Un futuro anziano
Per analizzare la situazione demografica sarda ed ipotizzare uno scenario futuro è necessario considerare i fattori generali che ne influenzano la dinamica. Abbiamo chiesto a Matteo Bellinzas di presentare sul nostro sito i risultati di una sua recente ricerca.*.
Semplificando il più possibile la teoria, si può considerare la popolazione residente come dipendente da 2 fattori: a) il saldo demografico e b) la dinamica migratoria.
Le dinamiche demografiche
Le previsioni future sono
condizionate dalle dinamiche demografiche che hanno caratterizzato l’isola dal
dopoguerra in poi. Si è assistito infatti ad un incremento del tasso di
natalità fino a metà anni ’70, che ha prodotto il boom demografico degli anni
50-70 e creato una generazione più numerosa delle altre che oggi appartiene
alle classi di età 30-54.
Terminato il boom demografico, i tassi di natalità hanno iniziato a diminuire bruscamente, fino a raggiungere i minimi storici nel periodo odierno. Tale andamento è la causa di scompensi nella struttura demografica della popolazione. Da un lato infatti si assiste ad un incremento e femminizzazione dell’ultima fascia d’età della popolazione (oltre i 75 anni), e dall’altra all’invecchiamento delle persone nate nel boom demografico, che porterà, nel futuro, a confrontarsi con un numero sempre più consistente di popolazione anziana. A ciò contribuisce l’aumento delle speranze di vita che riguarda in modo più accentuato il sesso femminile. Un ulteriore effetto dell’invecchiamento della popolazione è il calo generalizzato della natalità, dovuto sia alla sempre più esigua popolazione in età riproduttiva, sia al perdurante trend di bassa fecondità delle coorti di donne in età fertile.
Si assiste dunque, in tutto il
territorio regionale, all’invecchiamento di una sostanziale fascia di
popolazione, non compensato da nuove nascite. In questa sede considereremo solo
gli effetti sulla struttura demografica dei prossimi quindici anni.
Le dinamiche migratorie
La dinamica migratoria inter-comunale è invece differente per quanto riguarda le diverse zone geografiche. Si assiste infatti ad un generale spostamento della popolazione dai comuni interni a quelli costieri, dai piccoli comuni agli agglomerati urbani più importanti; negli ultimi anni si è inoltre registrato un saldo positivo per quanto riguarda l’immigrazione dall’estero, e tale incremento di popolazione riguarda per lo più i comuni maggiori. E’ inoltre importante ricordare che il movimento migratorio, nel suo complesso, riguarda in misura maggiore delle specifiche classi d’età della popolazione (sono le persone in età lavorativa avanzata ad avere una più alta probabilità di trasferire la propria residenza, e nel fare questo portano con sé i figli, i quali costituiscono la futura fascia di popolazione fertile): i suoi effetti pervadono dunque l’intera struttura demografica dei centri urbani, sia quelli di provenienza che quelli di nuova residenza, e non solo il più semplice fattore “numerosità”.
Il futuro prossimo
Il mix dei fattori, bassa natalità, allungamento della
speranza di vita, migrazione della popolazione, specialmente quella in età
lavorativa, porta ad un complesso scenario futuro per la geografia demografica sarda.
La combinazione della dinamica naturale con quella dei trasferimenti di
residenza rileva un acuirsi dello spopolamento e dell’invecchiamento nei comuni
più piccoli e isolati, mentre le città di dimensioni maggiori sembrano
mantenere o incrementare la popolazione residente e, al contempo, limitare
l’aggravarsi del rapporto tra popolazione anziana e giovane.
Un caso a parte è costituito dal
capoluogo, Cagliari, e dalla sua funzione di comune centrale: questa grande
città, infatti, è caratterizzata dalla sua struttura metropolitana, circondata
da sistemi comunali di dimensioni grandi (Quartu) e medie (Selargius,
Monserrato, Quartucciu etc.), che favorisce il movimento della popolazione da
zone altamente congestionate (il capoluogo, per l’appunto) a zone più
favorevoli (i comuni del circondario). Si assiste in questo caso ad un
incremento cospicuo della popolazione nei comuni dell’area metropolitana, a
dispetto del calo di residenti nella città principale. Un effetto a parte è
l’aumento delle case in affitto e della popolazione che si domicilia nel
capoluogo pur tenendo la residenza altrove.
Un ulteriore risultato delle
stime demografiche è la previsione di uno spopolamento dalle zone interne della
Sardegna a favore di una parte dei comuni costieri. Anche in questo caso si
avrà un accentuato invecchiamento della popolazione nei sistemi urbani interni
a favore di quelli prossimi al mare, che paiono mantenere una discreta quota di
popolazione giovane.
Dal modello utilizzato, infatti,
appare chiaro il progressivo deterioramento dei rapporti intergenerazionali nei
comuni più piccoli e isolati dell'interno. I poli di attrazione di queste
migrazioni sono Olbia, Alghero, Arzachena ed i comuni della zona metropolitana
di Cagliari. Tali ambiti territoriali dovrebbero, in futuro, mantenere anche
una struttura demografica più competitiva, grazie al miglior rapporto tra
popolazione in età da lavoro e quella dipendente.
Per quanto riguarda la numerosità
della popolazione sarda, il modello previsivo mette in evidenza un incremento
della popolazione complessiva della Sardegna. Questo incremento è dovuto da un
lato alle ipotesi sulla speranza di vita, dall’altro al saldo migratorio
positivo. Tuttavia, questo incremento continuerà a non ripartirsi uniformemente
tra le varie classi d’età e nel
territorio regionale.
Anche il quadro demografico
previsto per provincia è eterogeneo: se da un lato Cagliari, Olbia e Sassari
registrano un aumento di residenti, dall’altro tutte le rimanenti province
perdono popolazione. Alla luce di quanto osservato, tale disparità dovrebbe
essere il risultato sia del movimento di popolazione, sia dell’aumento dell’età
media. Ad accentuare questa situazione è il trasferimento di popolazione in età
fertile, che privilegerà le zone più dinamiche della regione.
In conclusione, a meno di non
avere nel futuro prossimo dei drastici cambiamenti nei tassi di fecondità o nei
tassi di immigrazione, la popolazione della Sardegna dovrebbe andare in contro
ad uno sbilanciamento progressivo verso le classi d’età più anziane. Tale
sbilanciamento vedrebbe dei picchi soprattutto nelle zone più svantaggiate
dell’interno, e nei piccoli-piccolissimi comuni. In siffatto ambito si prevede
un acuirsi del fenomeno dello spopolamento e della scarsa competitività
economica, dovuta alla sempre minore presenza di popolazione in età lavorativa.
* Versione estesa in Matteo Bellinzas (2007) Previsioni demografiche dei comuni della Sardegna, 2001-2016, Temi economici della Sardegna, CRENoS (www.crenos.it).
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