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Il ping pong degli elettori

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Dal precedente disastro del centrodestra alla stagione di Soru, fino alla sua débacle elettorale con percentuali di consenso letteralmente invertite. Cos'è successo, e cosa sta per succedere in Sardegna? Un'analisi a caldo della nostra redazione, aperta ai commenti e alle integrazioni dei lettori


pinpon_d3 .jpg[Aggiornamento del 23.2.2009 con dati elettorali semi-definitivi, 99% delle sezioni]

Interpretare a caldo non è semplice ma è doveroso. Specie dopo un appuntamento elettorale preceduto da sondaggi completamente sbagliati (quelli che davano in leggero vantaggio Soru) o poco accurati (quelli che davano un modesto distacco fra i due principali concorrenti). Quindi: orientarsi dopo il disorientamento di un risultato del tutto o parzialmente imprevisto.
La redazione di inSardegna.eu ha deciso di analizzare quanto sta accadendo in Sardegna secondo uno schema di analisi in due parti:

1. La radiografia del risultato elettorale, che verrà aggiornata  con i dati definitivi.

2. L'analisi per punti di ciò che ha determinato la situazione attuale, secondo uno schema "SWOT", riservando i "punti di forza e di debolezza" all'esperienza Soru, che è ormai storia, e le "minacce e opportunità" al futuro che ci attende con il presidente Cappellacci.


La radiografia del risultato elettorale


- L'avvicendamento al governo chiaramente deciso dagli elettori pare confermare la tendenza emersa negli ultimi anni (vedi analisi Itanes) secondo cui gli elettori premiano lo schieramento alternativo all'ultimo turno di governo con una logica di voto "per esclusione".

- Cresce il voto separato, dato solo al Presidente e non ai partiti, tuttavia con differenze rilevanti fra gli schieramenti. I 5 candidati presidenti hanno raccolto mediamente il 20 % di voti in più del complesso dei partiti (957.933 voti ai candidati presidenti e 798.527 ai candidati consiglieri e/o ai partiti). A fronte di questo scarto medio, peraltro, Soru ha avuto il 32,2 % di voti in più della sua coalizione, mentre Cappelacci ha preso il 10,8% di voti in più della coalizione di centrodestra. Interpretare questo dato non è semplice. Il maggior peso delle preferenze nel comportamento elettorale è stato considerato come un fattore che penalizza l'efficienza istituzionale delle regioni italiane (R. Putnam, Making democracy work, Civic traditions in modern Italy, 1997), favorendo i rapporti personalistici tra elettori ed eletti, ma il significato delle preferenze può essere molto diverso a seconda dei candidati. Può andare dal voto di scambio dei "grossisti di voti" (come quello di un colorito servizio de Le Iene) al voto d'opinione che intende dare forza al candidato portatore di un particolare patrimonio di fiducia. Quel che è certo è che nel centrosinistra il candidato presidente ha avuto un particolare peso rispetto alla coalizione dei partiti, o se si vuole i partiti di riferimento sono stati più deboli, nel contesto di una netta sconfitta dell'uno e degli altri. Riguardo l'entità e il peso sul risultato dei voti disgiunti (attribuiti a candidati presidenti e a candidati consiglieri di coalizioni diverse), questi hanno premiato Soru (pur in modo insufficiente per una sua vittoria) come si vede dai dati sulla nuova geografia elettorale riportati in questo sito: in 33 comuni il voto disgiunto ha rovesciato il risultato a favore di Soru, mentre in 4 comuni ciò è avvenuto a favore di Cappellacci.

- Dimuinuisce la partecipazione al voto, che è stata del 67,6 %  rispetto al 71,2 % del 2004, un fenomeno che può connotare la protesta degli elettori riguardo l'intera gamma di scelta della attuale "offerta politica" e contro il sistema dei partiti e la "casta" elettiva così come si è andata determinando e accrescendo nel nostro sistema. Si sono  peraltro ridotti i voti non validi (schede nulle, annullate o bianche): 2,8 % di voti non validi nel 2009, 5,7 % nel 2004. 

- Rispetto alle politiche del 2008 il PD perde quasi 12 punti percentuali. Continua la progressione tendenziale dell'IDV, con un travaso di voti interno al centrosinistra, mentre l'accordo elettorale con i partiti dell'estrema sinista non è stato premiato dagli elettori del PD.  

Lo schema interpretativo del risultato


Il risultato di un confronto elettorale alla fine di una legislatura dipende, comprensibilmente, dal grado di soddisfacimento delle aspettative generate all'inizio, correlato con le buone politiche attuate. Innegabilmente nel 2004 le aspettative sono state portate su un livello piuttosto alto, con una visione innovativa e di rottura rispetto al passato e di grande presa sull'elettorato dopo la precedente disastrosa esperienza con il centrodestra (bilanci fuori controllo, lottizzazione e malaffare sotto indagine giudiziaria). Quindi le politiche in grado di realizzare quella nuova visione avrebbero dovuto costituire l'effettivo benchmark dell'azione di governo, e non il pessimo passato di giunte deboli e incapaci di governare, anche per la forma di governo allora esistente (instabile e con enormi poteri di veto di piccoli gruppi).  Anche perchè l'azione politica non può prescindere dal contesto nel quale si opera e risente ovviamente dell'andamento del ciclo economico, nella prospettiva temporale di medio periodo della legislatura.
 
La traccia di analisi storico-politica che segue è un modo per ricostruire i percorsi di una credibilità che si è consumata nel tempo, e che di fronte alla crisi economica attuale ha spinto gli elettori verso gestori apparentemente più tradizionali e tranquillizzanti della cosa pubblica, abbandonando quelli forse più innovativi ma che, con continui "rilanci di visione", sembravano aver smarrito lungo la strada le buone politiche annunciate.
 
L'esempio più emblematico è offerto proprio dalla madre di tutte le riforme di questa legislatura: il Piano Paesaggistico Regionale. Un provvedimento giusto e condivisibile che tuttavia avrebbe dovuto tenere conto dell'impatto economico nel periodo di transizione, affiancandosi immediatamente nella fase di attuazione a piani di sostegno produttivo e occupazionale in grado di sterilizzare gli effetti negativi sul sistema produttivo e delle costruzioni. Niente di tutto questo è stato fatto, e il risultato è stato un crollo del valore aggiunto e una perdita secca di occupazione del settore delle costruzioni nei tre anni successivi, che si è ripercosso sul PIL regionale, deprimendolo (su tale aspetto a breve inSardegna.eu pubblicherà i dati commentati) .
 
Un altro esempio è quello degli interventi di flexicurity (o flessicurezza, un mix di flessibilità e protezione sociale sul quale si è basato lo sviluppo delle democrazie nordeuropee e ora promosso dalla UE, rispetto alle politiche italiane invece improntate alla flessibilità ma non alla protezione sociale dei lavoratori "flessibilizzati") presenti nel programma, e sostanzialmente inattuati nel corso della legislatura anche quando, nel giugno 2008, è iniziato ad essere chiaro che la crisi economica mondiale si stava aggravando e avrebbe richiesto un intervento forte e immediato.
 
Proprio la mancanza di allineamento tra visione strategica e gestione nel presente, insieme a una visione rigida in fase attuativa, ha rappresentato forse il più grande problema della legislatura appena conclusa.
  

Punti di forza e di debolezza della legislatura con Soru


- Vi è stata una lotta agli sprechi e alle posizioni di rendita nella PA sarda (riduzione degli enti, delle spese di rappresentanza, risanamento di strutture come l'ARST), MA: la vicenda Saatchi & Saatchi ha alimentato l'idea che ci siano stati anche due pesi e due misure. La ristrutturazione della Regione inoltre è rimasta incompiuta, lasciando alcuni enti e soggetti allo sbando e altri in aree "protette" al di fuori del ricambio.

- Vi è stato un forte risanamento del bilancio accompagnato da una inedita e clamorosa efficacia delle rivendicazioni con lo Stato sul fronte delle entrate, MA: una interpretazione ardita delle norme di bilancio, con la anticipazione figurativa di entrate future, ha sminuito nell'opinione pubblica la credibilità dei conti regionali; come pure l'avvio di una fiscalità regionale troppo frettolosamente costruita e incorsa nell'illegittimità costituzionale ha sminuito l'obiettivo (raggiunto) di un diverso e più coerente rapporto Regione - Stato in materia di finanze pubbliche.

- Vi è stato un forte recupero dell'identità territoriale, con l'acquisizione dal demanio statale di ampie aree e la storica smilitarizzazione di alcune zone, MA: la riconversione economica di tali territori, più complessa della battaglia politica, non è stata perseguita con la stessa efficienza ed efficacia.

- Vi è stato un forte accento sul patrimonio paesaggistico dell'isola, con l'adozione di atti  d'avanguardia (il piano paesaggistico), MA: il passaggio da una carenza di regolamentazione al nuovo sistema di vincoli è stato segnato da una discutibile discrezionalità dell'amministrazione regionale ed è stato "cieco" dal punto di vista economico, comportando un brusco crollo del valore aggiunto dell'edilizia in una regione come la Sardegna in cui da decenni tale V.A. era abnormemente alto rispetto all'industria in senso stretto, senza chiarire questo processo alla opinione pubblica e senza presentare reali alternative di reddito alle famiglie.

- Vi è stata una meritevole azione rivolta a un ridimensionamento della formazione professionale e un suo migliore coordinamento e rapporto con il sistema dell'istruzione pubblica, smontando un sistema sul quale avevano fondato le loro fortune enti ed entini senza che venisse accertata la qualità ed efficacia dell'offerta formativa,  MA nel contempo non è stato costruito un nuovo sistema in cui istruzione e formazione venissero utilmente integrati in modo moderno e con un chiaro orientamento alla crescita delle competenze, entro un sistema di welfare regionale improntato a meccanismi di flexicurity (come indicato peraltro nel programma di governo del 2004); si sono inoltre registrati ritardi nella elaborazione della normativa quadro, lasciata poi giacere in Consiglio regionale, privando l'intero sistema della base su cui far poggiare la riforma.

- Vi è stato un investimento in alta formazione (Master and Back) e in ricerca (Legge Regionale 7) che, rispetto al passato, ha molto innovato e ha mobilitato risorse molto maggiori, MA: nella prima fase di attuazione della legge sulla ricerca la giunta ha in parte deluso le alte aspettative sostituendo con un metodo dirigistico il processo decisionale attentamente disegnato nella legge, col risultato di sottofinanziare il primo importante bando sulla ricerca, basato su uno standard di valutazione internazionale, per spostare le risorse a favore di borse di studio per giovani ricercatori mal disegnate, che rischiano di perseguire obiettivi in contrasto con quelli di Master and Back; inoltre, non sono stati fatti grandi passi avanti  nel precisare il ruolo nel sistema della ricerca della costosa Agenzia Sardegna Ricerche. 

- E' stato varato un Piano sanitario regionale dopo 20 anni, riconducendo la Sardegna fra le regioni virtuose nei conti del settore e affrontando il delicato riordino della organizzazione dei servizi anche a costo di toccare gli interessi dell'offerta privata di prestazioni sanitarie, in parte intrecciati con componenti e persino con leadership politiche locali. Non è semplice in questo caso capire quale sia stato il "MA": è possibile che i risultati di questa difficile e meritoria azione non siano stati abbastanza immediati e chiari ai cittadini, sopratutto in termini di riduzione dei tempi di attesa e di incremento della qualità dei servizi.

- Lo stile di governo è stato per la prima volta improntato a una reale e stabile efficienza decisionale, grazie al sistema presidenziale, MA: secondo una comune opinione i criteri di scelta dei più alti dirigenti e dei collaboratori del presidente hanno tendenzialmente estromesso le "menti critiche" a favore di meno problematici fedeli esecutori, con ciò probabilmente determinando gravi incidenti di percorso sia in diverse procedure amministrative che nella stessa impostazione strategica delle politiche. Incidenti che sono parsi favoriti dalla carenza di deleghe, dall'eccesso di accentramento e forse anche dall'impronta caratteriale della presidenza Soru.

- L'attività di governo ha ridimensionato il ruolo del partenariato economico e sociale con l'obiettivo di riportarlo nell'alveo di un confronto e di una consultazione che abbandonasse le tradizionali pratiche concertative, che spesso portavano a comportamenti collusivi, MA questo è stato realizzato spesso svilendo il ruolo delle parti economiche e sociali e riducendo il loro contributo a una mera presa d'atto di decisioni e atti; anche in questo caso, nonostante alcuni tentativi e sperimentazioni iniziali, si è persa l'occasione di innovare rispetto al passato, creando strumenti e procedure trasparenti di confronto e coinvolgimento rivolti a creare consenso intorno alle politiche e programmi, e a stimolare la partecipazione attiva delle organizzazioni economiche e sociali portatrici di interessi. Si è così determinato il progressivo allontanamento e la disaffezione nei confronti di un modo di governare percepito come poco inclusivo ed eccessivamente verticistico, nel quale non sembrava esserci spazio e rispetto per opinioni differenti da quelle prevalenti all'interno dell'esecutivo.

Nota: per spiegare un risultato elettorale così netto come quello verificatosi  non basta illustrare i pro e i contro "razionali" dell'esperienza di governo con Soru. L'immagine percepita del presidente infatti può far pendere la bilancia del consenso verso i pro o verso i contro. Il non aver saputo gestire in modo adeguato le relazioni politiche e la comunicazione ha presumibilmente pesato in misura rilevante sul risultato, così come il carattere un po' cupo e solipsistico del presidente, che da punto di forza "sardo" è divenuto via via agli occhi della gente una vera e propria tara politica, che ha creato una diffusa gamma di sentimenti dal timore di inaffidabilità all'astio. Su questo aspetto si è soffermato fra gli altri un breve articolo di Mariano Maugeri sul Sole 24Ore.

Opportunità e minacce con Cappellacci


Opportunità. Un nuovo presidente che miri a una pratica politica abile ed efficiente potrebbe salvare gli aspetti positivi dell'esperienza Soru (oltre a quelli già elencati: l'inedita trasparenza degli atti regionali e di governo, l'informatizzazione spinta della Regione e della informazione istituzionale) per attuare un programma con una maggiore "governance" (partecipazione ai processi decisionali di ampie componenti istituzionali, sociali ed economiche) senza rinunciare all'efficienza di uno stile di governo presidenziale.

Minacce. Sono rappresentate dall'ombra tutt'ora presente della precedente esperienza di centrodestra, con una politica di bilancio disastrosa, pratiche di lottizzazione e di bottega diffuse che potrebbero riaffacciarsi a partire dal settore sanitario, le quali sommate alla sostanziale inefficacia economica determinarono la non rimpianta conclusione di quella stagione.

by Redazione insardegna.eu last modified 2009-03-03 12:45

analisi elettorale a caldo

Posted by Cristian Ribichesu at 2009-02-19 15:48
Invio un mio tentativo di analisi fatto la notte delle elezioni e apparso sul sito di Andrea Pubusa.

Scrivo una mia impressione, per altro per il momento superficiale, sono le 1.30 e sono state scrutinate solo metà delle sezioni. L’elemento importante che noto è la bassa affluenza alle urne, con il 67,58% DEGLI ELETTORI, 995.688 votanti, il 3,62% in meno rispetto alle regionali del 2004. Se guardiamo il dato a livello nazionale, ciò non deve sorprendere, dato che un segnale forte si è avuto con le amministrative abruzzesi del 2008, con un’affluenza del 52,98%, in ribasso rispetto al 68,6% del 2005 (con la coalizione di centro destra che ha vinto con il 48,81%, senza l’UDC che ha ottenuto il 5,38%, e il centro sinistra con il 42,67%). Ma anche le elezioni politiche sarde del 2008 hanno subito una diminuzione di votanti con un passaggio dal 77,9% del 2006 fino al 72,3% (con il centro destra al 43,1% contro il 40,2% del centro sinistra, ma senza UDC e Psd’Az, rispettivamente al 5,6% e all’1,5%). Alle passate elezioni regionali Sardegna Insieme con Renato Soru aveva realizzato un 50,3% contro il 40,5% di Sardegna Unita di Mauro Pili, e con il Psd’Az al 3,8%.
Sicuramente il problema morale interno al PD a livello nazionale ha influito sull’elettorato, ma differentemente da quanto detto dall’Onorevole Palomba, se è vero che UDC, Riformatori e anche Psd’Az (guardate la situazione di Nuoro, storicamente orientata a sinistra, che grazie a UDC e Psd’Az ha cambiato colore) hanno dato un aiuto al centro destra, è anche vero che a livello locale l’IDV stessa, che a livello nazionale critica il PD, ha ottenuto un grande risultato, ovviamente a favore del centro sinistra.
Con un’ottica nazionale lo spostamento a destra dell’elettorato può essere inquadrato in quel gioco dell’alternanza elettorale, per cui quella parte di votanti non soddisfatti dall’operato politico del governo uscente, anche perché certe problematiche non sono risolvibili con un solo mandato, preferisce spostare il voto nella speranza che i futuri rappresentanti possano risolvere i problemi che affliggono la popolazione. Per inciso, in una intervista fatta da Paolo Bonolis a Mario Capanna, protagonista del ‘68, Capanna diceva che ormai non esiste una scelta, la scelta viene imposta, nel bipolarismo, tra questo e quello, che propongono programmi vaghi, e spesso simili, che poi vengono cambiati in itinere e non hanno forme di vincolo con gli elettori, se non appunto il voto dopo cinque anni di allontanamento dalla base, e il vincitore è tale grazie, proprio, ad un fisiologico spostamento di voti, associato ad una forte campagna di comunicazione mediatica, che per forza di cose isola i movimenti e i partiti minori. Casini diceva che in Italia abbiamo una terzietà rappresentata da tutti gli altri che non sono Pd e Pdl, ma è anche vero che questo sistema elettorale non permette alle minoranze, milioni d’italiani, di avere una voce in capitolo, se non appunto attraverso coalizioni con i due più grandi schieramenti. Ma il problema di queste coalizioni è che, nel dopo elezioni, potrebbero eludere gli accordi presi fra partiti, costringendo i dissenzienti all’uniformità del pensiero a prescindere. Ritornando alle parole di Mario Capanna è vero che per la generalità dei programmi di chi ci viene imposto dall’alto, può capitare che si votino persone che poi tecnicamente mettono in atto programmi che non soddisfano le esigenze del popolo, gli elettori. Sicuramente quindi è importante portare avanti delle forme di coinvolgimento popolare in tutti quei casi che lo richiedono, appunto per evitare una deriva verso una massificazione del pensiero a due voci, con una conseguente sterilità del confronto democratico. Ma ritorniamo alle elezioni e ad un’analisi ad ampio raggio, locale sotto un'ottica nazionale. Dallo spostamento dei voti a destra, l’altra considerazione importante è data dalla partecipazione al voto di soli due terzi dell’elettorato. In effetti questo fenomeno è il frutto di un malcontento lontano nel tempo, ben prima delle stesse elezioni del 2006 e 2008. Il movimento di Beppe Grillo, gli studi sociologici, compreso quello del prof. Bertolini, tutta una pubblicistica sul malfunzionamento statale ad ogni livello, sono il sintomo di quella diminuzione di affluenza alle urne nazionali e locali, anche in conseguenza delle disattese generali frutto delle speranze riposte nella Seconda Repubblica. Il vecchio sistema mascherato di nuovo. Tra le varie disattese emerge prepotentemente il problema della gerontocrazia (per dire, l’Italia ha i politici e la classe insegnanti più anziani d’Europa!), della bassa occupazione e dell’alta precarizzazione, e la mancanza del merito, con la conseguente fuga dei cervelli.
Altro punto rilevante è il voto delle donne, 500.548 contro 495.140 uomini, che sentono l’esigenza d’intervenire nel mondo politico e sociale, pur essendone ancora tagliate fuori.
A livello locale, oltre le considerazioni fatte in linea generale, si devono analizzare nel dettaglio i dati del governo regionale uscente. I dati Istat registrano un aumento della povertà, http://www.sardegnaeliberta.it/?p=1441 , ma probabilmente l’aumento della povertà è condizionato anche dalla particolare congiuntura nazionale e internazionale. Indubbiamente una parte degli elettori, quelli che permettono adesso i risultati del centro destra, non ha gradito il Piano Paesaggistico regionale, e anche nel mondo dell’Istruzione, benché siano lodevoli molti interventi, dai finanziamenti per i master dei laureati fino ai progetti extracurricolari nelle scuole dell’obbligo, molti criticano l’orientamento delle spese con una mancata ottimizzazione delle stesse risorse. Altra critica registrata nell’uscente coalizione del centro sinistra è stata la mancata unione della coalizione, non omologante e neanche equilibrata, e l’allontanamento dalla base elettorale. Risulta interessante, poi, la discrepanza tra le attuali coalizioni e i candidati presidenti, che da una parte denota la rilevanza personale, indubbiamente avvantaggiata da una forza economica e mediatica personale, dell’Onorevole Soru, in vantaggio sulla sua stessa coalizione, dall’altra una coalizione di centro destra spinta anche dall’UDC, dai Riformatori e dal Psd’Az, che d’altra parte, visto il risultato più contenuto dell’Onorevole Cappellacci rispetto al suo schieramento, mostra come, sebbene affiancato da un altro uomo politico forte, indubbiamente anche dal punto di vista economico e mediatico, Silvio Berlusconi, l’elettorato individui in maniera ben distinta i personalismi forti.
Poi, un’analisi più dettagliata deve prendere in considerazione il contesto storico e socio economico di ogni zona della Sardegna. La provincia in cui si è votato di più è Nuoro con il 69,54% (Nuoro esige una soluzione riguardante l’occupazione, la Provincia accusa numerosi problemi e i risultati dell’UDC, dei Riformatori Sardi e del Psd’Az stanno permettendo il sorpasso del centro destra in una provincia storicamente di sinistra. Sarà notevole considerare il lavoro personale svolto dall’Onorevole Maninchedda, indubbiamente al di sopra di molti candidati, in dissidio con l’Onorevole Soru), quella in cui si è votato di meno Carbonia Iglesias con 64,5%. A Sassari la percentuale dei votanti si è attestata su 69,19%(città universitaria con la più grande impresa rappresentata dall’Asl). Seguono Olbia Tempio (68,85%)(gli investimenti nell’imprenditoria e nell’edilizia avvicinano maggiormente la popolazione locale al centro destra, Olbia non è città universitaria, spesso i giovani interrompono il percorso di studi per inserirsi nel mondo del lavoro, anche stagionale, dopo il diploma o addirittura dopo la terza media, Olbia ha un’alta percentuale di abbandono scolastico ), Cagliari (67,58%)(Cagliari benché sia una città universitaria, ha un maggiore dinamismo economico di Sassari), Ogliastra (67,14%), Oristano (65,72%), Medio Campidano (64,96%).
Ma fatte le analisi bisognerà risolvere problemi quali: la poca occupazione; il precariato scolastico (il federalismo regionale e scolastico non comporta l’onere delle assunzioni dei docenti da parte delle regioni, ma dello Stato, cosa che vorrà dire, con la legge Gelmini, riduzione di 133.000 posti nella Scuola a livello nazionale, di cui 87.000 posti docenti, a livello nazionale, corrispondenti a parecchie migliaia in Sardegna, con un conseguente peggioramento socio-economico); il miglioramento di strutture e servizi, come la viabilità e i trasporti (vedi strada Sassari -Olbia, una strage di persone), una semplificazione degli apparati regionali, maggiore trasparenza politico-amministrativa, più partecipazione popolare con incentivazione dei movimenti cittadini, iniziando da quelli culturali, una legge paesaggistica regionale che tuteli l’ambiente ma che sia studiata nel dettaglio rispetto ad un territorio differente nel suo insieme, il miglioramento del sistema universitario sardo, un turismo integrato, costiero e interno. Sarà importante richiedere da subito un miglioramento generale del sistema regionale.

Lo schiaffo di Calvero

Posted by Giovanni Sistu at 2009-02-19 16:14
“E credo neppure bastino interventi pubblici meramente autoritari (che pure mi piacerebbero, confesso: assai visceralmente). Non so se qualcuno ricordi un film di Chaplin, Luci della ribalta. Il protagonista, Calvero, diventato vecchio prende in casa una ballerina che ha avuto dei guai, soprattutto di testa – nevrosi, depressione. La cura, sembra la guarisca, la riporta sul palcoscenico; ma lei, proprio al momento della sua entrée, mentre l’orchestra sta per darle l’attacco, viene investita dal panico, le gambe la mollano, non ce la fa. Allora Calvero le dà uno schiaffo: fortissimo, dal basso in alto, con quella faccia brutta e cattiva che è una delle facce più vere di Charlie Chaplin – un’immagine molto bella” (Salvatore Mannuzzu, intervento al Primo Convegno su Educazione Ambientale in Sardegna, Arborea (OR) 26 marzo 2000).

Sanità

Posted by Luigi Arru at 2009-02-22 13:59
L'analisi di quel che é stato fatto in sanità mi sembra riduttivo. L'approvazione del Piano sanitario Regionale (PSR) aveva prima di tutto una forte valenza simbolica. Dopo un vuoto di circa 20 anni nel dicembre 2006 é stato approvato, e salvo, poteri magici, era impensabile che producesse degli effetti tangibili di cambiamento, in due anni. In ogni caso venne presentato un documento, che con tutti limiti, iniziava ad una avere una visione di sistema e presentava un metodo, stabilendo delle priorità, senza rispondere a tutte le domande inevase negli anni precedenti, domande sia dei cittadini che dei professionisti. In Sardegna oltre al PSR mancava un serie ridefinizione del quadro giuridico di riferimento, non essendo state recepite due leggi fondamentali come la 229 e la 328, per citare le principali, né sostanzialmente, si é potuto applicare quel di positivo che introduceva il Piano Sanitario Nazionale dell'allora Ministro Bindi.In Sardegna é mancato un serio dialogo politico sulle prospettive sanitarie per la Regione Sardegna, che ha prodotto un ritardo rispetto alle altre Regione; e che la Sardegna sia mancata nel dibattito nazionale (lasciamo perdere internazionale....) sulla sanità lo conferma che in sede di conferenza Stato-Regione la rappresentanza é stata minima e non al massimo livello istituzionale, ciò ha fatto si che almeno istituzionalmente la Regione Sardegna, molto spesso é rimasta ai margini di un dibattito sul futuro e sui modelli di governo della sanità. Da dove si partiva? si partiva da una condizione in cui la Sardegna veniva inserita dall'allora ministro Sirchia, tra le regioni a rischio per la cattiva gestione e per il disavanzo(150.000.000€), e di fronte a questa situazione economica, non risultava dagli indicatori che la situazione sulla prevenzione, l'assistenza ospedaliera e territoriale brillasse nel panorama nazionale ( a disposizione gli indicatori misurati e proposti dall'Istituto di Igiene dell'Università Cattolica in collaborazione con l'Istat). La necessità di un piano di rientro non era modulabile nel tempo, come si sente ripetere da molti, pena il non accesso a risorse economiche aggiuntive superiori a 140.000.000€. Gli standard del governo (centro-destra), ampiamente accettati, richiedevano la riduzione dei posti letto secondo un rapporto ottimale per il numero dei posti letto/ abitanti di 4.5/1000. In Sardegna esistevano zone con 8/1000 altre 2/1000. Questa Giunta ha avuto la forza di ridurre e ridistribuire i posti letto, operazione politicamente non facile, di fronte ad un opinione pubblica che vede prevalentemente l'ospedale come riferimento per la risposta alla domanda sanitaria e come sistema di produzione di ricchezza per le comunità. Nella stessa sentenza del TAR Sardegna di dicembre 2008, utilizzata politicamente per affermare che il PSR era fallito da chi aveva fatto il ricorso, viene affermato che non si può negare il diritto-dovere della Regione di programmare, stabilendo volumi di attività. Altra opera, disconosciuta, é l'attivazione dell'integrazione socio-sanitaria. La prova che l'attività della giunta non fosse fallimentare, al di là degli slogan congiunturali, lo dimostra il Programma del Presidente Cappellacci, che non mi sembra che rappresenti uno stravolgimento, salvo proporre un modello, in cui maggiore sia la partecipazione del privato accreditato, secondo un modello, che azzardo, preveda maggior concorrenza e una distinzione tra produttore (ospedali) e utilizzatori(acquirenti) di servizi.Ma questa è una differenza culturale, legittima, che dovrà essere valutata nel tempo. Il PSR del centro-sinistra sanitario prevedeva il modello delle reti integrate, la continuità tra ospedale-territorio, l'integrazione socio-sanitaria. Processi che richiedevano tempo per formare e sostenere gli operatori. La bontà dell'idea é dimostrata, per esempio, dal fatto che il Programma del Presidente Cappellacci faccia riferimento e chieda il potenziamento dei PLUS. Non volendo essere un contributo elettoralistico, ma un tentativo di contributo ragionato e documentato, coerente con lo spirito del sito, non vado avanti, perchè sarebbe necessario un maggior spazio.Il quesito é perchè tutto ciò non é stato colto positivamente e non si sia é tradotto in un consenso politico? Forse perché la necessità del fare non era compatibile con i tempi della condivisione, partecipata e consapevole; molto spesso i professionisti non si son sentiti soggetti attivi di un cambiamento, ma, piuttosto, passivi spettatori, di scelte spesso subite e presentate con un decisionismo forte.

L'esito del voto sulla Legge Statutaria

Posted by Gianuario Salaris at 2009-02-22 17:41
In realtò la vera sfida elettorale si è giocata tra queste due forze:
A)il presidente Soru, che ha cercato voti per se e di riflesso per le liste che lo sostenevano;
B)le liste dei candidati al consiglio del centrodestra, che hanno stravinto conquistando principalmente voti personali e di riflesso facendo eleggere il proprio candidato presidente.
Sono stati poco incisivi, e non potevano esserlo, nella raccolta di consensi personali i candidati consiglieri di centrosinistra, se non mostrando un particolare attaccamento al presidente, proprio per il ruolo marginale che Soru attribuisce al Consiglio.
Le elezioni ci consegnano dunque una maggioranza dove i consiglieri rappresentano gli elettori molto più di quanto non siano rappresentati dal neo governatore Capellacci.
Questo potrebbe mettere in seria discussione il modello superpresidenzialista voluto da Soru e disegnato anche nella legge statutaria.


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