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Graduatorie di merito: quando anche il Sole diede i numeri

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di Igor Lobascio e Alessandra Mura

Ricordate una prima pagina del Sole 24 Ore di pochi mesi fa, che relegava la Sardegna all'ultimo posto in quasi tutto ciò che aveva a che fare con la strategia di Lisbona? Beh, c'era qualche piccolo errore nel metodo di calcolo...

Negli ultimi anni la stampa nazionale ha dato crescente risalto agli studi in cui si utilizzano graduatorie di merito per confrontare la posizione di individui, spesso territori, rispetto a fenomeni di natura multidimensionale. In generale queste graduatorie sono ottenute attraverso indicatori, aggregati con diverse metodologie. Per tener conto della diversa scala degli indicatori si ricorre talvolta a procedure di normalizzazione.

Una delle graduatorie più note è proposta dal Sole 24 Ore nell’indagine annuale sulla qualità della vita, che aggrega una serie di indicatori per descrivere il tenore di vita, la qualità del tempo libero, l’ordine pubblico e la qualità dell’ambiente nelle province italiane.

Le graduatorie sono inoltre utilizzate per selezionare i beneficiari di interventi pubblici. La più nota è quella prevista dalla legge n. 488/1992: in questo caso viene prodotta una graduatoria sulla base di una serie di indicatori che riassumono le caratteristiche dei progetti.

Tuttavia chi produce le graduatorie spesso non riflette abbastanza sul modo in cui il singolo indicatore incide sul punteggio finale e quindi sulla effettiva capacità della graduatoria di sintetizzare correttamente le posizioni degli individui rispetto al fenomeno che si sta analizzando.

Quando non vengono assegnati esplicitamente pesi ai singoli indicatori, si assume che tutti gli indicatori contribuiscano nella stessa misura alla formazione del punteggio. In realtà i pesi effettivi dipendono dalla distribuzione del singolo indicatore e dalla metodologia di normalizzazione adottata.

Un esempio può essere d’aiuto alla comprensione del problema. Il 12 marzo 2007 Il Sole 24 Ore ha dato grande risalto a uno studio che proponeva una graduatoria delle regioni italiane in funzione della loro distanza dagli obiettivi fissati nella Strategia di Lisbona. [Se non ricordate il risalto che lo studio ha avuto in Sardegna, qui potete consultare la rassegna stampa del giorno successivo (ndr)]. In particolare lo studio, utilizzando complessivamente 12 indicatori, ha prodotto quattro “classifiche tematiche”, relative a occupazione (5 indicatori), innovazione (2 indicatori), coesione sociale (4 indicatori) e sostenibilità ambientale (1 indicatore), insieme a una “classifica generale”.

Per produrre tali classifiche, nello studio si calcola, per ciascuna regione (j), la distanza (Dj) dagli obiettivi stabiliti dall’Unione Europea, ottenuta tramite una semplice differenza tra il valore del singolo indicatore regionale, xii e l’obiettivo

formula Sole24Ore bis, secondo la formula:Formula Sole 24 Ore


con i che va da 1 a 5 per l’area tematica occupazione, da 1 a 2 per l’innovazione, da 1 a 4 per la coesione sociale, 1 per la sostenibilità. In altre parole, in questo caso si assume che il peso degli indicatori che contribuiscono alla costruzione del punteggio dell’area tematica “occupazione”, sia pari a 1/5, quello dell’area innovazione 1/2 e così via. In ciascuna classifica tematica la distanza della regione dagli obiettivi (Dj), è dunque ottenuta come somma delle distanze dei singoli indicatori dagli obiettivi.

Poiché la distanza media di ciascun indicatore dal proprio obiettivo è molto diversa tra un indicatore e l’altro, il risultato è che la distanza complessiva è determinata in misura prevalente dall’indicatore caratterizzato da una distanza media maggiore, che nel calcolo assume un peso maggiore. Il peso nelle graduatorie tematiche di ciascun indicatore è dunque sostanzialmente aleatorio e non noto a chi ha prodotto lo studio.

Per capire meglio il concetto prendiamo ad esempio l’area tematica innovazione, caratterizzata da due indicatori:

1. spesa in R&S su PIL;

2. quota di spesa in R&S finanziata dal settore industriale.

Gli obiettivi stabiliti nella Strategia Lisbona per questi due indicatori sono rispettivamente uguali al 3% per la spesa in R&S su PIL e al 66,6% per quota di spesa in R&S finanziata dal settore industriale. La distanza media in valore assoluto delle regioni italiane dall’obiettivo del primo indicatore è 1,9, la distanza del secondo indicatore è invece pari a 29,5: è dunque evidente che, nel calcolo della distanza complessiva, il secondo indicatore avrà un peso sedici volte superiore a quello del primo. La graduatoria finale per quest’area tematica sarà dunque guidata dalle regioni caratterizzate da una minore distanza rispetto al secondo indicatore, a prescindere da come sono posizionate rispetto al primo.

Ad esempio, il Lazio, che nella graduatoria è la 14-esima regione più distante dall’obiettivo, è la regione italiana che dedica la percentuale maggiore di PIL alla Ricerca e Sviluppo (2,5%) ed è molto vicina all’obiettivo comunitario del 3%; tuttavia, solo il 25% di questa spesa è finanziata dal settore industriale. Viceversa, la Valle d’Aosta, che è terza in graduatoria, è in realtà la regione che, in percentuale del PIL, spende meno (0,5%) di tutte le altre, ma più del 77% di della ricerca è finanziata dal settore privato. Paradossalmente, utilizzando questo metodo di calcolo delle distanze, se una regione investisse solo 1 euro in R&S, ma finanziato interamente dai privati, questa regione risulterebbe tra le più virtuose! Si capisce allora che questa graduatoria non ha alcun valore sintetico, nel senso che non rappresenta correttamente la distanza delle regioni dagli obiettivi.

Se è dunque vero che la produzione di graduatorie come strumento di sintesi di fenomeni multidimensionali ha un crescente successo determinato dalla facilità di lettura dei risultati per un pubblico non specialistico, è anche vero che queste esigenze di semplificazione non devono pregiudicare la correttezza dell’informazione diffusa.




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by Igor Lobascio e Alessandra Mura last modified 2007-07-04 16:40

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