Il silenzio degli incoscienti /2
L'articolo Il silenzio degli incoscienti da noi pubblicato è stato ripreso da AltraVoce.net. Lo stesso giornale ha poi pubblicato alcuni interventi a commento dell'articolo. In questo nuovo intervento, Marco Pitzalis risponde riprendendo e approfondendo la sua critica alle politiche regionali contro la dispersione scolastica, individuandone in dettaglio le incongruenze e segnalandone l'inefficacia dovuta alla "mancanza di progetto politico e culturale".
Un mio recente articolo pubblicato su inSardegna.eu ha dato la stura ad un dibattito sulle politiche scolastiche in Sardegna che si è “spostato” su questo giornale. Colgo l'occasione dei rimproveri che Donatella Lissia mi muove dalle pagine di AltraVoce.net per riprendere alcuni spunti e approfondire alcune tematiche che nell'articolo citato per brevità non ho trattato.
Le politiche scolastiche in Sardegna, negli ultimi dieci anni, sono state sviluppate in maniera a dir poco dilettantesca, anche se caratterizzate da un professionalissimo spirito clientelare. In questo modo, anche le iniziative più importanti da un punto di vista culturale e di più ampio respiro - come i progetti Marte e Campus - non sono state capaci di imprimere i cambiamenti auspicati. Un altro esempio di spreco di risorse è costituito dal bando emanato sotto la giunta Pili che condusse a regalare al Censis 500.000 euro per una ricerca sulla dispersione scolastica che nessuno cita, perché perfettamente inutile.
Ma cos'è successo negli ultimi tre anni? L'Assessorato alla pubblica istruzione ha conosciuto tre assessori: Elisabetta Pilia, l'interim di Mannoni e infine l'arrivo di Maria Antonietta Mongiu. Questo ultimo evento ha coinciso con la decapitazione della dirigenza dell'Assessorato e la nomina di due nuovi direttori generali. È evidente che si è voluto dare un segnale di discontinuità politica ed amministrativa.
Per quanto mi riguarda, questa instabilità esprime ed è espressione di uno stato di confusione politica e amministrativa e della mancanza di una visione prospettica e sistemica dei problemi dell'istruzione e della formazione in Sardegna. A tre anni e mezzo dall'insediamento della Giunta ci si dovrebbe aspettare di raccogliere i frutti di un'azione politica coerente. E invece abbiamo assistito ad un nuovo inizio. L'assessore Mongiu (con il suo staff) ha agito come se prima del suo arrivo non ci fosse stato niente. Come se non ci fossero stati progetti, discussioni, ricerca e sperimentazioni.
Ripartire da zero per ridistribuire a pioggia
Donatella Lissia sostiene che se avessi letto la delibera non avrei dubbi sulla “svolta” rispetto alle politiche scolastiche precedenti. Mi dispiace deluderla: ma la delibera dei “29 milioni” non è capace di alcuna progettualità, è un semplice - e, per alcuni, consolatorio - ritorno a su connottu scolastico, non ha nessuna ambizione di sistema e brucia tutto ciò che di buono è stato fatto negli ultimi anni.
Questa delibera è la più clamorosa delle distribuzioni a pioggia di finanziamenti pubblici nella scuola. Questi soldi vengono impegnati sostanzialmente per svolgere attività didattiche e per far fare ai docenti ciò che dovrebbero fare a lezione, ma che a lezione sembra non siano più capaci di fare. Tali docenti dovrebbero - nel corso delle attività didattiche finanziate - promuovere quegli approcci didattici innovativi che a lezione sembrerebbero non sperimentare. Poiché, inoltre, viene totalmente snobbata la rete informatica creata con i progetti Marte e Campus, ogni istituto rimane chiuso nei propri confini e non vengono incentivati lo scambio e la circolazione di prodotti di eccellenza. Ogni istituto gestirà e distribuirà al proprio interno queste insperate risorse che saranno distribuite in emolumenti di vario di tipo che “finalmente” risarciranno quei docenti esclusi dal banchetto dei progetti.
Ogni istituto potrà combattere la propria battaglia contro la dispersione. Anche i due prestigiosi licei classici cagliaritani, il Dettori e il Siotto, avranno la loro parte. Al primo spetteranno - per l'anno scolastico in corso - circa 175 mila euro e al secondo circa 223 mila. Il Siotto riceverà una quota parte di finanziamenti superiore all'istituto professionale Meucci (183 mila euro). E sì, perché quello che conta non è l'origine sociale delle famiglie, il loro capitale culturale di partenza, le risorse economiche: si tiene conto solo del numero di studenti per istituto. E la distribuzione viene fatta in maniera burocratica, mirando a “raggiungere” il 25% degli studenti.
Scandaloso, no? Basti pensare che gli studenti in difficoltà sono in maggioranza maschi, di classe popolare, di zona rurale o sub-urbana e hanno scelto in maggioranza le filiere tecniche e professionali. È questo il tipico studente del Dettori e del Siotto, n'est ce pas?
Alcuni dati: nell'anno scolastico 2005-2006, nei licei classici sardi gli studenti promossi con debito erano il 31% degli studenti promossi, mentre negli istituti tecnici erano il 43%. Inutile dire che la percentuale dei ritirati e dei respinti sul totale degli studenti raggiunge il 21% negli istituti professionali e il 19% negli istituti tecnici, mentre si attesta all'11% nei licei classici.
Il fenomeno del gap formativo - che va ben oltre il problema degli studenti ritirati, respinti o con debito formativo - ha un peso differente negli istituti tecnici e professionali o nei licei, per i ragazzi o per le ragazze, per gli studenti di classe popolare e per gli studenti delle classi medie e della borghesia. Non si tiene conto delle differenze territoriali e delle specificità delle diverse filiere di istituto: per Soru (che ha firmato la delibera) e la Mongiu, Cagliari è come il Sulcis, Sassari come la Barbagia. I dati dicono un'altra cosa.
Chi non conosce la situazione politica regionale e le condizioni della scuola in Sardegna potrebbe pensare che questa delibera sia espressione di una visione elitista e classista della cultura e della scuola. Niente di tutto questo. Si tratta di pura e semplice mancanza di progetto politico e culturale. Mi si dice che “questa volta” ci sarà valutazione e monitoraggio. Non ci credo. Nella delibera si parla di autovalutazione di istituto e di fantomatici comitati che serviranno solo a offrire una breve stagione di notorietà a qualche vestale della politica scolastica e del sindacalismo. La situazione è peggiorata rispetto al passato, quando alcuni progetti ambiziosi e d'avanguadia sono stati messi in campo (Marte e Campus). Ora non c'è progetto, non c'è ambizione, non si prevede continuità, non c'è metodo né valutazione.
Questa delibera rappresenta, inoltre, una smaccata svolta conservatrice che riduce il problema della dispersione ad una questione di un “ritorno allo studio”. È la rivincita - anzi il colpo di coda - del professore Magister sul professore “animatore”. È la sconfitta di una scuola che - in un caso e nell'altro - è incapace di essere sede di un progetto pedagogico coerente.
Non si tiene conto della complessità del sistema dell'istruzione (solo in Sardegna ci si ostina a ragionare in termini di “sistema scolastico”) e dell'articolazione della domanda sociale di formazione. Gli ideologi che hanno animato le politiche scolastiche sarde degli ultimi tre anni hanno spinto ad un ritorno alla centralità della scuola e alla mortificazione del sistema di formazione professionale e ora impongono una svolta tradizionalista - ancorché illusoria e velleitaria - che non mette in questione i curricola, le forme didattiche (se non in maniera generica) e soprattutto la struttura dell'offerta formativa in Sardegna.
Per fortuna, questa politica avrà breve durata, forse meno di un anno scolastico che volge a termine, e si esaurirà - e mi addolora - con il più clamoroso e inutile dispendio di risorse. Non si sarà fatta sperimentazione, non si sarà fatta ricerca, non si sarà prodotta conoscenza, non saranno implementati processi, non saranno migliorate le infrastrutture.
Proposte e sperimentazioni ci sono, ma in Assessorato non lo sanno
Donatella Lissia, che frequenta l'ufficio di gabinetto dell'assessorato, mi invita a fare proposte. Rimango basito. Fino a ad un mese fa l'assessore Mongiu non era a conoscenza del rapporto sulla scuola secondaria sarda che l'Assessorato ha a disposizione dal mese di luglio 2007 e che è stato considerato da chi ha preceduto l'attuale staff come capace di indirizzare le politiche scolastiche regionali.
Ora mi sorge il sospetto che l'intero staff dell'Assessorato non abbia visionato i rapporti di ricerca prodotti nel corso del 2007. Li invito dunque a colmare la lacuna e suggerisco loro di prendere visione, inoltre, del video della conferenza svoltasi a Paulilatino il 16 giugno 2007. In quella occasione presentai i risultati di una sperimentazione concernente lo sviluppo dei Poli tecnico-professionali in Sardegna. Alla conferenza parteciparono l'assessore Mannoni, la dottoressa Farinelli (MPI), gli assessori di numerose province, molti docenti e dirigenti scolastici, rappresentanti delle imprese e delle parti sociali.
Lo staff dell'assessorato potrà scaricare comodamente i documenti e il video della conferenza dal portale www.conoscere.it (anzi, li prego di volerli mettere a disposizione, insieme a tutta la documentazione esistente, di tutta la comunità scolastica e dei cittadini). Si potrà così scoprire che in Sardegna e nella scuola sarda hanno avuto luogo riflessioni e progettualità che hanno posto - nonostante la pochezza della Regione, l'evanescenza della Direzione scolastica regionale e la litigiosità di molti dirigenti scolastici - la nostra scuola all'avanguardia del dibattito nazionale.
Sulla base del lavoro svolto finora ritengo che possano essere indicati alcuni elementi strategici:
1. Occorre investire in programmi di ricerca sulle politiche e i processi scolastici, culturali e formativi di lungo periodo. Occorre affiancare ad una seria ricerca quantitativa un approccio micro che analizzi i processi e le dinamiche sociali, professionali, organizzative nelle scuole, i processi culturali e il rapporto famiglia-scuola. Questi programmi di ricerca devono coinvolgere gli insegnanti al fine di diffondere le conoscenze e le competenze scientifiche tra gli operatori scolastici.
2. Occorre modificare profondamente la struttura dell'offerta di istruzione in Sardegna e la sua distribuzione territoriale. Occorre distribuire equamente nel territorio le opportunità formative in termini quantitativi e qualitativi.
3. A tal fine dovrebbe essere rilanciato il progetto Campus mettendolo nelle mani delle scuole e dei docenti e rovesciando la logica dirigista, centralista, burocratica che l'ha caratterizzato finora.
Mi soffermo brevemente sul punto due. Ritengo che il punto di partenza debba essere costituito dagli indirizzi di politica scolastica che stanno emergendo a livello nazionale. In particolare, occorre investire proprio sul settore più debole del sistema: la formazione tecnica e quella professionale. A questo proposito, mi permetto di ricordare che il ministro Fioroni ha lanciato all'inizio del 2007 i Poli tecnico-professionali, che devono essere costituiti come consorzi di scuole, enti di formazione, imprese, che dovrebbero creare i presupposti sistemici per il rilancio di questo settore strategico dell'istruzione.
Da questo punto di vista occorre ragionare ad un profondo rinnovamento curricolare, didattico e pedagogico delle filiere tecniche e professionali e alla realizzazione di un'offerta formativa plurale che copra tutte le esigenze di formazione provenienti dagli studenti e dalle imprese (dall'avviamento professionale all'istruzione tecnica superiore). Tali poli costituiscono - secondo la prospettiva che ho indicato in altra sede - il nerbo di un sistema di governance che trasformi lo sfilacciato rapporto tra scuole, enti locali, imprese ed università e faccia emergere delle comunità epistemiche locali collegate a reti epistemiche nazionali e transnazionali in cui si produca conoscenza, si trasmettano saperi, si creino expertise.
In Sardegna, il dibattito e la sperimentazione su questo punto sono già avviati. Esistono già gli strumenti culturali e legislativi per darsi obiettivi di sistema, ma occorrono capacità di ascolto, di analisi e di sintesi che in Sardegna sono virtù rare.
* Da: AltraVoce.net [articolo pubblicato con il titolo: "La Regione e la lotta alla dispersione nei licei classici cagliaritani. Scuola elitaria? No, spreco di soldi"]