi sociali storicamente escluse.

E oggi? La provincia di Nuoro, dove a fine gennaio 2008 contiamo già tanti morti ammazzati, ha un enorme bisogno di scuola. Possibile che non ce ne rendiamo conto?

Serve una scuola che sappia parlare al cuore e alla mente della gente, scuola diffusa e connettiva, capace di fugare i miti della nostra aggressività individuale e sociale con le suggestioni della razionalità, dell'emozione e dell'istruzione. Scuola che conservi memoria ma sappia dare prospettiva. E invece il malessere della scuola è tangibile.

Insuccessi preoccupanti

Tutte la rilevazioni sull' insuccesso scolastico degli studenti riportano dati preoccupanti.

La media nazionale degli studenti promossi con appena "sufficiente" è del 37%. A Nuoro la percentuale arriva al 41%, con punte oltre il 50 e fino al 70 %.

Ciò equivale all'ammissione del mancato raggiungimento degli obiettivi formativi.

Neppure maggiori risorse e investimenti riescono ad incidere sul fenomeno dell'insuccesso. Infatti, pur essendo Nuoro la provincia sarda con il maggior numero di classi di scuola secondaria di 1° grado a tempo prolungato (più insegnanti e tempo scuola potenziato), l'insuccesso non si riduce. Perché? Il tempo prolungato (che prevede anche un orario pomeridiano) è spesso fasullo.

Si comprime il tempo scuola in orario antimeridiano e si rinuncia non solo alla possibilità di un curricolo disteso anche nel pomeriggio ma anche alla maggior significatività culturale del modello che attribuisce centralità all'esperienza scolastica nella giornata dell'adolescente. Con l'autonomia, resa più flessibile al suo interno e più integrata col territorio, la scuola avrebbe dovuto meglio recepire i bisogni di formazione. Permangono invece tassi elevati di ripetenza scolastica, in alcuni casi con tendenza all'aumento.

Pluriripetenza e consumismo

In provincia di Nuoro nell'anno scolastico 2006/2007, il 2,2% dei frequentanti la classe terza della scuola secondaria di 1° grado era pluriripetente e il 5% degli iscritti non ha conseguito la licenza.

Hanno maggior insuccesso i maschi, è una dato evidente; con l'aggravante del saldarsi di esito scolastico negativo con elementi di una tradizione non esente dal consumismo che esclude dal novero degli uomini chi non beve, chi non ha soldi in tasca, chi non corre in moto, chi è debole, chi non riesce a farla franca, chi non veste griffato…

La mancanza di un'anagrafe scolastica non ha consentito nel tempo una visione puntuale e aggiornata del fenomeno della dispersione. Con l'obbligo scolastico per dieci anni,oggi i ragazzi sono obbligati alla frequenza fino a sedici anni. Come fare in modo che frequentino proficuamente? Tutti i ragazzi licenziati nel 2006/2007 si sono iscritti alla scuola secondaria di secondo grado. Ma frequentano tutti? E perché sono numerose le assenze?

I ragazzi non vanno volentieri a scuola. Forse la scuola non fa abbastanza per far dialogare i diversi modelli culturali, gli stili di vita residuali ancorati al passato, quelli legati agli schemi produttivi primari, con modelli più aperti al mondo e alle altre culture. Non è sufficientemente inclusiva e i dati dell'insuccesso lo dicono.

Il fatto è che della scuola non dovrebbero occuparsi solo gli addetti ai lavori, tutti dovrebbero preoccuparsene di più, a cominciare dagli amministratori locali. Le nostre comunità hanno bisogno di scuole belle, accoglienti, a pieno tempo, biblioteca, palestra, laboratori, cucina, luoghi franchi del sapere e della costruzione democratica, luoghi da vivere, testa- mani- cuore, comunicazione-dialogo-progetto. L'alternativa sono i bar, la solitudine o il branco, il silenzio e la violenza della mancanza delle regole, la devianza, l'emarginazione.

Non solo donne

Al curricolo scolastico non devono però sfuggire i nodi problematici della comunità. Non ci si può più nascondere dietro programmi ministeriali che l'autonomia ha eliminato. Ci si deve seriamente impegnare alla costruzione di un curricolo forte, stimolante e legato alla vita reale. Altro che tempi ridotti al minimo o scuola dei progetti! L'individualismo dei mille progetti è dannoso. Il progetto scolastico, funzionale alla crescita culturale dell'intera comunità, deve essere chiaro, unitario e cooperativo e i genitori devono avervi uno spazio di partecipazione e di responsabilità. Soprattutto i padri, eterni assenti, perché la scuola non è solo questione da donne.


* Dirigente scolastica, Presidente Fondazione Le Scuole Dorgali

by Mariella Marras last modified 2008-01-31 16:42

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